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Immigrazione, Politica Europa, Terrorismo

Marine u Akbar

marine-le-penIl FN ha vinto il primo turno delle regionali in Francia. Per carità, sono solo elezioni amministrative, inoltre la settimana prossima ci darà il secondo turno e qualcosa cambierà. Ma il FN ha quasi il 28% (+3% rispetto ad un anno fa), i Republicains di Sarkozy sono già ora alla rincorsa per le presidenziali 2017 per cui dovranno spostarsi ancora più a destra, i socialisti cominciano ad intravvedere il destino del Labour britannico che sarà quello di tornare al governo fra 15/20 anni, e comunque limitano la sconfitta solo per la svolta bellicista prontamente attuata da Hollande. Soprattutto, si romperà probabilmente il patto repubblicano che impegnava sinistra e destra “presentabile” ad impedire la vittoria del FN nei secondi turni: sarà forse riproposto in modo informale con la “rinuncia volontaria” del terzo candidato ma a questo punto occorrerà vedere anche quanta presa potrà avere su elettori Republicains che hanno appoggiato candidati spesso vicini alle posizioni lepeniste.

Di fatto, c’è stata la svolta politica di cui si parlava da mesi: in un grande paese, fondatore ed architrave dell’UE, la destra descritta come populista, antieuropea, xenofoba, razzista non solo vince ma viene politicamente sdoganata. E, come dappertutto nel mondo, ciò avviene perché ha acquisito CONSENSO. Lo stesso consenso a cui prestano attenzione spasmodica leader poco (Putin) o per niente (Xi Jinping) democratici ma di cui l’Europa, intesa come vertici dell’UE e come leader politici dei paesi aderenti, si era a lungo scordata o che, al massimo, aveva dato per acquisito una volta per tutte. Consenso su una piattaforma ideologica e politica fatta di auto colpevolizzazione pregiudiziale, pacifismo imbelle, multiculturalismo inteso come abiura di noi stessi, grossolana retorica antirazzista, globalizzazione a misura di multinazionali, abbattimento delle frontiere interne ed esterne dell’UE in vista di un rimescolamento di etnie che avrebbe frantumato le società europee e ridotto gli spazi di libertà e benessere conquistati in secoli. Il fatto che il FN prenda meno del 10% a Parigi è oltretutto la conferma di come questo progetto fosse lontano dal cittadino medio, dall’Average Joe francese, che lontano anche dalla metropoli, oltre che dalla politica, era ben lungi dal capire il motivo del rimescolamento in corso peraltro a suo danno.

È forse l’inizio della fine di una grande mistificazione. La mistificazione di una società meticciata, multietnica, multiculturale, pianificata sulla base di un modello che ha avuto parzialmente successo solo negli USA, solo per poco più di due secoli, solo in forza di una crescita ininterrotta a partire da un continente spopolato. Un modello di società creata in laboratorio fatto passare per scelta ineluttabile. Un modello di società che vuole annichilire l’unico baluardo che impedisce al cittadino medio europeo, all’Average Joe della situazione, di regredire al livello di suddito, lo stato nazionale. Un modello che non ha nulla a che vedere con un’Europa sovrappopolata, dalla civiltà millenaria, culla dello stato nazionale cioè etnico, da 14 secoli in lotta con un Islam che mai, nemmeno per un minuto, ne è stato alleato e sostegno ma sempre e solo minaccia e pericolo. La maggiore conoscenza dell’Islam sta evidenziando la sua incompatibilità con la civiltà europea contemporanea: non può esserci integrazione con gente che nel XXI secolo parla ancora di schiavitù, conversione forzata, matrimoni forzati, concubine, uccisione degli infedeli, crocifissioni. Che uccide i cristiani siriani perché non si convertono ed i parigini perché sono nichilisti. Che ha sostituito il concetto di produzione con quello di predazione. Questa mentalità è probabilmente la causa della loro arretratezza che li confina ad una condizione di sottosviluppo pur in presenza di ricchezze petrolifere enormi: se ne facciano una ragione e risolvano i problemi in casa propria senza coinvolgere civiltà più avanzate della loro.

E smettiamola anche di usare la religione come alibi come copertura di altri obiettivi, politici e di dominio. La libertà religiosa in Europa non esiste: nella realtà si tratta di libertà dalla religione su una base di cristianesimo che ha informato il sistema civile. La religione in Europa è un fatto meramente privato che non può investire non dico la sfera pubblica e politica ma nemmeno quella delle relazioni sociali. Nessuno può invocare la fedeltà al culto azteco di Quetzalcoatl per giustificare dei sacrifici umani e quindi neanche l’Islam può imporre a livello generale usi e costumi propri in conflitto con i valori di base della civiltà moderna europea se non a prezzo della perdita della NOSTRA identità che non è religiosa ma civile, fatta di democrazia, convivenza civile, diritti, uguaglianza, libertà dell’individuo.

