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Immigrazione

Ormai siamo alle comiche

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A questo punto ci saremmo accontentati che la montagna avesse partorito un topolino ma i decreti Minniti sul contrasto all’immigrazione illegale sono molto meno di questo ed assomigliano sempre più a quell’escamotage che dovrebbe permettere al PD di disinnescare la mina immigrazione che ormai comincia anche in Italia a produrre effetti elettorali. Nei post precedenti avevo già ipotizzato il bluff ma la presentazione dei testi scopre ampiamente l’arcano.

I decreti vertono su due aspetti. Il primo è l’accelerazione delle procedure per la concessione di asilo (spero si intenda per “la valutazione delle richieste di asilo”) per le quali è prevista l’abolizione del ricorso in secondo grado (probabilmente incostituzionale) e la spinta all’espulsione degli irregolari con la riforma dei CIE (dai 10 ai 20.000 espulsi all’anno). Scomparsa l’ipotesi di lavoro obbligatorio, ci si rimette alla volontà di gente che se avesse voglia di lavorare starebbe a casa sua in paesi dove il PIL cresce del 5%. Il secondo è un potenziamento della repressione dei comportamenti devianti rappresentato dal DASPO a permanere in certi quartieri qualora si pongano in essere comportamenti inappropriati in contesti di pregio. A parte il fatto che il PD, sulla base dei suoi flussi elettorali, in questo modo istituzionalizza l’apartheid degli italiani divisi fra coloro che abitano ai Parioli o a Fiesole e che quindi hanno il diritto di non avere fra le palle gente che piscia nelle fontane e coloro che vivono in ambienti meno pregiati come Tor Pignattara o l’Isolotto che a ciò si dovranno abituare, viene da ridere al pensare che un sindaco possa realmente impedire ad un clandestino, privo di documenti, magari già pregiudicato,  di entrare in Via Tornabuoni. Siamo alle comiche.

Contestualmente l’ipotesi di accordo con il governo “legittimo” di Al Sarraj è semplicemente sprofondata nel ridicolo: non solo Al Sarraj non controlla niente e non è in grado di dare applicazione all’accordo ma, come nelle comiche, l’accordo Italia-Libia benedetto dalla UE è stato impugnato di fronte al TAR libico (!) perché illegittimo. Della serie non facciamoci mancare niente: un paese diviso in due o tre, con due parlamenti, due governi, 200 milizie armate, che cavilla finemente sui trattati internazionali!

In questo quadro, di fronte alla sostanziale inefficacia delle misure previste, la drammatizzazione della situazione operata dal nostro governo può addirittura rivelarsi deleteria. In effetti il messaggio che viene veicolato alle sensibilissime antenne dei trafficanti è quello di accelerare visto che anche in Italia non c’è più sicurezza di accettazione incondizionata degli sbarchi e questo sta producendo un aumento delle partenze già in pieno inverno. Nel solo mese di gennaio sono entrati in Italia tanti clandestini quanti Minniti prevede di espellerne a regime in un anno, solo ieri altri 2000: è evidente che si cerca di svuotare il mare con un colapasta.

La gestione dell’immigrazione è completamente sfuggita di mano al PD. La scelta dell’accoglienza appariva una figata che metteva insieme idealità e interessi concreti: adempio ai desiderata del Papa, mi ammanto di un afflato umanitario, alimento un business miliardario, scarico la loppa sui governi stranieri verso cui i migranti sono destinati. Un modo politicamente corretto di fare il culattone col culo degli altri: le cooperative non erano assolutamente organizzate per gestire i migranti ma tanto gli stessi risolvevano il problema scappando subito. Poi, con calma, una decina di giorni dopo, lucrate altrettante diarie, si sarebbe fatta la comunicazione alla prefettura. Come spesso in Italia, tutto si basava su una pantomima, il bluff è stato scoperto con il blocco delle frontiere con cui il resto dell’UE ha isolato Italia e Grecia e a noi è rimasto il cerino in mano: costi fuori controllo, flussi inarrestati, degrado urbano, criminalità.

Le migrazioni sono raccontate come fenomeni epocali inarrestabili ma in realtà una chiara volontà politica e mezzi idonei sono in grado di limitarle assai come dimostrano gli USA, l’Australia ma anche Spagna e Malta. Del resto che ci sia uno specifico italiano è dimostrato dal fatto che i migranti non si dirigono verso la Spagna o Malta, molto meno disponibili ad accettare questo fenomeno. L’ONU prevede che si possano mettere in moto 3,6 milioni di migranti fino al 2050, ergo oltre 126 milioni di individui, un quarto della popolazione europea. L’intento sarebbe quello di mostrare che un fenomeno tale è inarrestabile e quindi indurre i nativi ad accettare la realtà e a fare spazio ai nuovi arrivati, nella pratica questa previsione dovrebbe semplicemente indurre ad adottare misure straordinarie, in primo luogo militari, per evitare che si avveri. Lo sconvolgimento etnico, economico, sociale, civile di una simile migrazione renderebbe il fenomeno talmente insostenibile da privarlo semplicemente di senso. Le immigrazioni non sono gestibili al di fuori di una logica di inserimento lavorativo per la quale non esistono né le condizioni oggettive, né le motivazioni degli immigrati ed  i numeri non sono compatibili con la realtà europea mentre non si vede, sulla base delle teorie immigrazioniste, perchè USA, Russia, Cina, Sudamerica, paesi arabi dovrebbero essere esentati dal collaborare.

Tornando all’Italia Il problema è che anche queste modestissime misure hanno scarse possibilità di essere approvate. Non solo il dissesto politico del PD ha messo in discussione la maggioranza al Senato ma soprattutto le misure rischiano di non essere condivise all’interno del partito di maggioranza relativa dove, per converso, la Serracchiani, all’assemblea nazionale, ha addirittura riproposto l’approvazione della legge sullo ius soli come uno degli obiettivi irrinunciabili di questo scorcio di legislatura. L’allentamento delle norme sulla cittadinanza appare improvvido non tanto per i soggetti a cui attualmente potrebbe essere applicato (soprattutto romeni e albanesi già da lungo tempo in Italia e ben inseriti nel contesto socio-economico) quanto per i riflessi che potrebbe avere sulla nuova immigrazione africana e medio orientale su cui potrebbe agire un retroeffetto legalizzante del genere “i figli sono stati naturalizzati, non possiamo non farlo con i genitori”. Lo ius soli prevede requisiti minimali per la naturalizzazione, limitati al compimento di un solo ciclo di studi per cui potremmo avere tanti nuovi italiani che hanno fatto solo le elementari e, complice anche il buonismo lassista imperante nella scuola, sono di fatto degli analfabeti, non inseribili in contesto che si presume voglia continuare ad essere evoluto, bisognosi di assistenza per decenni.

Il PD, che con la scissione sembrava essersi liberato dalle pulsioni estremiste, continua ad essere succube di una cultura cattocomunista, ferocemente ostile alla libertà e benessere individuali, per di più infarcita dei luoghi comuni del politicamente corretto, che rende impossibile attuare politiche che si muovano nel senso della tutela dell’interesse nazionale e di quelli dei cittadini. La sinistra italiana, sulla scia di quella americana e francese, ha ormai adottato una visione universalistica e millenaristica della politica che individua nei popoli europei avanzati solo un ostacolo alla narrazione ideologica immigrazionista e terzomondista che si vorrebbe imporre come totalitaria anche limitando la libertà di espressione. L’immigrazione in Europa è ovunque un fenomeno non richiesto e non voluto, illegale dal punto di vista giuridico e insostenibile economicamente. Il rifiuto dell’immigrazione è ormai maggioritario in tutta Europa con percentuali che vanno dal 51 al 70%. Ciononostante questi sondaggi sono sempre accompagnati dal richiamo alla necessità di “educare” i cittadini europei all’accettazione dei canoni multietnici e multiculturali ritenuti non negoziabili, privandoli per converso della loro potestà decisionale. Si pretende che i popoli depositari della sovranità votino in modo antitetico alla tutela dei propri interessi con una interpretazione alterata della democrazia che ormai ha prodotto effetti nefasti sulla politica, sulla giustizia, sulla cultura e la comunicazione.

La Brexit e l’elezione di Trump, il forte rischio che vinca Marine, hanno rotto il monopolio della narrazione politically correct imposta unilateralmente alle pubbliche opinioni europea ed americana. Da un punto di vista ideologico e politico si sono orami formati due schieramenti. Dal lato dell’immigrazionismo, visto come tutt’uno con la globalizzazione, si sono schierati compattamente socialisti e democristiani che ormai non hanno altra risorsa che tacciare gli avversari di fascismo e nazismo. Appare sempre più evidente come un ricambio politico radicale sia l’unica chance per la sopravvivenza della cultura europea.

 

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