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Immigrazione

Il partito dell’invasione

imagesSe Soros detta la linea, la linea è cambiata. La “grande” manifestazione pro-imm di Milano segna una novità: i cattivi non sono (solo) Salvini, la Meloni e “fascisti” assortiti ma anche Minniti e Orlando. E forse il PD. Nasce il 20 maggio, nuovo 25 aprile secondo Bersani, il partito dell’invasione e la grande vicenda delle migrazioni, che ormai pare destinata a segnare le sorti politiche ed istituzionali del paese ancora più della crisi economica euro-indotta, segna un colpo di scena: il PD non è più compatto e probabilmente non gode più della fiducia completa del gran regista dell’invasione.

Alla marcia non hanno certo partecipato gli 80.000 presenti sbandierati dagli organizzatori e, chissà come mai, non contestati dalla Questura come invece avvenuto per quelli della marcia di Assisi dei 5 Stelle prontamente rettificati da 50.000 a 5.000. Giochini stantii di mistificazione e controinformazione che sono ormai talmente palesi e scoperti da essere venuti a noia: si fa una marcia, si dice un numero a caso, il significato di quel numero viene gonfiato a dismisura per dire che rappresenta tutti gli italiani, la stampa ci monta un pippone, poi il Parlamento vota in quel modo lì.. È anche strano che giovedì si aspettassero 10.000 persone e poi ne siano arrivate molte di più solo due giorni dopo: qualche manina ha dato un aiutino, magari le stesse che appartengono alla filiera scafisti-ONG-cooperative. Sicuramente non tutti erano italiani, hanno partecipato molti immigrati, magari gli stessi che votavano alle primarie del PD, il che non vale per palese conflitto di interessi (anche io manifesterei in Arabia per farmi naturalizzare alle condizioni degli arabi) e ha fatto bella mostra di sé la mitica sinistra milanese radical chic coordinata da Pisapia che è riuscita a inglobare anche un sindaco, Sala, che un anno fa si riteneva meglio adatto a rappresentare il centro destra. È fra l’altro curioso che Sala manifesti per “più migranti” quando solo due giorni prima aveva dichiarato di non essere in grado di gestirne 4.500 (pari allo 0,35% della popolazione residente a Milano, qui sulle colline fiorentine siamo a 1.000 su 60.000 abitanti, quasi il quintuplo in percentuale) tanto da dover chiamare Minniti per siglare il patto metropolitano che costringe altri 76 sindaci ad ospitare preziose “risorse”. Fatta la grazia e gabbato lo santo il giovedì, il buon primo cittadino il sabato scende in campo per capeggiare orgogliosamente quelli che insultano il suo benefattore. Se poi si pensa che Maroni si lamenta di 14.000 presenze nell’intera Lombardia (sempre il triplo in proporzione della Toscana che ne ospita quasi altrettanti in numero) non si vede come un amministratore coscienzioso possa invocarne di più ancora.

Insieme a vecchio e nuovo sindaco, la proconsola italiana di Soros (Bonino) e molti politici in cerca di un futuro (Bersani, D’Alema, la Kyenge) ma anche qualche sorpresa piddina. Se si volge il pensiero alle recenti primarie PD, vediamo alcune novità: c’è Cuperlo (evvabbhe) ma Orlando non solo non c’è ma è oggetto di cartelli di aperta contestazione che lo accumunano a Minniti; c’è Martina ma senza Renzi che non manda nemmeno un tweet. Invece il tweet arriva da Gentiloni che loda una manifestazione dove vengono insultati due suoi ministri, Orlando e Minniti, ma a cui partecipa un altro ministro, Martina. Infine quello che passa nei telegiornali sono le contestazioni in toto al PD in presenza del vicesegretario e di molti papaveri. E ora?

E ora si manifesta un’altra spaccatura del PD che investe in pieno le politiche migratorie. Caduto Renzi, uno dei cambiamenti politici che sembrava manifestarsi era quello verso una maggiore attenzione al tema dell’immigrazione ed a quelli che si porta dietro (legalità, sicurezza, costi). In questo senso andavano l’intervento di Mattarella di capodanno e le successive interviste di Minniti e Pinotti. L’onere maggiore era stato caricato su Minniti che aveva svolto funzioni precipue di ministro degli interni (il decreto che porta il suo nome) e degli esteri al posto dello sconcertante Alfano (riapertura ambasciata a Tripoli, accordi con Al Sarraj, mediazione con le tribù del deserto, attivismo in centro Africa). Tuttavia i risultati erano scarsi (+40% degli arrivi ad aprile) e si vedeva come la spinta piddina ad attenuare i flussi, in modo “politicamente corretto”, avesse perso progressivamente molta forza. Un estremo tentativo è stato probabilmente quello di coinvolgere la magistratura sulla questione ONG in modo da salvarsi in corner: non dichiarare ufficialmente che la politica cambia ma porre qualche limite agli arrivi che appaiono vieppiù insostenibili politicamente (non esiste consenso sul punto) ed economicamente, anche alla luce della prossima manovra autunnale. La visita di Soros a Gentiloni del 3 maggio ha stoppato il tentativo e confermato che l’obiettivo del governo deve essere quello di accettare ed incentivare l’invasione. Il primo ad adeguarsi è stato Paolo “Pongo” Gentiloni che ha subito inviato un messaggio di sostegno alle ONG e, ieri, uno sconcertante appoggio ad una manifestazione in cui il suo partito e due suoi ministri sono stati insultati e sbeffeggiati. E adesso il PD è di fronte a se stesso, alle sue fratture ed alle sue contraddizioni. Significativi assenza e silenzio di Renzi che, nella sua prima vita, non avrebbe mancato di lanciare il derby umani-bestie e di ricordare che l’Italia “salva le vite”.

La manifestazione voleva probabilmente ricalcare il format delle manifestazioni arcobaleno che avevano lanciato la Cirinnà e del resto non è che manchino argomenti legislativi, giudiziari e di polizia da supportare: la stretta sui migranti operata a Milano dalla questura, lo ius soli, apertamente citato da Grasso, che va in aula il 15 giugno, ma anche il recente decreto Minniti-Orlando, per il quale si punta probabilmente alla pura e semplice disapplicazione, e tutta la tematica che verte sulle indagini e sulla regolamentazione delle ONG impegnate nel Mediterraneo. In ultimo non è da escludere che si punti ad una pura e semplice legalizzazione degli arrivi, tramite corridoi ufficiali, con l’accantonamento delle noiose questioni relative a diritto d’asilo e simili: l’Italia ridotta ad un territorio senza confini e senza leggi, che svolge aggratis le funzioni di buffer dell’immigrazione per cui la Turchia è stata lautamente pagata, dove entra chi vuole a spese dei residenti (nativi ed immigrati regolari) chiamati semplicemente ad autoschiavizzarsi per provvedere.

Su tutto aleggia un aspetto mai citato da giornali e TG: dov’era la Boldrini? Perché non c’era? Se la madonna pellegrina dei migranti non è apparsa, chi c’è realmente dietro la manifestazione? Basta questo aspetto per far capire l’importanza dello scontro politico in atto attorno ai migranti, tanto siderale da mettere in discussione anche il governo, il PD (che anche se vorrebbe guardare al centro patisce sempre la pretesa supremazia morale della sinistra estrema) ed il suo capo. A cui adesso spetta decidere da che parte stare.

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