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Terrorismo

“Alzamiento” Islamico

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“Generazione spontanea” era il fenomeno con cui gli scienziati fino al XVII secolo erano usi spiegare fenomeni altrimenti all’epoca incomprensibili come la nascita di vermi dalla carne putrefatta o di topi dalla lana putrida. Con la stessa logica, qualche secolo prima, si pensava che le eruzioni vesuviane fossero provocate dal dio Vulcano, le tempeste da Nettuno e le folgori da Zeus. Evidentemente si trattava di interpretazioni che tradivano la mancanza di conoscenza dei sapienti dell’epoca, la carenza di informazioni che rendessero spiegabili in termini razionali tali fenomeni. Nonostante da allora siano apparsi Galileo, Newton ed Einstein, qualcosa della vecchia cultura europea continua a persistere e si manifesta nel concetto di “radicalizzazione spontanea” invocato da Obama e dai politici francesi per evitare di dire quella parola brutta brutta che non si può pronunciare  che comincia con I e finisce con SLAM. E’ una malattia terribile che colpisce solo gli … mah, non so se si può dire … ma sì diciamolo … gli arabi mussulmani. Infatti di questo fenomeno sarebbero stati vittime Syed Rizwan Farook autore della strage di San Bernardino, Omar Mateen autore del finocchicidio di Orlando e adesso anche  Mohamed Lahouaiej Bouhle il qualche oltretutto, poverino, sarebbe stato vittima di una prognosi molto infausta visto che la radicalizzazione si sarebbe verificata, nel suo, caso in soli 2-3 giorni: lunedì stava bene, giovedì era stato colto dalla voglia impetuosa e incoercibile di andare a trombare le 72 vergini riverginizzantisi che spettano a quelli come lui, con quella faccia un po’ così, diciamo …. beh, però, non so, …. ma sì diciamolo … da arabo mussulmano e quindi aveva colto l’occasione di farlo in concomitanza con un giorno qualsiasi, il 14 luglio, portando con sé un centinaio di cristiani, detto nel senso più letterale del termine.

Dopo le stragi di Parigi e Bruxelles, che corrispondevano, ahi loro,  ad un concetto inequivocabilmente “europeo” del terrorismo (gruppi armati organizzati, strutturati in una catena di comando, forniti di armi e di strutture logistiche, che pianificavano con attenzione gli obiettivi e le azioni, legati in maniera chiara e diretta all’ISIS tanto da essere formati da foreign fighters), quelle di Dacca e Nizza e prima ancora di San Bernardino e Orlando hanno creato perplessità in molti grullini del politicamente corretto. In effetti si tratta di stragi compiute in modo “arabo”, da parte di soggetti che non sembrano rispecchiarsi in nessuno dei canoni del terrorismo organizzato che gli europei e gli americani sono abituati a considerare come tale, quasi in adempimento alla fatwa del califfo: singoli individui (a Dacca un piccolo gruppo), almeno formalmente slegati dall’Isis sia direttamente che tramite mezzi virtuali, che si sono auto formati sul web, che hanno agito da soli, apparentemente in modo disorganizzato ed estemporaneo, con forti elementi di personalizzazione (le diatribe lavorative a San Bernardino, l’omosessualità repressa ad Orlando, malattie mentali e disagio socio-familiare a Nizza). Tutto questo è bastato a molti, fra cui purtroppo Obama, per dire che si tratta di casi individuali e non di parti di un fenomeno più complesso. Peraltro in Francia un mondo politico ormai sull’orlo di una crisi di nervi e di un passaggio di regime comincia a dividersi e barlumi di verità emergono con Valls ed il procuratore di Nizza che parlano apertamente di terrorismo islamico mentre Hollande evidentemente non lo dice ma lo pensa, se almeno si vuole dare un senso logico, e non imputare invece ad una incipiente schizofrenia, la decisione di reagire alla strage con un’intensificazione dei bombardamenti anti-Isis in Siria ed Iraq.

Farebbe ridere, se non ci fosse da piangere, la deriva intellettuale della sinistra europea ed italiana. Quando ero un giovane figgicciotto, una delle cose che mi faceva impazzire era la continua ricerca di collegamenti fra un qualsiasi fenomeno, ancorchè minimo, esistente sul globo terracqueo ed il quadro politico mondiale: qualsiasi cosa accadesse in qualsiasi parte del mondo era riconducibile al sempiterno conflitto fra capitalismo e socialismo, forze reazionarie e prodi rivoluzionari, fascismo e democrazia, USA ed URSS. Mentre allora si teorizzavano ardite relazioni fra le elezioni nei consigli scolastici ed i golpe in America Latina adesso, in nome di puerili tesi politicamente corrette ripetute come in un mantra, ci si rifiuta di prendere semplicemente atto di un fenomeno evidente al colto ed all’inclita: questi attentati, stragi, omicidi di massa, comunque si vogliono chiamare, provengono da un mondo, un ambiente, una religione, un’ideologia, un pensiero politico comune, un mood, che è quello mussulmano. Punto.