Nel frastuono delle prediche di un Papa che ha dimostrato di non essere nemmeno in grado di badare ai suoi conti correnti e di una ex comunista voltagabbana che mirava al Nobel della Pace per uscire in “bellezza” da una vita politica per la quale sempre più si dimostra inadeguata, in un precedente post mi ero chiesto come mai gli europei avrebbero dovuto accettare supinamente tale infausto destino. Per fortuna i fatti stanno dimostrando che questo probabilmente non avverrà. Le elezioni stanno sempre più premiando i partiti della destra dura e pura: Svezia, Danimarca, Finlandia, Polonia, Svizzera, Austria, adesso Francia. Se l’immigrazione poneva problemi di carattere economico e sociale e di legalità, il terrorismo ha fatto da rapido catalizzatore dei dubbi e delle resistenze che era politicamente scorretto dichiarare in pubblico solo tre mesi fa. Se per non rischiare la vita devo sentirmi dire che sono razzista, allora chiamatemi razzista, va bene così.

In Italia il segno più evidente del mutamento dell’opinione pubblica è il Corriere della Sera, ovviamente molto attento al suo target di lettori moderati illuminati, che con gli editoriali di Panebianco ma soprattutto di Galli della Loggia, ha segnato il passo del progressivo spostamento dalle tesi di Papa Francesco a quelle di Salvini. Che poi non si dica che il copyright era di Salvini non importa, le tesi sono quelle.

Il terrorismo islamico sta mettendo in crisi soprattutto le categorie interpretative della sinistra la cui crisi, parallelamente a quella del cattolicesimo moderno, era stata determinata dalla mancanza di materia prima: i poveri. Se nel marxismo la dittatura del proletariato avrebbe creato la società perfetta perché sotto di loro non ci sarebbe stato più nessuno da sfruttare, per i cattolici l’esistenza del povero rende possibile in gran parte il percorso di adesione al Vangelo che richiede non solo Fede ma anche Carità. Ma la mancanza dei poveri, in una società impoverita spiritualmente ed intellettualmente ma ricca come non mai di beni utili e futili, metteva a repentaglio la sopravvivenza di queste matrici ideologiche e culturali e di quanto ne deriva in termini materiali di posti sicuri in politica, nel settore pubblico e nelle basiliche.

A quel punto a qualcuno è venuta la grande idea: importiamo grandi masse di poveri. Per puro caso questo andava incontro anche agli interessi della grande industria (esercito di riserva di disoccupati) e della burocrazia UE, sempre più impegnata in un proprio autistico disegno di ingegneria sociale a scapito della popolazione nativa europea. Da qui la politica delle frontiere aperte per agevolare l’afflusso di immigrati da Africa, Asia e MO (politica che Claudio Martelli, ai tempi firmatario di Schengen per l’Italia, ha chiaramente detto essere un tradimento della scelta originaria di controllare le frontiere esterne)  e la retorica umanitaria che imponeva l’accoglienza e di fatto l’annichilimento delle popolazioni autoctone, retorica che è progressivamente diventata il mantra dei partiti cattolici e di sinistra e la base di una religione cristiana pronta a sua volta ad annacquarsi in un superficiale umanitarismo universalistico in cui tutti sono “fratelli”. Il tutto veicolato da un sistema mediatico asservito ai poteri forti ed a sua volta in grado di condizionare i governi e condito da una riforma del sistema giuridico che, per evitare eccessivi problemi con i nuovi arrivati, ha progressivamente alzato la soglia di tolleranza sui reati violenti, tipici di immigrati poveri e disadattati, e cominciato ad enfatizzare quelli dei colletti bianchi, tipicamente evasione e corruzione, che sicuramente vanno combattuti ma che ci sono sempre stati, probabilmente in misura anche superiore al presente, ma non hanno impedito i grandi successi dell’Europa in termini di pace, coesione sociale e crescita economica.

L’unico problema era dato dal fatto che i poveri da importare erano per la maggior parte mussulmani. Questo è stato considerato come un particolare di modesta importanza dato che si presumeva che il modello materialistico europeo avrebbe favorito l’inserimento dei nuovi arrivati: i nativi europei non sarebbero stati interessati alla guerra di religione contro i mussulmani mentre questi si sarebbero presto adeguati all’andazzo, apprezzando il modello aperto, pacifico e democratico, godendo del benessere economico e quindi adottando un modello spirituale confinato ad una parte della propria vita privata e rinunciando a volerlo esportare nell’ambito della vita sociale e politica. Non è andata proprio così.

Gli immigrati mussulmani hanno tenuto bassa la testa per diversi decenni sia perché l’obiettivo principale in origine era la mera sopravvivenza, provenendo da condizioni di quasi indigenza, sia perché la loro religione negli anni fino agli ’80 non era un fattore identitario così forte e totalizzante. Il problema è sorto negli anni ’90 quando si è formata una seconda generazione, spesso dotata di cittadinanza europea, che ha smesso di confrontarsi con i coetanei dei paesi di origine e ha iniziato a farlo con i suoi concittadini autoctoni: il confronto è stato impietoso in termini di condizioni di vita ma soprattutto di aspettative e prospettive. A questa insoddisfazione si è sovrapposta la radicalizzazione della dottrina islamica a partire dall’attentato a Sadat del 1981 che sta facendo riscoprire agli immigrati un fattore identitario ed una prospettiva di vita ben più attraente della sopravvivenza nella banlieu a forza di sussidi, lavoretti malpagati e malvivenza.

