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Terrorismo

Un, due, tre, BOMBA!

bomba

Ce l’avevano quasi fatta, Angela Merkel ed il governo tedesco, a superare indenni una settimana da incubo: l’aggressione a colpi d’accetta di un musulmano che urlava Allahu Akbar era stata come di regola derubricata al gesto di un folle (ma quanti sono i musulmani folli in Europa?). Sabato nel tardo pomeriggio a Monaco era parso concretizzarsi l’evento che tutti temevano, una strage in un centro commerciale bavarese compiuto da un commando suicida musulmano. Era questo l’atto che avrebbe probabilmente costretto il governo tedesco a cambiare il senso della narrazione di quanto avvenuto nell’agosto del 2015, non più un gesto coraggioso che apriva la strada ad una nuova era di multiculturalismo e pace fra i popoli ma una scemenza compiuta da politicanti troppo ambiziosi che non avevano valutato bene la portata degli spiriti che stavano evocando. Alla fine tutto si era risolto per il meglio, anche in quel caso erano riusciti a montare una storiella che riconduceva tutto niente popò di meno che ad atti di bullismo subiti dall’assassino, un ragazzo diciottenne dal passato ambiguo, che si dichiarava tedesco ma che secondo alcuni era in Germania da non più di 2 anni, che sembrava seguito dai servizi psichiatrici ma il cui profilo poi ricalcava pedissequamente il poco che risultava dalle poche battute di uno strano colloquio con un vecchietto dal tetto del centro commerciale dove aveva appena ucciso 9 persone: io sono un tedesco, sono psicopatico, ho subito atti di bullismo, vivo in un quartiere povero. Tutto quello che serviva per il mainstream mediatico per ricominciare a far circolare la solita narrazione: tutta colpa della nostra società che non integra, che non redistribuisce, che addirittura si permette di non proteggere i giovani stranieri dagli scherzi dei compagni di classe (pensate voi che crudeltà, per uno che viene da paesi dove la norma sono le lapidazioni in pubblico, il taglio della mano destra, le frustate e le decapitazioni). Questo mentre in Iraq, nelle stesse ore, un attentato con 80 morti rivendicato dall’Isis veniva tranquillamente ascritto alle gesta del califfo senza preoccuparsi più di tanto di stilare il profilo psicologico del tizio che, nascosto da un burqa, si è fatto saltare in aria: si vede che l’aria di Baghdad cura le nevrosi.

Invero c’era stato un attimo attorno alle sei del pomeriggio in cui i portavoce delle autorità tedesche, in un momento di sconforto, avevano parlato di terrorismo ma poi, piano piano, nel corso della serata e poi della nottata, la versione era stata aggiustata: non importa che l’autore della strage forse un musulmano, non importa che ci fossero testimoni che avevano udito il grido di guerra Allahu Akbar, non importa che  il ragazzo fosse probabilmente in Germania da meno di due anni e soprattutto non importa indagare in che modo uno psicopatico si era procurato una pistola e 300 proiettili. Si era quasi arrivati all’assurdo di equiparare Ali Sonboly a Breivik, non si sa su quali basi, certo non ideologiche visto che Breivik aveva ucciso 80 giovani socialisti nel tentativo di proteggere la purezza etnica della Norvegia, cosa ovviamente inverosimile per un immigrato in Germania, e certamente neanche metodologiche, visto che l’attentato norvegese si era svolto con modalità e forme di programmazione molto diverse. Ma tanto bastava per alimentare il solito circo mediatico che negava le responsabilità dell’Islam e ributtava nuovamente tutte le responsabilità addosso alle vittime della violenza. Almeno per sviare la pubblica opinione (del resto la Germania ha il poco invidiabile primato di avere avuto sia la dittatura nazista che quella comunista e quindi di esperienza di manipolazione e disinformazione ne hanno da vendere), perchè poi qualche giorno dopo si scoprirà che l’attentato è tutto meno che improvvisato ma a quel punto saremo dietro ad una nuova emergenza (e alla fine, tutti questi feriti che fine fanno? Muoiono, rimangono handicappati, mutilati, o cosa?).

