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Immigrazione, Politica Europa

Cherchez la femme

The_Intervention_of_the_Sabine_WomenI fatti di Colonia, Amburgo, Zurigo, Helsinki, con le aggressioni a sfondo sessuale perpetrate da migliaia di immigrati africani e mediorientali ai danni di donne native europee, rappresentano forse un punto di svolta nella narrazione “politically correct” dell’invasione islamica dell’Europa ormai in corso da diversi anni. In effetti questi eventi pongono in contraddizione due categorie basilari del politicamente corretto di sinistra: l’accoglienza dei migranti e la tutela delle donne. Non a caso questo brutto episodio ha immediatamente provocato una brusca giravolta dell’Annunziata che sull’Huffington Post il 6 settembre plaudeva alla irrefrenabile marcia dei migranti verso la Germania a cui si dovevano aprire le frontiere e cedere tutte le convenzioni civili e sociali europee mentre il 6 gennaio (solo 4 mesi dopo!) pare legittimare apertamente alcune misure di destra declinate in chiave femminista: blocchi, selezioni, rimpatri, criteri preferenziali.

Non è che ci volesse un genio per intuire che i mussulmani sono incompatibili con il nostro stile di vita: non solo concetti alti come libertà, democrazia, pace, rispetto delle minoranze, eguaglianza, diritti sono lontani da loro come il Corano da noi ma anche gli aspetti più minuti della nostra socialità, sessualità, libertà personale sono per loro bestemmie. Tuttavia l’aspettativa di conflitto fra i macroaspetti dell’incompatibilità fra le due civiltà si prevedeva rinviata ad un futuro indefinito, segnato dalla crescita numerica e politica dell’Islam europeo, potendo magari ipotizzare anche un annacquamento del conflitto tramite concessioni “obbligate” (del genere: “ce lo chiede l’Islam”) su qualche aspetto dei valori fondanti delle nostre democrazie, mentre molto più rapidamente sono sorti i conflitti che nascono a livello di base, nella vita comune e quotidiana, originati dalla crescente aggressività di una popolazione islamica aumentata numericamente, maggiormente consapevole di se stessa e della propria forza, resa coesa da un’identità religiosa estremizzata e soprattutto conscia della mancanza di qualsiasi reazione da parte delle istituzioni e della popolazione nativa, perlomeno in quei termini puramente fisici che questa gente è abituata a considerare gli unici degni di rispetto.

Peraltro la generale insofferenza della popolazione nativa verso gli invasori era ben conosciuta ma era stata tenuta a bada politicamente con l’isolamento dei famosi partiti xenofobi (che ormai dovremmo invece cominciare a chiamare “europeisti”, visto che raccolgono il consenso della popolazione bianca e cristiana europea, di antica generazione, che ormai vive sulla sua pelle il timore di un nuovo medioevo con l’Europa vittima della colonizzazione di popoli alieni) e  mediaticamente non solo con lo stantio repertorio di frasi fatte su razzismo, xenofobia, intolleranza e quant’altro con cui un apparato mediatico ormai degno della defunta URSS aveva cercato di screditare tali preoccupazioni insieme alle forze politiche che se ne facevano portatrici ma addirittura con il deliberato occultamento dello notizie di cronaca. Sovranità, legalità, identità nazionale, sicurezza sono concetti che nel corso degli anni sono stati facilmente declinati in termini “di destra” e che potevano altrettanto facilmente essere messi alla berlina come residui di un passato non lusinghiero dell’Europa ma l’aggressione alle donne mette in contraddizione due mantra storici di sinistra: l’accoglienza dei migranti e la tutela delle donne. Su questo si inizia a vedere una divaricazione fra le diverse anime della sinistra e forse anche fra sinistra nel suo complesso e mondo cattolico.