Il ritorno della religiosità islamica intesa come fattore permeante della vita individuale prima ancora che substrato del terrorismo ha colto di sorpresa particolarmente la sinistra europea che si è dimostrata priva di qualsiasi categoria intellettuale idonea a favorirne la comprensione. Se lo schema “noi e loro” è stato ritenuto subito poco corretto politicamente da forze che hanno per decenni propagandato un modello multiculturale illusorio, anche il riconoscimento del fenomeno in quanto puramente religioso cozzava contro i dettami del materialismo storico. Da qui il tentativo di proseguire con la sua interpretazione classica del “poveri e ricchi” che si è scontrata con il mero dato di fatto che i poveri sono stranieri o comunque di origine straniera, considerati estranei alla società europea ove  sono arrivati sulla base di un progetto di rimescolamento demografico non condiviso  per cui non c’è una disponibilità immediata dei cittadini-elettori autoctoni a sopperire alle esigenze di persone che tutto sommato avrebbero potuto rimanere tranquillamente a casa loro senza particolari danni per la società europea. Del resto che la lotta di classe fosse un fatto interno all’Europa è dimostrato dalla circostanza che nessuno dei governi di sinistra francese e britannico della prima metà del ‘900 ha mai messo in discussione la politica coloniale oggi considerata una delle infinite colpe che gli europei devono scontare ma all’epoca assolutamente fuori dal dibattito politico. Altro fattore da non dimenticare, la crisi economica che per il modo in cui è stata gestita ha riportato alla luce delle contrapposizioni fra stati europei che si ritenevano sepolte. Se la crisi del debito ha riportato in auge proprio le categorie del “noi” e del “loro” riferite a nord e sud europei, italiani e tedeschi, greci e finlandesi, ecc., il protrarsi della crisi non poteva non portare ad un allargamento del concetto a “noi” nativi europei e “loro” immigrati o europei acquisiti.

Lo storytelling della sinistra è stato tenuto in piedi dall’inaspettato e clamoroso rinforzo di Papa Bergoglio e da un apparato mediatico enorme. Tuttavia l’inasprirsi dei problemi sta mettendo in crisi anche questi strumenti: non si può indefinitamente mistificare la realtà nascondendo che è in atto un’invasione ed un’aggressione  che, dietro il paravento religioso, ha chiare caratteristiche politiche antidemocratiche oltre che etniche e razziali. Ed è un’aggressione perpetrata dagli arabo-mussulmani contro i nativi europei che oltretutto mette in discussione temi sensibili alla sinistra quali la condizione femminile, le minoranze sessuali, l’ambiente. La contrapposizione destra-sinistra ha senso all’interno del nostro sistema ma perde valore in caso di minaccia esterna. Da qui il cambiamento della percezione pubblica dei partiti di estrema destra: non più forze politiche antidemocratiche ma partiti della maggioranza bianca-democratica-cristiana contro forze moderate che vengono ormai viste come quinte colonne dei mussulmani. Addirittura forse portatori di alcuni valori storicamente di sinistra che la sinistra è sospettata di voler  “attutire” per favorire l’integrazione.

La storia che il FN è un pericolo per la democrazia non è più credibile alla luce dei rischi che derivano dal continuare a perseguire un progetto multietnico e multiculturale per il quale non sussistono le condizioni in un continente come l’Europa, prova ne sono le difficoltà a superare anche le sole barriere nazionali entro l’UE. L’Islam, così come oggi si presenta, è semplicemente non compatibile con i valori fondanti dell’Europa post II GM ed è da questo che derivano i maggiori pericoli per la democrazia, la libertà e l’indipendenza delle nostre società e stati. La politica integrazionista della sinistra è la vera minaccia allo stile di vita europeo: è questo ciò che la maggioranza dei cittadini francesi ha detto votando per il prototipo dei partiti antisistema e, a ruota, per i Republicains che, se vorranno vincere le prossime presidenziali, dovranno più o meno dire e fare quello che dice e fa Marine ma anche sgombrare il campo dal sospetto di collusione col nemico da cui Sarko (ricordate l’entente cordiale con la Merkel?) non è certo immune.

La contrapposizione non è più fra fascismo e democrazia ma fra patriottismo e collaborazionismo. Questa volta, se continua su questa strada, la sinistra europea è destinata a trovarsi dalla parte sbagliata della barricata. E della storia.

 

 

Discussione

11 pensieri su “Marine u Akbar

  1. un partito di destra, quindi omofobo, non sarà mai un partito per il bene del suo popolo, troverà sempre una giustificazione valida per discriminare i propri cittadini… la destra è antidemocratica per antonomasia, non andrebbe mai votata.

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    Pubblicato da nixnix | 7 dicembre 2015, 16:07

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