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Immigrazione, Politica Europa, Terrorismo

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I nostri giorni passano veloci, troppo veloci. Solo 130 dall’attentato di Parigi. Lo avevamo già dimenticato. Un evento eccezionale, un dettaglio, uno dei tanti casi della vita. Invece no, nemmeno 5 mesi e ci risiamo. E ci risaremo, se non cambiamo registro. Prima tutti parigini, oggi tutti bruxellesi, domani tutti madrileni, londinesi, berlinesi, viennesi, romani ……. Basta aspettare, prima o poi verrà il turno di tutte le città.

Non metterò bandierine nero-giallo-rosse in trasparenza, né Tin Tin che piangono. Non sarò bruxellese. Mi sono rotto le palle di discorsi, poesie, dediche, pianti, ricordi. Voglio soluzioni. La prima delle quali è chiamare le cose con il loro nome: invasione, guerra, razzismo.

L’Europa bianca e cristiana è oggetto di un’invasione di genti scure e mussulmane. Lo dicevo io ad agosto, adesso lo dice Bergoglio. Lui dice che è un bene, io che è una tragedia. L’Europa bianca e cristiana è il gioiello dell’evoluzione umana: la sua civiltà (in campo etico, economico, sociale, tecnologico, artistico) è il faro dell’umanità. La colonizzazione ha permesso a popoli primitivi ed incivili di fare un salto in avanti enorme, in poco tempo, con poco impegno. Millenni di separazione avevano condannato gli Aztechi ad una perenne civiltà della pietra. Le foreste africane nascondevano esseri poco distinguibili dai grandi primati che pure vi abitavano. In pochi secoli queste popolazioni hanno fatto passi in avanti enormi nel benessere materiale. Ed in quello morale: non esiste un posto al mondo che oggi possa legittimamente aspirare a canoni di comportamento e giudizio diversi da quelli dell’Europa cristiana e bianca. È grazie agli europei che non abbiamo più i sacrifici umani, il cannibalismo, i roghi delle vedove, la legge del taglione. In nessun posto del mondo, neanche il più crudele dittatore o lo sciamano più folle potrebbe rivendicare apertamente la legittimità e positività del sacrificio di una vergine al dio serpente o del rogo della propria vedova o di un brasato del suo cugino. Anche chi, purtroppo per lui, non è né bianco né cristiano, ne ha beneficiato. Nessun europeo paga 12.000 euro per buttarsi su un gommone bucato per andare nel Daesh. E neanche gli arabi fanno la fila per farlo. Anche questo qualcosa vorrà dire: l’enorme positività dell’Europa attira anche chi poi la vuole distruggere. L’Europa e le sue filiazioni (l’America del Nord, l’Australia) esprimono livelli di civiltà superiori al resto del mondo e della storia. Così è. Amen.

Non tutto è stato fatto bene, gli errori ci sono stati, i crimini pure. Ma la storia è lunga e chi vuole giustificare tutto con 20 anni di errori in MO dovrebbe ricordare che l’Islam aggredisce la cristianità da 15 secoli. Il Nord Africa, la Spagna, la Sicilia, i Balcani erano regioni cristiane: arabi, berberi e ottomani non hanno avuto riguardo ad occuparle, come oggi stanno cercando di occupare l’UE. Per 13 secoli l’Islam è stato il terrore delle popolazioni mediterranee cristiane, nell’800 la musica è cambiata: navi contro vascelli, cannoni contro scimitarre, industria contro suk, ci hanno permesso di vivere con più sicurezza, di difenderci e financo di dominarli. Del resto eravamo superiori ed il mondo ha l’horror vacui: da sempre qualcuno domina qualcun altro. È la vita. Ed è meglio che siamo noi a dominare loro. Perché noi siamo più evoluti di loro ed è giusto che la nostra civiltà venga preservata per le generazioni future. E soprattutto perché noi viviamo qui ed adesso. Fra un secolo, a Firenze, il sindaco (o forse, allora, il capo tribù) potrà essere anche un boscimane, non me ne frega niente. Io vivo qui e adesso. E non posso vivere bene, sicuro e libero con questi selvaggi qui accanto: mors tua, vita mea? Ok, va bene così.

