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Politica Europa

Leave to live

scheda-elettorale-brexit-sc3ac-o-noDomani si vota. Non in Italia, ovvio, non siamo considerati all’altezza per decidere chi ci deve governare. Si vota nel Regno Unito per decidere fra Remain e Leave.

È un voto lontanissimo da noi per il contenuto (non credo che ci sia nessuno in Italia realmente pronto a lasciare la UE per imbarcarsi in mari procellosi ed oscuri) e per il contesto, quello di un paese imperiale che può permettersi di scegliere fra economia e storia, come dice Galli della Loggia, o più modestamente di non stare tutte le mattine alle 9.00 locali a vedere “quale sarà la reazione dei mercati”.

L’UK potrebbe realmente uscire e sconvolgere la storia per come la conosciamo: per questo le forze politiche de noantri hanno preferito tacere, per evitare di trovarsi se del caso dal lato dei vincitori e quindi fautori e aruspici di una ITExit o come cavolo verrebbe chiamata. Troppo roba per chiunque. Ed anche questo piccolo blog ha rinviato fino ad oggi una posizione, sentendo l’inadeguatezza a schierarsi su uno dei fronti. Perché la scelta è comunque legata alla scenario successivo: se l’UE rimarrà, sarebbe meglio avere dentro l’UK per il contributo di realismo, pragmatismo, equilibrio e pluralismo che la GB assicurerebbe in un consesso altrimenti germano centrico. Ma se la Brexit determinasse l’implosione di questa UE e la sua sostituzione con qualcos’altro, allora dovrebbe essere Leave tutta la vita.

Le minacce di ritorsione valgono poco contro un paese che è comunque la quinta potenza economica, la terza militare, la seconda finanziaria del mondo. Fortemente unito da vincoli storici e ideologici con gli USA. Dotato, alla fine dei salmi, della bomba H, circostanza che non può essere totalmente sottovalutata da paesi arroganti ma inermi ed imbelli come la Germania (il che spiega forse in parte le ragioni per cui anche la Francia è esentata dal rispetto delle regole UE). La Brexit differisce dalla Grexit per molto più della consonante iniziale. Se Brexit sarà, dovrà essere concordata e forse la GB non uscirà realmente: rimarrà un membro passivo come la Svizzera e la Norvegia. E potrebbe aprire la strada ad una sequela di Exit che ridefinirebbe i confini ma soprattutto il percorso storico e politico della UE, che è stata molto utile finchè non ha assunto assurde posizioni di unificazione politica del continente su basi antidemocratiche ma che in ogni caso ha probabilmente imboccato la strada discendente del suo progetto, incapace di difendere le popolazioni europee dalle minacce esterne e di creare condizioni di equilibrio e condivisione al suo interno. Impossibili nel momento in cui le scelte dipendono da 28 elettorati diversi e da turni di voto che si ripetono incessanti: l’UE può essere grande o democratica, difficilmente tutte e due le cose insieme.

Pensare a cosa i burocrati europei possono inventarsi domattina per renderlo obbligatorio a tutti, sia esso  l’obbligo di corsi di formazione per gestire i dati della privacy aziendale, ulteriore mossa a discapito di piccole imprese e professionisti, o quello di accogliere senza limiti numerici ed economici stranieri nati a migliaia di km di distanza che ignorano tutto dei paesi di arrivo ma hanno ormai imparato i puerili trucchi per non essere respinti,  crea incertezza e sospetto, tutto il contrario di quanto si voleva creare nel 1950. Come nelle partite di calcio in cui le squadre alla fine si allungano, anche fra la tecnocrazia UE  ed i cittadini la distanza si è fatta eccessiva: non si vede come si possano perseguire gli obiettivi millenaristici e universali dell’UE senza travolgere il diritto dei singoli ad una felicità personale (niente di strano, è nella Costituzione USA) che viene del tutto subordinato ad ambizioni su scala globale (la salvezza del pianeta, la fratellanza fra tutti i popoli, l’eliminazione delle differenze economiche, ecc.) talmente utopistiche, velleitarie ed incerte da trascenderne la stessa semplice esistenza. E la vittoria di un popolo sui poteri forti, i mercati, le Trilateral, le Bildemberg, le massonerie, restituirebbe fiducia in quella che per 70 anni è stata l’illusione che ha sedotto 500 milioni di persone: la democrazia, ormai vilipesa e offesa da politicanti bugiardi e postini solerti. Ed il suo risultato essere non un ritorno al passato ma il primo passo verso il futuro, fatto di una comunità basata su rapporti fra stati più elastici e liberi ed aperto anche agli altri paesi che vorranno intraprendere questa strada.

La paura indotta dal referendum è testimoniata dalla strana vicenda di Jo Cox, sorta di Boldrini locale che stava preparando un dossier sui neo nazi inglesi e le loro violenze sui migranti islamici, un bizzarro studio di cui, curiosamente, è venuto a conoscenza per primo un malato di mente. L’UE rischia una fine spaventosa, noi uno spavento senza fine: primum vivere e allora Leave. To live.

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