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Politica Italia

Tre streghe (Three Witches)

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Questa lunghissima campagna referendaria contrassegnata da un attivismo inusitato e strabordante del premier ormai presente pressochè ovunque, a tutte le ore, in corpo, immagine e voce, anche su emittenti francamente imbarazzanti come la fiorentina RTV38 della “Sora Alvara” che mai si sarebbero ipotizzate essere all’altezza di cotanto uomo, consente di nascondere nelle brevi di cronaca le tre fondamentali questioni che gravano sul Paese e che sono oggetto del contenzioso polemico con la Germania (in parte direttamente, in parte tramite il comodo prestanome ectoplasmico detto “Unione Europea”) a cui avevo dedicato un post sportiveggiante qualche mese faa cui avevo dedicato un post sportiveggiante qualche mese fa: banche, crescita e conti economici ed immigrazione. Tre streghe che, nei famosi “paesi normali”, avrebbero ammazzato leader ben più versati di Matteino ma che da noi hanno, per ora, l’effetto di una piuma sull’acciaio.

La situazione economica italiana sta progressivamente peggiorando. Il 2015, annus optimus caratterizzato da congiunzioni astrali inusitatamente favorevoli (€/$ vicino alla parità da 1,40, petrolio a 30 dollari e QE a manetta), aveva portato una piccola crescita di circa 0,6-0,8% del PIL. Il fatto stesso che questi numeri ballino in continuazione e non siano mai definitivi dimostra, oltre alla fallacia dei meccanismi econometrici e statistici adottati e non più coerenti con il “new normal”, anche il reale significato dell’appartenenza dell’ISTAT alla Presidenza del Consiglio di cui costituisce una Direzione Generale. Per quanto modesta sia stata la crescita, la fase favorevole tende a finire: il petrolio torna stabilmente verso i 50 dollari con obiettivo il prezzo di equilibrio di 70, l’€/$ ha ripreso la corsa al rialzo e, notizia ferale di ieri, Marione nostro che tutto può comincia a potere meno (anche perché si avvicina la scadenza di mandato e sta diventando una lane duck) e non può più pronunciare la fatata formula magica “whatever it takes” a pena che gli venga mozzata la lingua da una CDU che si è scoperta ormai sull’orlo della sconfitta e non può più indugiare in un buonismo ipocrita verso i paesi debitori pena la vittoria degli “Alternativi” tedeschi.

La riunione a porte chiuse nella Commissione Bilancio del Bundestag della scorsa settimana dovrebbe indurre tutti gli europeisti italici a gridare vendetta: il capo della più europea delle istituzioni europee costretto a subire i cazziatoni dei corrispondenti teutonici di Cirino Pomicino o, addirittura, di Boccia. Invece niente, ormai il concetto di asservimento ai tedeschi è passato nel senso comune degli attori di politica, economia e media e chi se ne discosta è ovviamente un “populista”. Il 2016 dell’1,6% si sta rivelando l’ennesimo anno di passaggio con un risultato che sarà, se tutto andrà bene, della metà. In realtà il rallentamento economico, cominciato nel IV Quarter 2015 e scandito dal calo della produzione industriale e dell’export, potrebbe portare nella Second Half 2016 (quanto mi piace l’inglese finanziario!) ad una recessione di cui si saprà ovviamente ad anno nuovo e dopo il referendum. Ma anche ammesso che ciò non avvenga, è evidente che tutti i conti pubblici ballano la salsa: debito + € 80 Billion (lo scrivo in cifre che fa più effetto: 80.000.000.000,00), deficit verso il 2,5%, debito verso il 133%, spread a 140 (per fare un confronto la Spagna senza governo da un anno lo ha a 103). Considerando la pillola avvelenata dell’IVA di Letta, criminale che adesso sverna nella Ville Lumiere covando fantasie di ritorno in auge, il governo ha un piccolo problema: non c’ha una lira. Come fare a dare un po’ di corpo alle fantasie di boost produttivo e di redistribuzione egualitar-referendaria a favore di chiunque abbia un minimo dubbio a crociare il SI? Facciamo deficit, cioè altro debito. E per conferire un minimo di dignità ad una richiesta da pezzenti ecco che arrivano i fatti eccezionali: i migranti che ormai arrivano da 4 anni ed il terremoto.

Fa schifo, letteralmente e semplicemente schifo, che Renzi e Padoan chiedano flessibilità di 6-8 miliardi nascondendosi dietro la morte di 300 connazionali ben sapendo sin da ora che nemmeno un euro di quei miliardi andrà alla ricostruzione. Mi immagino Matteo e Piercarlo la notte del 24 agosto: “Hai sentito che botta?” “Sì, me so’ messo a ridè a pensà quanti sordi poteva portarci”. “Domani chiamo subito Moscovizì”. “La prima cosa, fallo subito. Buonanotte Matteo”. “’notte Pier”. Dialoghi già sentiti, anzi intercettati, nel 2009 ma da persone che si presumevano di un livello più basso. Invece questo ci tocca.

