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Economia e società, Politica Italia

Per i bischeri non c’è paradiso

372918_57024883531_1753133685_nDiceva Keynes (sì, proprio lui, l’economista “buono” citato ogni tre per due per giustificare la spesa pubblica impazzita) che nel lungo periodo gli imbecilli verranno inesorabilmente separati da loro denaro. Dispiace che in Italia i primi a dimostrare la veridicità della teoria siano dei normali (non direi poveri) risparmiatori ma da qualche parte, in un mondo dove occorre cominciare a capire che non ci sono più pasti gratis, si doveva cominciare. In un mondo dove i rendimenti dei titoli di stato tedeschi sono negativi fino alla scadenza dei 5 anni e dove un Bund decennale offre meno dello 0,60%, avere rendimenti del 7% non significa essere entrati nel novero dei furbetti privilegiati, introdotti magari dal “cugino Maurizio che lui sa tutto perché lavora in banca da 20 anni”, ma assumersi rischi inverosimili. E talvolta i rischi si avverano come nel caso delle 4 banchette italiane “salvate” da Renzi.

Il mondo è cambiato dopo la Lemhan Brothers: stati e gruppi bancari sono di fatto falliti e riescono a rimanere a galla solo distorcendo a loro favore le regole del gioco, la prima della quale era che i debiti si pagano. Con il salva banche di fine novembre questa aurea regola è venuta meno ma solo per i veri “furbetti privilegiati”. Piccolo non è più bello, è fesso: la grande crisi ha creato un connubio di interessi, che difficilmente verrà spezzato, fra banche e stati. È solo dalla stretta unità di intenti fra queste due categorie che gli stessi attori possono sperare nella sopravvivenza a scapito di quei soggetti privati che hanno osato finanziarli. O che saranno costretti a finanziarli se si andrà avanti con la politica di criminalizzazione del contante.

D’altro canto è inutile che benestanti di provincia facciano la parte delle verginelle offese professando assoluta ignoranza di quello che facevano. La vita è sempre più una tempesta e prenderlo in quel posto un lampo: dedichino alla letture delle small words almeno il tempo che dedicano alla scelta del pullover o altrimenti vadano da un consulente, non si può sempre contare sullo stellone.

Il decreto salva banche ed ancor più i decreti legislativi 180 e 181 che definiscono la normativa del “bail in” bancario in Italia aprono uno scenario totalmente diverso da quello che era definito dalla legge fallimentare del 1942. Premesso che già le banche erano sottratte alla pesante normativa fallimentare e sottoposte alla meno invasiva procedura di liquidazione coatta amministrativa (LCA), l’obiettivo di fondo è profondamente mutato: non più eliminare rami appassiti dell’economia e tutelare le ragioni dei creditori ma mantenere in vita quei rami e rivitalizzarli a spese dei creditori stessi e non più, come avvenuto in passato, degli stati che hanno all’incontrario la necessità di farsi salvare dalle banche. Salvare le banche non significa più vedere arrivare Draghi in versione Babbo Natale ma cominciare a guardarsi intorno per schivare il grande cetriolo che sta minacciando le tue terga, un po’ come quando alla festa di natale il tuo amministratore delegato ti annuncia tutto contento che l’anno prossimo verrà attuato un programma di rilancio dell’azienda che probabilmente ti porterà a frequentare almeno per un po’ di tempo i centri per l’impiego e le agenzie interinali.

