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M5S, Politica Italia

20 agosto: a Roma inizia la campagna elettorale

Il percorso del funerale di CasamonicaIl 20 agosto è cominciata la campagna elettorale per Roma Capitale. E’ cominciata nel modo più tradizionale, con un lungo corteo ed una folta manifestazione finale organizzati da una delle forze più presenti sul territorio, la Mafia.
Gli organizzatori hanno ben ragione di essere soddisfatti: il corteo, partito dalla zona della Romanina e arrivato alla chiesa di Don Bosco, ha visto la partecipazione di una carrozza funebre con tiro a 6, di 600 autovetture di grossa cilindrata, di un elicottero che spargeva petali di fiori. Il solenne evento è stato per di più allietato dalla diffusione del tema del Padrino, inno ufficiale dell’organizzazione.
La manifestazione, regolarmente non preannunciata né tantomeno autorizzata, si è dipanata per oltre 7 chilometri, praticamente tutti occupati dalla fila di auto, bloccando la circolazione della via Tuscolana nell’ingresso a Roma dal Raccordo Anulare: chi conosce Roma, si può immaginare la portata dell’evento, appena attutito dal periodo estivo che limita il traffico. Se qualcuno si era stracciato le vesti per un “inchino” della statua della Madonna al boss di un villaggio calabrese, adesso ha pane per i suoi denti.
Certo, era un funerale ma è stato un atto politico. Esperti della materia potranno fare un’esegesi più accurata dei codici comunicativi utilizzati ma a tutti è chiaro che la malavita ha voluto lanciare messaggi semplici da capire per i destinatari. In primo luogo la politica romana, che ha avuto la dimostrazione più evidente del potere di quelli con cui ha preteso di mettersi in affari. Se guardi nell’abisso, l’abisso guarda dentro di te: adesso poveri politicanti di periferia, in caccia di un po’ di voti per essere eletti nei consigli municipali e beneficiare delle briciole della spartizione del corpaccione della Capitale, sanno che potrebbe capitare loro quello che accadde a Salvo Lima quando il suo mentore non fu più in grado di garantire il rispetto degli accordi. Poi la politica nazionale, con un Premier che già ora non ha il coraggio di legare il suo nome ad un intervento su una città allo sbando (gli è andata male anche a Firenze, adesso punta su Milano) ed un Ministro degli Interni siciliano che ben più e meglio di altri può capire la portata del fatto e dei messaggi inviati. Alla magistratura ed alle forze dell’ordine, con la minaccia di una recrudescenza malavitosa che faccia di Roma una Palermo all’ennesima potenza. All’imprenditoria, per porre chiari paletti che dimostrino i limiti invalicabili dell’attività economica nella capitale. Infine al cittadino medio, che adesso sa quali sono i canali che possono meglio veicolare a chi di dovere le sue esigenze, singole e di gruppo, ovviamente in cambio di un’adesione al progetto di controllo del territorio e delle sue istanze propagandato attraverso il corteo funebre. Forse nemmeno la Chiesa è immune dal messaggio mafioso, con un “inchino” fatto questa volta alla tradizione cristiana volto a rompere il fronte aperto da Papa Francesco con la sua scomunica ai mafiosi.
La corsa a sdrammatizzare, agevolata dal periodo vacanziero, non può nascondere la gravità del fatto. Roma è oggettivamente un’area ormai fuori dal controllo dello Stato, come dimostra lo scioglimento del consiglio municipale di Ostia, né più né meno che la Sicilia e la Calabria, con lo spiacevole dettaglio che è la Capitale d’Italia e la sede delle istituzioni e degli organi di governo del Paese che si trovano adesso direttamente nel mirino della criminalità organizzata, con un’oggettiva difficoltà delle forze dell’ordine ad assicurare il controllo del territorio (se un elicottero può alzarsi liberamente in volo nella città del Papa, lanciando petali ma in prospettiva anche bombe, evidentemente i livelli di sicurezza sono al minimo). Roma è in primo luogo una questione nazionale, sarebbe bene che la politica riflettesse su questo punto e prendesse provvedimenti adeguati.
