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Immigrazione

Dementia Lex

imagesOggi arriva in Senato la legge sulla cittadinanza (ius soli). Prevede vie semplificate per l’acquisizione della cittadinanza da parte di stranieri minorenni. Questa norma riflette le scelte di una minoranza di paesi, di dimensioni continentali, scarsamente popolati, oggetto della colonizzazione anglosassone: tutto il contrario dell’Italia, paese sovrappopolato e di antica civilizzazione, in una crisi economica e culturale che tutto richiederebbe tranne il problema di integrare milioni di estranei. E va contro il trend storico che vede in aumento i paesi che attribuiscono la cittadinanza con lo ius sanguinis e in diminuzione quelli che ammettono lo ius soli. Né si può tacere che questo diritto viene concesso, tanto per cambiare, in modo unilaterale ed asimmetrico, ammesso che nessun paese africano o asiatico si sogna di riconoscere la reciprocità.

Può anche darsi che in linea di principio la nuova normativa sia accettabile. Sono molti i ragazzi originari di altri paesi che sono ben integrati, vanno a scuola, lavorano, aspirano magari a svolgere il servizio militare. Parlano bene la nostra lingua, magari con la gorgia toscana, ragionano come noi, condividono i cardini essenziali della nostra cultura e della nostra civiltà,  hanno le nostre ambizioni ed aspettative, pensano di soddisfarle nello stesso  modo in cui pensiamo di farlo noi. Ma non sono loro i destinatari di questa legge. Per loro, che sono in Italia da 10 anni ed oltre, basterebbe una misura semplificatoria dell’iter burocratico. Spesso la domanda si inceppa perché non si dimostra di essere stati continuativamente per 10 anni in Italia: basterebbe prevedere un periodo congruo di fuoriuscita, che so, per le vacanze estive da scuola, ed il problema sarebbe risolto.

Questa legge è per gli altri, per coloro che non sono arrivati in cerca di un lavoro, di una sicurezza, di uno stile di vita. Questa legge non è per gli immigrati, che sono arrivati individualmente e si sono presi a loro carico rischi ed oneri dell’emigrazione. Questa legge è per i migranti, per coloro che sono arrivati in massa e pretendono un’accoglienza ed una mantenimento che prescinde dalle possibilità effettive di impiego, dalla possibilità reale di accoglienza da parte dei nativi e anche, ricordiamolo, degli immigrati regolari, che hanno solo pretese e nessuna riconoscenza, che vogliono solo “i documenti”.

Una legge forse giusta diventa sbagliata nel contesto e nel momento attuali. Siamo di fronte non ad un fenomeno di immigrazione ma di migrazione rispetto al quale l’Italia ha perso il controllo dei confini e del territorio, premessa ineludibile della sovranità. Arrivano a centinaia di migliaia persone che non hanno diritto, per le norme vigenti, di entrare, di sostare, di essere mantenute nel nostro Stato. Dal 2013 sono stati circa 650.000 gli arrivi, probabilmente almeno la metà sono ancora qui. Quando non pesano sulle casse statali, pesano sulle nostre città, quartieri, condomini, stili di vita. Il Governo non sembra intenzionato ad adottare quelle minime misure che potrebbero fermare facilmente la migrazione. Anche Minniti, dopo il corteo pro-imm di Milano, sembra avere gettato la spugna: ha rinunciato al piglio decisionista per implorare le ONG di non far più rotta verso l’Italia, ha smesso di parlare di rimpatri, si è adeguato al coro dei fenomeno epocale che durerà “20 anni” (e allora perché non 200 o 2000 visto che l’Africa arriverà a 4 miliardi di abitanti?). Non sappiamo quanta gente arriverà, quanti resteranno e per quanto tempo, chi sono, da dove vengono, cosa faranno. È fuori controllo (+600%) il fenomeno dei minori, spesso persone adulte che raccontano storie inventate. Quanti di questi potranno essere considerati “regolari”? Quando? Come? Ed i loro figli? Ed i loro genitori, in caso di “minorenni”? Non è solo la legge in questione a preoccupare ma il rischio concreto di sanatorie o addirittura di mere sentenze creative della magistratura che trasformino in diritto quello che è sempre e comunque un privilegio, essere ammessi a far parte di uno stato e di una nazione. La cittadinanza data ad un minore comporta, de facto, l’attribuzione della stessa anche ai genitori ed apre la strada a ricongiungimenti con plotoni di parenti residenti all’estero. Senza contare che il regalo della cittadinanza è un fattore oggettivo di aumento dei flussi degli arrivi. Ed è semplicemente ridicolo che mentre esportiamo laureati e tecnici al ritmo di 100.000 all’anno ammettiamo alla cittadinanza coloro che hanno “concluso un ciclo di studi” foss’anche solo la pessima scuola elementare in cui si vieta, non a caso, persino di bocciare.

Non tutti i mussulmani sono terroristi ma tutti i terroristi sono mussulmani: è la prova che il modello immigratorio europeo è fallito. La guerra civile che insanguina le nostre città ne è la riprova. La cittadinanza acquisita, spacciata per diritto, ha prodotto masse di disadattati che non si riconoscono nei “nostri valori” ma in quelli, diametralmente opposti ed incompatibili, delle famiglie di origine. Non si è realizzata l’assimilazione alla francese e non bastano il multiculturalismo britannico né l’assistenzialismo scandinavo. Ed il terrorismo e la radicalizzazione hanno per protagonisti giovani di seconda e terza generazione, ben inseriti, scolarizzati, sostenuti dalla società che all’improvviso rifiutano per riconnettersi alla loro identità ancestrale che, spesso, non hanno mai concretamente conosciuto. Un continente vecchio come l’Europa, preda di un complesso di colpa compulsivo che la porta ad immaginarsi artefice dei guai di un mondo la cui civiltà ha  invece in gran parte forgiato, non può resistere all’invasione di giovani bellicosi ancorché incivili per i nostri standard. Siamo di fronte ad un bivio esiziale e il riconoscimento di massa di diritti ai nuovi venuti ci impedirà, come sta succedendo in Francia e UK, di prendere le opportune decisioni di blocco ed espulsione nel caso in cui il terrorismo diventasse insurrezione o, più, semplicemente, non fosse possibile mantenere masse enormi di persone che sono troppo lontane dai livelli culturali richiesti dalla nostra società.

Il PD renziano allo sbando insegue come sempre l’estrema sinistra. La sinistra italiana sta affrontando il declino che la caratterizza in Europa e negli USA: troppo distante dal vissuto dei cittadini “normali”, pretende di creare un altro popolo che possa sostenerla elettoralmente. È il gioco sanguinario, ormai scoperto, delle élite che, in un profluvio di propaganda politicamente corretta, si alleano al sottoproletariato immigrato per strangolare il ceto medio nativo. I risultati di questa tragedia politica e demografica sono evidenti in tutta Europa, sarebbe bene evitare di ripeterli anche in Italia con questa legge che, oggi, è semplicemente demenziale.

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