Era quasi finita la settimana quando altri due eventi si sono verificati, prima l’assalto a colpi di machete di un profugo siriano in un kebab, ma  questo tutto sommato poteva essere spiegato nel modo più semplice possibile, un delitto passionale, certo c’era la necessità di sottacere il fatto che, in fondo in fondo, si trattava di un femminicidio ma ormai queste sono bazzecole rispetto alla capacità di fuoco nell’industria mediatica politicamente corretta. Peccato che a tarda  serata di domenica si sia veramente verificato l’evento critico: un kamikaze siriano profugo  entrato lo scorso anno senza documenti grazie all’accondiscendenza della signora Merkel che – brutto ingrato – si fa esplodere in un concerto uccidendo e ferendo giovani tedeschi. Questo è stato troppo anche per la politica ed i media tedeschi e la frase tanto temuta – terrorismo islamico – alla fine è stata pronunciata, sia pure non dal governo centrale ma dal ministro degli Interni della Baviera che ha ormai assunto una politica autonoma nella valutazione e gestione dei flussi migratori e delle tematiche connesse al terrorismo. Come non bastasse è comparso anche il video dell’ISIS che rivendica in pieno l’attentato con il kamikaze che si dichiara fedele al califfo in anticipo: oramai anche i terroristi hanno capito in che tritacarne mediatico buonista sono capitati, in un muro di gomma che smorza la portata eversiva delle loro gesta e li assolve in anticipo da ogni responsabilità nonostante le loro rivendicazioni ed il silenzio complice dei loro correligionari che costituiscono l’enorme area grigia in cui pescare i gruppi di fuoco, e quindi prendono le loro contromisure, in futuro probabilmente ipotizzando di fare firmare preventivi atti notarili di adesione.

In definitiva la settimana trascorsa ha mostrato alla Germania, e per il suo tramite a tutta Europa, quello che è il destino segnato se si vuole continuare a perseguire il folle obiettivo dell’accoglienza di masse di persone che sono lontanissime dal livello di civiltà raggiunto in  Europa. E non si parla solo di valori alti, come la pace e la democrazia, l’uguaglianza, la libertà, i diritti civili e sociali, ma di cose terra terra come il rispetto dell’altro, il ricorso alle vie legali per la soluzione delle diatribe, la rinuncia alla violenza nella soluzione delle dispute individuali come, per altro verso, anche l’opaco fatto di Fermo dimostra. Quattro eventi che rappresentano una gamma quasi completa dei problemi che l’immigrazione pone: terrorismo politico,  violenza sulle donne, rifiuto di integrarsi,  intolleranza religiosa. A questo punto la frase “non è stato l’Isis” non è più una rassicurazione ed una mistificazione al tempo stesso: è evidente che non è l’Isis il problema, il problema è l’Islam e la cultura musulmana che non accettano i valori, alti o bassi, espressi dalla cultura europea ed occidentale.

Gli immigrati non sono per definizione buoni e noi europei non siamo cattivi per stigma di peccato originale. Ma soprattutto ci sarà stato un motivo se per 15 secoli cristiani e musulmani si sono combattuti ma soprattutto hanno vissuto divisi. La cultura araba ha mancato l’aggancio alla modernità che a livello globale, bene o male, volenti o nolenti, si è calata nel modello civile e culturale cristiano occidentale e in una scelta -quella della produzione, del lavoro, della responsabilità individuale legata alla libertà dei singoli – che ha reso improvvisamente obsoleto il modello arcaico, antico, tradizionale di arricchimento mediante la conquista, la predazione, la schiavitù, tutti elementi che in modo esplicito o nascosto sono tuttora parte del bagaglio mentale e del profilo psicologico dei musulmani immigrati in Occidente.

