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Immigrazione

Mannaggia ar beduino!

downloadL’estate è alle porte: sole, bel tempo, mare calmo, migranti in arrivo. Solo nel week end pasquale ne sono stati salvati circa 8.500, il 35% di quelli arrivati finora nel 2017 che pure erano il 30% in più di quelli del 2016. Fra l’altro i migranti arrivano ormai solo in Italia: come si vede dal sito dell’UNHCR solo 6000 migranti sono arrivati in Grecia o Spagna, il resto è di nostra pertinenza. Nessuno arriva a Cipro, Malta o in Corsica. Lascio perdere il fatto che nessuno di questi, quasi tutti mussulmani, intende dirigersi in un paese arabo. È la chiara evidenza che il “fenomeno epocale” ha dinamiche molto precise e legate alla posizione politica, assunta dall’Italia sin dal governo Letta e confermata da Renzie e Gentiloni, di apertura all’immigrazione.

È ormai chiaro a tutti che questi movimenti non ci sarebbero, o non ci sarebbero in queste dimensioni, se non vi fosse un’organizzazione in grado di provocarli accogliendoli. Il fatto che si ripetano ad ondate, con perfetto coordinamento fra partenze e soccorsi in mare, dimostra che non c’è niente di casuale. Se è vero che le partenze sono coordinate con le capacità di soccorso in mare, si getta una luce inquietante anche sul ruolo delle ONG che mestano nel torbido non solo integrando le forze armate italiane ma anche forzando la volontà di accoglienza dello stato dimostrata dalla dimensione dell’armata di mare posta in corrispondenza delle coste libiche: tanti ne voglio, tanti ne prendo. Invece le ONG, attraverso cui passano da un terzo a metà dei soccorsi in mare, finanziate in modo che dire opaco è poco, aumentano le capacità di soccorso salvo poi scaricare il fardello sulle spalle dello stato italiano e delle comunità.

Un gioco cinico, dai molti obiettivi, che siamo noi a pagare: la previsione di spesa per i migranti va da 4,2 a 4,7 miliardi nel 2017, una volta e mezzo la manovrina, una tassa che gli occupanti impongono ai cittadini italiani cui viene razionata l’assistenza sanitaria e sociale. Nel 2018 i costi aumenteranno al doppio visto che nessuno di questi verrà redistribuito nei paesi europei dove l’arrivo dei migranti ha un effetto leva enorme sullo spostamento di voti verso i partiti populisti: l’1% della spesa pubblica verrà dissipato per mantenere stranieri che non hanno diritto di stare qui e che non hanno alcuna possibilità di integrarsi nel sistema economico (che è l’unica cosa che interessa visto che l’integrazione sociale con gente che ha stili di vita e modelli mentali e culturali così distanti è per definizione impossibile).

Il fallimento di questo modello è oramai segnato dai numeri. Non si tratta di un fenomeno recente visto che data ormai dal 2011 anche se il boom si è avuto dopo la folle visita di Francesco a Lampedusa del luglio 2013. A questo punto qualche numero si potrebbe dare: quanti migranti hanno un lavoro “normale”? Quale quota di PIL compete loro? Quanto versano di tasse? Buio assoluto per non dovere dire che i numeri sono prossimi allo zero in tutti i campi. Gente che non ha nella sua cultura il lavoro come mezzo di sussistenza, progresso ed emancipazione, non viene di certo qui per lavorare. Il buon Godwin, sedicente 22nne nigeriano che si sposta da Faenza a casa mia causa elemosina, mi ha detto che non può fare formazione perché “sono povero”, stupendosi quando gli ho detto che in Italia questi corsi sono gratuiti se non addirittura retribuiti: non si è informato? La sua ONG o coop non gli ha detto nulla? O forse è meglio non avere orecchie? Infatti il corso per saldatori organizzato in Mugello ha visto 9 iscritti ridottisi a 4 in corso d’opera muovendo al disgusto anche la cooperativa “politicamente corretta” che li organizza.

Questi arrivi precipitano nel ridicolo i già umoristici sforzi di Gentiloni e Minniti di porre un limite agli arrivi puntando su una pantomima di premier che non riesce ad uscire di casa e su un consesso di tribù che hanno fatto pace fra loro solo per fregare il ministro calabrese. Vatti a fidare di beduini e tuareg! Del resto lo stock di migranti presente in Libia assicura almeno un anno di buoni traffici prima che i Tuareg e compagni blocchino le carovane nel mezzo del deserto libico. Addirittura le nostre solerti ONG stanno cambiando la narrazione in vista della “stretta” sui diritti di asilo prevista dal decreto Minniti: adesso ci informano che i migranti hanno segni di torture: ma, di grazia, cosa dovevano avere addosso persone che fuggono da guerra e violenza? Quindi i 600.000 arrivati negli ultimi 4 anni questi segni non li avevano? E perché allora chiedevano asilo? Un bel taglio sul braccio, 5 punti di sutura, e vai, il futuro è assicurato in Italia.

Senza pensare che la convenzione sul diritto di asilo era stata pensata per paesi che non volevano far uscire i propri cittadini, come quelli comunisti, ed in tempi in cui gli spostamenti erano difficili e costosi, e non per paesi che volevano alleggerire la pressione demografica regalandoceli con un servizio taxi gestito dai militari. Se l’URSS avesse disposto espulsioni di massa, la normativa sarebbe oggi diversa. Questa norma non trova riscontro negli ordinamenti giuridici dei paesi africani e arabi, si tratta di una nostra “cortese concessione” che a tutta evidenza potrebbe essere diversamente normata, se non altro per il fatto di dover presentare domanda all’ambasciata italiana più vicina al luogo di partenza.

Alla fine non ci sarà soluzione se non interrompendo Mare Nostrum, o come si chiama adesso, bloccando i flussi illegali e stabilendo una seria politica di immigrazione: numeri contingentati, scopi chiari (lavoro, studio), tempi di permanenza limitati, controlli preventivi. Una scelta del genere sgraverebbe l’Italia da un fardello che non è oggettivamente sostenibile e magari aprirebbe spazi di collaborazione con paesi africani come faceva Mattei negli anni ’60. Peccato che quegli anni siano finiti. E anche quelle persone.

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