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Immigrazione

Fuoco di paglia

images (1)Il discorso di capodanno di Mattarella seguito dalle dichiarazioni di Minniti (espulsioni, centri di detenzione) e della Pinotti (interventi di contrasto all’immigrazione nelle acque libiche) avevano fatto sperare che le posizioni del PD sul contrasto all’immigrazione clandestina stessere evolvendo nel senso di un maggior pragmatismo, realismo e tutela dell’interesse nazionale. Purtroppo sembra che si sia trattato di un mero fuoco di paglia. Le misure previste dal Ministero dell’Interno sono letteralmente ridicole mentre di interventi militari di contrasto non si è più parlato. Il decreto Minniti prevede misure minime nei confronti dei clandestini (Daspo solo dalle zone centrali) mentre i numeri previsti per le espulsioni a regime (massimo 20.000 l’anno) sono già stati superati dagli ingressi nei primi due mesi dell’anno. Le misure volte a ridurre i tempi di giudizio sulle richieste di asilo sono probabilmente incostituzionali e, a scanso di equivoci, sono già stati presentati emendamenti volti a superare l’eliminazione del secondo grado di giudizio. Per concludere, Gentiloni nel suo intervento alle Camere se ne è lavato le mani individuando nella magia la soluzione di un problema che paesi meno esoterici del nostro (Spagna, Malta, senza parlare dell’Austrialia) hanno semplicemente risolto con scelte politiche diverse e con una maggiore determinazione nel contrasto operativo. Senza considerare il ruolo sempre più apertamente illegale delle attività svolte dalle ONG che raccolgono direttamente i migranti sulla battigia libica per veicolarli in Italia. Al contempo gli accordi internazionali con la Libia stanno naufragando nel ridicolo con il governo Al Sarraj che non controlla nemmeno Tripoli e con velleitari progetti di controllo dei confini sud e della costa nord e di deviazioni dei natanti verso la Francia (con le presidenziali alle porte!) e la Spagna che paiono più degni del Risiko che della diplomazia internazionale. 

Il PD, e Renzi in particolare, pare essere impegnato in una rincorsa dei patetici partitini che sono nati alla sua sinistra (MDP, SI, CP) che tutti insieme valgono meno dell’8% ma che da sempre esercitano sul partito e soprattutto sul suo segretario un’influenza ai limiti della succubanza. Il PD pare essere l’unico partito in Europa che si è intestato la prosecuzione della battaglia obamiama imperniata sulla società liquida, l’abbattimento dei confini, la negazione delle prerogative statuali, la mobilità umana indiscriminata, la compressione degli spazi e dei diritti dei nativi. Anche le recenti elezioni olandesi, che pure hanno visto il tracollo della maggioranza lib-lab (da 80 a 42 seggi) e l’avanzata, invero modesta, del PVV, sono state caratterizzate dallo spostamento marcato verso posizione “populiste” del premier Rutte, unica strada per evitare il successo di Wilder e l’ingovernabilità. In Francia e Germania, sia pure con mille contraddizioni, si è intrapresa la strada del blocco delle immigrazioni e della lotta decisa al terrorismo islamista. La Commissione Europea ha addirittura sdoganato la parola “clandestini”, che qualche misero magistrato italiano vorrebbe cancellare dal vocabolario, stimando in un milione gli stranieri presenti illegalmente sul territorio UE, ammettendo per gli stessi forme di detenzione (fino a 18 mesi, ridotti a 12 dal Consiglio Europeo) ed accusando l’Italia di promuovere l’immigrazione irregolare con le proprie politiche accomodanti e permissive: questa volta non possiamo proprio dire che “ce lo chiede l’Europa”.

Al di là degli aspetti ideali, le posizioni del PD che sono totalmente isolate in Europa adesso che Obama non c’è più e che pure il Papa si è chetato un po’ sull’argomento (probabilmente gli avvertimenti che gli sono arrivati tramite la clamorosa e poi regolarmente occultata dai media affissione di manifesti a Roma sono stati presi sul serio), il business che gira intorno al fenomeno (4,2 miliardi nel 2017, probabilmente 7 o 8 nel 2018) rappresenta il motivo principale di queste scelte. Soldi che non ci sono, procurati a debito e nel prossimo futuro con l’ennesima manovra fiscale espropriativa a danno dei cittadini. I politicamente corretti, ed il PD in primis, hanno ormai rifiutato il principio della sovranità popolare che ha negli stati il riferimento e nei relativi popoli i depositari. Per loro le scelte politiche non hanno più necessità di essere vincolate al consenso ed agli interessi dei votanti ma devono semplicemente rispondere a canoni ideologici che vengono apoditticamente considerati come acclarati e unanimemente accettati in quanto fatti propri e veicolati dagli intellettuali organici (scuola, università, cultura, media, magistratura, alta burocrazia, istituzioni internazionali e sovranazionali, oltre all’immancabile finanza). È come se ritenessero che la loro legittimità riposi sul consenso di un generico “popolo del mondo” di cui le componenti europee rappresentano ovviamente una componente minoritaria ancorché determinante per il funzionamento di un sistema che le masse selvatiche del sud del mondo non possono ovviamente gestire. Con ciò si dimostra il carattere fortemente antidemocratico del politicamente corretto che, in mancanza per ora di precise norme di legge, si sta traducendo nel degrado dell’informazione (basti pensare, solo negli ultimi giorni, alla censura che è stata letteralmente applicata ai reportage sui fatti di Heidelberg, Dusseldorf, Grasse e Parigi) e delle prassi democratiche (brogli a Vienna, assassinio politico a Londra, servizi deviati a Washington).

Rimanendo all’Italia, è evidente che il preteso partito della nazione è in realtà una forza antinazionale e distruttiva. La mancata vittoria di Bersani, insieme al disfacimento del centro destra, ha purtroppo dato al PD la forza politica di imporre la sua agenda deleteria. La salvezza della nazione non può non passare attraverso la sconfitta del partito che pretenderebbe di rappresentarla.

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