Invece siamo di fronte a mezzi di disinformazione che ci descrivono attentamente e minuziosamente le abitudini contraddittorie ed i patemi d’animo del killer di Orlando, il mobbing lavorativo subito da quello di San Bernardino, il caos familiare di quello nizzardo. Tutti casi individuali, imprevedibili, repentini, contro cui non si può fare niente, anche perché erano cittadini americani e francesi a tutti gli effetti. Strano che le stesse forze politiche e gli stessi intellettuali che chiedono di “rieducare” tutti i maschi, cittadini italiani e non, a fronte di pochi casi di femminicidio, accettino tranquillamente il non possumus riguardo ad una recrudescenza terrorista che ha fatto centinaia di vittime in occidente.

Forse gli scienziati medievali avrebbero davvero voluto, in buona fede, trovare una risposta sensata alla generazione spontanea. Oggi invece si cerca, in mala fede, di ignorare tutto quello che mette in discussione la radicalizzazione spontanea. In primo luogo il fatto che i killer proprio isolati non erano: a parte quelli di Dacca, che avevano formato il loro commando, gli altri tre venivano da ambienti radicali che probabilmente avevano influito su di loro. Farook era andato in Arabia e se ne era tornato con una moglie che gli aveva cambiato il carattere; Mateen era figlio di un predicatore talebano; Bohule era di famiglia radicale e comunque aveva chiesto “più armi” a chissà chi proprio il lunedì in cui, secondo i nostri politologi, sarebbe stato colpito dal virus della radicalizzazione. In secondo luogo il fatto che i nostri fossero del ceto medio (Farook e Mateen) o addirittura benestanti come i bengalini, mentre anche il franco-tunisino non se la passava male se si pensa che aveva bonificato 100.000 euro al fratello qualche giorno prima: tutte circostanze che dimostrano come non ci sia una correlazione specifica fra povertà e terrorismo alla faccia dei nostri “Companeros de Capalbio” sempre pronti a rinfacciarci quei 15 giorni di mare nella pensioncina sull’Adriatico paradigma, secondo la loro visione colpevolizzante,  del consumismo egoistico che è alla radice di tutti i mali, dalla fame nel mondo ai bombardamenti alla distruzione dell’ambiente (in questo caso sì, esiste ancora come nei tardi ’70 della mia adolescenza un collegamento fra tutti i fenomeni ed il quadro politico globale).

Il fatto che gli assassini fossero anche psicopatici (sadici i bengalini, sessualmente incerto il killer di Orlando e forse quello nizzardo, depressi quelli di San Bernardino e Nizza) non cambia di molto il quadro di riferimento che riconduce il tutto ad una prassi … ma sì, diciamolo … mussulmana. Non risulta che un finocchio in crisi di identità o un depresso cristiani si uccidano facendo una strage mentre questo accade solo quando il malato è uso accucciarsi 5 volte al giorno verso sud-est emettendo borborigmi incomprensibili: sarà razzista, o invece sarà razionale, pensare che alla fin fine questo abbia a che fare con un quadro culturale in cui i limiti ed i difetti personali trovano redenzione e compimento in una manifestazione di violenza che assicura al poveretto la fine delle sofferenze terrene e contemporaneamente la beatitudine eterna? Ed è razzista, o invece è razionale, pensare che questo è coerente con una dottrina che benedice e premia chi fa qualcosa contro gli altri invece di accettare serenamente quello che gli altri fanno a lui?

Se accettiamo questi concetti, capiamo anche che quello dell’Isis e della sua vicinanza agli assassini è un falso problema. L’Isis è una delle tante sigle, come Al Qaeda, passerà come sono passate quelle. Attualmente assolve la funzione di stato irredentista come erano il Piemonte nell’800 e la Serbia nei primi del 900: la sua distruzione risolverà il problema contingente della propaganda che emana ma qualcun altro prenderà il suo posto. Alla fin fine il problema è l’islam in quanto tale: gli occidentali fanno una fatica immane ad accettare un dato sempre più evidente, cioè che il peso dei dettami religiosi è, per i mussulmani, molto maggiore di quanto non lo sia per noi ed è in grado di influenzarne i comportamenti molto più di quanto non faccia il cristianesimo con noi. Ed in ogni caso 15 secoli di esperienza religiosa che incita alla violenza verso gli infedeli produce per forza di cose esseri umani con un profilo psicologico diverso da quello di chi da 20 secoli si sente dire che occorre porgere l’altra guancia e che addirittura il suicidio è un peccato. Niente fa ritenere che i disturbati psichici siano più frequenti nell’Islam che nel cristianesimo ma evidentemente diverso è il modo di reagire a queste difficoltà: la cultura cristiana dell’accoglienza ed accettazione ti porta dal medico o dal prete, quella islamica della vergogna e della redenzione violenta porta alle stragi. E se è vero che ci vuole un bel livello di fanatismo o di disperazione per ammazzarsi o farsi ammazzare, è altrettanto vero che il numero elevatissimo e crescente di islamici e l’alto numero di disturbati psichici (nelle mie classi si arriva al 40% di alunni certificati) mediamente esistenti nella popolazione fa sì che il rischio di reazioni violente, in un quadro di pressione psicologica e culturale così forte, sia molto alto, soprattutto in una popolazione relativamente giovane (e quindi preda delle pulsioni dell’età), poco istruita e maggiormente avvezza al rischio.

