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M5S, Politica Italia

Mistero della rete

36f47e8dd559613543a48f9514abe026_400x400Morto improvvisamente a 61 anni, Casaleggio ha lasciato basiti amici ed avversari. L’alone di mistero che ha spesso, ma non sempre, avvolto il personaggio ha impedito commenti che andassero oltre il riconoscimento del carattere innovativo della sua esperienza politica lodato da Mattarella. I coccodrilli sui giornali grondano lodi e complimenti che francamente stridono con il soprannome “Casalercio” che gli veniva talvolta affibbiato. In realtà nessuno conosceva bene Casaleggio e nessuno sapeva bene che ruolo svolgesse davvero all’interno del M5S: si andava da semplice fornitore di servizi tecnici, secondo la vulgata iniziale, a deus ex machina del movimento, unico in grado di tenere a bada le diverse anime ed interessi, a stratega visionario elaboratore di piani perfetti e di immancabile successo secondo l’ultima versione.

In realtà la verità potrebbe essere anche più semplice e contraddittoria. Probabilmente la grande intuizione  Casaleggio l’ha avuta quando ha convinto Grillo a convertirsi al web ottenendo un beneficio enorme per entrambi. Le cose che Grillo ha detto come capo politico del Movimento le diceva da 20 anni come comico senza che nessuno se ne facesse né in qua né in là. Io stesso ho assistito ad uno spettacolo a Montecatini nel 2002 per poi tornare serenamente a casa, divertito, un po’ indignato, ma nel complesso uguale a prima. L’unione di un tonitruante istrione nazionalpopolare con la tecnologia del terzo millennio ha proiettato  Beppe nel mondo politico che aveva sempre lambito e portato alla ribalta uno studioso del web altrimenti confinato ai brainstorming aziendali.  Da lì in poi le cose sono andate spesso bene ma anche un po’ per conto loro ed in parte indipendentemente da Casaleggio.

Come sempre “timing is all” e ci vuole anche un po’ di fortuna: il M5S, nato come mix di rete e di meetup fisici, stazionava serenamente sotto al 5%, percentuale di tutta tranquillità che permetteva all’uno di fare il capopopolo avanza tempo ed all’altro di studiare l’impatto della rete sulla società. Nessun problema, nessuna responsabilità. Tutto questo fino al 2011/2012 quando un manipolo di burocrati europei e di politici corrotti nel senso più profondo della parola ha avuto la bella idea di scaraventare l’Europa nella crisi del debito, attentare all’economia e democrazia dei paesi, mandare proconsoli in loden a conquistare le province ribelli. Senza questo non ci sarebbe mai stato il 26% alle elezioni politiche, frutto non di spontanea adesione alla democrazia della rete ma di una rabbia e di una disperazione che ha distrutto il consenso dei partiti tradizionali e che era solo una punta dell’iceberg che ha investito l’Europa e sta lambendo gli USA. I voti li ha presi Grillo urlando “siete circondati”, postulando un radde rationem finale, non certo un tizio dai bizzarri capelli del tutto sconosciuto. Il consenso è stato acquisito nelle piazze, come negli anni ’50, a furia di urla, nuotate e tsunami, non certo tramite le votazioni in rete. Grillo è stato più che sufficiente e si è portato dietro tutti, staff e parlamentari.

Raccontato come un pianificatore ossessivo che non sbaglia mai le previsioni,  Casaleggio è stato invece sorpreso e disorientato dal successo: 160 parlamentari rigorosamente sconosciuti e di bassissima qualità politica, un ruolo politico decisivo, una visibilità enorme, sono brutte gatte da pelare per un artista anarchicheggiante ed uno schivo studioso del web. Di fatto, lui e Grillo non sapevano come gestire tutto questo potere. Il problema fu risolto nell’immediato con la bufala del 51% come condizione per andare al governo: non sapevano che pesci prendere ed infatti, fra invettive ed espulsioni, si andò avanti fino al maggio 2014 quando il Renzi rampante degli 80 euri tolse loro le castagne dal fuoco condannando il movimento all’irrilevanza politica. Da notare l’apparizione sul palco di Roma di un Gianroberto meritevole di compassione per il male che lo aveva colpito ma oggettivamente agghiacciante nell’incitare la piazza ad invocare “Berlinguer”: qualche volta è meglio mantenere il mistero che svelare la povera realtà. Da lì il disimpegno di Grillo, la nascita del direttorio, la crescita del ruolo di Casaleggio come capo occulto del movimento, nominato da nessuno ma temuto da tutti. Nel mezzo un movimento che è andato inaridendosi con la morte della democrazia diretta, l’eutanasia dei meetup, la perdita del radicamento sociale e la trasformazione in un novero di eletti, la crisi della leadership direttoriale, l’incapacità amministrativa dimostrata a livello locale, la cessazione di qualsiasi processo di elaborazione politica che non sia il continuo richiamo all’onestà ed una serie di errori non indifferenti fra cui l’autoesclusione dall’elezione del Presidente della Repubblica e da ultimo il pasticcio sulle unioni gay.

La progressiva crescita di consensi porta oggi le stime del movimento fra il 25 ed il 27%: più o meno dove era con il solo camper di Beppe che girava l’Italia. Un andamento a fisarmonica correlato inversamente con quello del PD renziano: di fatto il M5S cresce solo in base al logoramento del governo Renzi, non dimostra una sua potenzialità autonoma, non sfonda a destra. Niente di strano, del resto, per una forza che non ha posizioni chiare su niente e quindi vive di luce riflessa.

Tutto sommato, se questi sono i risultati dello stratega che vedeva il futuro, c’è di che preoccuparsi. L’errore di G&C è stato quello di non azzerare il gruppo dirigente nato con le elezioni 2013: dovevano semplicemente accettare il fatto che si trattava di un manipolo di disperati, scacciati dai partiti “seri”, incapaci ed ignoranti, beneficiati da un colpo di fortuna colossale. La società civile a cui si pretendeva di rivolgersi con rete e meetup offriva molto di meglio ma si è preferito ignorarla. Ad oggi non esiste nessuno che sia in grado di guidare il M5S, neanche il Di Maio celebrato dai media ma su cui gravavano probabilmente forti dubbi anche all’interno perché, diversamente, sarebbe stato incoronato leader al posto di Grillo ad ottobre a Imola. Un visionario del futuro, consapevole della sua malattia, 6 mesi fa avrebbe nominato un delfino per lanciarlo nell’agone ma probabilmente non ne era convinto nemmeno lui.

Il futuro del M5S richiederà probabilmente un rientro di Grillo, peraltro già preannunciato, almeno fino ai referendum di ottobre. Poi vedremo: l’impressione è che i parlamentari siano interessati soprattutto al loro destino individuale per cui un’onorevole sconfitta andrebbe più che bene, stipendio pieno e nessun rischio. Diversamente sarebbe probabilmente il caso di inaugurare una stagione costituente che riapra le porte e sciolga i nodi politici, programmatici ed organizzativi del movimento in tempo per le prossime elezioni. Probabilmente troppo per gente ormai abituata a bei vestiti e bouvette.

Casaleggio era ammantato da una mitologia di mistero e onniscienza pianificatrice che stride con il percorso incerto del movimento. Probabilmente  ci ha salutato in tempo per non mostrare i suoi reali limiti ed errori che, altrettanto probabilmente, ci faranno compagnia ancora per un po’. R.I.P.

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