A questo punto occorre che la politica, la società, i mezzi di comunicazione, l’intellighenzia occidentali rispondano ad una domanda esiziale:  la cultura e la civiltà europea basate sul cristianesimo che hanno saputo tuttavia adattarsi flessibilmente alle sfide della modernità, che hanno saputo sottrarre alla povertà masse  di persone per periodi di tempo che non trovano riscontro nella storia umana, che hanno improntato a sé e ai loro valori quelle civiltà che ne sono state toccate direttamente, attraverso la colonizzazione, ma anche indirettamente, attraverso processi di osmosi come nel caso della Cina e del Giappone, questo modello è un errore della storia, è un’abiezione che deve essere rimossa, è una colpa di cui gli europei e gli occidentali devono vergognarsi e che deve essere espiata attraverso l’autodistruzione?

L’Occidente sembra essere finito nelle mani di una minoranza culturale, che non si fa fatica a definire catto-comunista, che non ha perdonato a queste popolazioni la colpa di avere imparato dai loro errori e di avere intrapreso un percorso di pace, democrazia e ricchezza che si discosta dal modello pauperistico paleocristiano e da quello piattamente ugualitario marxista-leninista. La narrazione portata avanti da queste forze, capeggiate purtroppo dal Papa, trova uno spazio pressoché totalitario nella narrazione degli eventi fatta dai mezzi di comunicazione di massa che appare tuttavia sempre più lontana dalla realtà percepita e straniante rispetto all’esperienza quotidianamente vissuta da cittadini europei ed occidentali. L’Unione Europea sembra essere diventata un clone della sua consorella Sovietica, in cui vengono perpetuati gli stessi meccanismi comunicativi  completamente scollegati dalla realtà ed in cui i temi della potenza sovietica, della superiorità del sistema socialista rispetto al capitalismo e del sol dell’avvenir sono stati semplicemente sostituiti da una retorica politicamente corretta ripetuta in modo ossessivamente incessante, tonitruante, magniloquente, unidirezionale,  imperniata sui temi della accoglienza obbligata e forzata, della ineluttabilità e positività dell’immigrazione e della negatività di qualsiasi pensiero atteggiamento o azione volta a contrastarla.

Il tentativo di allontanare la minaccia dell’Isis si traduce nel grottesco risultato di ridicolizzare l’intera comunità musulmana ridotta ad una pletora di malati di mente psicolabili che sanno reagire soltanto con atti estremi di violenza verso sé stessi e gli altri a qualsiasi eventualità la vita presenti loro, dall’abbandono dell’anima gemella agli scherzi goliardici, dalla perdita del lavoro alle offese per strada, circostanza questa che lungi dal rassicurare le popolazioni native dovrebbe indurle ancora più al terrore visto che, rappresentata in questi termini, la popolazione musulmana può essere un pericolo costante in qualsiasi luogo, momento e situazione. E d’altro canto che significato ha ridurre tutto ad una malattia mentale? Che cosa cambia in concreto nel momento in cui ci accorgiamo che comunque questi atteggiamenti sono propri solo degli arabo-mussulmani? E d’altra parte non c’è forse una premessa patologica in ogni atto di violenza estremo, verso se stessi  e verso gli altri, qualunque sia la motivazione dichiarata, sia essa il comunismo, il fascismo o l’Islam?

Non esiste un precedente nella storia umana di una nazione, di una popolazione, di un gruppo sociale, che abbia spontaneamente accettato di autodistruggersi per emendarsi da colpe reali o presunte. Non è accaduto neanche col nazismo, neanche col comunismo, neanche, per rimanere in tema, con la fine dell’apartheid sudafricana. E’ allucinante che questa pretesa venga portata avanti nei confronti di popolazioni che nell’ultimo mezzo secolo si sono prodigate per accogliere stranieri in cerca di lavoro, sicurezza e cura e che nel periodo post coloniale hanno largamente investito nei paesi del terzo mondo. Ma anche se così non fosse non si vede in che modo si possa razionalmente costringere centinaia di milioni di persone ad accettare un destino che, prima ancora che di morte, è di perdita della sovranità, dell’ indipendenza, della libertà. Si può farlo soltanto negando alla radice i valori che l’Occidente ha preteso di esprimere negli ultimi 70 anni, delegittimando il metodo democratico e rispondendo ai dubbi e alle domande che legittimamente salgono da queste popolazioni soltanto dispensando a piene mani ideologia, minacce e colpevolizzazione, utilizzando del tutto a sproposito termini come razzismo e xenofobia e qualificando come fascista o nazista chiunque, come Trump, come Marine Le Pen, come Orban, come Putin e come Hofer, si ponga al di fuori di questo percorso ideologico.

