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Immigrazione, Politica Europa

Peccato

downloadDi solito bastava gridare al pericolo fascista ed il gioco era facilmente fatto. Oggi l’incantesimo si è incrinato ma non si è rotto: Hofer e la FPOe hanno perso ma, a differenza della Francia dove l’alleanza repubblicana ha contenuto finora agevolmente  l’avanzata trentennale del FN, la cordata democratica-repubblicana-decente-politicamente corretta ha dovuto patire fino all’ultimo ed attendere l’esito del lungo spoglio dei voti postali. Ed il fatto che sia intercorsa una notte e che 800.000 voti siano stati conteggiati in 9 ore quando ieri 6,5 milioni  sono stati contati in sole 3, in Italia qualche dubbio lo farebbe venire.

Il dato politico è che hanno dovuto imbarcare tutti, cattolici ed atei, moderati ed estremisti, preti e mangiapreti, ricchi sfruttatori di immigrati e assistenti sociali, pur di vincere. Hanno dovuto far convergere i voti su quello che oggi viene presentato come figlio di profughi, peccato che siano profughi russi appartenenti alla nobiltà sterminata dai comunisti che adesso lo votano in massa per salvarsi il posto, ulteriore esempio dell’ipocrisia di una sinistra che non fa altro che passare da una minoranza all’altra (i lavoratori, le donne, i gay, gli immigrati) tradendo l’una via l’altra al solo scopo di salvarsi la cadrega. Auguri a loro per il futuro. In ogni caso per la  prima volta  una carica politica apicale viene assegnata al rappresentante di un partito che non appartiene ai filoni politico-ideologici dei vincitori del conflitto, particolarmente socialisti e popolari ormai in rotta (soprattutto i primi) in tutta Europa.

La FPOe è normalmente definita come partito nazionalista, xenofobo, populista quando non direttamente fascista. Personalmente non credo che la FPOe possa essere apparentata ad un partito fascista nel senso tradizionale del termine: in nessuna parte del suo programma si intravvedono punti che facciano pensare ad un abbattimento dei  principi e degli istituti democratici come si sono configurati in Europa negli ultimi 70 anni. Non risulta che la FPOe voglia eliminare le elezioni, sostituire il parlamento elettivo con la camera dei fasci, abolire il controllo parlamentare sul governo, l’indipendenza della magistratura, i diritti civili e sociali. Ma se così fosse, per la politica e democrazia europea si porrebbe un problema esiziale: quello della priorità che i cittadini stanno cominciando a dare ai timori per l’indipendenza, la sovranità, la libertà, la laicità dello stato, lo stato di diritto, la sicurezza, il benessere, la tutela della proprietà privata, tutti più o meno messi in discussione dall’invasione mgratoria, rispetto ai principi democratici intesi in senso politicamente corretto. La contraddizione fra autoritarismo e democrazia viene sempre più intesa, dagli europei, come un questione puramente interna al loro ambito di vita e di civilizzazione che non può essere messo in discussione da una narrazione politicamente corretta che consenta ed incentivi l’invasione del continente da parte di popoli profondamente diversi: fra il rischio di un’invasione straniera e quella di una politica autoctona autoritaria, si tende a preferire il secondo e se il prezzo della difesa dagli stranieri è la scomunica “politicamente corretta”, allora il prezzo è considerato accettabile. E pensare che il primo leader politicamente scorretto ad essere eletto potrebbe essere Trump  fa veramente sorridere.

Dopo la vittoria di Hofer al primo turno, la stampa si è lanciata in una giostra  di spiegazioni giustificazioniste che faceva perno sul “lato oscuro” dell’anima austriaca che, attraverso la contrapposizione fra una Vienna tollerante ed un Tirolo filo-nazi, aveva mantenuto in sé il ricordo dell’annessione al Reich. Si erano chiamati in causa i limiti della Grosse Koalition, peraltro in Austria ormai strutturale, senza curarsi del fatto che questa è l’equivalente dell’alleanza repubblicana francese di fronte ad una presenza ormai consolidata della FPOe e che nella migliore delle ipotesi dovrà estendersi anche ai verdi. Si era pure stigmatizzato il cancelliere Faymann che aveva ovviamente “tradito” la tradizione politica della sinistra.  Nessuno che avesse avuto la buona fede di soffermarsi a considerare quali effetti, psicologici prima ancora che politici, avesse potuto provocare nella popolazione l’evento di agosto 2015, l’attraversamento libero ed incontrastato del paese da parte di 1 milione di stranieri (su 10 milioni di abitanti nativi) in nessun modo fronteggiati dalle forze che istituzionalmente sarebbero preposte alla difesa dello stato e dei cittadini: difficile pensare che questo non abbia avuto conseguenze politiche. E che con questo la xenofobia sia uscita dal novero dei timori ideologici inconfessabili per entrare in quello dell’esperienza empirica e concreta, addirittura razionale: gli stranieri fanno paura perchè sono irriducibilmente diversi per cultura, civiltà, costumi, aggressività, come il terrorismo e le aggressioni di massa hanno dimostrato.

