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Terrorismo

Natale con i Tuoi

Non si scappa, è sempre colpa nostra. Se un tunisino “profugo” in Germania (Ma in Tunisia c’è la guerra? E  la Germania confina con la Tunisia?) uccide 12 tedeschi e ne ferisce 50 non è mai colpa di una cultura primitiva ed arretrata, intrisa di mitologia, intrinsecamente violenta ed aggressiva, intollerante verso i diversi. No, è colpa nostra. Perché non abbiamo saputo integrare un pezzente che è entrato senza motivo ed ora vive bene alle nostre spalle. Perché abbiamo festeggiato la nostra festa, il Natale, offendendo degli stranieri che pretendono di comandare a casa nostra. Perché i russi, alleati dei siriani mussulmani, hanno bombardato Aleppo occupata dai jihadisti mussulmani: che minchia c’entrano i tedeschi con russi e siriani e jihadisti? Eppure è sempre colpa nostra, perché abbiamo parlato senza agire e non ci siamo ribellati ai blitz russi che stavano distruggendo il nostro nemico mortale, l’ISIS.

La Siria ha un presidente legittimo, Assad. Il governo siriano siede all’Assemblea Generale dell’ONU dove siede anche quello di Gentiloni. Può darsi che quello siriano non sia stato eletto secondo canoni democratici “occidentali” (del resto neanche quello di Gentiloni lo è stato) ma d’altra parte nell’Islam non esiste nella storia esempio di un governo e di un parlamento eletti dai cittadini. Assad è un dittatore, è vero, ma lo sono anche tutti i capi di stato arabi, nessuno escluso, neanche quelli che aspettiamo a gloria per salvare il MPS. Metà del territorio siriano fu invaso, anni addietro, da eserciti transnazionali arabi mussulmani che volevano rovesciarne il legittimo governo, Aleppo venne occupata e ne divenne la città simbolo. Ad Aleppo venne applicata la costituzione dell’ISIS che prevede crocifissioni, schiavitù, stupri, roghi, lapidazioni, decapitazioni, gay gettati nel vuoto, bambini di 4 anni che fanno esplodere prigionieri, ovvero il meglio del meglio che la cultura islamica sa produrre. L’ISIS si pose come mission quella di conquistare le terre irredente di Africa, Asia ed Europa per convertirle all’Islam. Divenne quello che era il Piemonte per l’Unità d’Italia e la Serbia per il panslavismo: un riferimento ideale, politico, finanziario, logistico, militare per tutti i partigiani di questa causa. Solleticò le fantasie malate di migliaia di islamici residenti nei territori irredenti dell’UE. Siccome il bandwagoning è uno sport universale, a questi soggetti, perlopiù pezzenti emarginati in quanto inadatti allo stile di vita occidentale, non parve vero di saltare sul carro del presunto vincitore istigati anche dalla massiccia invasione di correligionari accolti da una cicciona pazza con le note di Beethoven in sottofondo. Cosa dovevano pensare? Che l’Europa era un continente finito nelle barbe, schiavo dei suoi principi astratti, incapace di difendersi, forse addirittura voglioso di essere dominato: l’Europa è femmina, l’Islam maschio. Il politicamente corretto, pavido ed imbelle, annunciava epiche cavalcate di popoli in cammino, peraltro successivamente fermati da un semplice traliccio di rete metallica, e la necessità di “stringersi e fare spazio” ai nuovi venuti, ovviamente attratti da un modello economico, sociale e civile incomparabilmente superiore a quello che le loro razze sono state in grado di elaborare nei millenni ma totalmente incapaci di gestirlo. Niente di male, ci avrebbero pensato i nativi europei (BIANCHI E CRISTIANI) ad autoschiavizzarsi per servire i nuovi padroni, altrimenti avremmo detto loro che erano “razzisti e xenofobi”.

