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Economia e società, M5S, Politica Italia

E se non fosse solo una questione di “froci”?

tumblr_static_tumblr_static_filename_640Il Family Day sta provocando conseguenze politiche che solo i commentatori più ottimisti potevano non prevedere. La presenza in piazza di alcune centinaia di migliaia di persone è un fatto importante in epoca contemporanea vista la dimensione ormai solo mediatica della politica. Per fare un raffronto, i 50/60.000 manifestanti portati in piazza da Grillo nel 2013, che sembravano un’infinità rispetto a quelli che ascoltavano Berlusconi e Bersani, scompaiono di fronte a questa manifestazione, oltretutto priva di supporto politico ed alla fine anche ecclesiale, visto il silenzio del Papa, della Cei e dell’Osservatore Romano. La questione è uscita dalle aule parlamentari e dai convegni per entrare in case e bar. Conseguentemente sta avendo effetti sul panorama politico in particolare su PD e M5S.  Entrambe le formazioni incontrano difficoltà nel mantenere l’unità interna in presenza di un’inaspettata fronda cattolica. Se sapevamo tutti che il PD ha matrici anche post-democristiane e quindi qualche caso di coscienza esisteva, sia pure sottovalutato da Renzi, la presenza di una componente moderata del M5S è una novità.

Da un punto di vista di merito, la legge si presta a poche obiezioni. I tempi sono ormai maturi per una serena regolamentazione delle unioni civili omosessuali che riguardano una quota minoritaria ma corposa di cittadini (le stime sull’omosessualità vanno dal 6 al 14%, quindi da 3,5 a 8,5 milioni di italiani). Anche la stepchild, per quanto fortemente innovativa del costume sociale, appare poco criticabile: il problema è a monte ed è quello della pratica dell’utero in affitto che tuttavia non viene legalizzata. Se un/una omosessuale ricorre a tale pratica per ottenere un figlio, continuerà ad essere passibile di sanzioni. Tuttavia a quel punto si tratta di giudicare qual’è l’interesse del minore che difficilmente può essere identificato con la sottrazione al genitore e l’affido al sistema degli istituti. Se esiste un “genitore 2” unito civilmente al “genitore 1”, il nucleo sociale si formerà comunque ed allora tanto vale legalizzare l’adozione in vista di una maggiore tutela e stabilità per il futuro del minore.

Politicamente, Renzi sta probabilmente eccedendo in tatticismo  fino al punto di perdere il controllo della situazione. In origine si è caratterizzato per la capacità di parlare al grosso del paese con argomenti smaccatamente populisti su cui si è ampiamente sorvolato per carità di patria. Ha cercato, alla grossa, di abbinare una politica moderata in economia con una sinistrorsa ma a costo zero sui diritti civili, scambiando riduzione dei servizi sociali con nuovi diritti legati a coppie gay ed immigrati, tentando di tenere insieme vari segmenti di partito ed elettorato. Ma negli ultimi mesi ha perso tale attitudine: non riesce a dare risposte concrete all’immigrazione che è ormai fattore di preoccupazione e disagio che influenza direttamente gli orientamenti di  voto; ha sottovalutato la vicenda delle banche e quindi lasciato che il panico dilagasse con il bail in; adesso si sta impiccando su una questione ideologica che riguarda un numero di casi che al massimo si può declinare in alcune centinaia ma che sta toccando l’immaginario collettivo di un paese che ha ancora una forte identità cristiana, risente ancora di una presenza della Chiesa non paragonabile ad altri paesi ma che soprattutto è intriso di una retorica familistica tradizionale che ne rappresenta l’asse portante. Andare a sfidare queste situazioni porta solo male, come ha dimostrato la vicenda di Berlusconi il cui declino cominciò nel 2009 quando, dopo aver raggiunto vette di consenso altissime per la gestione del terremoto dell’Aquila, cominciarono ad apparire sulla stampa le anticipazioni del bunga bunga.

Una cosa importante è che la valutazione dei cittadini elettori spesso è diversa da quella dei vertici ecclesiali. Anche nel caso di Berlusconi, Bertone e Bagnasco tentarono di sminuire la portata della vicenda ma furono poi le gerarchie a doversi allineare al diverso sentimento emergente dal popolo dei fedeli veicolato dai parroci e dai prelati di basso livello. A maggior ragione questo sta avvenendo adesso, con addirittura il Papa che sembra essere stato spiazzato ed in parte sfiduciato dal popolo cattolico riunito al Circo Massimo. Non è quindi sufficiente contare sulla neutralità delle porpore per lanciarsi in operazioni ardite.

Il Family Day ha pure smosso l’apparato mediatico finora tutto compatto nel sostegno alla legge. Sono apparsi sondaggi che dimostrano che se le unioni civili sono marginalmente accettate dalla maggioranza degli italiani, la stepchild adoption si conferma lontanissima da quel comune sentire di cui si diceva sopra. Sta qui la forzatura ideologica senza la quale una legge utile sarebbe stata approvata in poco tempo ed a larga maggioranza.