Caduto il muro nel 1989, la sinistra europea di origine marxista ha rapidamente perduto i suoi riferimenti ideologici mentre la crescita economica degli anni seguenti e le trasformazioni di una società sempre meno legata alle fabbriche ed alle masse operaie ha definitivamente scalfito la base sociale ed elettorale tipica dei partiti socialisti e comunisti occidentali. Questi hanno reagito in vario modo: i leader più intelligenti (Blair in Europa, Lula e Clinton nelle Americhe) hanno seguito l’evoluzione sociale ponendosi al centro dello scenario politico ma in generale questi partiti sono stati facili prede di ideologie non marxiste (come l’ambientalismo) che tuttavia propugnavano ugualmente una forma di controllo dello sviluppo sociale finalizzato non alla eguaglianza ed alla giustizia sociale ma alla salvaguardia del pianeta. Analogamente hanno spostato la loro proposta di tutela dai “poveri” ai “deboli” categoria in cui rientravano vari soggetti non più definiti in senso economico, dalle donne alle minoranze sessuali, dalle diverse categorie di disagiati  agli immigrati. Si è generato in definitiva uno strano fenomeno per cui la sinistra europea ha iniziato ad odiare i propri concittadini, troppo ricchi, consumisti, omologati ad un modello economico mai accettato fino in fondo. E ha iniziato a perseguitarli con politiche e norme che, in nome di qualsiasi progetto trascendente la vita del singolo (la salvaguardia del pianeta, il riscatto dei popoli del terzo mondo, la tutela delle minoranze di ogni genere, gli Stati Uniti d’Europa, la riduzione dei rischi in qualsiasi ambito della vita collettiva e individuale), ne limitavano la libertà e le opportunità. E ha trovato nei migranti, ancora alle prese con i fondamentali bisogni di sopravvivenza, i soggetti adatti ad incarnare un sogno rivoluzionario mai sopito. Per decenni non si è verificata alcuna contraddizione in questa volontà di aggregare soggetti molto diversi ma che in parte potevano sovrapporsi in questa categorizzazione. Addirittura l’arrivo dei migranti è stato visto positivamente alla luce del tradizionale atteggiamento di sinistra terzomondista, antimperialista ed in definitiva anticapitalista: forze fresche che venivano a rinsanguare la tradizione di lotta sociale e che si sarebbero facilmente trasformati in voti elettorali con il meccanismo della naturalizzazione tramite ius soli.

La recente recrudescenza dell’invasione migratoria ha tuttavia evidenziato le prime crepe con i migranti che pretendono di essere mantenuti a spese di popolazioni native stremate dalla crisi, che ambiscono agli stessi posti di lavoro dei giovani nativi europei, che manifestano tassi di criminalità comune molto più alti dei nativi nascosti da un apparato mediatico asservito e gestiti attraverso un progressivo abbassamento della soglia di legalità con la filiera della depenalizzazione legislativa, del disimpegno delle forze dell’ordine e della connivenza di una magistratura sensibilissima alle situazioni di apparente disagio che ha gettato nel water il principio dell’uguaglianza di fronte alla legge, a scapito ovviamente del ceto medio nativo europeo lasciato solo a battersi con l’aggressività dei nuovi arrivati sempre beneficiati da una presunzione di oppressione sociale utile a giustificare qualsiasi comportamento deviante, dallo scippo alle stragi terroristiche.

La predazione e la violazione del corpo femminile attiva però istinti ancestrali e moderni insieme, rimanda ad un tempo alla tradizione mitologica europea di guerre dichiarate per vendicare le donne rapite da “altri” (Troia, il ratto delle Sabine) ed alla tradizione di lotte femministe per il riconoscimento della dignità femminile dell’ultimo secolo. In questo senso si tratta di una provocazione che può presumibilmente aumentare il livello di guardia della società ma anche rappresentare un segnale della scarsa energia che la stessa ha posto nella tutela dei “valori” fondamentali della civiltà europea: gente che emette decreti religiosi (Fatwa 64) per regolamentare il trattamento delle schiave sessuali ha ben chiaro il valore simbolico della violazione del corpo femminile, soprattutto nel caso che a farne le spese siano le donne degli “altri”, oggetto di un atteggiamento evidentemente volto ad umiliarle e minacciarle ed al contempo a dimostrare quanto esse siano indifese dalle loro istituzioni e dai loro maschi. Se lo hanno fatto in modo così eclatante ed evidente è perché tutto sommato sentono di non correre gravi rischi rispetto a istituzioni ormai schierate dalla loro parte e cittadini “accapponati” da una legislazione che ha messo al bando la violenza, anche in forme minime ed addirittura in caso di difesa personale, basti pensare al significato del “porgi l’altra guancia” ormai inteso come sinonimo di resa immediata e senza condizioni.

