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Palermo 5 Stelle: Daddy is back!

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Grillo: io so’ io…. Se qualcuno (non io) pensava che il Movimento potesse fare a meno di Beppe si deve ricredere.  I due anni passati dal “passo di lato” (che a questo punto può essere visto anche come sua estromissione da parte di altro fondatore) hanno precipitato un movimento politico molto tradizionale (carismatico, territoriale, fisico) in una sorta di oligarchia internettiana e mediatica priva di contenuti e spessore ma anche di metodo e razionalità. In due anni il movimento non ha saputo esprimere una proposta politica sensata, una strategia che potesse dare la dritta all’azione dei “portavoce” e sedimentare l’elettorato. Ma ha anche rinunciato di fatto ai suoi presupposti metodologici, dai meetup al voto online sugli argomenti critici. Il tutto è stato sostituito da una gestione oligarchica intestata a pochi beneficiati delle elezioni 2013 basata su litanie monotone, tentativi di “accreditamento” e presenzialismo mediatico con i mitici militanti ridotti a claque. Non si capiva niente ma i sondaggi erano positivi e la presenza di Casaleggio Gianroberto faceva ipotizzare un piano segreto che non si doveva e poteva appunto capire. Invece non c’era niente e forse finchè c’era Casaleggio Gianroberto poteva ancora bastare con lui che teneva a bada le rivalità e dettava al microfonino le cose da dire. Morto lui liberi tutti, coltello fra i denti e cazzate sparate per ogni dove. Non poteva durare, non è durata: con Beppe il movimento torna alle origini, urla e accuse, invettive e minacce. Peccato che il tempo passa per tutti, il 2016 non è il 2013, non basta prefigurare un cambiamento ma occorrerebbe gestire quello che c’è già stato. Grillo non è la persona adatta ma di meglio non c’era. Ed è tutto dire.

Casaleggio Gianroberto: che la terra ti sia lieve. Il ritorno di Beppe è parallelo all’eclisse dell’altro fondatore. Le visioni non erano certo coincidenti, quella di Casaleggio è stata giubilata nel meeting mentre si inneggiava alla sua mancanza: no more rete, votazioni online, democrazia diretta, uno vale uno, presenze televisive, toni accattivanti. Si torna all’asprezza dei comizi beppeschi. Ci mancherai. Ma anche no.

Casaleggio Davide: Macchissei? Macchevoi?. Dopo sei mesi dalla morte del padre, continua a lavorare alla piattaforma Rousseau e basta. Ma è prioritario avere una piattaforma proprietaria di e-learning, fundraising, condivisione in un mondo che queste cose le offre in abbondanza e gratis? E quanti anni ci vogliono a farla visto che se ne parlava nel 2014 all’epoca dell’espulsione dell’Artini? E lui chi è? Un politico, un manager, un tecnico? Probabilmente uno che bada al sodo del suo portafogli e se ne sbatte delle menate dei grillini.

Di Maio: mah? Imola non era un caso, era lui che si proponeva ed “accreditava” ma non c’era assolutamente un movimento corale per averlo candidato premier, a nessun livello: fondatori, parlamentari, direttorio, militanti. Le cagate fatte a Roma (ma anche a Quarto e Parma) lo hanno spinto indietro e riportato al livello di comunicatore. Ma cosa vuoi comunicare, ora, quando gli altri sanno che non sai leggere una mail?

Dibba: paraculo. Ha trovato il verso di farsi osannare per un attivismo più fisico che intellettuale che lo porta lontano dai pensieri ma anche dal pensiero. Ovviamente sa benissimo che non andrà mai oltre questa soglia per carenze politiche e caratteriali e comunque, se avesse voluto provarci, avrebbe provato a fare il Sindaco di Roma. Ma in fondo fare il tribuno è sempre meglio che lavorare.

Raggi: furbetta capitale. Arriva tardi per una palazzina vuota crollata senza vittime e si risparmia un giorno di menate, ordini, cazziatoni, pressioni ed interviste. Sale sul palco e ritorna indietro nel tempo, a quando era un’attivista e non il capo di una città delle dimensioni di uno stato. Poi balla. La salva il NO alle Olimpiadi che ci salva a tutti il portafoglio. È lontanissima dal ruolo, oggi ha perso l’ennesimo assessore al bilancio di una città con 22 miliardi di debiti. Probabilmente sprofonderà. Probabilmente non se ne accorgerà.

Appendino: paracula. Questa va avanti a sorrisoni e basta. Non ha sbagliato niente ma non ha neanche fatto niente. E non dice niente. Si salva perché Torino è sabauda e non pontificia e Fassino è stato probabilmente il miglior esponente DS/PD degli ultimi 10 anni lasciandole una situazione dignitosamente pulita. Finchè dura….

I Peones (da Fico in giù): … e voi non siete un cazzo! Ci hanno provato a fare la rivoluzione contro i Fondatori ed i Dioscuri e mal gliene è incolto. Perché Dima e Dibba sono poco, ma Taverna e Lombardi, Fico e Crimi, Ruocco e l’altro delle scie chimiche che stasera mi sono scordato il nome e non ho voglia di perdere tempo a cercarlo…. No proprio non si può.

Movimento 5 Stelle: un passo indietro. Era nato come un partito carismatico e carismatico morirà. Ha rifiutato il modello democratico per chiudersi in un’oligarchia di eletti e lì è soffocato. La scelta di oggi non è niente di diverso che decidere di stare all’opposizione. Con Grillo “Capo Politico” la possibilità di vincere le elezioni con l’Italicum è svanita: ritornerà la solfa che è pregiudicato, populista, autoritario, impresentabile. Ed un po’ avranno anche ragione perché ognuno ha la sua stagione ed oggi la sfida era governare e non più urlare. Ma la crescita si è bloccata: troppo poco materiale umano, troppo scadente, troppo poco tempo per costruire una classe dirigente degna del nome. L’ho scritto in tempi non sospetti ma l’ultimo mese ha svelato l’arcano. La scelta del proporzionale segna forse la volontà di prendersi tempo per risolvere le contraddizioni e far crescere le persone. Del resto i partiti socialisti nacquero nell’800 ma per andare al potere dovettero attendere l’interludio fra le due guerre mondiali. A differenza dei socialisti i neogrillini mancano di un background di riferimento che faccia da ancora per l’evoluzione politica. Mancano anche di un’organizzazione che regoli ruoli e rapporti, ammetta e gestisca differenze e dissensi, determini un sistema di relazioni che sia costruttivo e propositivo. Il fatto che il nuovo “Non Statuto” sia incentrato sulle punizioni non lascia ben sperare. Le inimicizie sono profonde, cominciano i contrasti fra eletti con 770.000 voti ed eletti con 0 voti e se il Senato verrà abolito è da vedere che fine faranno un po’ di outsider come Taverna e Crimi: non saranno mesi facili. Il movimento era soprattutto metodologia: no indagati o condannati, votazioni, democrazia diretta, uno vale uno, stipendi dimezzati, ecc. L’unica cosa che resta è il rifiuto dei finanziamenti pubblici. Fra cambiamenti ed eccezioni il futuro non sarà più questo ma non si vede quale sarà il collante che li terrà uniti in mancanza di una proposta politica che vada oltre l’ostentata ed oggi un po’ bugiarda diversità antropologica. Grillo probabilmente non avrebbe mai voluto avere la possibilità di governare, vedeva il movimento come un enorme cane da guardia lontano da problemi, compromessi e tentazioni. Adesso potrà raggiungere il suo obiettivo.

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