Si è gettato giustamente merda addosso alla classe politica che ha dissipato il “dividendo dell’Euro”, l’epocale calo dei tassi di interesse degli anni immediatamente precedenti l’avvento della moneta unica. Cosa dovremmo dire di chi ha gettato nel cesso anche l’occasione del QE Draghiano? 3-4 anni di interessi bassi per un paese di fatto fallito gettati nel buco delle mance elettorali. Cosa ci mancava per fare diversamente? Il know how, l’esperienza, la memoria? Matteo dirà: la riforma costituzionale. Ma è solo l’ultima (in inglese sarebbe “the latest”, purtroppo, non “the last”) giustificazione e cazzata di una classe politica da patibolo.

La manovra di fine anno è scritta sulla sabbia, i numeri sono ispirati ad un ottimismo irrazionale, le ambizioni di intervento disparate ed eterogenee (dalle pensioni alle imprese ed alla ricerca) scorrelate da qualsiasi valutazione di sostenibilità finanziaria. Non solo l’impegno elettorale ha bloccato l’azione di governo ma ha pure gonfiato le stime di spesa e le necessità di deficit che l’UE dovrà valutare. Non sorprende che in Europa si cominci a pensare che, piuttosto che Renzi, è meglio piuttosto. E d’altro canto occorrerebbe cominciare a domandarsi quale possa essere la funzione di una UE che dovesse cedere alle richieste di Renzi: abbiamo sempre visto in Bruxelles il positivo contraltare di una politica italiana lassista e irresponsabile, ma nel momento in cui anche gli eurocrati dovessero cominciare a fare politica di bilancio all’italiana avrebbe molto senso rimanere ancorati ad un carrozzone disfunzionale?

La situazione del sistema bancario si sta ovviamente aggravando, un po’ per l’inerzia delle sofferenze che si porta dentro e che sono anch’esse non quantificabili, come il caso delle 4 “Nuove Banchette” sta dimostrando visto che dovevano essere un affare della madonna ed invece si scoprono piene di Non Performing Loans come le vecchie fallite con esproprio degli obbligazionisti, un po’ per il progressivo peggioramento delle condizioni economiche. La soluzione rapida del caso MPS doveva essere il bluff per cercare di bloccare la deriva ma ovviamente il nostro Premier, decisionista solo a chiacchiere, si è perso in questioni che sono oggettivamente più grandi di lui. Uno che non capisce il casino che va a fare con il bail in delle banchette pur avendo al tavolo (e forse anche sotto allo stesso) la figlia di uno coinvolto fino ai capelli in quel troiaio, non può ovviamente capire le questioni di una banca che è circa 15 volte più grande di quelle messe insieme. La finestra di opportunità per un intervento pubblico che si era aperta a cavallo dell’estate si è chiusa e rientra adesso nel mare magnum della discussione con l’UE su ogni cosa, dai migranti all’acquisto delle scope. Spariti i cavalieri bianchi della CDP (che tanto non erano soldi suoi) e delle casse previdenziali (che ovviamente hanno rimandato al mittente la proposta di donare al governo l’oro dei loro assistiti), non si trovano abili affaristi (detti anche “gonzi”) interessati ad investire € 5 Billion (rifaccio il giochetto di prima: 5.000.000.000,00) in una banca che vale un decimo e che ne ha già fatti secchi 8 (e dai, rifamolo: 8.000.000.000,00). Come tutti quelli in mano ai cravattari (detti anche “business people” in ossequio non solo al financial English ma anche al politically correct), guidato dal capo di JP Morgan che ha il nickname di “Whale Hunter”, Renzi si sta acconciando a fare operazioni disperate nel tentativo di tappare i buconi che si stanno aprendo anche oltre il MPS con Unicredit che si avvicina alla cassa con la questua di 16-18 Billion (16.000.000.000,00 – 18.000.000.000,00). Il tutto senza nemmeno, probabilmente, riuscire ad evitare il coinvolgimento dei piccoli junior bond holders per un totale di almeno 2 Billion (la traslitterazione in cifre mi è venuta a noia, adesso fatevela da soli) che, data la numerica ed il posizionamento socio-economico-geografico degli stessi (il MPS straripa in Toscana, Umbria ed Emila, puta caso regioni dove anche il PD fa il pieno), potrebbe decretare il canto del cigno del nostro simpatico premier.