La Russia ha forse una missione nella storia che è quella di sentinella del cristianesimo. Ha svolto questo ruolo contro mongoli e turchi, poi contro il paganesimo nazista, adesso contro l’Islam. L’apparizione dei MIG russi, a settembre 2015, sul teatro siriano ha avuto il senso di una rivelazione. Complice un nero rancoroso ed inadeguato a fare il presidente USA, poggiando sul cinico ma tacito appoggio di una UE impaurita anche dalla sua ombra e in via di dissoluzione, i bombardamenti hanno facilmente capovolto il teatro di guerra e ribaltato gli schieramenti che da 70 anni presiedevano alla “stabilità” del MO. In questi 16 mesi qualche capo di stato, di governo, qualche partito, qualche movimento pacifista ha inalberato la bandiera con l’arcobaleno per difendere i valorosi rivoluzionari dell’ISIS? NO, nessuno. Zitti zitti tutti avevano capito che i russi stavano facendo la cosa che si doveva fare se solo si avesse avuto il coraggio di farla: distruggere l’ISIS come entità statuale come prima mossa per tagliare la longa manus del terrorismo europeo, distruggere il sogno malato degli irredentisti islamici locali, negare che il destino dell’Islam fosse quello di dominare il mondo. Se siamo in guerra, è meglio che la guerra sia sul territorio nemico piuttosto che sul tuo: Islam e cristianesimo sono in guerra da 14 secoli e l’Europa ha avuto pace solo quando nell’800 ha cominciato a colonizzare le terre arabe. Superare differenze millenarie richiede tempo: fra qualche altro millennio sicuramente vivremo in pace, ad oggi è meglio continuare così. Qualcosa di simile deve essere balenato anche nel torpido cervello degli eurocrati che si sono ben guardati dal mettersi di traverso. Del resto se lo avessero fatto avrebbero dovuto trarne le conseguenze logiche e mandare i loro jet a contrastare i MIG suddetti: figuriamoci, meglio fare quello che sanno fare meglio, assordare amici e nemici, spesso scambiati e confusi, di parole a vuoto.

Aleppo ha resistito ad un nemico soverchiante e come in tutte le guerre è stata distrutta: lo furono Rotterdam, Anversa, Londra, Coventry, Dresda, Leningrado, Stalingrado. Non lo furono Parigi e Roma perché si arresero. Assad stava semplicemente cercando di fare quello che qualsiasi stato ha fatto nella storia, mantenere l’integrità territoriale. Il fatto che si sia alleato con una potenza “strana” lo si deve, questo sì, al silenzio pilatesco dell’Europa, che ha rinnegato i suoi principi non quando i russi hanno distrutto Aleppo ma quando i jihadisti l’hanno conquistata, ed al doppio gioco americano. Di fronte ad un’inferiorità militare schiacciante e al venire meno dei sostegni politici (USA), finanziari (USA, petromonarchie) e militari (Turchia) i coraggiosi jihadisti avrebbero potuto semplicemente negoziare la resa e liberare i loro concittadini: non l’hanno fatto, la colpa di una distruzione totale non è dei russi e dei lealisti ma è loro. E d’altro canto, se gli arabi non fossero per definizione “sottomessi”, avrebbero potuto ben fare quello che provarono a fare gli ebrei a Varsavia ed in generale tutti i popoli occidentali: insorgere e scacciare quelle che in fondo erano poche migliaia di guerriglieri, liberandosi da soli e mettendo fine ai massacri. Ma il mussulmano è sottomesso al primo capoccia che passa e quindi il suo destino è subire i rovesci del destino. Buon per lui e amen: meglio Aleppo rasa al suolo che Berlino ferita. Tutti gli europei lo pensavano, solo gli ipocriti lo tacevano.

La sinistra europea e mondialista sbaglia quando pensa che il modello di civiltà occidentale fatto di benessere, libertà individuale, diritti civili, pace, uguaglianza, democrazia, rispetto, solidarietà sia IL MODELLO. Ci sono popolazioni che ritengono questi valori sacrileghi e ripugnanti: è assurdo che pretendiamo di portarcele in casa per poi doverle convertire, ci poniamo un problema inutile che non ha soluzione a fronte di nessun beneficio visto che si tratta di soggetti che sono ben lungi dal possedere le competenze minime per un inserimento nel nostro contesto. Stiano a casa loro e facciano quello che vogliono: probabilmente ci saranno in questo momento anche delle guerre in corso fra mandrie di bonobo ma alla fine non ci riguardano, non ci devono riguardare neanche quelle di questi barbari. Lasciamoli bollire nel loro brodo, sospendiamo gli aiuti umanitari, alla fine sarà la natura a riportare all’equilibrio stirpi che non sono mai riuscite a produrre niente. La sinistra va in loop tutte le volte che vede un dittatore e pensa subito che chi lo combatte sia un “democratico”. Nel corso della storia si è sbagliata molte volte e adesso sta facendo l’errore che fece negli anni ’70 con i khmer rossi e Pol Pot, solo che in questo caso non esiste nemmeno la scusa dei “compagni che sbagliano”: gli islamici sono quanto di più lontano possiamo immaginare dal modello sociale che la sinistra immagina. È solo l’odio verso questa nostra società che può spiegare l’obnubilazione di gente che si commuove per bambini di Aleppo costretti a fare i testimonial e non per quelli di Nizza o di Monaco che invece ha visto realmente morire.