Guerra: gli europei sono oggetto di un attacco militare. Non convenzionale, moderno, ma pur sempre militare. Il nemico è qui fra noi, nelle nostre città che gli abbiamo ceduto senza combattere, come Molenbeek, come Feyenord, e chissà quanti altri posti che non conosciamo. Sono zone geograficamente europee ma di fatto autonome. Dove vige la Sharia, dove si viola la legge, dove si trafficano armi, dove si attenta alla vita umana, alla nostra vita. Vanno riconquistate. E per farlo occorre usare i mezzi adeguati: se non bastano i bobbies, mandiamo i paracadutisti, con le autoblindo e le mitragliatrici. Se noi siamo insicuri a casa nostra, lo siano anche loro. Saranno pure invasati da un culto idolatro sanguinario, ma nessuno si fa esplodere per niente. Loro hanno l’impressione di stare vincendo e ce l’hanno perché il loro nemico è buono e pavido, debole e indifeso. Se si trovassero di fronte un nemico forte, coraggioso, armato e pure un po’ stronzo, probabilmente molti abbasserebbero la cresta e si limiterebbero a sacramentare, come del resto hanno fatto per decenni. L’ebbrezza della vittoria moltiplica le forze ed esalta l’effetto band wagon, la sconfitta non attrae nessuno.

Razzismo, xenofobia, odio verso il diverso: degli arabi verso di noi, ovviamente. Tutto si può dire degli europei tranne  che negli ultimi 50 anni siano stati razzisti. Hanno fatto entrare e dato ampi diritti e cittadinanza a gente che 200 anni fa sarebbe stata incatenata ai remi. Gli abbiamo permesso di mangiare, bere, vestirsi, dormire in abitazioni, studiare, viaggiare, votare. Pregare. Senza chiedere nulla. Gli abbiamo offerto un’opportunità, proposto un modello di vita ricco, libero e solidale. Loro ci ringraziano con bombe e Kalasnikov. Senza motivo, solo per spirito di conquista, sopraffazione e dominazione. Qualunque arabo può accoltellarti, spararti o farsi esplodere. E i razzisti saremmo noi?

Parigi, San Bernardino, Bruxelles dimostrano che la convivenza con questa gente è impossibile. Il loro odio è tale che può esplodere in ogni momento. Qualunque cosa concediamo loro, la intenderanno come incentivo ad aggredirci di più. Ora basta. Occorre prendere misure che ne diminuiscano l’afflusso, la presenza e la libertà. Niente di nuovo, lo avevo già scritto dopo Parigi, lo potete trovare qui e qui La nostra società, se vuole, non ha niente da temere da questa feccia: siamo più numerosi, più potenti, più ricchi. Possiamo contrastarli e batterli, purchè lo vogliamo. Per far questo occorrono tre condizioni.

La prima è operativa: è ora di finirla con una sistema giuridico ipergarantista che blocca le mani a chi ci deve difendere. Le leggi europee presuppongono un’identificazione del cittadino con il sistema che lo riconosce come tale. Se non c’è identificazione, il sistema deve potersi difendere. Oggi non è possibile revocare la cittadinanza, rifiutare il diritto d’asilo, espellere i clandestini ed i sospetti. Queste norme valgono solo a nostro sfavore, il nostro nemico lo sa e le utilizza pro domo sua. La legge deve essere  uguale solo per coloro che accettano di sottomettervisi, altrimenti può essere tranquillamente discriminatoria. Non pensiamo mai di poterci difendere con tribunali, pandette ed azzeccagarbugli: ci vogliono misure preventive e sommarie, fatte di servizi segreti e di polizia. Ci vuole una consapevolezza nel definire le situazioni e nell’affrontarle che oggi non c’è e che deve essere presto trovata. Sapendo anche che a differenza del terrorismo politico e della mafia abbiamo una grande vantaggio: il nostro nemico è diverso da noi per aspetto fisico, lingua, alfabeto, atteggiamenti. Lo si riconosce a vista. Un diverso regime giuridico può anche essere facilmente limitato alle popolazioni arabe che di fatto sono un ambiente in cui il terrorismo nasce e prolifica. Se loro ci considerano “altro” non vedo perchè noi dobbiamo fare diversamente: c’è un “noi” ed un “loro”, la fusione non si è verificata, i regimi giuridici di bianchi europei ed arabi possono essere diversi. Non volerne prendere atto è una vanità intellettuale che può avere esiti fatali.