Roma è anche la caporetto del PD: se qualcuno pensa ancora che votare PD assicuri un buongoverno locale sul solco dell’esperienza delle giunte di sinistra nate negli anni ’70, deve evidentemente ricredersi. La superiorità morale vanto del partito di Berlinguer è persa una volta per tutte. Il PD, come il centro destra, si è abbuffato dei soldi pubblici con cui è stato ampiamente gonfiato il bilancio di Roma Capitale (non ultima la finanziaria 2015) ed intende fare altrettanto con i finanziamenti per il Giubileo.
E’ evidente che la prima necessità è un cambiamento radicale della classe politica locale: centro destra e centro sinistra si sono alternati per anni, usando la poltrona del Campidoglio come trampolino per carriere nazionali ma disinteressandosi colpevolmente, quando non partecipando, allo sconquasso della macchina amministrativa ed all’esaltazione dell’illegalità. Solo una classe dirigente totalmente nuova ed estranea può dare una speranza di recupero di legalità ed efficienza. In questo senso il M5S è la miglior garanzia di cambiamento e rinnovamento.
Ma la vicenda dimostra anche altre due cose. La prima è che si può essere un Sindaco oggettivamente onesto, come probabilmente è Marino, ma altrettanto oggettivamente incapace. La guida di un ente delle dimensioni della Finlandia non può prescindere da una buona dose di competenza specifica, dalla capacità di capire, prima ancora che di controllare, gli interessi in gioco, i processi di gestione, i luoghi delle decisioni, la cultura organizzativa, la rete organizzativa formale ed informale che innerva una struttura di tali dimensioni. In altre parole, è necessario avere il profilo personale idoneo ad esercitare il potere della carica ed avere la volontà di farlo: ridurre l’azione amministrativa ad una mera successione di spot (la bicicletta, la mancanza di scorte, il vocabolario politicamente corretto, gli incontri con i cittadini) è deteriore a livello politico ed apre la strada alle infiltrazioni dei poteri forti e concreti che, come minimo, sviliscono l’atto democratico dell’elezione e piegano l’attività amministrativa ai loro interessi. Il nuovo Sindaco dovrà essere meno concentrato sui simboli e più sulla gestione concreta, avocando a se stesso i principali dossier, seguendo un percorso pragmatico e non ideologico. Non solo: a questi livelli è impossibile gestire da solo un ente con decine di migliaia di dipendenti ed è quindi necessario che il Sindaco possa contare su una struttura di primi e secondi riporti coesa e fidata, un middle management che possa sviluppare e gestire le linee guida politiche emanate, nel rispetto delle norme e dell’imparzialità della pubblica amministrazione. Una struttura che deve essere selezionata e formata con congruo anticipo rispetto alle elezioni e con una chiara visione dei problemi e delle competenze necessarie.
La seconda, è che il modello organizzativo della Capitale è inefficace. La frammentazione di poteri amministrativi (basti pensare ai “municipi” in cui Roma è divisa) su un territorio comunale grande (per fare un esempio) come la Provincia di Milano favorisce oggettivamente le deviazioni dalla legalità. Analogamente la divisione e contrapposizione di poteri e funzioni fra organi locali (il Sindaco) e centrali (il Questore ed il Prefetto) impedisce una visione complessiva ed un efficace controllo del territorio e degli enti preposti. Occorre che si crei uno statuto ad hoc che preveda una sorta di Governatore che raggruppi in se stesso i poteri del Sindaco, del Questore e del Prefetto e che magari abolisca la pletora di consigli che sono uno dei canali preferenziali del voto di scambio e della corruzione. Un Governatore eletto per 4-5 anni, plenipotenziario, che governa con una Giunta da lui scelta e che risponde solo a lui, che abbia poteri, competenze e decisione per riprendere il controllo del territorio. In sede di riforme costituzionali, invece di opporsi a qualsiasi cambiamento, potrebbe forse essere presa in considerazione una soluzione che faccia di Roma una sorta di District of Columbia.
Statuto dell’Ente, poteri del Sindaco, organizzazione della macchina amministrativa e formazione e selezione dello staff: punti di attenzione per aspiranti sindaci della Capitale.

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