I terroristi beneficiano di una serie di principi europei “politicamente corretti” che non si sognano nemmeno di applicare nelle loro patrie e che, se potessero, abolirebbero anche da noi. Il diritto di asilo è un istituto del 1951, nato per dare ospitalità ad intellettuali dissidenti come Sharansky, Sacharov e Solgenitsin, non a delle negre gravide ed analfabete che non sanno nemmeno dove sono. Era un atto di umanità in vista dell’esilio di oppositori del comunismo che apprezzavano i nostri valori, non di idolatri infoiati da una religione ostile a quegli stessi valori. È ora di rivisitare questi istituti e adeguarli ai nuovi tempi: il miglior modo in cui l’Europa può portare avanti la sua fissazione umanitaristica e millenaristica è quella di renderla pragmatica e adatta alle nuove situazioni. Altrimenti fra poco sarà travolta dalla richiesta di un uomo dal pugno di ferro che ci liberi da questi impostori.

Nessuno può nascondere il fatto che la pressione russa sull’ISIS aveva ridotto la pressione islamica in Europa. Mi ero quasi illuso che fosse stata una mossa definitiva, almeno nel breve termine, invece no. L’uccisione del prete in Bretagna aveva segnato il culmine dell’estate di sangue del terrorismo islamico in Europa che la visita degli imam alle chiese italiane e francesi aveva fermato. Probabilmente si era capito che stava per finire il tempo del politicamente corretto, delle ipocrite bugie su una pletora di malati di mente che sparavano agli altri per fugare i loro fantasmi, della mistificazione di un nero probabilmente mussulmano che per caso era diventato presidente americano e che nel suo astio razzista e anticristiano voleva punire il “suo” paese, di cui era al massimo cittadino di seconda generazione, che rifiutava la deriva terzomondista e dissolutoria a cui sembrava destinato. La Brexit aveva fatto uscire i demoni, dopo il 23 giugno tutto era possibile, anche votare un populista come nuovo presidente USA. Troppi i rischi ad un tempo per la politica corretta e per gli stranieri in Europa: occorreva abbassare i toni per evitare che Hofer, Le Pen, AfD dilagassero. La tregua ha permesso di allontanare Hofer dalla presidenza austriaca ma è stato il solo successo.  Il compromesso, tacito o esplicito, c’è stato ma adesso è caduto: l’Islam non è compatibile nemmeno con coloro che si premurano di servirlo e che adesso guardano nell’abisso che li ingoierà alle prossime elezioni.

Le popolazioni bianche e cristiane sono e saranno minoranza nel mondo ma hanno le risorse economiche e militari per continuare a dominarlo difendendosi da queste orde barbare e primitive. L’unico legame, il petrolio, sarà presto reciso dalla consapevolezza che si tratta di una povera commodity presente ovunque, basta volerlo estrarre senza farsi tante seghe sull’ambiente: se così non fosse, l’oro nero non farebbe tanta fatica a superare i 50 dollari/barile. Fatto questo, potremo lasciare questa gentaccia ai loro idoli antropofagi. È ormai chiaro che il modello europeo e politicamente corretto non è esportabile e che questa marmaglia non è integrabile in una società civile ed avanzata. Il futuro è nel ripristino non solo dei muri e delle frontiere ma della naturale apartheid che la deriva dei continenti aveva permesso: ognuno a casa sua e chi non si sente ben accetto torni nel Maghreb o nella giungla, ce ne faremo facilmente una ragione. Il prossimo Natale sarà meglio passarlo fra di Noi.

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