Nella mentalità primitiva degli stranieri, che rimanda comunque e miti ancestrali nostrani, i soprusi verso le donne rappresentano anche un atto volto ad umiliare i maschi europei, evidentemente visti come incapaci di difenderle e quindi poco virili.  Ma la portata dell’evento allude anche a concetti di leadership, organizzazione, autocoscienza e consapevolezza, reclutamento e propaganda, che ne fanno una prova di forza foriera di maggiori rischi in futuro quando  gruppi politici islamici organizzati porranno seriamente la questione dei loro “diritti” minacciando altrimenti l’Isizzazione del continente.

Lo specifico femminile è stato negli anni oggetto di particolare tutela sotto tutti gli aspetti con un profluvio di norme fatte su misura delle donne, considerate “soggetti deboli” per eccellenza. Questo ha portato fra i nativi europei ad un processo di maturazione che ha reso socialmente inaccettabile qualsiasi atteggiamento violento nei loro confronti. Il tentativo di ridurre il tutto ad un atteggiamento maschilista privo di connotazioni razziali è quindi veramente puerile se solo si pensa al modo in cui l’Islam tratta le donne, ridotte a carne da macello, ed alla reazione che invece la società europea ha nei confronti della violenza verso il sesso femminile laddove perpetrata da europei: le norme sul femmicidio, lo stupro, addirittura le avance non gradite, applicate in maniera implacabile e rigorosa e con i responsabili esposti alla berlina ed esposti al ripudio sociale. E’ del tutto illusorio pensare di poter cambiare uomini adulti che vengono  da un ambiente dove la violenza sulle donne è ad un tempo un diritto ed una manifestazione di mascolinità:  voler tutelare le donne “ma anche” gli immigrati è solo un modo di confondere le acque lasciando incancrenire il problema.

La sinistra europea ha realizzato un’enorme mistificazione spostando continuamente la cerchia dei beneficiari delle sue politiche di teorica tutela dei deboli al solo fine di salvaguardare una casta di politici di professione, abbandonando via via i ceti non più utili a tal fine (prima i lavoratori, adesso le donne) per passare a nuovi e più corposi gruppi di consenso. Adesso si trova in grande difficoltà a gestire questa contraddizione, tanto da cadere negli stereotipi stupratori del “se la sono cercata” come sta facendo la sindaca di Colonia.

Il tema dell’incompatibilità della civiltà europea con i mussulmani è ormai eclatante ed all’ordine del giorno: non c’è alcun motivo di accettare supinamente un’invasione di stranieri che non vengono nemmeno per depredare i nativi europei delle loro ricchezze materiali ma per farsi mantenere senza lavorare, realizzando uno stranissimo fenomeno di razzismo e schiavismo inverso. Che il futuro ci riservi un rimescolamento è quasi sicuro, data la sproporzione in termini di peso demografico e natalità a svantaggio dell’Europa. Che la soluzione sia semplicemente quella di far entrare in modo incontrollato, in un continente sovrappopolato, milioni di persone povere, malate, ignoranti, ideologizzate da una religione che giorno dopo giorno appare sempre più inumana, incapaci aldilà di ogni retorica antirazzista di integrarsi in un sistema altamente normato in cui anche aprire un negozio richiede ormai competenze burocratiche altissime, è ovviamente falso. Civiltà europea e Islam sono incompatibili nei loro concetti fondamentali. La civiltà europea ha raggiunto un livello di evoluzione estremamente più alto in termini economici, sociali, tecnologici e l’incontro con una religione ferma al 632 D.C. può solo snaturarla e determinare un imbarbarimento.

La sinistra adesso è davvero dalla parte sbagliata della barricata. Speriamo che il grido delle donne violate, come ai tempi dei greci e dei troiani, spinga la politica europea a prendere decisioni all’altezza della minaccia che stiamo vivendo. Certo è che il “Frente Unido” a sostegno dell’invasione araba e africana ormai si è rotto: difficilmente l’elettorato femminile non terrà conto di questi rischi nel momento del voto ed uno spostamento a destra di un segmento elettorale storicamente progressista potrebbe portare alla fine questa strana epoca in cui il continente che ha dato al mondo “La Civiltà” si sta arrendendo, senza colpo ferire, al ritorno delle forze oscure che con fatica millenaria aveva sconfitto.

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