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Terrorismo

Usque Tandem?

 

DATA CITTA’ LUOGO  GIORNI TIPO
07/01/15 Parigi Charlie Hebdo ATTACCO ORGANIZZATO
09/01/15 Parigi Supermercato Kosher 2 ATTACCO ORGANIZZATO
26/06/15 Saint Quentin Imprenditore decapitato da dipendente 168 LUPO SOLITARIO
13/11/15 Parigi Bataclan 140 ATTACCO ORGANIZZATO
02/12/15 San Bernardino Strage alla festa di Natale 19 LUPO SOLITARIO
22/03/16 Bruxelles Strage all’aeroporto 111 ATTACCO ORGANIZZATO
12/06/16 Orlando Strage del locale Pulse 82 LUPO SOLITARIO
13/06/16 Magnaville Uccisi un poliziotto e la moglie 1 LUPO SOLITARIO
02/07/16 Dacca Strage di italiani e giapponesi 19 ATTACCO ORGANIZZATO
14/07/16 Nizza Strage del tir 12 ATTACCO ORGANIZZATO
17/07/16 Heidingsfeld 4 persone gravemente ferite a colpi d’ascia 3 LUPO SOLITARIO
22/07/16 Monaco Strage al centro commerciale 5 LUPO SOLITARIO

In un anno e mezzo 12 attacchi terroristici di cui almeno 9 hanno assunto le caratteristiche della strage, lasciando perdere i tentativi non riusciti come quello del treno Parigi-Amsterdam dell’agosto 2015. Una frequenza, a partire dal Bataclan, che è andata progressivamente aumentando fino a far divenire l’attacco stragista un evento perlomeno settimanale. Alcune caratteristiche ricorrenti: autori islamici, poco integrati, talvolta con problemi psichiatrici o psicologici e soprattutto sempre vittime occidentali come target principale. Sono stati uccisi anche mussulmani ma sono stati collateral damages. Attentati equamente divisi fra gruppi organizzati “stile BR” e lupi solitari. Se i primi avevano un significato simbolico anche se allucinato (le vignette offensive dell’Islam, il luogo di perdizione, il supermercato ebreo), da un certo punto in poi non solo si è persa la significatività degli attacchi, ridotti al solo mero fine di indurre terrore, ma anche quello della superiorità morale dei terroristi che non si ritrovavano in un mondo poco spirituale e molto terreno: è un profluvio di terroristi finocchi, alcolizzati, drogati, bestemmiatori dell’Islam. In Baviera si ripete il canovaccio dell’islamico che sfoga le sue difficoltà, in questo caso relazionali, sugli altri e compie così il suo destino glorificandosi secondo i dettami del Corano e raggiungendo il suo eden ed al contempo ridicolizzando la teoria obamiana secondo cui il problema è la facilità con cui si reperiscono le armi e non la facilità con cui i mussulmani le usano: la Germania non ha le leggi liberali degli USA, come ha fatto un 18nne borderline, psicopatico ed evidentemente a rischio a procurarsi una pistola? Evidentemente il problema è diverso, è quello di un mondo che le armi le ha e la fa usare a dei poverini, come in Nigeria e MO i kamikaze sono spesso handicappati psichici o bambini.

Leggendo questa tabellina, che d’ora in avanti aggiornerò in occasione di ogni evento luttuoso del genere, uno dovrebbe giungere alla semplice conclusione che il mondo occidentale, gli occidentali, il loro stile di vita sono sotto attacco. E l’aggressore è l’Islam in generale attraverso le comunità islamiche che, prima o dopo, si sono installate in occidente. Occorre sfatare il mito dell’Isis riducendolo alla sua portata pratica: questo stato integralista, sunnita, violento, guerrafondaio, schiavista, razzista, xenofobo (ma guarda, ha tutti i difetti che il politicamente corretto occidentale trova solo in noi stessi) ha avuto un momento di gloria fra il 2014 ed il settembre 2015 quando l’intervento russo ha cambiato le sorti militari e chiamato gli USA all’impegno. Adesso sopravvive stentatamente in attesa del colpo finale che avverrà dopo le elezioni USA. Ha avuto il ruolo del Piemonte prerisorgimentale o della Serbia otto-novecentesca: ha mantenuto alto il vessillo di un “ideale” (l’irredentismo italiano, il panslavismo, adesso la lettura integralista del Corano), ha diffuso un’ideologia estrema, ha fornito una base ideologica, politica, militare, finanziaria e logistica per terroristi islamici di tutto il mondo ma non è direttamente dietro questi attentati. Il suo potere tradizionale si ferma ai territori occupati e a qualche emissario nel mondo occidentale. Il suo ruolo adesso è quello di andare a trasfondersi in una community dell’islamismo radicale, molto più ampia di quella degli adepti effettivi fino a sfiorare i confini delle comunità islamiche in occidente, che si nutre di parole semplici e comprensibili anche per le masse ignoranti che costituiscono ovunque il mondo islamico, che si prestano ad esser veicolate attraverso gli strumenti moderni, che hanno un effetto indiretto sui comportamenti degli islamici residenti in occidente. Questi individui non si conoscono, in gran parte, direttamente, non sono nemmeno in contatto tramite social network, costituiscono un gruppo diffuso che si riconosce nel brand e nei significati e valori che vi sono associati, segue gli stessi canali informativi, adotta individualmente comportamenti che sono coerenti con il brand ma non sono, o più probabilmente sono solo parte, frutto di una condivisione reale con altri soggetti. L’Isis che rivendica la strage è solo un dettaglio spesso dettato da opportunismo. Ed il mainstream mediatico che tutte le volte ci rassicura che “non c’è l’Isis dietro gli attentati” serve solo a mistificare la realtà indicando un pericolo tutto sommato minore: l’Isis non sconfiggerà mai l’occidente, l’Islam può farlo.