Peraltro le vicende americane e francesi ad un certo punto divergono, almeno a livello mediatico. Perché mentre negli USA ormai si è rinunciato per ordine supremo a ricercare una verità che vada oltre i disagi personali, in Francia questo, causa anche il ripetersi degli attentati, non è più possibile e alcuni sprazzi di verità stanno venendo fuori. Il killer era in contatto con qualcuno, forse è venuto in Italia, ha ricevuto armi e forse soldi, ha impiegato un po’ più di 72 ore per convertirsi. Probabilmente faceva parte della fascia grigia della società islamica, ci stava pensando da un po’ e solo in estate ha avuto l’occasione per saldare i conti con se stesso e con il suo dio, magari lasciando anche di che vivere ai suoi cari.

Ma questo apre problemi enormi di convivenza civile: se possiamo pensare che i gruppi di fuoco annoverino qualche centinaio di membri attivi e qualche migliaio di fiancheggiatori organizzati, quanti sono i possibili aspiranti stragisti/suicidi?  Quanti sono coloro che sanno ma che, per religione, interesse, paura o odio, non parlano? Quanto è grande la zona grigia di coloro che non partecipano in nessun modo al terrorismo ma credono nella Sharia più che nella Constitution e gioiscono fra se e se per le morti degli infedeli? Può darsi che lambisca quasi tutta la nazione araba? Ed è possibile estirpare il terrorismo senza in qualche modo coinvolgere questa enorme maggioranza silenziosa che non previene e non soffre?

L’immigrazione ha creato in occidente, ma soprattutto in Francia, una realtà strana che mette in contatto diverse nazionalità, intese nel senso tradizionale di gruppi umani dotati da una medesima cultura. La Francia, più di altri, è di fatto uno stato multinazionale ma in un senso diverso da quello che ha storicamente caratterizzato l’Europa, fatta di stati che raggruppavano diverse popolazioni stanziate, più o meno, in territori diversi e separati, modello che si ritrova adesso in Israele con i territori palestinesi. Aldilà del fatto che questo assemblaggio di nazioni è crollato un secolo fa con la I GM e che le differenze fra la nazione araba e quella francese sono ben maggiori di quelle storiche intereuropee, il problema è che queste due nazioni sono intimamente mescolate con livelli di separazione solo a carattere locale (le banlieu). Esiste anche in molti casi una coincidenza di cittadinanza, fatto che non è di per sé decisivo dato che esisteva anche nel caso degli imperi ottocenteschi o dell’URSS e non ha impedito la divisione di quegli stati. Il fatto decisivo è che in questo caso una separazione netta a livello geografico è impossibile: non ci sono muri fisici che possano mettere i francesi al riparo dagli arabi. Occorre che gli arabi siano chiamati in causa per risolvere il problema. Ma come?

Le anime belle ovviamente diranno che occorre colpevolizzarci per non aver fatto abbastanza e impegnarsi per dare di più ai mussulmani in cambio di una pacificazione. Ma cosa significa dare di più? Più soldi, più benessere? I mussulmani non sono autoctoni ma immigrati, anche se di seconda o terza generazione, e hanno già avuto molto più di quello che avrebbero avuto nella loro patria: più libertà, più diritti, più tutela, più istruzione, cure, benessere. Nessuno ha mai detto loro che sarebbero stati fuori dal gioco dell’economia capitalistica e adesso che c’è la crisi soffrono come soffrono gli altri, francesi o immigrati di altre nazionalità: hanno forse più diritti degli altri? Più integrazione? Ma questo significa accettare che parti della loro cultura devono essere inserite nell’organizzazione sociale e nell’ordinamento giuridico? E ancora, cosa significa in concreto? Niente calcio, niente bikini, niente scuole miste, niente birra, niente democrazia, niente libertà? Anche un piccolo cedimento snaturerebbe la società del nostro continente per come, bene o male, è venuta a configurarsi. Vediamo bene come andare su questo terreno ci porta a pericoli enormi.