Le soluzioni che i nostri articolisti avevano dato prevedevano una nuova narrazione dell’immigrazione in chiave di integrazione: ancora! Sono anni che Papa, politici corretti, soprattutto media, stanno veicolando una narrazione del fenomeno puramente ideologica e moralistica, basata su parametri di ineluttabilità, colpevolizzazione, obbligatorietà dell’accoglienza, assistenza ed integrazione, che non è in grado di fornire alcuna motivazione politicamente sensata e razionalmente accettabile del perché popolazioni che sono superiori, non di poco ma  di diversi ordini di grandezza, rispetto ai parametri civili ed economici degli invasori dovrebbero accettare supinamente e tranquillamente il regresso politico, civile, sociale ed economico che l’invasione comporta. Fra l’altro senza nemmeno spiegare il motivo per cui la stessa solidarietà non può essere invece data ai greci stremati dalla crisi economica. O perchè USA, Cina, Russia, Australia, Canada, la stessa Gran Bretagna siano invece esentati dagli stessi obblighi umanitari nei confronti dei derelitti: solo l’Europa è costretta ad accogliere. L’unica arma realmente a loro disposizione è quella di mistificare ideologicamente il conflitto politico lanciando ovunque grida contro il rischio di fascismo e nazismo: si vede bene che, nonostante tutto, gli elettori stanno cominciando a discriminare il grano dal loglio e che comunque i rischi di una evoluzione autoritaria dello stato sono considerati accettabili di fronte al rischio della sottomissione a popolazioni straniere.

Il corto circuito delle due crisi europee, finanziaria e migratoria, ha creato spaccature prima fra gli stati (nord/sud) e poi nelle società europee con una divaricazione di interessi fra ceti che vivono bene la globalizzazione (prevalentemente nelle capitali, come le divergenze elettorali di Parigi, Londra e Vienna dimostrano) e ceti che l’hanno solo subita. Questo dato ha annichilito prima i partiti socialisti, incapaci di difendere il loro elettorato di livello medio basso, e adesso anche i popolari, considerati complici dell’invasione a scapito dei loro tradizionali elettorati fatti di ceto medio, piccola imprenditoria e lavoro autonomo. Non potranno riprendersi se non accettando di misurarsi pragmaticamente con i temi che l’elettorato pone loro e che possono sintetizzarsi nel ritorno dello Stato alla sua natura e funzione primigenie: un sistema di popolo e territorio, cittadinanza e confini, finalizzato alla difesa esterna (dai nemici) ed interna (dai delinquenti). 70 anni di UE dimostrano che la rinuncia al concetto di stato non è all’ordine del giorno. Il ritorno allo stato inteso come strumento dei cittadini onesti rappresenta la nuova frontiera della politica. Salvo che il politicamente corretto non porti verso la nemesi delle sue premesse e ad un’involuzione antidemocratica da parte dei “democratici” per correggere i “cittadini che sbagliano”, quelli considerati non abbastanza intelligenti, istruiti ed aperti da aderire senza remore alla retorica rimbecillente dei nostri avanguardisti. Un po’ come è avvenuto in Italia con il centrodestra.

la FPOe è andata da sola ben oltre il suo consenso elettorale diretto per cui si dimostra che l’insofferenza verso l’invasione si estende ormai anche ai votanti dei partiti politicamente corretti. Comunque sia andata, nessuno in Austria potrà plausibilmente parlare più di accoglienza e frontiere aperte. In generale, il centro-nord Europa, che lo dica apertamente o meno, ha blindato le frontiere. L’Italia è chiamata a fare da cuscinetto con l’Africa fino allo sfinimento in cambio della flessibilità concessa a Matteino. L’Europa ha messo un freno mettendosi nelle mani di Erdogan. Però, solo 31.000 voti, che peccato…….

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