Se la LCA scattava solo nel momento in cui la banca diventava insolvente, la “procedura di risoluzione” (PdR)  è una procedura preventiva volta proprio ad evitare che la banca diventi insolvente. Quindi, mentre la LCA scattava dopo che si era manifestata oggettivamente l’insolvenza e previo accertamento da parte della magistratura, la PdR si avvia invece con un atto preventivo e discrezionale della Banca d’Italia che determina anche le modalità della risoluzione, peraltro con pesante intromissione dell’UE per evitare “aiuti di stato”. E’ chiaro come le garanzie a favore dei risparmiatori siano drasticamente diminuite: di fatto si legittima l’esproprio di azionisti, obbligazionisti junior e senior e correntisti per evitare un qualcosa che quasi sicuramente, ma non con certezza, si sarebbe verificato in futuro. Un assaggio si era già verificato con l’azzeramento dei bond subordinati di 3 banche irlandesi che tuttora sono vive e vegete e quindi lasciano trasparire dubbi sulla effettiva necessità dell’esproprio ai danni degli obbligazionisti. Ulteriore problema è che l’intera PdR è discrezionale e regolata caso per caso in funzione della situazione delle singole banche: se per le 4 banche ci si è limitati alle azioni ed  obbligazioni subordinate è solo perché queste c’erano. In mancanza o in carenza delle stesse, si potranno tranquillamente toccare i bond senior ed i depositi, cosa che magari accadrà la prossima volta, dopo che a gennaio i decreti saranno entrati in vigore.

Di fatto il diritto fallimentare si frammenta in una serie di lex specialis fatte su misura per ogni singolo istituto, con il comun denominatore della creazione di una serie di imprese, le banche, sottratte a qualsiasi tipo di procedura concorsuale. Il divieto di fallimento delle grandi banche sistemiche (too big to fail) è diventato diritto di tutte le banche, anche quelle oggettivamente piccole e di scarsa rilevanza. In compenso saranno i risparmiatori a fallire venendo espropriati dei beni.

Il fatto che per ogni banca si possa determinare una PdR ad hoc ricalca in scala il percorso seguito dall’UE per “salvare” i PIGS e Cipro: ad ognuno una ricetta diversa. Per la Grecia l’hair cut sui titoli di stato, per Cipro il blocco e taglio dei crediti bancari, per Irlanda, Spagna e Portogallo aiuti a scapito della spesa pubblica e dei livelli salariali. Nella pratica questo significa il venir meno di due capisaldi della moderna civiltà giuridica: la certezza del diritto, perché il risparmiatore non sa quale potrà essere la soluzione scelta per la “sua” banca, e l’eguaglianza dei cittadini, atteso che il trattamento di categorie omogenee (correntisti, obbligazionisti, azionisti) potrà essere diverso di caso in caso in funzione delle caratteristiche della banca debitrice, oltre al fatto che le banche diventano imprese più uguali delle altre.

Il paradosso è che una scelta stupida come il bail in viene presentata come misura per innalzare la fiducia nelle banche. La fiducia del risparmiatore riposa sul fatto che la banca, bene o male, restituisca quello che le viene affidato, non sul fatto che la banca rimanga in vita a scapito del risparmiatore: sarebbe come chiedere ai tacchini di festeggiare il Natale. Ne deriva che l’Europa diventerà sempre più un posto infido per ricchi e benestanti e presto i flussi finanziari prenderanno la strada di paesi più garantisti come dimostra anche il fallimento della voluntary disclosure (4 miliardi contro i 15/25 di cui Renzi parlava nel 2012 durante le primarie contro Bersani): i tacchini selvatici non si fanno ingabbiare facilmente.

Considerazioni finali:

  1. l’Italia sta cominciando a pagare gli errori fatti da Monti fra i quali quello di non avere accettato prestiti di emergenza ed assistenza UE preferendo portare le tasse ad un livello intollerabile. La Spagna che lo ha fatto ha banche in buona salute e crescita al 3%, noi no. L’Irlanda è uscita dalla crisi e anche il Portogallo non va male. Non si esce da questa crisi senza scelte drastiche e forse il momento per farle era nel 2011/2012 quando il livello di accettazione sarebbe stato maggiore. Del resto da allora molte certezze (lavoro, pensioni, welfare in generale) sono venute meno lo stesso ma non ci hanno dato soldi in cambio a differenza di Spagna, Portogallo, Irlanda ed in parte anche Grecia;
  2. nel caso specifico l’esproprio delle obbligazioni subordinate è più che altro un avviso a futura memoria: 700 milioni su quasi 30 miliardi di debiti delle 4 banchette sono talmente pochi che probabilmente se ne poteva fare a meno ma si voleva drammatizzare la situazione per dare il messaggio che il mondo è cambiato e aprire la strada a future ristrutturazioni bancarie in cui si toccheranno altre categorie;
  3. l’UE ormai spadroneggia e detta regole su tutto, anche sugli aiuti di stato tramite FITD che è alimentato dalle banche nessuna delle quali è pubblica e quindi per definizione non può essere considerato un fondo statale: se ne ricordino la Boldrini e gli altri fautori del “Più Europa”;
  4. l’UE è pure razzista perché in Germania consente tranquillamente il salvataggio delle banche dei Lander tedeschi da sempre sull’orlo del dafault;
  5. avere fatto investire tutto il patrimonio di anziani pensionati su un solo titolo ad alto rischio è una frode: non esiste MIFID che tenga di fronte ad una scelta contraria alla prima regola della prudenza finanziaria che è la diversificazione. Questo è il risultato di un altro mantra degli ultimi anni, quello delle Banche Popolari e BCC come “banche del territorio”, vicine alle gente ed amiche degli operatori economici. In realtà la dimensione modesta e la localizzazione portano a spremere il territorio per finanziare gestioni largamente inefficienti o addirittura fuori dalle regole. Del resto è conoscenza comune che le banche del territorio difficilmente concedono fidi e mutui a chi non abbia sottoscritto quote azionarie o loro titoli a garanzia, in barba alle norme che regolamentano minuziosamente l’analisi del profilo di rischio della clientela. Anche qui una riflessione si impone per coloro che contrastano processi di riorganizzazione e accorpamento di banche;
  6. Ne consegue che top e middle management delle banche coinvolte hanno precise e chiare responsabilità: sarebbe bello che la velocità con cui si procede agli espropri dei depositi corrispondesse alla velocità nell’accertamento delle responsabilità e nell’applicazione delle relative pene. Cominciare a parlare di una commissione d’inchiesta non depone a favore di tale ipotesi.
  7. Occorrerebbe anche mettere in discussione un altro moloch: la Banca d’Italia: che cosa vigila se i risultati sono questi? Se tutto quello che può fare è applicare sanzioni di pochi milioni di euro a carico di società decotte e non irrogare sanzioni immediate ai responsabili, siamo sicuri che valga la pena di mantenere in piedi un sistema di controllo del genere?
  8. il PD ha un problema: il Monte dei Paschi. Se una banca di paese come la Popolare Etruria ha creato questo casino, figuriamoci cosa succederà con la banca senese. Il PD non può non stravincere in Toscana ed Umbria, zone storiche di presenza e radicamento della terza banca italiana, perché altrimenti non vince in Italia per cui il problema del Monte si porrà solo dopo il 2018, ad elezioni avvenute;
  9. Renzi ha fatto probabilmente una cosa giusta anticipando di un mese la soluzione a problemi che nel 2016 avrebbero potuto indurre l’UE a chiedere un’ulteriore libbra di carne tramite l’aggressione dei depositi. Resta il fatto che non sembra riuscire ad abbandonare l’immagine del bamboccione per assumere la gravitas che il suo ruolo in questi casi imporrebbe. Completerebbe il suo personaggio se avesse il coraggio di dire agli italiani la verità: il bengodi è finito, lo stato potrà dare sempre meno a sempre meno persone, ognuno deve cominciare a pensare a cosa può fare per lo stato invece di pensare a cosa lo stato può fare per lui. Però non ci riesce: rimane sempre a metà del guado nascondendo misure gravi ma giuste e scadendo sempre in un poverismo statale fatto di Fondi Umanitari. Alla fine perderà il consenso degli statalisti e degli antistatalisti insieme.
  10. la Boschi ha finito la carriera politica: se l’aveva finita Amato per il 6 per mille, figuriamoci cosa succederà a lei tutte le volte che le ricorderanno che per salvare suo padre ha ucciso un pensionato e messo in miseria 130.000 persone. Peccato, nel panorama attuale non era nemmeno la peggiore. Ma è il simbolo di un conflitto di interessi che non era limitato a Berlusconi ma attraversa tutta la classe dirigente, a tutti i livelli, e che la sinistra è stata abile a girare a suo favore giocando sul fatto che Berlusconi riassumeva tanti conflitti di interesse in un sola persona mentre la sinistra ha un conflitto di interesse per ciascuno dei suoi riferimenti. Non a caso la legge sul conflitto di interessi è stata rapidamente messa nel dimenticatoio. Ricordarsene alle prossime elezioni: per i bischeri non c’è paradiso.

 

 

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Discussione

9 pensieri su “Per i bischeri non c’è paradiso

  1. Tutto interessante chiaro e condivisibile, ma, scusa, dove lo vedi il conflitto di interessi?

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    Pubblicato da nello | 12 dicembre 2015, 18:52
  2. 1. “l’Italia sta cominciando a pagare gli errori fatti da Monti fra i quali quello di non avere accettato prestiti di emergenza ed assistenza UE preferendo portare le tasse ad un livello intollerabile. La Spagna che lo ha fatto ha banche in buona salute e crescita al 3%, noi no. L’Irlanda è uscita dalla crisi e anche il Portogallo non va male. Non si esce da questa crisi senza scelte drastiche e forse il momento per farle era nel 2011/2012 quando il livello di accettazione sarebbe stato maggiore. Del resto da allora molte certezze (lavoro, pensioni, welfare in generale) sono venute meno lo stesso ma non ci hanno dato soldi in cambio a differenza di Spagna, Portogallo, Irlanda ed in parte anche Grecia;”.

    Sciocchezze sesquipedali:
    1. Berlusconi prima di Monti, ha rifiutato e, ben più di Monti, ha messo tasse. Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):
    – governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld;
    – governo Monti 63,2 mld;
    Totale 329,5 mld.
    Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
    http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html oppure (se in avaria)
    http://vincesko.blogspot.com/2015/05/il-lavoro-sporco-del-governo-berlusconi.html
    2. La Spagna cresce grazie al fatto che l’UE le consente da 3 anni di sforare ampiamente il limite del 3% del rapporto deficit/Pil.
    3. L’Irlanda e il Portogallo, a giudicare dal tasso di emigrazione, non vanno così bene. Per non parlare delle partite correnti, soprattutto in prospettiva futura.
    3. I prestiti del MES sono a titolo oneroso.
    4. Non dal 2011, ma dal 2010 (v. punto 1).
    5. Non abbiamo bisogno di prestiti dall’UE, l’Italia è piena di soldi dei ricchi: 5.000 mld di beni immobiliari, distribuiti su una platea vasta, e 3.500 mld di attività finanziarie, molto più concentrate.

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    Pubblicato da Vincesko | 12 dicembre 2015, 22:06
  3. 1. “l’Italia sta cominciando a pagare gli errori fatti da Monti fra i quali quello di non avere accettato prestiti di emergenza ed assistenza UE preferendo portare le tasse ad un livello intollerabile. La Spagna che lo ha fatto ha banche in buona salute e crescita al 3%, noi no. L’Irlanda è uscita dalla crisi e anche il Portogallo non va male. Non si esce da questa crisi senza scelte drastiche e forse il momento per farle era nel 2011/2012 quando il livello di accettazione sarebbe stato maggiore. Del resto da allora molte certezze (lavoro, pensioni, welfare in generale) sono venute meno lo stesso ma non ci hanno dato soldi in cambio a differenza di Spagna, Portogallo, Irlanda ed in parte anche Grecia;”.