Un altro elemento ricorrente è quello della problematicità dell’autore della strage. Ormai abbandonato lo stereotipo sinistrorso e paleo-grillino del terrorista povero che si oppone alla violenza dell’occidente (i due americani appartenevano perlomeno al ceto medio, i bengalini erano addirittura ricchi, il nizzardo aveva molto più di quanto hanno molto di noi, tutti i terroristi lavoravano o erano beneficiari di sussidi dati dal decadente occidente che odiano), ci si è ridotti a considerarli tutti gli aggressori malati di mente, individui singoli deviati e scoordinati, incapaci di perseguire un progetto complessivo. Anche questa è una falsa rassicurazione: anche il terrorismo occidentale rosso e nero si nutriva di scelte individuali ed il passaggio dalla politica estremista ai gruppi di fuoco era dettato anche da connotazione personali non sempre “sane” e la storia successiva di alcuni terroristi  ha dimostrato che per molti di essi il terrorismo politico era solo una possibilità nel ventaglio delle possibili opzioni violente, alcune delle quali sono state da loro scelte negli anni successivi alla fine della loro esperienza terroristica. Ai tempi la maggiore importanza veniva data agli aspetti ideologici mentre non c’era attenzione per i profili personali, se ci fosse stata probabilmente alcune analisi dei tempi sarebbero simili a quello dei giorni d’oggi. In ogni caso la devianza mentale o perlomeno il disagio psichico sono diffusissimi nelle nostre società (nelle scuole si arriva al 40% di alunni “certificati”) e niente esclude che tale diffusione sussista anche fra gli islamici il che aumenta esponenzialmente il numero di soggetti che possono porre in essere atti di violenza improntati ad una lettura estrema del Corano. Se il singolo non ha una visione globale del senso delle sue azioni, questo non esclude che tale consapevolezza esista al livello di chi (Isis, Imam, altri opinon maker della società islamica) induce, direttamente o indirettamente, questi soggetti alla violenza. Ed infine occorre anche avere dei dubbi su questa ricostruzione: è ormai provato che la prima lettura dell’azione di Nizza era sbagliata e che la strage era stata studiata e programmata per mesi mentre appare abbastanza strano che dei malati di mente isolati possano facilmente procurarsi, in Europa non negli USA, senza conoscenze, delle armi d’assalto. In realtà questa lettura degli attentati come “lupi solitari” è quella imposta da Obama dopo il Pulse per limitare le accuse al mondo islamico ma si dimostra sempre più come sia perlomeno parziale visto che anche i due terroristi americani vivevano comunque in ambienti familiari radicali (in un caso la moglie, in un altro il padre). In realtà non sembra che siano  state fatte indagini approfondite su possibili collegamenti o comunque non sono state rivelate e quindi questa teoria ha necessità di essere ulteriormente dimostrata. La devianza mentale è probabilmente il presupposto ma lo sviluppo delle azioni terroristiche implica la presenza di soggetti più consapevoli.

Gli attacchi islamici mettono definitivamente in crisi i due miti degli ultimi 30 anni, globalizzazione e multiculturalismo. Lo sviluppo su scala mondiale dei processi economici si scontra, a livello macro,  con la nascita di regimi (l’ultimo la Turchia) che rendono rischiosissimo de localizzare ed a livello micro con la recrudescenza di terrorismo islamico che pone a rischio, come a Dacca, la vita degli occidentali. Lo sviluppo dei commerci richiede una minima base di stabilità politica, legalità ed ordine pubblico che adesso sono evidentemente mancanti. È probabile che il commercio internazionale nei prossimi anni si ridurrà all’occidente, all’America Latina ed all’Asia moderata, paesi privi di presenze islamiche significative o capaci di contenerle con metodi efficaci.