Se possibile il M5S si trova ad affrontare una ancora maggior contraddizione interna. In effetti sta emergendo un contrasto fra i “portavoce”, palesemente e maggioritariamente schierati a sinistra, ed i Diarchi, con il “Direttorio” regolarmente silente.  A parte che è singolare che la posizione del movimento venga espressa dal blog www.beppegrillo.it dopo che questo è stato espunto finanche dal logo e dopo che Beppe ha fatto l’ennesimo passo di lato, emerge anche in questo caso una contraddizione a livello di elettorato che in effetti non è così compattamente sinistrorso come negli ultimi mesi una stampa ansiosa di band wagon effect ha voluto sostenere. L’elettorato grillino vede una maggioranza di sinistra ma anche una forte componente di destra ed un’area importante che non si schiera, come ampiamente dimostrato dagli studi di Ilvo Diamanti e D’Alimonte. Non automaticamente le istanze di estrema sinistra sono patrimonio politico e culturale comune degli elettori pentastellati. Senza dimenticare che il movimento originario era fautore di posizioni considerate addirittura fasciste su euro, immigrazione, sindacati, ecc., e che questa componente elettorale deve essere mantenuta per puntare alla maggioranza. Da qui tutte le contorsioni del M5S su immigrazione, ius soli, depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina e adesso stepchild adoption.

Il movimento si trova a passare un momento difficile: privo (?) del capo politico del movimento, oltretutto proprietario del logo; con un delfino sostenuto dai media ma che sempre più appare inadatto al compito; sputtanato dalla vicenda di Quarto che ne mette in discussione la mission ossessiva dell’onestà; con un sistema di governance interna ormai privo di credibilità; una presenza sul territorio ed una capacità di attrazione ridotte al lumicino; privo, per le contraddizioni interne, di un programma serio sulle cose che contano (euro, immigrazione, banche, legalità), compreso il reddito di cittadinanza di cui non si sente più parlare; con una linea politica oscillante fra l’Aventino ed il sostegno al governo tutte le volte che questo appare sull’orlo della crisi, come nel caso della legge sull’omofobia e fino a ieri quella sulla stepchild. Il lieve calo nei sondaggi non dà conto dell’apparente insensatezza di un voto maggioritario dato ad un movimento che di fatto non sa cosa fare e attraverso chi farlo. Rimane un fenomenale collettore di consenso che tuttavia continua, forse volontariamente, a non trovare una direzione definita.

Infine il Family Day apre una nuova chiave di lettura che solo i prossimi mesi potranno o meno confermare. Può darsi che esso segni il ritorno alla politica della maggioranza del popolo italiano che è stata, negli ultimi anni, completamente abbandonata. Maggioranza fatta di persone “normali”, di pelle bianca, cristiane, eterosessuali, di ceto medio, con figli, di mezza età. Sono state le persone che nei secoli hanno costruito i nostri stati, la nostra cultura, la nostra società. Era il segmento a cui si doveva per forza guardare per vincere le elezioni e che era stato invece demonizzato ed abbandonato nell’ultimo decennio da una politica che ne vedeva, da un lato, un contenitore di risorse da espropriare e, dall’altro, il residuo di un passato vecchio e demodé che avrebbe dovuto essere superato dalle fasce emergenti di immigrati, poveri, giovani, LGBT e quant’altro il colorito mondo del terzo millennio pareva offrire in una visione del tutto ideologica e lontana dalle esigenze di concreto governo della società. In questo obiettivo si sono fuse le ambizioni della finanza globalizzata, che vuole omogeneizzare il mondo spingendolo verso il basso, e quelle della sinistra, sconfitta dalla storia, che vuole continuare a governare contro la maggioranza degli italiani e degli europei facendo leva su una serie di minoranze. Il tutto tenuto insieme da un apparato mediatico oramai non più degno della democrazia e da un’incredibile narrazione religiosa che sovverte i capisaldi della nostra cultura e della stessa parola di Dio. Questo disegno inizia a trovare oppositori in Europa, con i vari partiti cosiddetti xenofobi, ed in America, con il partito repubblicano di Trump e Cruz.

Il Family Day è un forte richiamo alla politica a tornare ad occuparsi della realtà e della vita della maggioranza della popolazione, abbandonando derive tecnocratiche od ideologiche. Si è schierato sul punto meno politicamente scorretto possibile, quello della stepchild, ma questo non significa che non possa estendersi ad altri argomenti come la difesa dall’invasione immigratoria, la sicurezza, l’identità nazionale, la sovranità rispetto ad un’Unione Europea ormai tramutatasi in potere straniero oppressivo. Vedremo se anche in Italia esiste uno spazio per una forza politica che porti avanti le istanze del cittadino medio, dell’Average Joe italiano.

“Average Joe” vuole esprimere una visione simile a questa, quella di un cittadino “normale”che si trova improvvisamente privato dei tradizionali riferimenti politici e sociologici a favore di una cacofonia di tesi politiche e religiose che, ammantate di apparente modernità e progressismo, spingono invece per un ritorno ad un passato in cui il cittadino era un suddito, magari pure oppresso da potenze straniere. Se così sarà, potremo dire di essere stati precursori, sia pure per pochi mesi, di un qualcosa che può riportare la politica alla sua ragione originaria: la gestione della società in vista del bene comune.

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