//
stai leggendo...
Politica Italia

Drill Drill Hurra!

A Champagne Cheers!

A Champagne Cheers!

Il flop del referendum sulle trivelle corrisponde al flop delle motivazioni che lo hanno generato. Vediamole rapidamente.

Quesito specifico: era praticamente privo di senso, come esposto nel post precedente, ed alla fine l’elettorato se n’è accorto. Se n’è accorto talmente tanto che il quorum non è stato raggiunto neanche nella Puglia felix di Emiliano ma solo in Basilicata dove oltretutto, geografia alla mano, le trivelle non ci sono.

Ambientalismo estremo: si sta forse raggiungendo la consapevolezza che certe posizioni estremistiche sono autolesioniste a livello economico e quindi sociale. L’adesione al politically correct ambientalista è abbastanza generalizzata quando si tratta di comportamenti individuali, che siano la differenziazione dei rifiuti o il veganismo, ma è meno forte quando si mette in discussione lo sviluppo economico o addirittura, come nel caso delle trivelle, il mantenimento dei livelli produttivi attuali. L’ambientalismo come viene concepito nelle forme più radicali è incompatibile con il modello di sviluppo economico corrente. Le argomentazioni secondo cui esisterebbe un altro modello di sviluppo si scontrano con il fatto che le soluzioni proposte, a partire dalle rinnovabili, sono assolutamente antieconomiche. Dire che i dipendenti delle trivelle sarebbero stati impiegati nello smantellamento delle stesse prescinde dalla considerazione che la trivellazione produce ricavi e lo smantellamento delle trivelle solo costi per cui si sarebbe trattato di posti di lavoro improduttivi in termini puramente economici e sussidiati, direttamente o indirettamente, dalla fiscalità generale o dai costi dei servizi, basti pensare a quanto la rinuncia al nucleare ha pesato in bolletta in termini di maggiori costi diretti (costo produzione kWh) ed indiretti per lo smantellamento delle centrali esistenti. Se per il nucleare le ragioni di sicurezza erano prevalenti, le povere trivelle ferme lì da decenni non giustificavano tali costi.

Antindustrialismo, decrescita felice, “un altro modello di sviluppo”, ecc.: anche in questo caso si sta probabilmente comprendendo che non è possibile realisticamente abbandonare un modello di sviluppo che in qualche modo ha prodotto ricchezza diffusa, aumento della vita media e miglioramento della qualità della vita, valorizzazione delle risorse ambientali, per inseguire utopici orizzonti di impoverimento o illusori modelli alternativi. La rivoluzione verde ha la caratteristica di produrre diseconomie: mentre la rivoluzione industriale aumentò l’efficienza, le pratiche ecologiste di fatto la riducono. Dire che si generano posti di lavoro non spiega chi li paga e di fatto a pagarli è il cittadino tramite leva fiscale o aumento dei prezzi dei servizi essenziali. Le tesi antindustriali fanno leva sulle esternalità negative dell’attività industriale ma, a parte che con questa logica probabilmente non avremmo nemmeno acceso il primo fuoco migliaia di anni fa, assolutamente non tengono conto delle esternalità positive fra le quali lo sviluppo scientifico e tecnologico, il miglioramento delle condizioni di vita e, negli ultimi decenni, anche il miglioramento della salvaguardia ambientale. Oltretutto questi obiettivi millenaristici trascendono completamente le motivazioni individuali e addirittura la stessa esistenza in vita degli individui, creando i presupposti di un regime totalitario. C’è probabilmente un limite alle utopie accettabili dal grosso della popolazione.

Regionalismo: il referendum doveva essere una prova di forza in vista di quello di ottobre sulla Costituzione che riduce i poteri delle regioni. Data la prova pessima che le regioni stanno dando, pensare che 9 governatori regionali potessero smuovere l’animo di 47 milioni di elettori era probabilmente utopico.

Opposizione a Renzi: Renzi sbaglia molto ma l’opposizione preconcetta che si appiglia a qualsiasi boiata venga in mente non paga. L’elettorato può essere critico ma non stupido ed alla fine seleziona i temi. Ed i temi veri sono altri: immigrazione, crescita, disoccupazione, banche, tasse. Prego prenderne nota, specie da parte di quelle forze (M5S, Lega, FI) che si sono accodate confidando ancora nella minoranza del PD: figure di palta di questo genere si possono evitare e sarebbe meglio evitarle.

Faide interne al PD: 300 milioni per una consultazione che doveva lanciare l’astro nascente di Emiliano, boss di Bari e di tutte le Puglie in alternativa a Renzi: ma figuriamoci! Se questa è l’opposizione a Renzi, prepariamoci a morire renziani.

Discussione

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: