//
stai leggendo...
Terrorismo

Ottantadue

downloadSono i giorni che separano l’attentanto di Bruxelles da quello odierno di Orlando. Erano stati 130 quelli che separavano Bruxelles dal Bataclan di Parigi, 310 quelli che intercorrevano fra Charlie Hebdo ed il Bataclan. Come in un mediocre film di fantascienza, siamo costretti a contare i giorni che separano un attacco da un altro per rabbrividire di fronte all’aumentare della frequenza ed al pensiero di quello che il futuro ci può riservare: un attacco alla settimana? Due insieme? Armi di distruzione di massa?

Nel paese governato, fortunatamente ancora per poco, dal peggior presidente americano della storia, c’è voluto tutto il pomeriggio perché fosse pronunciata la coppia di parole che il politicamente corretto aborre: terrorista islamico. Omar Seddique Mateen non è il pazzo che compra il fucile per vendicarsi del collega antipatico, non è un terrorista domestico, penoso gioco di parole con cui si tentava di esorcizzare la paura della realtà. È proprio un seguace dell’Islam e dell’Isis cioè dello stato mussulmano che vuole conquistare l’occidente e sottomettere i suoi abitanti e che non è giusto nascondere dietro l’acronimo arabeggiante “Daesh”. E ha attaccato il “Pulse”, ritrovo di allegri finocchioni e drag queen, perché luogo di perdizione, peccato e libertà che un vero mussulmano non può accettare. E adesso sarà a festeggiare con 72 vergini che si riverginizzano come vuole la mitologia barbarica a cui si ispira.

Gli USA, guidati da un negro con le palle mosce, non vogliono vedere che hanno il terrorismo in casa: già a San Bernardino si era voluto girarsi dall’altra parte dicendo che gli attentatori Syed Rizwan Farook e Tashfeen Malik avevano ucciso 14 persone per vendicarsi del collega ebreo ortodosso: sì, certo, come no. Ma era quasi Natale e tutti eravamo impegnati a cancellare gli alberi di natale, il presepe e babbo natale per non irritare i mussulmani: meglio credere alla versione ufficiale e festeggiare in pace, almeno finchè ce lo consentono.

I gay di Orlando erano islamofobi? Hanno bombardato ospedali e scuole? Hanno depredato il terzo mondo delle sue ricchezze? O, peggio, avevano, reato penale e peccato mortale, attentato all’ambiente? No, erano una combriccola di gaudenti che faceva quello che la legge americana consente: vivere in un ruolo sessuale diverso da quello corrispondente alla loro apparenza fisica. Non avevano più colpa del disagio arabo di quanto ne abbiano pie signore che recitano il rosario. Perché è ora di finirla con le colpevolizzazioni: loro producono e vendono petrolio e minerali solo perché gli occidentali li usano. Il petrolio è lì dalla notte dei tempi e non è mai valso una beata minchia fino all’industrializzazione europea e americana dell’800. Noi non rubiamo nulla, compriamo e paghiamo profumatamente, tanto profumatamente da alimentare una genia di ricchi dissoluti che non compie opere buone ma vive in lussi fiabeschi e con gli spiccioli finanzia chi ci vuole uccidere. Esiste un noi ed un loro: siamo popoli, etnie, nazioni, razze diverse. Abbiamo entrambi il diritto di vivere come ci piace ma solo loro uccidono. È ora di difendersi.

Orlando ha molti punti di contatto con San Bernardino: in entrambi i casi il terrorista era apparentemente un cane sciolto. E questo apre uno scenario inquietante: perché l’NSA che ci monitora, la CIA che produce golpe in serie, l’FBI, non sanno che questi terroristi ci sono? Forse perché non era politicamente corretto indagare su ambienti mussulmani in presenza di un presidente che probabilmente è nascostamente loro correligionario? Oppure perché agiscono veramente da soli, iscrivendosi all’Isis solo nel momento in cui agiscono così da rendere onore e gloria al loro dio antropofago? Se nel primo caso basterebbe cambiare atteggiamento, nel secondo il problema è più grande perché vuol dire che chiunque può diventare un terrorista senza avere contatti con la centrale, semplicemente tramite un singolare processo di osmosi ideologica nutrita da siti internet. E questo rende tremendamente realistica la ricetta trumpiana di sbarrare gli ingressi al paese a chi deve accucciarsi 5 volte al giorno verso sud-est.

Gli USA stanno vivendo una situazione analoga a quella che segnò il passaggio dalla presidenza Carter a quella reaganiana. Gli USA hanno perso il controllo della situazione a livello mondiale e adesso si ritiene possibile sfidarli impunemente. Nel 1979 fu l’IRAN di Khomeini a farlo, adesso sono i sunniti con l’aggravante che questi, mettendo in conto di morire, non hanno nemmeno i limiti che gli altri si ponevano. Né vale dire che questa situazione è dettata dalla sfida cinese che distrae gli USA dall’impegno sul fronte euro-mediterraneo: nessuno si ricorda che nel 1979 l’URSS tentò l’ultima aperta sfida all’occidente? Si pensa davvero che quella minaccia fosse meno pericolosa di quella cinese odierna? La differenza sta nell’atteggiamento: gli USA (e l’occidente) di allora avevano consapevolezza di se stessi, del proprio destino, dei propri valori, e non arretrarono. Adesso si cerca solo di trovare giustificazioni che gli arabi addirittura rifiutano perché attribuiscono ai loro atti  proprio il significato che da quelli emerge a prima vista: una guerra all’occidente ed ai valori empi che propone. Le parole di Obama sono la dimostrazione palese di questo: dire che “questa è la peggiore sparatoria di massa degli USA” significa mistificare il senso dell’azione, nascondere i responsabili, sminuire la vicenda: allora le torri gemelle avevano problemi di struttura portante? Ed i nazisti all’invasione della Polonia erano giovani troppo baldanzosi?

Adesso è ora di finirla. La gravità della situazione è tale che addirittura le posizioni di Trump rischiano di essere troppo moderate. L’occidente deve prendere coscienza della situazione e fare poche ma chiare cose:

  • L’occidente deve distruggere l’ISIS: lo stato islamico è un simbolo di irredentismo e di ansia di vittoria islamica che ispira foreign fighters e terroristi fai da te. Come sempre vale l’effetto band wagon: finchè vinci tutti vogliono partecipare, quando inizi a perdere si torna a scaricare casse al mercato ortofrutticolo. È il momento di farlo perdere: 6 mesi di bombe russe lo hanno fiaccato, ora bisogna assestare il colpo di grazia, rapidamente e senza troppe ONG e media che parlano troppo. Basta regole di ingaggio: primus vivere.
  • Deve essere possibile difendersi: una pallottola ben assestata poteva salvare molte vite. I criminali le armi le trovano sempre, i cittadini sono impediti a ciò. Si liberalizzi l’uso delle armi, con le cautele ovvie del caso, e si insegni ad usarle ripristinando il servizio militare.
  • Le nostre società devono ritrovare unità. I mussulmani vincono perché noi siamo divisi, altrimenti non avrebbero chance. Il caso di Sadiq Khan è chiaro: ha vinto perché gli islamici hanno votato tutti per lui mentre i bianchi cristiani si sono divisi. Non dico che il sindaco di Londra sia un terrorista, tutt’altro, ma il principio è quello. C’è una parte della società che vuole vedere nei migranti e nei mussulmani qualcosa che loro non sono e si aspetta da loro qualcosa che non daranno: non sono poveri in cerca di carità e giustizia sociale pronti alla rivoluzione, sono invasori in attesa di passare all’incasso. La nostra società deve essere de islamizzata, a partire dal contrasto serio all’immigrazione ed alla riduzione dei benefici per gli immigrati, anche in modo selettivo: costoro sono profondamente diversi da noi per aspetto, lingua e cultura, possiamo anche prevedere norme differenziate per una popolazione che non rispetta la primazia della legge. Sono cose chiare, ampiamente esposte in altri post che parlano di terrorismo e immigrazione.
  • La sinistra deve fare una profonda riflessione. L’apologia dell’immigrazione e delle minoranze si sta rivelando fatale per altri valori che dice di propugnare: la libertà delle donne (Colonia), quella delle minoranze sessuali, la laicità dello stato, i diritti civili, in ultimo la democrazia. Occorre capire se i partiti di sinistra credono davvero in questi principi o se sono solo posizioni strumentali per mantenere il potere, passando da un elettorato (operai) all’altro (donne, minoranze sessuali ed etniche). Perchè essere islamofobi, a questo punto, non è segno di razzismo ma di razionalità: non è possibile convivere con gente che ha una cultura totalitaria ispirata da un credo fermo al 632 d.C. E la sinistra è il principale fattore di disunione delle nostre società, con la sua propensione a marchiare mediaticamente chi si oppone a questo stato di cose.  Lanciare accuse ideologiche non ha senso: i mussulmani erano alleati di Hitler nella II GM e speravano nell’invasione nazista della Palestina per liberarsi dagli ebrei. I cattivi erano loro, dire che chi li contrasta è un nazi-fascista è un errore storico prima che politico. Ma soprattutto la guerra è finita 71 anni fa, il discrimine fra torti e ragioni ormai è parte del passato e  oggi si gioca su versanti del tutto diversi: così facendo la sinistra rischia di trovarsi dalla parte sbagliata della barricata della guerra che, ormai, evidentemente stiamo combattendo.

Discussione

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: