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Immigrazione

Come l’8 settembre

download (1)Il fine settimana di Pasqua e quello appena passato segnano il fallimento del governo Gentiloni in materia di immigrazione. La fine 2016, segnata dalla rovinosa fine del governo Renzi, aveva lasciato ipotizzare una redenzione del PD sulla materia dei flussi migratori. Mattarella aveva accennato ai limiti imposti dalla capacità non solo di accogliere ma anche di integrare gli africani, Minniti aveva iniziato a parlare di centri di identificazione rafforzati e di meccanismi di espulsione più rapidi ed efficaci, addirittura la Ministra della Difesa Pinotti aveva ipotizzato il passaggio della missione europea Sophia alla terribile fase 2B, quella segnata dall’ingresso delle navi militari nelle acque libiche ed al contrasto diretto dei trafficanti di uomini. Tutto finito, tutto scomparso, come lacrime in un giorno di pioggia. Contestualmente la strategia libica del governo è naufragata nel ridicolo fra accordi con uno pseudo-leader che non esce di casa annullati dal TAR di Tripoli e imaginifiche tavole rotonde con touareg e beduini che partoriscono accordi non rispettati.

E’ probabile che qualcuno nel PD abbia iniziato a capire che questa situazione è foriera di disastri presenti e futuri e di quasi sicuri disastri elettorali. Ma lo scontro fra le due anime piddine è ferocissimo e la recrudescenza del renzismo ha spostato la bilancia dal lato dello status quo. Mattarella bestemmia pontificando di immigrati italiani in Argentina e paragonandoli a quelli africani in Italiail decreto Minniti è fermo da qualche parte in Parlamento mentre è stato approvato con  voto di fiducia il provvedimento che apre canali di accesso intangibili ai “minori” non accompagnati, negri grandi e grossi che si spacciano per 16nni; di intervento militare neanche più l’ombra.

Le ultime due settimane sono state segnate dagli scontri intorno alla magistratura ed alle procure di Catania e Trapani. Questa entrata a gamba tesa dei magistrati può essere letta in  vario modo. A mio avviso è stato un tentativo “lecito” di rallentare le operazioni di raccolta in mare e traghettamento, almeno fino alle elezioni di giugno, parzialmente riuscito perché per circa 15 giorni, dopo il week end di Pasqua con i suoi 9000 arrivi, per 15 giorni i flussi si erano fermati (vedi dati UNHCR). In Italia la politica è ormai depotenziata e delegittimata ma dove non arriva lei, negli ultimi 25 anni, è sempre arrivata la magistratura: cosa di meglio che far dire ai magistrati che così non si può continuare? Ovviamente senza mettere in discussione i principi (salvataggio e accoglienza) ma solo le modalità spesso non rispettose della legge. Un segnale chiaro alle ONG che doveva stopparle sulla strada intrapresa. Doveva essere successo qualcosa di grosso se addirittura si è dovuto muovere Soros che è stato ricevuto nel silenzio della stampa a Palazzo Chigi il 3 maggio. Il fine settimana dopo, fra il 5 ed il 7 maggio, si è avuto un altro assalto con 7-8000 migranti recuperati in mare e portati in Italia senza che niente sia successo alle ONG: il segnale era stato dato ma in senso completamente invertito. Adesso si parla apertamente di 200.000 immigrati in estate mentre il piano Minniti è quello di Alfano, più posti per ospitare gli immigrati.

Le due settimane passate hanno tuttavia gettato luce sul ruolo opaco delle ONG. Lasciamo perdere il fatto che qualcuno ci guadagna: solo dei poveretti possono pensare che ci si improvvisi armatori, con costi, rischi e complessità enormi, solo per buon cuore. Il fatto decisivo è che le ONG si sono configurate come un fattore di agevolazione per i trafficanti e di pressione sullo stato italiano. Il business dei migranti è un business logistico che si basa sull’efficiente reclutamento, stoccaggio e trasporto di masse di uomini. Dispiace parlare di essere umani come se fossero caciotte ma, dal punto di visto degli attori in gioco, essi sono fattori produttivi, non esseri umani, e come tali vengono trattati. Al netto dei trasferimenti via terra, il passaggio in mare avviene in due step: scafisti privati e salvatori (marine o ONG). Come detto dai responsabili di Frontex, nel corso degli anni, la linea di fuoco si è spostata progressivamente verso le acque territoriali libiche (12 miglia nautiche, circa 22 km). Questo ha permesso ai trafficanti di ottimizzare la gestione utilizzando imbarcazioni più economiche, stipandole di più, munendole di motori del cazzo e limitando il carburante al minimo indispensabile. I trasferimenti in mare non sono salvataggi se non nella misura in cui uno si rende “naufrago volontario”: chi parte sa benissimo che non arriverà in Italia su quel mezzo. Il ruolo delle ONG è stato quello di spingere i punti di incontro più verso la costa, probabilmente dentro le acque territoriali, facilitando appunto partenze e trasbordi: niente di più facile che si siano create anche delle forme di ulteriore ottimizzazione dei passaggi tramite comunicazioni fra salvatori e salvati, come ipotizzato dalle procure. A questo punto le ONG potrebbero, meno cinicamente, andare a prenderli a terra evitando anche il tributo di sangue (2-3% dei trasportati) che questo giochetto comporta. Ma questo vorrebbe dire trasgredire apertamente le leggi, per quel che valgono, e scoprire i progetti politici che ci stanno dietro. E soprattutto non consentirebbe di estrarre dai migranti tutto il valore che possono dare. Un passaggio incerto e insicuro in mare è compreso nel prezzo e lo fa alzare, insieme agli optional (giubbotto, telefono, ecc.) che vengono offerti. Senza le navi d’appoggio i gommoni con in migranti non partirebbero mai e non a caso le partenze avvengono, a differenza di anni fa, tutte insieme una volta che i soccorritori sono schierati. Ma soprattutto le ONG si candidano a sostituire le marine militari quando queste, per scelte politiche, dovessero cessare i trasbordi. Negli anni passati le ONG hanno portato circa un terzo dei migranti, forzando il governo ad offrire più accoglienza. Nel futuro esse, opportunamente implementate, assicureranno i rifornimenti anche senza, o addirittura contro, la volontà del governo.