L’immigrazione sta ormai assumendo caratteristiche sconcertanti: l’Italia è l’unico paese europeo che accetta i migranti. Al di là delle chiacchiere di circostanza, Schengen è defunto ed il lungo periodo elettorale (USA, Francia, Germania) in cui una classe politica nata dopo la II GM ed ormai agli sgoccioli si gioca la sopravvivenza ha portato a zero il livello di tolleranza verso negroni ed arabi. Ovunque vincono i populisti. Ma dove? In Ungheria direte voi? No, in UK dove la Brexit ha avuto un effetto a scoppio ritardato. Se d’estate anche i pro exit erano sconcertati e confusi da quello che era successo, adesso tutti si sono accorti di quanto è ganzo essere sovrani ed indipendenti, liberi di fare quello che gli pare con una valuta sottovalutata e la possibilità di scegliere chi invitare a cena senza dover stare tanto ad indovinare. Non sempre (quasi mai) chi scuote l’albero raccoglie i frutti ma non si va a Eton per niente e la Teresona May ha presto capito come era il clima politico e si sta apprestando a cavalcare l’onda con un profluvio di proposte xenofobe e racist come quella di elencare e pubblicare i nomi dei dipendenti stranieri delle imprese. Se tanto mi dà tanto, si apriranno grandi opportunità per pizzaioli delle isole Shetland dopo che i migranti napoletani se ne saranno tornati al Vesuvio. Rimane il problema del tunnel della Manica, quelle 40 miglia nautiche che hanno salvato il Regno di Sua Maestà Britannica prima dall’Invincible Armada, poi da Napoleone ed infine dalla Luftwaffe. Ma intanto ci hanno messo un Wall (eh no, dire muro non sta bene, mica siamo ungaro-finnici), poi magari una Bomb  risolverà definitivamente il problema in futuro.

Il mondo si sta rinazionalizzando. Renzi non l’ha capito e continua ad importare i predetti negroni al ritmo di 10.000 a settimana, i quali oltretutto si moltiplicano come i Gremlins durante il viaggio. Avevano stimato 150.000 persone all’anno, solo nel 2016 saranno più probabilmente vicine ai 200.000.  Non ci sono posti e non c’è neanche più pazienza: il negretto povero piace se non lo vedi, quando presidia negozi, supermarket (a proposito, un ricordo reverente a Bernado Caprotti da me sfiorato nella precedente vita lavorativa) e magari casa tua comincia a starti un po’ sulle balle. Se non ci credete venite nelle scuole e nelle strade della Provincia di Firenze (per dire, quando va male il PD prende il 60%) e vi ricrederete.

L’unica strada era un deciso intervento armato in Libia, territorio (non più stato) da cui passa qualsiasi cosa, siano negre gravide o terroristi kamikaze. Invece si è inventato il Migration Compact, rimasticatura del terzomondismo cattocomunista anni ’60 alla La Pira che non ha alcuna possibilità di produrre effetti positivi e rapidi e serve soltanto per buttare la palla nel campo dell’UE, adesso dipinta come cattiva istituzione che non vuole accudire i migranti raccattati per il Mediterraneo. La paura di fare lo ha costretto ad incrociare per l’ennesima volta le dita. Lungi dall’aver capito il problema, Renzi non ha neanche stanziato i soldi per “gestire” l’immigrazione cosicchè ha fregato anche le sue coop che non hanno più una lira. I soldi sono finiti probabilmente a marzo, da lì in poi ciccia: i negroni sono pronti per essere sbattuti per strada alla faccia della solidarietà (pelosa) con cui erano stati accolti. Con quali vantaggi per ordine pubblico e sicurezza lo vedremo nei prossimi mesi.

Renzi si è ormai rivelato un emulo di “Gano il duro di San Frediano”, un’altra macchietta fiorentina dell’RTV38 degli anni ’70. Un incapace borioso e presuntuoso, verboso e petulante, che interpreta la politica, al massimo, come gioco delle tre carte. Il mix di avventurismo fiscale, crisi bancaria e rinuncia alla legalità sta seminando il panico nella popolazione che ovviamente si aspetta anni difficilissimi per far quadrare i conti, salvare i risparmi e scacciare gli invasori dal paese o perlomeno gestirne la presenza. Tre anni di sinistra al governo hanno dato un colpo mortale ad un paese già piegato dalla crisi economica. Una campagna referendaria di un anno ha dissestato i conti pubblici, allontanato Renzi e Ministri dalla minima attenzione all’amministrazione e creato un’instabilità politica accentuata: un bel risultato per una riforma che doveva stabilizzare il quadro politico ed istituzionale italiano.

Basterebbe dire queste cose per far prevalere il NO. La riforma ha anche qualche aspetto positivo (come le regioni ridimensionate) ma le idee vanno sulle gambe delle persone. Quelle di Matteino ci porteranno al disastro. Il problema è che non c’è ancora nessuno dall’altra parte che faccia ipotizzare che la vittoria del NO non sia un salto nel buio ma una scelta consapevole e razionale. Esclusi Berlusconi e Grillo, occorrerebbe che emergesse un leader in grado di dire semplicemente che il Premier è nudo. Doveva essere Di Maio che sta dimostrando la sua inadeguatezza: di fronte a Renzi, che ha il solo pregio dell’energia e della determinazione, si staglia un’ameba che si estranea da una lotta politica che ne avrebbe fatto naturaliter il leader antagonista nel 2018. Invece aspetta dall’alto investitura ed accreditamenti. Auguri: chi visse sperando, morì by shiting.

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