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Politica Europa, Politica Italia

Junker chi?

downloadLa gestione Junker sta definitivamente affossando il progetto europeo. Del resto le premesse non erano state buone: se l’UE nomina come suo Presidente un alcolizzato che ha gestito in modo feudale nientepopodimeno che il Lussemburgo, trasformandolo in un paradiso fiscale per evasori col pedigree, cosa ci dovevamo aspettare di più? Caso mai è solo un sintomo di una generale malessere che attanaglia UE ed Europa e che si traduce nell’incapacità di selezionare, nel novero dei partiti rispettabili, dei veri leader. Non è un caso, è una strategia seguita sistematicamente dal secondo dopoguerra per evitare gli Hitler ed i Mussolini, ma anche i Churchill ed i De Gaulle. E, se si vuole, in altro ambito, anche i Wojtyla.

L’UE è probabilmente con più di un piede nella fossa. L’incapacità di contrastare l’invasione migratoria e di assicurare un recupero della crisi economica ne stanno minando credibilità e consenso. Sul primo versante, quello che avevo predetto a settembre ed ottobre, solo fra un concerto di voci buoniste squillanti in alto, sta accadendo con gran rapidità. I controlli “temporanei” alle frontiere riaffermano la sovranità statale che l’UE aveva cercato di bypassare con l’escamotage delle frontiere aperte all’interno e spalancate all’esterno. La mossa della Merkel – che nessuno è riuscito a spiegare in termini razionali e che quindi lascia ipotizzare un interesse privato di dimensioni incomparabilmente più ampie di quelle del povero Bernardino Leon e dei suoi 600.000 euro di stipendio anno in Arabia – di far entrare milioni di migranti poveri, ignoranti, malati ed economicamente inutili, privi di ogni identità, provenienti non si sa da dove ma comunque portatori di una civiltà incomparabilmente diversa e quindi inferiore a quella europea, violenti e irrispettosi delle leggi, ha creato un terremoto politico nel paese più stabile d’Europa. Non c’è alcun motivo che le popolazioni native europee, prevalentemente bianche e cristiane, accettino docilmente di essere invase e schiavizzate (in senso forse più reale di quanto addirittura pensassi) da popolazioni aliene che non hanno evidentemente alcuna possibilità di integrarsi in un modello economico, civile e sociale lontano 15 secoli dal loro. E conseguentemente il calo di consensi verso la Merkel, già in corso dalla soluzione alla vicenda greca di luglio, si è accentuato. Come ogni buon politicante, la risposta è stata quella di accontentare gli elettori e quindi di chiudere le frontiere, adeguandosi a quanto già fatto da Francia, Svezia, Danimarca, Norvegia, e precedendo di poco Austria e Slovenia, senza considerare i paesi dell’est che le frontiere ai migranti non le hanno mai aperte. L’UE non può pretendere di godere di alcun consenso se non ferma l’invasione di mussulmani che mette in discussione valori alla base della piramide dei bisogni (sicurezza, libertà, identità) salvo che non si voglia abbandonare un percorso di civiltà che dura da 3000 anni. Può soltanto imporre soluzioni forzose imponendole agli stati, cosa che appare sempre più difficile.

Sul secondo versante l’incapacità di affrontare la crisi economica è agghiacciante, basti pensare che nemmeno lui cita più il mitologico piano economico di investimenti che porta il suo nome e che era stato lanciato lo scorso anno fra squilli di trombe. La sua incompetenza accentua la crisi di un’istituzione disfunzionale, guidata da una setta di esaltati corrotti, che ormai si è rivelata essere un’unione fra diseguali in campo economico ed un regime dittatoriale per i cittadini. La crisi della Merkel costringe i comprimari a reagire ad un tempo per difendere il capo attuale, salvarsi il posto e prepararsi all’arrivo del nuovo capo tedesco che sarà probabilmente meno conciliante della cancelliera ormai bollita. Questo spiega ampiamente il fuoco di fila che ha investito Renzi ormai equiparato a Orban.

Renzi ha gravissime responsabilità: non ha sfruttato il magic moment internazionale del 2015, persegue una politica di finanza allegra degna della prima repubblica, non ha capito letteralmente niente di quello che stava facendo con le 4 banchette e prima ancora con il bail in approvato come sempre senza un minimo di visione critica e di negoziazione, non riesce a dire al Paese quello che sta veramente accadendo, non ha un piano per fermare l’invasione. Ha fatto tabula rasa dei possibili alleati sputando in faccia a Tsipras a luglio e a Hollande a novembre. Ha agito improvvidamente calandosi nel mezzo di una polemica con l’UE inusitata per la politica italiana iniziata solo per coprire mediaticamente il voto di sfiducia alla Boschi sulle banchette. Però adesso non può essere lasciato solo perché l’Italia è di nuovo sotto attacco dei poteri forti internazionali, politici e finanziari. E senza neanche il bunga bunga.

La sconfitta di Renzi però aprirà la strada alla colonizzazione dell’Italia ed all’attacco al vero tesoro, il risparmio privato, con esproprio dei risparmi bancari e, a tendere, anche dei titoli di stato (perché non applicare il bail in anche agli stati?), tassazione espropriativa sulle case, accise su ogni cosa. Sarà a rischio anche quel che rimane della struttura produttiva italiana con la chiusura di infrastrutture strategiche (come chiamare altrimenti una fabbrica che produce il 75% del PIL di una città di 160.000 abitanti?). Il destino è quello di trasformarsi in un enorme campo profughi, un po’ come la Polonia era stata trasformata nella II GM in un enorme campo di concentramento.

La salvezza del sistema bancario è prioritaria, come addirittura Tsipras ha dimostrato, indipendentemente da errori e responsabilità individuali. La politica europea verso l’Italia sembra fatta apposta per riattivare i flussi di capitale in uscita verso porti sicuri: no alla bad bank, no alle fusioni, no alle garanzie di CDP, no alla garanzia europea sui depositi. sembra che l’unico destino sia il fallimento annunciato del MPS e di chi lo seguità. Ma non esiste un paese indipendente senza banche ed allora queste vanno salvate. Il bail in, senza meccanismi di tutela europea dei depositi, è l’equivalente economico della Corazzata Potemkin di Fantozzi: una cagata pazzesca. Su questo Matteo ha sbagliato ad accettarlo da bravo studente devoto alla maestrina tedesca ma ora DEVE alzare il livello di scontro fino ad avere ampie facilitazioni per salvare il sistema. Rimanere legati ad uno stereotipo di europeismo di maniera quando l’UE si sta dimostrando sempre più il braccio armato della Germania per l’imposizione del suo potere sul continente nonchè  una macchina che produce regole che producono danni senza risolvere mai un problema, è una scelta cieca e autolesionista, in primis per Renzi che ne verrà stritolato.  Ed ugualmente l’ILVA deve essere mantenuta così come la Germania manterrà la VW che probabilmente nel complesso inquina anche di più. E se alla fine si smettesse di parlare di ecologia sarebbe anche meglio: ormai il problema è di sopravvivere e, con tutto il rispetto, quello delle nano polveri si affronterà più avanti.

Se centrodestra e M5S si ricordassero quello che è successo nel 2011 adesso dovrebbero sostenere il Governo nella lotta contro l’UE. Dopo Monti il mito dell’Europa intelligente e salvifica è stato sfatato. L’UE non rappresenta un livello di governo superiore, come pensavamo nel 2011, ma un potere straniero minaccioso per il Paese. La caduta di Renzi non porterà alle elezioni ma alla nomina di un altro proconsole (magari la Mogherini) che attuerà i diktat della Trojka. Non è più il momento di “Franza o Spagna”: un atto politico di responsabilità patriottica è adesso necessario.

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