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Politica Italia

Scompenso politico

downloadLunedì sera, in una delle tante trasmissioni post voto, ho intravisto Berlusconi: gonfio, dai lineamenti sformati, ho detto a mia moglie che secondo me stava poco bene, mi ricordava mio papà (più o meno suo coetaneo) negli ultimi mesi. Forse ho l’occhio clinico, forse porto semplicemente sfiga, ma la mattina dopo Silvio era ricoverato. Per motivi familiari, so che lo scompenso cardiaco è una malattia curabile ma non guaribile: l’intervento non è di routine ma lascia ampio spazio ad un esito positivo ma poi le attenzioni e le cure, a quell’età, devono essere costanti. Si può continuare una vita familiare ma ci sono alcuni farmaci che creano ampi problemi in fase di socializzazione. Secondo me la carriera di Berlusconi è finita: potrà fare qualche telefonata a schermo fisso per salutare i partecipanti ad un convegno la domenica mattina ma che continui ad essere un leader politico lo escluderei. Forse è meglio anche per lui: qualche anno (spero molti) dedicati a lui stesso ed alle persone che tengono a lui sono comunque una ricchezza.

È strano come la politica italiana sia condizionata, negli ultimi mesi, dalle condizioni di salute di alcuni politici, Casaleggio prima e Berlusconi adesso. La morte di Casaleggio sta, lentamente ma inesorabilmente, lanciando Di Maio al suo destino di leader dei 5 Stelle. Non è più neanche questione di incoronazione (e poi da parte di chi? Di Grillo che si è tirato fuori? Di Casaleggio Davide che è chiuso dentro chissà cosa?) ma di un percorso costante di avvicinamento al ruolo che lui pensa gli spetti sin dalla prima volta che è andato in televisione come vicepresidente della Camera. In questo modo il movimento cambia fortemente pelle, in che modo l’ho detto nei numerosi post dedicati al M5S che si possono leggere qui https://averagejoe3000.wordpress.com/category/m5s/. In particolare appare quasi ineluttabile il fatto che Di Maio diventerà leader ad insaputa degli attivisti e senza avere dimostrato competenze e capacità adeguate. Non è un segreto che personalmente non abbia un grande giudizio della persona e del politico e anche questo l’ho scritto diffusamente, però oggi è così, o almeno sembra che sia così, e bisogna prenderne atto. E la conseguenza è che il Movimento, guidato da un politichino carrierista, si sta normalizzando andando a cercare vittorie, posti, potere. Con le migliori intenzioni, ovviamente, ma con la stessa logica degli altri partiti (e lo dico per semplicità perchè “forze politiche” è troppo lungo e mi sono stufato di scriverlo ma anche perchè il M5S ormai un partito lo è diventato).

Analogamente la malattia di Berlusconi getta un sassone nello stagno del centrodestra. Nel post precedente avevo suggerito che una vittoria unitaria a Milano ed una sconfitta di entrambe le destre a Roma sarebbe stata il miglior risultato perché avrebbe consentito di andare avanti un altro po’ senza accoltellarsi. Ma il tempo è stato troppo poco e non è maturata alcuna condizione per la successione a Silvio. Pensare che Verdini (sic!), Alfano (doppio sic!), Toti, la Carfagna e la Gelmini, Fitto, possano prendere in mano il partito e gestirlo appare oggi inverosimile. Può darsi che FI rimanga in piedi o no, ma il destino prevedibile è che si cominci a guardare attentamente a Renzi per capire che sponde può offrire, individualmente e politicamente. E che questo lo faccia anche l’elettorato moderato: le elezioni hanno dimostrato i limiti di attrattività di LN e FdI, che stentano ad uscire da un ambito locale o regionale e che non hanno contenuti politici tali da attrarre in massa il ceto medio che vorrebbe solo ricominciare a macinare un po’ di soldi per sé. Il rischio (o l’opportunità, dipende dai punti di vista) è che il Partito della Nazione nasca dalla somma di due difficoltà.