La seconda è sociale: la società europea perde perché è divisa. Deve ritrovare identità ed unità. La globalizzazione ha portato alla nascita di una élite politica, finanziaria, burocratica, professionale, intellettuale, che ritiene che il suo destino sia ormai disgiunto da quello della gente normale, degli Average Joe. Sono quelli che pontificano sempre di muri e di ponti, di accoglienza, integrazione, multiculturalismo. Pensano di poter sopravvivere al disastro che stanno provocando. Questa gente non capisce che per l’Islam tutto è empietà, anche i loro nobili e svagati pensieri. Ma se l’Europa si difende peggio degli USA assediati dai messicani e dell’Australia circondata da miliardi di asiatici è anche perché qui alligna ancora un marxismo 2.0 che non riesce a vedere la minaccia che gli immigrati stanno portando. Sono quelli che vedono i migranti come “poveri” su cui far leva per scardinare il capitalismo e sopprimere il ceto medio. Sono gli atei che vedono nei “migranti” i portatori di una sfida finale al cristianesimo che dopo 20 secoli ancora sopravvive. Sono i giustizialisti a senso unico che imprigionano padri di famiglia che si difendono e lasciano liberi delinquenti solo perché immigrati. È questa ideologia, sempre pronta a vedere la pagliuzza europea e mai la trave araba, che divide la società e le istituzioni europee e le lascia inermi contro l’aggressione straniera. Sono quelli che non capiscono che le questioni che sollevano sono solo interne all’Europa, alla sua cultura, società e civiltà. Per gli immigrati sono questioni incomprensibili ed inaccettabili, vi vedono solo debolezza e divisione ed un varco per aumentare la portata della loro sfida. Non avranno pietà nemmeno di loro un giorno che dovessero dominarci. Questi concittadini devono fare un esame di coscienza e capire che i principi che li ispirano sono del tutto astratti e dannosi per la situazione che stiamo vivendo.

La terza è politica: la nostra guida deve essere unitaria, forte e determinata. La barzelletta dell’accordo con la Turchia, firmato il 19 e dichiarato inapplicabile il 20, dimostra che l’UE non è parte della soluzione ma del problema. Un organismo pletorico, diviso, in cui vige la legge del più forte unita al principio del beggar-thy-neighbour. Il Belgio ne è la dimostrazione palese: ha flirtato con i terroristi a novembre per evitare attentati e oggi paga il fio del suo tradimento. Il coordinamento dovrebbe essere europeo ma se l’UE non è in grado di fare meglio, meglio che sparisca e che ogni stato riprenda in mano il proprio destino. L’Italia ha esperienza di lotta alla mafia ed al terrorismo, Francia e Belgio hanno coperto tutti gli estremismi: forse noi potremo farcela, se ci lasciano fare. La leadership europea sta fallendo nel tentativo di difendere l’Europa dal più grave attacco dopo la II GM: è ora di sostituirla, con forze nuove che non siano accecate dal politicamente corretto. Il futuro non è la Merkel, Hollande, Renzi, ma i partiti europeisti “detti xenofobi” che difendono i diritti dei nativi europei.Bisogna essere chiari: le priorità sono la difesa dall’invasione e la risposta alla guerra dichiarata dagli stranieri ai nativi europei.  Tutto il resto, economia, società, giustizia, sono questioni interne che regoleremo dopo che la minaccia sarà sventata. Il rischio di una dominazione straniera è troppo forte per pensare ad altro: se dovessimo soccombere, scompariremmo o ci vorrebbero secoli per liberarci. Questa politica non va più bene, non vede i rischi e non sa organizzare le risposte adeguate. Le forze che hanno vinto la II GM ci stanno portando a perdere quella che stiamo combattendo oggi. Solo una visione ideologica e manichea può continuare a negare che l’unica speranza sono le forze politiche che difendono i veri europei. Se il trapasso avverrà democraticamente, meglio. Altrimenti anche un periodo di sospensione della democrazia sarà accettabile pur di evitare la sottomissione.

 

 

 

 

 

 

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