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Economia e società, Politica Italia

Tutto passa

101736151-3f9db91c-19fc-4ba6-bcad-526dd2522c55La cattiva idea di venire a vivere in  Mugello, 15 anni fa, mi ha esposto alla conoscenza e paura del terremoto fino ad allora mai sentito a Firenze. L’attenzione alle scosse è sempre alta e così è stato il 26 ed il 30 ottobre per quelle di Norcia: la sensazione strana della terra che si muove, lo scacciapensieri che, suonando, scaccia l’idea che sia un giramento di testa, l’urlo per avvisare la moglie, la corsa sotto la porta nel muro portante, l’attesa (specie il 30) che tutto finisca. Tutte cose viste e fatte tante volte in questi anni e per fortuna sempre finite bene. Poi la visita al sito INGV per sapere dove e quanto. Lo strano sentimento per cui sei contento che non sia toccato a te ma anche dispiaciuto perchè è toccato a qualcun altro. Ma in quei giorni non è toccato a nessuno o quasi nessuno. E’ venuta giù la chiesa di San Benedetto a Norcia: mi dispiace, anche quella era parte del nostro patrimonio storico e culturale, era un pezzo dell’identità di Norcia. Ma erano pietre e sassi, ancorchè magnifici. Rispetto all’unicità di una chiesa crollata, preferisco l’unicità di un bambino vivo. A me va bene così. E questa volta è andata abbastanza bene.

Le opere dell’uomo non sono fatte per l’eternità. Neanche le case degli abitanti di Norcia e dintorni sono fatte per sfidare il tempo e la natura e di questo anche loro dovrebbero cominciare a rendersi conto. Se è vero che l’Appennino si sta dilaniando in quella zona (4 terremoti dal 1979), allora la loro vita in quei posti è di fatto finita: in una situazione di terremoto in corso, ci vorranno 2 o 3 anni per essere certi che il sisma sia finito (o almeno sospeso), poi 7-8 anni per ricostruire. Nel 21° secolo 10-12 anni sono l’equivalente dell’eternità: vite sospese, problemi materiali, servizi scadenti, paura. Sarebbe forse meglio cominciare a pensare ad un loro futuro lontano da lì, dove possano vivere, lavorare, studiare, esprimere la loro unicità in modo pieno e completo. Gli esseri umani si sono sempre spostati per sfuggire alla natura: gli Etruschi non costruirono subito Firenze, costruirono prima Fiesole perchè, posta in alto, non era soggetta alle inondazioni dell’Arno. Occorre essere realisti: ci sono alcune cose che non possiamo padroneggiare, possiamo soltanto sfuggire loro. Forse la miglior soluzione sarebbe delimitare l’area sismica, espropriare i proprietari, indennizzarli e mandarli a vivere dove vogliono ma lontano da là. Diventerà un Pompei a cielo aperto, fra qualche decennio o secolo vedremo cosa farne.

Il portico che unisce Bologna alla cattedrale di San Luca, un’opera suggestiva ma tutto sommato semplice, è stato ideato e costruito nell’arco di 75 anni. I tempi della ricostruzione di città e monumenti vanno oltre il 4 dicembre, oltre il febbraio 2018, oltre la vita politica di Renzi e dei suoi. Ed in mancanza di fondi chiedono anche un approccio diverso, fatto non di stato ma di comunità, di iniziative della società civile che siano dirette a ricostruire o comunque a sopperire i danni non solo ad edifici pubblici o di culto ma anche alle stesse case private degli abitanti. Un fondo alimentato da donazioni volontarie che persegua obiettivi che si dipanano negli anni, indipendentemente dalle convulsioni della politica.

La gestione del terremoto dimostra i limiti politici ed intellettuali che Renzi si porta dietro. Le dimensioni del sisma cominciano ad essere importanti, con qualche decina di migliaia di sfollati, solo che il pregiudizio ideologico impedisce di seguire le regole che hanno consentito a Berlusconi di sistemare 80.000 sfollati in poco tempo in case decenti da cui manco scappano in caso di scossa perchè “tanto sono antisismiche”.  Il vaniloquio di piani nazionali e “Case Italia” si scontra con la drammatica realtà che in cassa non solo non c’è una lira ma nemmeno idee sensate al di fuori dell’obbligo di ristrutturare qualsiasi cosa poggi sul terreno, cosa che (Norcia Docet) non protegge da un sisma di magnitudo importante. Il commissario Errani è una figura silente ed insignificante, classico prototipo del burocrate ex PCI che sembra un fenomeno finchè fa parte di un meccanismo e si rivela una pippa quando deve fare da sè: inincomparabile con Bertolaso, costringe il buon Matteo ad intervenire in prima persona anche su queste vicende annegando tutto in un mare di chiacchiere banali che, su questi temi, fanno solo perdere la pazienza. I tempi di ricostruzione sono stimati dal 2018 al 2047: l’idea stessa di ricostruire tutto come era prima perde di senso di fronte ad orizzonti temporali di questa dimensione. La strategia di una gestione e ricostruzione non centralizzata (altra colpa presunta di Berlusconi) ma dal basso e condivisa, ammesso che sia mai stata una decisione razionale nel paese in cui le Regioni vorrebbero fare la politica energetica ed i sindaci quella estera, fa a pugni con la decisione di deportare gli abitanti a centinaia di chilometri perchè-  non si sa mai – rimanendo lì a piangere e a lamentarsi potrebbero stonare con il clima festoso che ci deve portare al 4 dicembre. Se c’è stato un momento in cui Berlusconi è apparso un uomo di stato è stato nei mesi post terremoto quando l’impegno, la passione, la gravitas che ha dimostrato gli avevano consegnato le chiavi dell’Italia. Per settimane tutti i giorni è volato a L’Aquila: il 31 ottobre Matteo era in Piazza del Popolo per il referendum. Non ci voleva una genio ma solo una buona laurea in economia a capire che le chiacchiere sulla flessibilità per il terremoto erano una sòla: 4 miliardi di debito in più a fronte di 300 milioni per il 2017 e 200 per i prossimi 30 anni. Mentre invece i migranti avranno i loro 3,5 miliardi a crescere, sonanti e ballanti, nella prossima finanziaria: basterebbe sospendere lo stolido traghettamento di pezzenti che non servono a niente e rompono pure le balle per ricostruire, finanziariamente parlando, in due anni ma i cittadini italiani saranno profughi a casa loro mentre i migranti se la spassano alle nostre spalle.

Tutto passa. Passerà anche questo momento buio di un’Italia in mano a papi pazzi, politici penosi e burocrati gelidi. Anche Renzi passerà. Magari fra 34 giorni.

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