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Politica Europa

Le désenchantement

download11Macron 23,9% (sondaggi 24%) , Le Pen 21,4% (sondaggi 22%): allora l’arte dei sondaggi funziona ancora, come già le elezioni olandesi avevano dimostrato. Allora quando non funzionava (Brexit, Trump) è perché non la si voleva fare funzionare? Se le notizie nascono già false, saranno più gravi le fake news o le true lies?

Il 24 aprile non è il 24 giugno: 10 mesi dopo ci si sveglia con l’amaro in bocca perché se è vero che i sondaggi funzionano allora è anche vero che probabilmente funzionerà quello che vede allo spareggio una larga vittoria di Macron. L’Europa continentale (Austria, Olanda, Francia) non ha seguito  il flusso anglosassone. Questo sarà un problema per la Francia ma anche per noi perché, completato in autunno, con la Germania, il ciclo elettorale importante, questa parentesi populista sarà archiviata per almeno 5 altri anni lasciando andare avanti tutti i processi deleteri adesso in corso: islamizzazione, immigrazione, ambientalismo estremista, eurizzazione, fiscal compact, tensioni con la Russia, ecc.

Nel 2012 assistetti all’elezione di Hollande (che era visto – ricordate? – nientepopodimeno che come l’anti Merkel) mentre ero in week end a Rimini. Voi vi ricordate dove eravate e come stavate 5 anni fa? Fate un paragone con adesso, spesso l’oggi sarà perdente: figuratevi fra 5 altri anni. La storia si è messa a correre: nel 2001 la Cina entrò nel WTO, nel 2007 scoppiò la crisi subprime con tutte le conseguenze. In sei anni si archiviò il predominio occidentale che durava da secoli. Fra cinque anni ci manderanno gli aiuti umanitari. Per questo era importante l’oggi, vincere almeno una volta in un paese europeo importante. Avrebbe cambiato il bias ed il momentum, più avanti sarà forse troppo tardi.

La Francia conferma alcune tendenze. I socialisti non esistono più (come in Grecia, Spagna, UK, Olanda, Austria, in parte Germania). Reggono meglio i gaullisti ma nell’insieme i partiti storici sono attorno al 25/30 percento. La Grosse Koalition (come in Germania, Austria, Spagna, Olanda, Austria, prossimamente in Italia) è ormai endemica e strutturale. L’elettorato è frammentato per N linee e non è più fungibile: per 70 anni l’equilibrio politico è stato dato dallo spostamento di frange dalla sinistra moderata alla destra moderata e viceversa, adesso questo contesto si è ridotto alla metà circa dell’elettorato, l’altra metà ha caratteristiche varie (etniche, sociali, economiche, culturali, ecc.) che ormai la pongono fuori da questa dinamica. I populisti rimarranno e faranno le veci di cani da guardia, pure contaminando i partiti “corretti” (come in Austria, Olanda e forse Germania), ma non vincono e come detto questo è un problema nel momento in cui il treno eurista e globalista ripartirà.

La Francia segue l’Italia nella dinamica politica: ha un partito di plastica (En Marche!), un probabile leader mediatico (Macron) con funzioni di “Presidente tecnico” dietro a cui si potranno nascondere, in una grosse koalition dopo le legislative​ di giugno, i social-gaullisti per portare avanti ricette europeiste a loro insaputa. Dopo mesi di timori di astensionismo, la partecipazione è sopra l’80%: si conferma che ormai i popoli desiderano avere un contatto diretto con il leader (USA, Turchia) senza la mediazione del parlamento che tuttavia non pensa di togliersi di mezzo per cui si andrà verso uno scenario italiano di ingovernabilità, frammentazione politica e dei poteri che alla fine sfocerà nell’imposizione di “vincoli esterni” diligentemente veicolati da EM.

Ieri sera guardando Sky sembrava che i commentatori fossero quasi stupiti che Marine si confermasse seconda. Probabilmente si pensava che Melenchon, anche questo tirato fuori dal cappello all’improvviso, potesse eroderne il consenso, cosa che in parte è successa. Comunque il FN aveva a novembre il 27% e adesso meno del 22: qualcosa è successo. Visto che il terrorismo continua ad imperversare, quel che è cambiato è la percezione dell’immigrazione: bloccati i confini, tutti i paesi a rischio di populismo si sono politicamente calmati (Austria, Olanda, Germania, Francia). Non essendo razzisti, gli europei in generale ammettono una quota di immigrazione regolata e controllata e nell’ambito del proprio sistema valoriale, peraltro molto “negoziabile”. Non era invece ammissibile l’invasione. La cagata della Merkel del settembre 2015 aveva veramente fatto pensare ad un’invasione in corso e attivato meccanismi elettorali di difesa. In tutti questi paesi sono stati alzati muri e la situazione sta tornando alla normalità.

Non avevo seguito molto la campagna elettorale per cui non conoscevo le facce dei candidati tranne la Le Pen. Visto ieri sera, a cose normali, Macron non vincerebbe mai nemmeno le elezioni di condominio: algido, inespressivo, ambiguo, tutto comunica meno empatia ed affidabilità. La sua carriera è avvenuta soprattutto per cooptazione e si è svolta a livello tecnico-amministrativo, fuori dall’esperienza della lotta politica. Il suo profilo personale è alquanto strano. Però i numeri sembrano dire il contrario e la corsa a raggrupparsi per evitare il “pericolo fascista” (72 anni dopo, quando di fascista nel programma Le Pen non c’è letteralmente niente!) è già cominciata. Il destino sembra segnato. Comunque il ballottaggio è una sfida fra persone e non fra partiti, qualcosa può sempre succedere. Disillusi, attediamo di vedere la prova di Marine l’8 maggio. Magari sarà un’altra notte magica.

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