La realtà è che esiste una diversità di fondo, antropologica, culturale, di civiltà, fra “Noi” e “Loro”. Una differenza non mediabile senza rinunce di fondo da una parte o dall’altra. Ed anche prescindendo dal fatto che i nostri modelli sono oggettivamente migliori dei loro, resta il fatto che sono quelli che i francesi (e gli occidentali in genere) si sono liberamente scelti al culmine di un percorso non esente da errori ed orrori: dobbiamo abbandonarli adesso per venire incontro ad una minoranza? E se cediamo adesso, quanti altri cedimenti dovremo accettare per ammansire una minoranza che avrà ormai capito che non sappiamo difenderci e che basta un malato di mente ogni tanto per strappare altre concessioni? Davvero il futuro è essere schiavi a casa nostra? E quanto si potrà realisticamente imporre questi dettami a quella che tutto sommato rimane una stragrande maggioranza di nativi francesi ed europei? E, anche volendo, come si potrà imporre i dettami alla maggioranza senza tradire i presupposti di fondo della democrazia, come del resto si è già cominciato a fare mettendo in dubbio l’accettabilità del voto sulla Brexit e per altro verso quello degli elettori repubblicani a favore di Trump?

La strada corretta è quella opposta: i mussulmani devono scegliere fra modernità e dottrine arcaiche. Il mondo è cambiato dal 632 D.C. e tutti i popoli, ad un certo punto, si sono trovati a scontrarsi con la modernità e hanno dovuto fare delle scelte. In Europa storicamente la religione  è diventata un fatto privato e tale deve essere e rimanere, se sono interessati ad essa, anche per i mussulmani. Come gli stati democratici hanno dichiarato fuorilegge teorie naziste e fasciste e combattuto il comunismo staliniano, devono chiarire che la Sharia non è compatibile con il sistema politico e giuridico occidentale, che i mussulmani devono scegliere fra la prima ed i vantaggi dei secondi e che la sua apologia, fatta con ogni mezzo, è un reato. Ed analogamente a quanto fatto contro il terrorismo e la mafia, anche il concorso esterno deve essere considerato un reato: non è pensabile, ed in effetti le ultime indagini lo dimostrano, che un mondo chiuso ed opprimente come quello mussulmano non sapesse niente dell’intenzione di un disadattato di fare una strage in un giorno di festa. E come esiste una presunzione di consapevolezza in molti casi della vita, a partire da quello fiscale, questa deve esistere almeno per coloro che sono vicini al soggetto: parenti, datori di lavoro, amici. E le sanzioni devono essere tali da dissuadere chiunque sappia qualcosa dal tacere: confisca dei beni e revoca dei benefici, come in Israele con l’Intifada e in Italia con Cosa Nostra, non possiamo accettare che coprano con l’omertà i vantaggi economici delle stragi.

Ed all’ultimo momento accettare quello che ormai è evidente: esistono due nazioni, due popolazioni, due culture, ma i problemi ad oggi provengono da una sola e di fatto le norme che si devono fare saranno oggettivamente discriminatorie. Ma anche questo non è un problema, basta adottare il giusto abito mentale  come si fa in Italia con le norme antimafia che sono oggettivamente discriminatorie verso le popolazioni calabrese e siciliana: solo le anime pure credono che la giustizia proceda sui binari e non incorra in errori e deviazioni che colpiscono incolpevoli imprenditori e consulenti che non si sarebbero trovati in quelle condizioni se solo fossero stati in Lombardia e Veneto. Nessuno se ne preoccupa perchè lo si considera un piccolo danno collaterale di fronte ai vantaggi che ne derivano sotto il profilo del contrasto alla criminalità.

Il 18 luglio 1936 il generale Franco pronunciò l’Alzamiento delle forze armate spagnole contro il governo repubblicano. Erano cittadini spagnoli come gli altri ma questo comportamento illegittimo non fu giustificato, come si fa oggi, con questa semplice constatazione. Il governo spagnolo legittimo li contrastò con tutti i mezzi, non si consolò dicendo che semplicemente si trattava di cittadini uguali a quelli che osservavano la legge vigente. Quella situazione si chiamava guerra civile ed in quella situazione non esiste parità di trattamento per tutti i cittadini, da qualunque parte della barricata stiano: ci sono quelli che stanno dalla parte giusta e quelli che stanno dalla parte sbagliata e andranno combattuti. E’ successo migliaia di volte nella nostra storia, l’ultima con la Repubblica di Salò. Se accettiamo questa interpretazione, molti problemi giuridici e politici trovano la loro soluzione. Nel  1936 vinsero quelli sbagliati che condannarono la Spagna a 40 anni di oscurantismo. Vediamo di imparare dagli errori e di non ripeterli in condizioni che ci costringerebbero alla perdita dell’indipendenza e della libertà per periodi ancora più lunghi.

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