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Politica Italia

Muori e lascia vivere

115949200-9782acc2-bc42-428d-af2a-529a5d494b7bChe un ragazzo di 28 anni muoia, è qualcosa che non dovrebbe mai succedere. Che muoia torturato fino alla fine, in una nazione straniera, dai servizi segreti di un governo dittatoriale, è qualcosa che fa rabbrividire ed indignare. Che una madre sia chiamata a riconoscere un figlio ridotto in quel modo, è un’esperienza che non si augurerebbe a nessun nemico. Giulio Regeni è stato quasi sicuramente ucciso dalle forze armate egiziane. Non sono stati delinquenti comuni a rapirlo, torturarlo ed ucciderlo: non avrebbe avuto alcun senso.  Può darsi che l’ordine sia arrivato direttamente da Al Sisi, che il presidente sia stato solo informato, che ci sia stata un’interruzione della catena di comando, che si tratti di servizi deviati: sono tutti dettagli che interessano fino ad un certo punto. Se lo stato egiziano non fosse retto da una brutale dittatura, se in quel paese fossero riconosciuti e garantiti i diritti di libertà, Giulio sarebbe ancora vivo. Che poi l’intelligence, tanto richiesta e mitizzata per la lotta ai terroristi arabi in Europa in quanto alternativa politicamente corretta all’uso di forze di polizia e militari ed al ricorso alle leggi speciali, si rappresenti in Egitto per quello che è veramente, non incrocio di dati e “Martini mescolati, non shakerati” ma violenza e sangue, è un’ulteriore lezione sul livello dei problemi che stiamo affrontando e sulla determinazione che ci manca per risolverli.

Ammesso che non sia stato un agente dei servizi italiani, Giulio ha peccato tremendamente di ingenuità, impreparazione e  superficialità. Se è vero che era un ricercatore sociale, avrebbe dovuto sapere che l’Egitto non è il paese giusto per fare ricerche sul campo, in modo ambiguo, senza accreditamenti e coperture, andando ad intervistare elementi equivoci che tramano contro un governo militare. L’Egitto esiste come stato da 6000 anni, non ha praticamente mai avuto un’esperienza di vita democratica intesa in senso occidentale, è retto da oltre 60 anni da regimi presidenziali in cui le elezioni sono solo un escamotage per salire al potere, salvo subito eliminare quelle successive. L’Egitto gioca un ruolo chiave nel MO e nel Mediterraneo: architrave del controllo di una regione che va dalla Cirenaica all’Iran ed all’Arabia Saudita, garanzia della neutralità israeliana, probabile attore della stabilizzazione libica, al tempo stesso contraltare sunnita all’Iran sciita e portabandiera del nazionalismo arabo contro il jihadismo sostenuto dai sauditi. Un paese di quasi 100 milioni di abitanti con la forze armate più imponenti della regione la cui stabilità è stata messa in discussione dalla folle primavera del 2011 appoggiata dal peggior presidente americano della storia, salvo il tardivo rinsavimento che ha portato al potere il “nostro figlio di puttana” Al Sisi.

Non è un paese per politicamente corretti, non era un posto per un’anima candida, per un illuso che voleva proiettare le sue illusioni su gente lontanissima da lui per etnia, storia, cultura, motivazioni, religione, ideologia, bisogni. Non era il posto adatto per uno che voleva essere “cittadino del mondo”, come si vanta adesso  la madre, illusa come lui che quel mondo accogliesse a braccia aperte uno studentello presuntuoso che voleva far sapere agli arabi, bigotti doppiogiochisti e mentitori per natura, quanto è bello sollevarsi in massa per ambire al sol dell’avvenir. Cittadino del mondo è un ossimoro cretino: la cittadinanza divide, non unisce, è una proposta di appartenenza e identità, non di condivisione. Sei cittadino di uno stato, non del mondo, ed è quello stato che deve impegnarsi a proteggerti e tutelarti, non il mondo. Troppo facile sputare sulla cittadinanza, la nazionalità, i confini, le istituzioni e le forze armate dello stato, non del mondo, e poi ricattarle con la minaccia di fare vedere la foto di come il mondo, non il tuo stato, ti ha ridotto.

Giulio e la madre sono il simbolo della confusione e della divisione che attraversa la nostra società e che la espone al mortale rischio della sottomissione ad una civiltà che è arretrata di secoli sotto tutti i profili. L’odio sociale ed il sogno sempiterno di una grande rivoluzione che in Europa nessuno vuole e che quindi si vorrebbe fatta da altri, unita all’odio per una religione che, se altro non avesse fatto,  ha comunque il merito di avere improntato alla sua etica umanistica tutto il pianeta, spingono parte degli europei a cercare illusioni altrove e a proiettare le proprie aspirazioni su popolazioni che, per il solo fatto di essere pezzenti e miscredenti, si presumono  alleati naturali delle forze rivoluzionarie. Salvo trovarsi le gambe spappolate a Bruxelles o il corpo martirizzato al Cairo. Questa parte di Europa è caduta in un equivoco esiziale di cui la madre di Giulio è la dimostrazione vivente nella contraddizione del  suo ruolo italiano di volitiva e sprezzante pasionaria intellettuale che evolverebbe, nella società immaginata dagli arabi, in quello di semplice fattrice analfabeta.

