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Immigrazione, Politica Europa, Politica Italia

Chi pecora si fa…

downloadL’accordo UE/Turchia ha un solo evidente merito: quello di affermare il principio che in UE si entra solo attraverso percorsi regolari e secondo le disponibilità, anche meramente numeriche, che i singoli paesi offrono. E’ una banalità non banale nel contesto ideologico, politico e massmediatico degli ultimi mesi.

Viene quindi stoppata, speriamo per sempre, la retorica politicamente corretta secondo cui esiste un diritto inviolabile degli stranieri provenienti dal terzo mondo ad entrare liberamente entro i confini dei più ricchi paesi europei ed ivi a farsi mantenere ad libitum: la retorica dei costruttori di ponti contro i costruttori di muri. Questo principio era basato sull’assurdo senso di colpa e di debito (morale e materiale) che era stato instillato nei cittadini nativi europei attraverso decenni di pressing massmediale che li voleva convincere di essere responsabili di tutto il male del mondo: il militarismo, il colonialismo, l’imperialismo, il capitalismo, l’arretratezza e povertà del terzo mondo, la devastazione ambientale. Nessuno, tranne in tempi non sospetti questo blog, che si permettesse di evidenziare come tutto sommato il modello occidentale non deve essere tanto male visto che milioni di pezzenti, nullafacenti, analfabeti, vigliacchi, professanti una religione che odia il cristianesimo da oltre 15 secoli, ritenevano conveniente venire qui a parassitare lo stato sociale pagato dai bianchi, cristiani, laboriosi, onesti europei che fra l’altro avevano ritenuto, bene o male, nei secoli passati di combattere le loro guerre e non di fuggire altrove. Concetti peraltro ampiamente sottolineati dal singolare atteggiamento di Papa Francesco che, invece di difendere i suoi correligionari, incentiva l’invasione islamica: colpa dell’ignoranza di un prete di strada che ha fatto troppa carriera e si trova, secondo la legge di Murphy, nel posto sbagliato? Colpa della lontananza da cui proviene, 12.000 km dall’isola di Lepanto dove la flotta papale di Pio V si premurò, sconfiggendo quella ottomana, di salvaguardare il posto del suo successore che “viene dalla fine del mondo”? Colpa del tumore al cervello mai del tutto smentito? Ce lo diranno gli storici, sperando per il nostro bene che il passaggio dalla cronaca alla fase dell’analisi storica del papato argentino si possa aprire il prima possibile.

L’altro presupposto era che, anche se non fossimo stati d’accordo con questo principio umanitario, la pressione demografica del sud del mondo era tale che non avremmo in nessun modo potuto opporci: potevamo alzare i muri ma questi sarebbero stati travolti. Sì, certo come no: sono bastati il nein del cancelliere austriaco (e a seguire di Slovenia, Croazia, Serbia e Macedonia), un po’ di filo spinato sul confine greco-macedone e qualche fumogeno (per dire, simile a quelli regolarmente lanciati in occasione di Roma-Lazio) sparato dalla polizia per fermare “i popoli in cammino”, gli “eventi epocali”, le “masse umane che non avendo nulla da perdere non si fermeranno davanti a niente”. Senza contare che il muro dei muri, quello Orbaniano, si era sin dall’inizio dimostrato assolutamente efficace. Si conferma la mistificazione dell’estate 2015 quando, alla fine di tutto, l’invasione dei Balcani era stata voluta e pianificata dalla Merkel che aveva imposto il suo volere a tutti i paesi della filiera (Grecia, Macedonia, Serbia, Croazia, Slovenia, Austria, con l’unica eccezione dell’Ungheria del nazionalista, costruttore di muri, fascista, Orban) i quali avevano accettato solo perché speravano di togliersi il problema facendo passare gli stranieri diretti in Germania. Perché la Merkel lo abbia fatto è ad oggi del tutto incomprensibile e forse ce lo diranno gli storici (anche in questo caso auspichiamo che gli studi possano presto cominciare) ma questa tremenda boiata ha segnato la carriera dell’orrida teutonica che ha prima perso il consenso dei partner europei terrorizzati da quello che stava succedendo e poi anche dei tedeschi. Sarà presto silurata e vedrà dove andare a passare il resto dei suoi giorni. L’importante è che non faccia più danni.

Detto questo, l’accordo UE/Turchia ha moltissimi limiti: non parla del destino dei clandestini bloccati in Grecia, si limita a normare il passaggio dei clandestini da Turchia a Grecia, dimenticando curiosamente il confine bulgaro (salvo che questo non sia già, in discreto silenzio, difeso più efficacemente), prevede forme di valutazione individuale della situazione degli immigrati con conseguente scelta fra tempi biblici e giudizi sommari, presuppone un accordo intraeuropeo per il ricollocamento che è di là da venire.

Soprattutto i punti deboli sono due. Il primo è operativo: la Turchia non si impegna a bloccare i flussi ma a riprendere i clandestini. Se i flussi di arrivi continueranno, il numero dei rimpatri sarà talmente alto da essere di fatto impossibile: come si pensa di riportare in Turchia, contro la propria volontà, dei maschioni adulti grandi e grossi ed avvezzi alla violenza? Si attueranno le misure estremamente energiche che occorrono per farlo (reclusione dei clandestini, ammanettamento, scorte di polizia, uso della forza) oppure si ascolterà l’ennesima favola buonista per cui non è possibile/giusto/umano/politicamente corretto farlo?