Renzi ha la possibilità di chiudere questo percorso, ammesso che sia la sua strategia, ma qualcosa deve cambiare, con o senza lanciafiamme. Essendo entrambi nati in riva all’Arno, capita ogni tanto di conoscere qualcuno che lo conosce e spesso ti dicono che, pur avendo mantenuto legami stretti con gli amici della gioventù del contado fiorentino e non essendosi montato la testa, lui ha mantenuto intatto anche il carattere egocentrico e presuntuoso che aveva da ragazzo. Questo lo ha portato a mio avviso a compiere due passi sbagliatissimi nella prima fase del suo governo: l’adesione al PSE e la rottura con FI sull’elezione del PdR. Sono stati due errori fatti per farsi perdonare il peccato di non essere un post comunista agli occhi della sinistra interna, che hanno portato risultati mediocri (Fassina e Civati sono usciti, la Bindi uscirà, Bersani lo investirebbe con la macchina, gli elettori di sinistra ormai non lo votano più) ma che hanno creato grossi problemi in fase di riforme costituzionali, imponendo un referendum che sarebbe stato evitato mantenendo il patto del Nazareno, e che rendono poco plausibile un passaggio armi e bagagli al PD di un ceto medio possidente e di lavoro autonomo che vede come fumo negli occhi l’austerità, la fiscalità, le politiche redistributive, l’immigrazione. Il ceto medio più medio di tutti è quello dei commercianti e la modulazione di fischi e applausi del loro congresso non è casuale ma segna le posizioni su questi temi. Forse converrebbe anche a lui cominciare a mollare la sinistra interna, che tanto ormai non ha futuro politico fuori dal partito, e cominciare a spostarsi stabilmente al centro come del resto hanno fatto tutti i leader di sinistra che hanno vinto e governato a lungo: Clinton, Blair, Lula. D’altro canto, per dire, le politiche sbilanciate di Obama stanno imprevedibilmente mettendo in crisi la Clinton e lanciando un personaggio singolare come Trump. Dispiace dirlo ma la maggioranza della popolazione, e soprattutto degli elettori, nei nostri paesi è bianca, etero, di mezza età, di ceto medio: quanto può essere attratta da politiche magniloquenti ed  universalistiche (gli Stati  Uniti di Europa, la salvezza del pianeta, la riduzione delle disparità economiche e sociali, lo sviluppo del terzo mondo) che hanno orizzonti temporali di lunghissimo periodo e tali da trascendere la stessa durata della vita individuale, margini di incertezza amplissimi, costi elevatissimi? Ammettere che tutto sommato si vorrebbe semplicemente un ambiente economico e sociale stabile che ti permetta di comprare casa, cambiare auto, fissare le ferie, mandare i figli all’università, è razzismo/egoismo/cinismo/disinteresse o semplice conseguenza del fatto di essere esseri umani? E ricercare il consenso della maggioranza è populismo o semplicemente democrazia? Negli ultimi mesi Renzi ha dimostrato di essere diventato più realista, probabilmente gli converrebbe prendersi un po’ di tempo per maturare ancora ed andare alle elezioni del 2018 con fondamenta più salde. Salvo esito contrario del referendum di ottobre, ovviamente.

Questa frammentazione può dare fastidio anche ai 5 Stelle: a differenza del 2012 e 2013, può darsi che le due destre prendano strade diverse al ballottaggio, i moderati con il PD e gli estremisti con loro. Ma questo significa che è venuta meno l’irriducibile contrapposizione fra destra e sinistra e per loro non è più sufficiente giocare da terzo incomodo fra due poli, una sorta di territorio neutrale bene accetto ad entrambi, aspettando di beneficiare del voto “contro” di chi ha perso al primo turno, e questo è dimostrato dai segnali a distanza che M5S e Lega si stanno scambiando. Un successo condiviso al secondo turno forse aiuterebbe ad uscire entrambi dall’impasse in vista delle politiche 2018. Il M5S sta capitalizzando l’antipatia verso Renzi ma le elezioni politiche sono un’altra cosa. L’attendismo di Bersani nel 2013 ha dimostrato come per vincere non sia sufficiente stare zitti per evitare di sbagliare ma bisogna proporre qualcosa e, data la natura trasversale del M5S, è abbastanza improbabile che il movimento possa farlo mantenendo i consensi e quindi possa vincere da solo mentre la LN potrebbe arrivarci orfana dei moderati schierati per Renzi. In questo modo entrambi  potrebbero dare un obiettivo al loro elettorato che altrimenti rischia di disperdersi per frustrazione. E si ricomporrebbe un quadro politico più coerente con quello europeo che vede una santa alleanza dei partiti popolari e socialisti contro gli “antisistema” che invece in Italia sono divisi in due tronconi oltretutto separati geograficamente.

Se poi per avere questa normalizzazione occorre affidarsi alle malattie, è chiaro come l’Italia manchi di leader dotati di visione, carisma e volitività. Ma questo è un altro discorso.

 

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