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Immigrazione, Politica Europa, Politica Italia

Alternative macht frei

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Alternative für Deutschland avanza nelle regionali ed anche la Germania si allinea al trend occidentale che premia la destra anti immigrazione, generalmente detta xenofoba ma che più correttamente andrebbe definita europeista visto che rappresenta sempre più le popolazioni bianche e cristiane autoctone del continente. Il trend pare essere in pieno corso e, a parte gli antesignani partiti nord ed est europei capeggiati da Orban, investe anche la Francia e addirittura gli USA in cui Trump ha ormai largamente sdoganato argomenti politically uncorrect come l’immigrazione irregolare messicana e gli ingressi dei mussulmani.

Adesso che il termine “invasione”, usato in tempi non sospetti da questo blog, è stato sdoganato addirittura dal Papa, appare del tutto evidente che le popolazioni europee stanno rigettando le argomentazioni auto colpevolizzanti con le quali, rendendole responsabili (oltretutto solo loro, come se manco ci fossero americani, russi e cinesi da coinvolgere) di tutti i mali del mondo, dalla distruzione dell’ambiente alle guerre fratricide fra popoli arretrati che ragionano secondo archetipi di 15 secoli fa codificati nel loro libro sacro, si voleva imporre l’accettazione passiva dell’invasione e la sovversione degli assetti civili, sociali, economici e politici su cui si basavano. Nel post mi chiedevo come fosse possibile pensare che questo meccanismo si potesse perpetuare nel tempo data l’assoluta irrazionalità e insensatezza politica su cui si basava. In effetti sono bastati 6/7 mesi per porgli fine: oggi nessun politico europeo può andare alle elezioni chiedendo “più immigrazione” pena la scomparsa. E non può nemmeno più invocare il “ce lo chiede l’Europa” perché l’UE non solo non chiede più nulla ma ha trovato probabilmente la propria fine in questa vicenda. L’Europa sta tornando in mano ai nazionalisti il che è del tutto logico visto che l’UE ha fallito proprio nel compito basilare che uno stato si deve prefiggere: la difesa dei propri cittadini dalle minacce esterne. Piaccia o non piaccia, gli stati sono nati sulla base di questa esigenza e per questo esistono e trovano legittimità ed autorità, all’interno ed all’esterno. Abiurando questo compito, sgradevole ma essenziale, rinunciano a se stessi e perdono il consenso che è necessario a qualsiasi regime per sostenersi. L’Europa in quanto istituzione non è certo uno spazio di democrazia ma appare incredibile che politici e burocrati non pensino nemmeno di necessitare del consenso popolare, come addirittura il  nazismo ed il comunismo ritenevano necessario.

I fatti degli ultimi mesi hanno dimostrato che l’invasione poteva essere arrestata,  e questo è successo in Macedonia, un piccolo paese che a fine agosto era stato travolto dalla pressione dei migranti. In quel caso li avevano lasciati passare sperando che se ne andassero presto, in questo caso mancando uno sbocco dato il blocco all’ingresso disposto da Austria, Slovenia e Serbia, hanno alzato dei muri e usato dei lacrimogeni: tanto è bastato per fermare “i popoli in cammino”, gli “eventi epocali”, le “migrazioni imposte dagli squilibri economici e demografici” di cui si riempivano la bocca i fautori del melting pot europeo pagato dai contribuenti locali. Sarebbe bastato poco per evitare l’invasione, solo un poco più di energia e determinazione nel difendere i confini (cosa diversa dal controllarli) e adesso avremmo meno problemi: non si doveva uccidere nessuno, solo far capire efficacemente che nessuno ha diritto di entrare di forza in un altro stato e che così facendo stavano solo buttando soldi e correndo rischi enormi. Ci siamo arrivati la scorsa settimana, quando il capo dell’Austria, probabilmente imbeccato dalla Merkel, ha espresso questi concetti in forma didascalica, riabilitando addirittura il povero Orban che queste cose le ha sempre dette.