    Sciocchezze sesquipedali:
    1. Berlusconi prima di Monti, ha rifiutato e, ben più di Monti, ha messo tasse. Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):
    – governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld;
    – governo Monti 63,2 mld;
    Totale 329,5 mld.
    Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
    http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html.
    2. La Spagna cresce soprattutto grazie al fatto che l’UE le consente da 3 anni di sforare ampiamente il limite del 3% del rapporto deficit/Pil.
    3. L’Irlanda e il Portogallo, a giudicare dal tasso di emigrazione, non vanno così bene. Per non parlare delle partite correnti, soprattutto in prospettiva futura.
    3. I prestiti del MES sono a titolo oneroso.
    4. Non dal 2011, ma dal 2010 (v. punto 1).
    5. Non abbiamo bisogno di prestiti dall’UE, l’Italia è piena di soldi dei ricchi: 5.000 mld di beni immobiliari, distribuiti su una platea vasta, e 3.500 mld di attività finanziarie, molto più concentrate.

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    Pubblicato da Vincesko | 12 dicembre 2015, 22:08
  4. 1. “l’Italia sta cominciando a pagare gli errori fatti da Monti fra i quali quello di non avere accettato prestiti di emergenza ed assistenza UE preferendo portare le tasse ad un livello intollerabile. La Spagna che lo ha fatto ha banche in buona salute e crescita al 3%, noi no. L’Irlanda è uscita dalla crisi e anche il Portogallo non va male. Non si esce da questa crisi senza scelte drastiche e forse il momento per farle era nel 2011/2012 quando il livello di accettazione sarebbe stato maggiore. Del resto da allora molte certezze (lavoro, pensioni, welfare in generale) sono venute meno lo stesso ma non ci hanno dato soldi in cambio a differenza di Spagna, Portogallo, Irlanda ed in parte anche Grecia;”.

    Sciocchezze sesquipedali:
    1. Berlusconi prima di Monti, ha rifiutato e, ben più di Monti, ha messo tasse. Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):
    – governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld;
    – governo Monti 63,2 mld;
    Totale 329,5 mld.
    Cerca con Google “Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti”.
    2. La Spagna cresce soprattutto grazie al fatto che l’UE le consente da 3 anni di sforare ampiamente il limite del 3% del rapporto deficit/Pil.
    3. L’Irlanda e il Portogallo, a giudicare dal tasso di emigrazione, non vanno così bene. Per non parlare delle partite correnti, soprattutto in prospettiva futura.
    3. I prestiti del MES sono a titolo oneroso.
    4. Non dal 2011, ma dal 2010 (v. punto 1).
    5. Non abbiamo bisogno di prestiti dall’UE, l’Italia è piena di soldi dei ricchi: 5.000 mld di beni immobiliari, distribuiti su una platea vasta, e 3.500 mld di attività finanziarie, molto più concentrate.

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    Pubblicato da Vincesko | 12 dicembre 2015, 22:10
  5. Bell’articolo, non concordo però su questa frase “Peccato, nel panorama attuale non era nemmeno la peggiore”. Politicamente parlando è una nullità, che ripete vuote frasi a memoria, ammaliandoci col suo bel viso. Sulla Germania “l’UE è pure razzista perché in Germania consente tranquillamente il salvataggio delle banche dei Lander tedeschi da sempre sull’orlo del dafault;” Non vorrei sbagliarmi, ma sono stati furbi i tedeschi, che prima hanno speso centinaia di miliardi di euro per salvarsi le banche, e poi hanno fatto cambiare le regole, impedendolo agli altri. A meno che tu non ti riferisca ad altre banche che continuerebbero tuttora ad essere salvate in Germania, non lo so.

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    Pubblicato da Licio | 15 dicembre 2015, 9:31

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