Queste vicende dimostrano il completo fallimento del governo e delle forze politiche che lo sostengono. Minniti è stato idolatrato ma a questo punto era meglio avere ancora Alfano. In realtà le posizioni ragionevoli del PD sono state spazzate via dalla protervia di Renzi. Attorno all’immigrazione si è creato un blocco di interessi che ha ostracizzato qualsiasi considerazione di buon senso, sotto qualsiasi profilo, a seconda dei casi censurando, insultando, minacciando ed irridendo chi si oppone all’invasione. Giuristi soloni che spezzavano il capello in 4 sul “munus senatoriale” non hanno niente da dire di fronte ad una agghiacciante catena di illegalità. Si fanno manovre economiche con le quali si tassano i cittadini per foraggiare delinquenti e fannulloni. Si trasferiscono risorse pubbliche, sotto forma di servizi,  da chi le ha create a chi semplicemente le pretende. Si sottovaluta il danno profondo al tessuto umano e sociale del paese provocato dall’arrivo di gente con la quale la popolazione nativa non ha, non può e non vuole avere alcun contatto. Si sottopongono i nostri bambini a 60 vaccinazioni nei primi 5 anni per far fronte ai rischi (invero incrociati) derivati dall’arrivo di popolazioni che un dottore non lo hanno mai visto, portatori di malattie che da noi non c’erano o non c’erano più da secoli ed al contempo esposti al rischio di malattie a loro sconosciute. Si irridono le paure degli italiani di fronte a stranieri che hanno un tasso di delinquenza superiore di sei volte a quello dei nativi, rifiutandosi di modificare la legge sulla legittima difesa in modo plausibile e distruggendo, giorno dopo giorno, il sistema di sicurezza, con l’ulteriore umiliazione di essere definiti “pistoleri del far west”. Qualsiasi obiezione dà luogo ad una litania di colpevolizzazioni ed insulti, quasi che gli italiani dovessero, unico popolo al mondo, emendarsi da chissà quale peccato verso i popoli sottosviluppati mentre alcuni altri (Francia, Malta, Croazia) respingono chiunque e Grecia e Spagna limitano di molto i danni, dimostrando  che un’altra strada è possibile La comunicazione sulla materia oscilla nevroticamente fra i tre capisaldi  del politicamente corretto (l’invasione è ineluttabile, l’accoglienza è un obbligo, l’ospitalità è vantaggiosa) infarcita di bugie mentre si taccia di fake news chiunque esprima, anche moderatamente, anche sotto voce, dei ragionevoli dissensi. Non si parla mai di un limite generale da porre al fenomeno ma si allude a 25 anni (ma a questo punto potremmo dire 50 o 100, visto che l’Africa nel 2100 avrà 4 miliardi di abitanti) di immigrazioni incontenibili.

Occorre cominciare a pensare che il male è più profondo di quanto finora si pensasse. Non si tratta solo di una scelta economica criminale. Non si tratta neanche delle conseguenze di una opzione ideologica con cui la sinistra pensa, infliggendo ai cittadini “normali” continue umiliazioni e sofferenze, di vendicarsi di quel ceto medio che nel ’94 le preferì Berlusconi condannandola a un ventennio di tribolazioni. Si tratta di tradimento delle forze politiche, a partire dal PD, e di un collasso del sistema statuale che non è più in grado di svolgere il suo compito autoritativo, di formare e far rispettare le leggi, di perseguire l’interesse nazionale, di proteggere la propria cittadinanza. Se si può fare un paragone recente è con l’8 settembre 1943, quando lo stato fascista si sciolse e l’Italia divenne territorio invaso prima dai nazisti e poi dagli alleati. Ma la situazione è ancora più grave perché in fondo il collasso del ’43 avvenne obtorto collo, dopo una sconfitta militare poderosa ed inevitabile. Oggi il collasso avviene per volontà statuale: le misure per fermare il traffico sono numerose e nella maggior parte dei casi incruente, ma non si vogliono prendere. Gli organi dello stato sono schiavi di poteri non solo non democratici ma addirittura esterni allo stato stesso. Il governo ha fatto proprio un’ideologia (il politicamente corretto) che è divenuta totalizzante ed autoritaria e che giustifica l’aggressione dei propri cittadini a vantaggio di poteri e popoli stranieri. È qualcosa di più grave del fascismo, che spesso si invoca a sproposito per chi si oppone, perché i regimi autoritari del ‘900, compreso nazismo e comunismo, pur macchiandosi di orrori anche verso i propri cittadini, mai avevano assunto quale punto di riferimento ideologico e politico la sottomissione delle proprie popolazioni allo straniero. Occorre cominciare a chiamare questi fatti con il loro nome, alto tradimento e attentato alla costituzione.

Indipendenza, sovranità, libertà sono ormai in pericolo. Spazzare via il PD è il presupposto ma, dato anche il sistema di poteri e di relazioni internazionali che sta cercando di ingabbiare nientemeno che il presidente USA, difficilmente basterà votare per cambiare questo stato di cose. Occorre che questa realtà venga compresa e fatta propria da un capo, da un leader, in grado di scuotere il Paese e chiamare ad opporvisi, uscendo dallo stato di narcosi, paura e sottomissione culturale e politica che lo caratterizza. Un dittatore democratico. Se possibile.

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