Le curve demografiche dimostrano che nell’arco dei prossimi trent’anni la popolazione bianca soprattutto di origine europea rappresenterà una piccola minoranza su scala globale pur continuando ad essere la maggioranza nelle sue zone elettive di insediamento – continente europeo, Nord America e Oceania . Si tratta di una mera constatazione di un dato di fatto a cui soltanto correnti politico-ideologiche insensate e demenziali possono far corrispondere un giudizio etico che vede positivamente la distruzione di questa comunità ad opera delle orde incivili del terzo mondo in continua crescita anche, è il caso di ricordarlo, grazie al contributo che l’Occidente ha dato in termini di know-how per il miglioramento delle condizioni di alimentazione, igiene e cura di queste popolazioni per il resto assolutamente incapaci di provvedere a se stesse. L’esperienza di questi pochi mesi dimostra come l’atteggiamento nei nostri confronti non potrà in nessun caso essere improntato ad amore, comprensione, tolleranza e cooperazione. E’ molto più probabile che loro vedranno in noi semplicemente schiavi da sfruttare e risorse da depredare e non è con questi atteggiamenti mentali e pragmatici che potremmo sperare in un futuro degno di essere vissuto. Il nostro futuro sarà quello di schiavi costretti a lavorare per mantenere tramite fisco masse di immigrati ignoranti, poveri,  incapaci di svolgere qualsiasi attività produttiva e soprattutto assolutamente non interessati a svolgerla, vista la loro mentalità predatoria.
Ma nessun popolo può essere tenuto indefinitamente sotto scacco da una minoranza: 800 milioni di indiani furono governati da 80.000 inglesi fino al momento in cui decisero di non essere più schiavi. Anche l’Europa ed i suoi abitanti devono fare uno sforzo per riequilibrare la concezione politica e ideologica dei rapporti con il resto del mondo per garantirsi un futuro perlomeno di salvezza e sicurezza.

Ecco la tabella aggiornata delle stragi mussulmane in Europa.

DATA CITTA’ LUOGO  GIORNI TIPO
07/01/15 Parigi Charlie Hebdo ATTACCO ORGANIZZATO
09/01/15 Parigi Supermercato Kosher 2 ATTACCO ORGANIZZATO
26/06/15 Saint Quentin Imprenditore decapitato da dipendente 168 LUPO SOLITARIO
13/11/15 Parigi Bataclan 140 ATTACCO ORGANIZZATO
02/12/15 San Bernardino Strage alla festa di Natale 19 LUPO SOLITARIO
22/03/16 Bruxelles Strage all’aeroporto 111 ATTACCO ORGANIZZATO
12/06/16 Orlando Strage del locale Pulse 82 LUPO SOLITARIO
13/06/16 Magnaville Uccisi un poliziotto e la moglie 1 LUPO SOLITARIO
02/07/16 Dacca Strage di italiani e giapponesi 19 ATTACCO ORGANIZZATO
14/07/16 Nizza Strage del tir 12 ATTACCO ORGANIZZATO
17/07/16 Heidingsfeld 4 persone gravemente ferite a colpi d’ascia 3 LUPO SOLITARIO
22/07/16 Monaco Strage al centro commerciale 5 LUPO SOLITARIO
24/07/16 Reutingler Bomba esplosa ad un concerto 2 ATTACCO ORGANIZZATO

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