Chi l’ha provato mi dice che la perdita di un figlio è di una portata incommensurabilmente maggiore di quella di qualsiasi altro lutto. Rilasciare interviste ideologizzate e ricattatorie è forse un modo di elaborare ed esorcizzare un dolore che dovrebbe rimanere fatto privato ed invece diventa strumento di ricatto politico. E’ questa madre incapace e vanitosa che ora ricatta il governo italiano imponendogli di ricercare una verità che è evidente ma indimostrabile ed il cui ottenimento dal governo egiziano sarebbe comunque solo il preludio ad un’altra campagna per la richiesta di sanzioni e di una rottura con un regime disgustoso ma del tutto funzionale ai nostri interessi nazionali. Se è chiaro che il governo egiziano è coinvolto in questa storia, è altrettanto vero che nessuno lo ammetterà mai in questa fase: qualcuno crede davvero che Al Sisi riconoscerà di essere stato il mandante dell’omicidio o che esistono pezzi di apparati che sono fuori dal suo controllo? Per avere la “verità” dovremo aspettare un cambio di regime o che qualche scagnozzo uscito dai giri pensi di vendicarsi. Ancor prima di dirlo chiaramente nel corso dei colloqui dei giorni passati, le assurde versioni ufficiali rilasciate precedentemente dagli egiziani erano tali da imbarazzare più Renzi che loro, un chiaro segnale al governo italiano di non procedere oltre se non si voleva rimanere coinvolti in una vicenda i cui retroscena sono inconfessabili ed i cui esiti imprevedibili. E Renzi ovviamente ha abboccato con tutte le scarpe, schiavo com’è dei due strumenti retorici della sinistra italiana del XXI secolo, il politicamente corretto ed il giustizialismo.

La politica estera è la sede degli interessi nazionali, non dei diritti, dei sogni e delle illusioni. Un buon rapporto con l’Egitto ci serve per la Libia, i migranti, il petrolio, la lotta alla jihad, gli investimenti. Si tratta non di malversazioni ma della tutela di interessi legittimi di uno stato che abbia a cuore il destino economico e civile dei propri abitanti, tutti i 60 milioni non uno solo. E’ evidente a tutti che alla lunga non potremo che abbozzare e senza nemmeno eccessivi patemi d’animo: capita a tutti gli stati, anche agli USA e alla Russia, che qualche cittadino venga ucciso, non per questo si richiamano ambasciatori, si rompono le relazioni, si dichiarano embarghi o si scatenano guerre. La valutazione del superiore interesse nazionale prevale serenamente sull’obbligo di dare la caccia ai colpevoli. Del resto anche i precedenti governi hanno seguito  questo principio come nel caso dell’incidente della teleferica del Cermis o dell’uccisione del commissario Calipari  nel caso Sgrena. E comunque nel caso di contenziosi si procede per canali politici e diplomatici, al limite militari,  mai giudiziari. In nessun paese, non dico del terzo ma nemmeno del primo mondo, la magistratura ha il potere di gestire la politica estera. Prova ne sono le coperture date dai francesi a Total e dai tedeschi a Siemens contro le accuse di corruzione mosse dalle magistrature nazionali, senza parlare della copertura assoluta che gli USA accordano ai loro cittadini ovunque nel mondo e per qualsiasi reato, anche comune.

Ma tutto questo non vale in Italia dove il governo non è chiamato a rispondere della tutela degli interessi di 60 milioni di cittadini ma del diritto di uno solo di muoversi dove, come e quando gli pareva, oltretutto in modo ambiguo e comunque poco prudente. Ed oltretutto  non lo fa neanche con gli strumenti tradizionali dei rapporti fra stati ma delegando a ciò  un pool di magistrati che evidentemente, per forma mentale, interessi di casta e orientamento politico, mai troveranno accettabile ciò che gli viene mostrato dagli omologhi egiziani. Quanto possa essere realistica la richiesta che in Egitto le indagini siano condotte da autorità italiane lo lascio decidere a chi legge.  Che poi ci si lamenti di non essere considerati niente sulla scena internazionale è quasi risibile e dà la cifra di quale sia la dimensione del governo attuale, tutto proteso ad accontentare i suoi sponsor mediatici che pretendono un’inverosimile punizione dei colpevoli, anche se si tratta di capi di stato stranieri, e l’affermazione di una visione tutta moralistica e giustizialista delle relazioni fra stati. Quanto possa essere realistico e fruttuoso questo atteggiamento penso sia a tutti evidente.

Renzi sta dimostrandosi ancora una volta al di sotto delle aspettative. La sua incapacità di contrastare la vulgata corrente del politicamente corretto veicolato dai media e la sudditanza nei confronti della magistratura inducono il governo in un cul de sac fatto di un’escalation di richieste inverosimili (la verità prima, la punizione dei colpevoli dopo), rispetto alle quali l’Italia manco ha un minimo di forza contrattuale, che lasciano al governo l’unica via d’uscita di una rottura dei rapporti che sarà pure eticamente ed ideologicamente appagante ma avrà effetti estremamente negativi sugli interessi del Paese. Oltretutto con un atteggiamento verso l’Egitto ben diverso da quello tenuto verso l’India per i marò che conferma ancora una volta come le vittime italiane non siano tutte uguali e come i farlocchi di sinistra come Giulio, Vanessa e Greta valgano di più dei servitori dello stato consegnati volontariamente a potenze straniere. Renzi ha perso il magic moment della vittoria del 2014 e del Nazareno per riformare adeguatamente la magistratura e adesso, con Davigo nominato a furor di popolo nuovo tribuno, non può che aspettarsi un destino analogo a quello di Berlusconi, cotto a fuoco lento mentre gli viene impedita qualsiasi mossa politica sensata.

Resta il problema dell’interesse nazionale che prevale su tutti, su Regeni e su Average Joe. Se Giulio fosse stato più ragionevole e prudente sarebbe ancora qui con noi. Ma così non è andata: chi muore tace, chi vive si dà pace. Riposa in pace Giulio. E lasciaci campare.

 

 

 

 

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