Il secondo è politico: l’UE si mette nelle mani di un dittatore spregiudicato e sanguinario che è in grado di ricattarla semplicemente aprendo o chiudendo il rubinetto dei clandestini. Oggi si è accontentato di 3 miliardi (argent de poche per un continente che ne produce 12.000 l’anno) e qualche vana parola su visti e ammissione nella UE. Domani potrà alzare la posta facendo arrivare solo qualche decina di migliaia di stranieri in più, che in un contesto europeo di divisione su tutto, avrebbero un effetto deflagrante. La strada si va facendo sempre più in salita, atteso che molti paesi (UK, Francia, Est Europa) preferiranno uscire dalla UE piuttosto che rimanerci insieme alla Turchia. Tutti questi pateracchi complicano la situazione senza risolverla ed avvicinano il momento della crisi finale UE che potrebbe essere nel 2017 con la Brexit e la vittoria di Marine in Francia.

Del resto chi pecora si fa, lupo lo mangia. Appare incomprensibile come l’Europa, UE e singoli stati ed opinioni pubbliche, rifuggano anche solo dalla possibilità di considerare un’opzione militare per difendere (non controllare, che è cosa diversa) i confini dagli arrivi incontrollati e di attrezzarsi in proposito, in un Mediterraneo ormai ostile e con la presenza americana in fase di riduzione, con una NATO che sempre più evidenzia contraddizioni nello scopo (è logico orientarla ancora in funzione anti russa?) e nell’organizzazione. Si continua a privilegiare un approccio capziosamente giuridico che non mette in discussione questo diritto di asilo che era stato pensato per accogliere poche migliaia di coraggiosi esponenti politici di opposizione dell’Est Europa comunista e non milioni di parassiti arabi che scappano vigliaccamente dalla sequela di guerre in cui i loro paesi sono  immersi da decenni. Si persiste a fare affidamento sulla valenza di un politicamente corretto che in questo caso si può declinare solo come una richiesta di pietà a fronte della garanzia di non belligeranza: una sorta di enorme finlandizzazione dell’Europa verso un Islam sempre più aggressivo e che fra l’altro non ha fra i suoi canoni il concetto di pietà ma quello di sottomissione degli infedeli. Politica e società europee, con la sola eccezione dei partiti europeisti veri che difendono i diritti dei nativi europei (FN, UKIP, AfD, ecc.), non paiono rendersi conto della portata della crisi: non siamo di fronte a pochi “poveri” verso cui è obbligo prestare assistenza ma ad un progetto di invasione dell’Europa, di colonizzazione e di sottomissione delle popolazioni autoctone che avviene proprio con la complicità, anche solo passiva, delle classi dirigenti che dovrebbero sventare il pericolo. La risposta alla sfida è solo procedurale (gli hotspot, le quote, gli smistamenti) e giuridica, mai politica e militare. Viene da chiedersi se, con un simile atteggiamento, nei decenni della guerra fredda,  si sarebbe stati anche solo in grado di riconoscere come tale un’invasione proveniente dal fronte opposto.

Per l’Italia la situazione è molto seria. L’accordo con la Turchia garantisce alla Merkel il fianco orientale mentre quello sud è coperto dalla fedele “Marca dell’Est” austriaca che ha già iniziato a filtrare il Brennero. Per adesso il problema è risolto, Italia e Grecia guarderanno come fare: a differenza di quanto chiesto da Matteino, nessuno replicherà lo schema con la Libia anche perchè in Libia manca un governo con cui trattare. Lo scorso anno il numero dei clandestini portati in Italia si è fermato a 155.000 solo perché i valorosi marinai di Frontex hanno portato i migranti raccolti in prossimità delle spiagge libiche in Grecia e non in Sicilia. Lo hanno fatto perché Renzi godeva ancora di credito politico e lo si voleva sostenere dopo la batosta alle regionali che avevano lanciato Salvini e perché la Grecia era in debito finanziario per il mega piano di salvataggio di luglio. Quest’anno la situazione è molto diversa: Renzi si è giocato il jolly con le minchiate che ha detto e fatto con Hollande dopo il Bataclan (non appoggiando con entusiasmo i fugaci bombardamenti dei transalpimi ma chiedendo “un’offensiva culturale”), con la Merkel sulla stessa Turchia (ritardando l’accordo per i primi tre miliardi e poi impuntandosi su una libertà di stampa interna di cui a nessuno frega niente) e per la gestione economica generale del Belpaese ed infine anche sulla Libia, dove pretende di guidare da dietro un’operazione per la quale aveva invece promesso 5000 fanti, mentre Tsipras lo sta sostituendo nella funzione di “Pet Premier”. Nulla esclude che i 700.000 che arrivarono in Grecia arrivino in Italia da sud e dall’Albania. L’invasione della Libia era l’unica possibilità di riprendere in mano la situazione ed evitare l’invasione dell’Italia. Se così non sarà, sarà il caso di cominciare a pensare ad un’ “Alternativa per l’Italia”. O, almeno, per quello che ne resterà.

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