Senza un’efficace difesa delle frontiere non solo non è possibile porre rimedio al fenomeno ma neanche essere presi sul serio dagli stati circostanti. Le recenti trattative con Erdogan sono sconcertanti: si basano sulla regalia di 6 miliardi di euro, la liberalizzazione degli ingressi in UE per i suoi concittadini (col che smetteremo forse di essere invasi dai siriani ma lo saremo dai turchi e dai terroristi che loro ci manderanno) e addirittura l’accelerazione delle trattative per l’ingresso turco in UE a fronte praticamente di nessun impegno serio di limitazione dei flussi di immigrati. Un’area di 500 milioni di abitanti, 12.000 miliardi di PIL, in ginocchio di fronte al capo di uno stato pezzente che si permette addirittura di dettare le regole in casa altrui, intervenendo sulla redislocazione in base al trattato di Dublino. Del resto cosa dovevamo aspettarci: l’UE è governata da politici e burocrati selezionati in base al loro grado di accapponamento, completamente privi di nerbo e determinazione, volti solo a regolamentare in modo ossessivo qualsiasi aspetto della vita salvo accettare passivamente o addirittura invocare la massima illegalità dell’invasione straniera. Priva sin dall’inizio di competenze in materia di difesa, l’UE ha gestito la vicenda con criteri di politica interna del tutto inadatti alla situazione. Il fatto poi che sia capeggiata nientepopodimeno che dall’ex capo del Lussemburgo la dice lunga sul peso politico che pensa di esercitare nei confronti dei vicini di casa.

Da questa tornata elettorale derivano alcune considerazioni:

  1. il dopoguerra tedesco è finito: per la prima volta entrano in parlamento rappresentanti di un partito che si colloca alla destra della CDU/CSU. Il quadro politico dominato dal terror panico della resipiscenza nazista tende a normalizzarsi. AfD non è un partito neonazista ma non ha nemmeno il timore di dire cose che l’opinione pubblica teutonica fino ad oggi temeva anche solo di pensare;
  2. la Merkel continua la sua fase di declino iniziata con la trattativa per evitare la Grexit: è una donna priva di talento e visione, che ha fatto gli interessi gretti del suo paese sfruttando la posizione creditoria ma che non ha il coraggio di prendere decisioni drastiche, con Tsipras prima e con i migranti oggi;
  3. La SPD perde molto, si salva solo per alcuni esponenti locali. Si conferma l’impressione che la sinistra europea sia vittima di una deriva ideologica che la porta a vedere il nemico nel ceto medio dei propri paesi. Se questa è una guerra, questa volta è dalla parte sbagliata della barricata;
  4. Il bunga bunga di Colonia ha fatto il suo effetto. Come ampiamente previsto ha fatto strame del politicamente corretto in quei settori (donne, giovani) che sono naturaliter orientati a sinistra. Non puoi avere paura di uscire o di mostrare le tette o di baciare qualcuno: di fronte ad un rischio simile vengono meno tutte le teorie che predicano ospitalità ed integrazione;
  5. L’instabilità politica in Germania avrà come effetto collaterale l’ulteriore disgregazione politica della UE: da domani i partiti tedeschi faranno a gara a fare la faccia cattiva verso i renitenti stati meridionali, indebitati e colonizzati dagli stranieri, su cui scaricare la rabbia popolare; la posizione dei vari Renzi sarà molto meno facile e poco risolvibile a parole;
  6. La questione migranti può curiosamente intrecciarsi con quella euro, atteso che quasi tutti i partiti xenofobi sono anche contrari all’euro: un’ulteriore conferma della cecità  delle classi dirigenti europee che hanno mescolato due problemi enormi con conseguenze che possono essere esiziali per la costruzione finanziaria su cui tanto hanno puntato;
  7. Schengen è morto e non tornerà più: non importa se verrà formalmente denunciato o meno ma di fatto nessun paese del nord e dell’est ammette ingressi non controllati alle frontiere;
  8. I paesi del nord non accetteranno più l’immigrazione incontrollata ma l’UE non ha i mezzi per evitarla. Di conseguenza il peso ricadrà sui paesi del sud e segnatamente su Italia e Grecia che accoglieranno stranieri che non potranno andare in nessun altro stato. L’estate è vicina, la Grecia ha fatto il pieno, l’UE non darà alcun aiuto ed è necessario che Renzi faccia mente locale a come evitare che l’Italia diventi un enorme campo di accoglienza di gente che non ha alcuna possibilità di integrarsi né qui né altrove. Magari, dico per dire, sospendendo il servizio di traghettamento gestito da Frontex?

E’ strano doversi rallegrare di un successo di forze di dubbia legittimità democratica e la cui capacità di gestione politica è tutta da verificare. Ma Europa ed Occidente hanno disperatamente bisogno di scuotersi dal torpore indotto dalla retorica buonista coltivata nel corso degli ultimi 70 anni che li sta portando sull’orlo dell’autodistruzione. Il mondo sta cambiando velocemente, equilibri ed alleanze mutano e la totale rinuncia all’uso della forza, soprattutto per la propria difesa, non è più ammissibile. Quando la casa è in fiamme, l’alluvione è benvenuta: adesso è il momento di aprire le dighe.

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