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Politica Europa

Diversamente populista

RutteWinnaar2017Wilders ha perso: dopo avere condotto in testa tutta la campagna elettorale, nelle ultime due settimane era stato superato nei sondaggi da Rutte ma, considerando anche che spesso i sondaggi non c’avevano preso, sembrava che se la potesse ancora giocare in un range ristretto di voti con circa 25 seggi in parlamento per ognuno. Dato che i liberali ne hanno presi 33 e Wilders 20, Rutte ha vinto e le chiacchiere stanno a zero.

Ma Rutte, se ha vinto la battaglia del voto, ha perso quella delle idee. Non ha vinto portando avanti le idee buoniste e politicamente corrette dei tempi di Obama (immigrazione libera, soggezione all’Islam, multiculturalismo, linguaggio censurato) ma rincorrendo Wilders sul suo terreno: rispetto delle leggi olandesi, espulsioni, fino alla durissima e decisiva querelle con la Turchia fatta di voli bloccati, espulsioni di ministri, minacce incrociate, accuse di nazismo. Se un primo ministro accusato di nazismo prende voti, vuol dire che il populismo è entrato anche nei partiti corretti, almeno in nord Europa. L’Olanda ha mantenuto la sua vocazione aperta e tollerante ma il pragmatismo luterano ha imposto di mettere dei paletti. La storia dirà se si è trattato solo di promesse elettorali o se si tratta di uno spostamento ideologico-politico reale ma in generale, considerando anche l’ennesima disfatta dei socialisti storici, lo storytelling tutto “i migranti sono risorse che ci pagheranno le pensioni” è stato archiviato: ha ragione Wilders a dire che i temi che 18 mesi fa erano eresie, bestemmie e reati adesso sono sul tavolo, vanno discussi criticamente ma seriamente, pragmaticamente e senza ideologismi. Oltretutto i populismi hanno dimostrato di non essere un fenomeno fugace: quei partiti esistono e si consolidano, sono alla peggio cani da guardia, ogni arretramento sul fronte della difesa dei principi civili europei aumenterà il loro consenso.

A livello europeo gli elettori, pur spaventati e stufi dell’immigrazione, fanno fatica a passare armi e bagagli a partiti che evocano, magari erroneamente, passati oscuri. D’altro canto ovunque si è posto un limite al dilagare delle politiche immigrazioniste e pro-islamiche che dilagavano nel 2015: lo hanno fatto in Austria ma anche in Francia e financo in Germania. Lo stop ai populisti è coinciso con l’addio de facto a Schengen, l’accordo con la Turchia ed il blocco dei migranti da là provenienti, una più decisa lotta al terrorismo. Si può dire che un po’ di populismo è entrato nei partiti moderati (liberali olandesi, repubblicani francesi, CSU) fungendo da vaccino. I socialisti che non se lo sono  inoculato stanno scomparendo ovunque. Inoltre in nord Europa occorre probabilmente cominciare a distinguere le questioni dell’immigrazione e dell’Islam da quelle dell’Euro: anche se insoddisfatti gli olandesi sono fra i vincitori della guerra economica europea e, assunto che l’Europa ha ormai fatto nel complesso un passo indietro a livello economico globale, probabilmente per loro il gioco della moneta unica vale ancora la candela.

Rimane il fatto che l’Olanda è pur sempre un piccolo paese. Le scelte finali saranno fatte nei grandi paesi, Francia ad aprile, Germania a settembre e Italia nel 2018. In Francia il “populista buono” sembrava essere Fillon ma lo hanno fatto secco per favorire Macron che, per quel poco che se ne sa, è un fautore proprio del politicamente corretto in chiave tecnocratica. Lo snodo decisivo sarà quello del probabile ballottaggio con Marine. Vedremo.

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