La convivenza fra culture diverse è ormai messa in discussione per non dire uccisa dalla semplice constatazione che questa non può esistere se non in un ambito di valori condivisi. I mussulmani rifiutano i valori alti della nostra superiore civiltà: uguaglianza, democrazia, pace, diritti, libertà individuale, stato laico e di diritto, pluralismo religioso. Ma nel fare ciò mettono in discussione anche il semplice diritto degli occidentali a compiere semplici atti quotidiani: bere una birra, vedere una partita, mettersi il bikini o addirittura, come ieri a Monaco, fare la spesa. Il livello di rischio nell’uscire, frequentare luoghi pubblici, spostarsi con mezzi pubblici, è ormai elevato per la diffusione ed imprevedibilità dei possibili aggressori. La presenza in occidente dei mussulmani, che ricordiamo non sono nativi europei se non in Albania e Bosnia, era basata sulla premessa della loro progressiva assimilazione al modello di vita occidentale. Questa scommessa ha avuto buon esito nei primi decenni post-coloniali ma adesso la cultura mussulmana ha espresso un rifiuto profondo dello stile di vita occidentale. Il rischio è ora altissimo dati i numeri crescenti dei mussulmani, il loro profilo psicologico maggiormente propenso alla violenza per induzione religiosa, la loro spesso brutale esperienza di vita, la loro bassa età media che esalta l’irruenza giovanile, la maggiore propensione al rischio di soggetti che hanno poco da perdere. Il tutto in un quadro di enorme crescita demografica del mondo islamico che innesca dinamiche interne imprevedibili e di assoluta passività connivente delle comunità islamiche, le uniche che possono realisticamente conoscere i rischi che nascono nel loro seno, prevenirli, contrastare una propaganda islamica che si nutre della vita anche dei loro correligionari. Sarà opportuno far loro capire il tanto (sicurezza, benessere, diritti, cura, istruzione) che hanno ricevuto dall’occidente, il livello di vita che, ancorchè inferiore a quello dei bianchi, è di molto superiore a quello medio dei loro paesi di origine, il rischio che hanno di perderlo nel caso questa deriva assassina prosegua e si renda impossibile la convivenza.

Gli stati europei sono diventati “multinazionali” a loro insaputa con l’oggettiva difficoltà di separare fisicamente la nazione più aggressiva anche se minoritaria. Il futuro ci porterà, volenti o nolenti, ad una separazione sociale, ad una forma di apartheid mascherata dalla lotta al terrorismo, che si nutrirà di leggi speciali che riscrivano una filiera di leggi-indagini-condanne-carcerazione secondo almeno i paradigmi della legislazione di emergenza degli anni ‘70/80. Queste norme, apparentemente neutre, saranno ovviamente discriminanti per i mussulmani in quanto da loro viene oggettivamente la minaccia, mentre una riflessione andrebbe fatta sulla capacità degli europei di difendersi da soli. Premesso che il rischio zero non esisterà mai e che non è ragionevolmente possibile presidiare militarmente ogni fiera di paese, shopping centre, ristorante, ecc., sarebbe il caso di prevedere forme di servizio di leva mirate all’uso delle armi (lasciamo fare marce, campi, ecc.) anche in questo caso da modulare in base alla nazionalità dei soggetti escludendo gli islamici che questo addestramento evidentemente lo fanno già da soli. È vero che portare in giro armi aumenta i rischi, ma se ci fosse stato qualcuno in grado di usare una pistola quest’anno il numero delle vittime sarebbe stato ridotto nell’ordine delle centinaia: probabilmente il gioco vale la candela.

Da considerare tutti gli strumenti per de islamizzare il continente, riducendo l’immigrazione (ormai dopo la Brexit non credo che sia più un problema salvo per chi la vuole a tutti i costi come l’Italia) e dissuadendo permanenze e prolificazione tramite una riduzione dei sussidi (stranamente gli islamici apprezzano questo aspetto della vita occidentale) ed agevolazioni. E, last but not least, ricordarsi sempre di distruggere il califfato: morto quello nascerà un’altra organizzazione ma cesserà la propaganda e l’esempio, molti malati di mente si dedicheranno ad altro e potremo un po’ respirare.

La recrudescenza di eventi degli ultimi mesi sta preparando il terreno ad un cambio di paradgima politico in occidente: stanno crescendo le forze “antisistema”, a partire da Trump, mentre perde terreno il sistema politico moderato post II GM imperniato, in Europa, su socialisti e popolari. In questo senso si stanno vedendo due cose importanti. La prima è che la narrazione puramente Politically Correct è ormai dominio solo dei mezzi di informazione mainstream, anche per evitare una radicalizzazione delle popolazioni occidentali, mentre non è più condivisa da tutti i governi vista la facilità e rapidità con cui francesi e tedeschi hanno palesemente ammesso il carattere terrorista degli attacchi. La seconda è che comincia a manifestarsi uno iato fra la politica “perbene” americana, con Obama e Hillary ancora orientati al mondialismo, e quella europea con la necessità, per i governanti attuali, di provare a salvare la cadrega contrastando un fenomeno che sta mettendo a rischio sopravvivenza e benessere della maggioranza degli elettori che sono pur sempre bianchi e cristiani.

Primum vivere, deinde philosophari: fino a quando è possibile governare contro la maggioranza della popolazione spacciando ideologia al posto di soluzioni? Già: Usque Tandem?

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