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Immigrazione, Politica Italia

Marcia indietro(?)

downloadL’improvvisa drammatizzazione della situazione immigratoria e l’apparente svolta politica del PD ricalca quanto già avvenuto esattamente sei mesi fa. Nel discorso di capodanno fu proprio Mattarella a porre il problema della sostenibilità dei flussi, sia pure con la terminologia ipocrita della sinistra che parla di “capacità di integrazione”. Fu in quei giorni che nacque la reputazione, poi appannata, di Minniti come ministro deciso ed efficace. Visti i mediocri risultati ottenuti nei sei mesi, possiamo avere dubbi anche su questa tornata.

La svolta di ieri (blocchiamo i porti alla ONG) è senza dubbio figlia della deflagrante sconfitta del PD alle amministrative. Per gli altri partiti le amministrative non sono particolarmente importanti ma per il PD sì. Ogni gruppo umano ha una sua cultura organizzativa e quella del PD annette enorme importanza politica e materiale al governo locale. È con le giunte rosse degli anni ’70 che il PCI si mise alla prova di governo: la conventio ad escludendum che lo emarginava dal governo nazionale non si estendeva a regioni, provincie e comuni e questo gli permise di elaborare politiche, maturare esperienze, selezionare persone, creare una “mitologia” fatta di onestà, buongoverno, attenzione alle persone ed al territorio che è durata fino ad oggi. Il governo locale è stato il compenso nella prima repubblica, il trampolino di lancio del successo nella seconda, l’assicurazione sulla vita nei momenti più duri del berlusconismo. Ed è una fonte di risorse non indifferente che mantiene una pletora di funzionari e attivisti (150.000 eletti in tutta Italia) che fanno del PD l’unico vero partito italiano nonché un’abbondante fonte di clientele basate sull’uso del denaro pubblico. La sconfitta di domenica è grave perché si nutre di simbolismi (Genova, città dell’insurrezione antinazista e della rivolta antimissina) ma anche di sostanza perché è generalizzata e si estende da nord a sud. Al netto della perdita di Genova, i dati più importanti sono la sconfitta in Toscana e quella a Sesto San Giovanni. La Toscana è sempre meno rossa: degli 11 capoluoghi di provincia (uno è doppio, Massa Carrara), il PD ne detiene 6 mentre 5 sono di destra (Arezzo, Grosseto, Pistoia) e due grillini (Livono e Carrara). Di più, se non fosse stato per Lucca (che è pur sempre “Toscanina” e dove magari non si era pronti a dare la maggioranza ad una coalizione in cui Casapound aveva il 5%), sono due anni che il PD non vince un comune, magari in realtà in cui l’unica alternanza al governo della sinistra si era avuta con il ventennio fascista. A memoria di 50nne è una cosa mai vista. Se penso a come il PCI presidiava ambienti (fabbriche, scuole, università) e territorio con le sue sezioni, le ripetute sconfitte sono chiaramente dovute ad una perdita di contatto con la realtà, specie sul versante immigrazione. Le sezioni chiuse non permettono di parlare con le persone, capirne gli umori, confrontarsi sulle scelte. Chiusi nelle torri d’avorio dell’amministrazione, i sindaci non frequentano strade, mercatini e circoli ARCI e non sentono cosa si dice e cosa viene detto agli immigrati che questuano. Non più tardi di una ventina di giorni fa, una decina di avventori di un circolino sulle montagne fiorentine discuteva apertamente sulle misure per fermare l’invasione dei gommoni, non escludendo l’utilità di “affondarne una ventina”. E l’impressione è che il rigetto sia maggiore proprio nelle classi tipicamente piddine, anziani e donne: se cedono questi capisaldi, non c’è da stupirsi se si perde. Anche a Sesto San Giovanni la politica sull’immigrazione non può chiamarsi fuori dalla sconfitta. Una realtà già profondamente degradata (non dimentichiamo che l’attentatore di Berlino stava andando lì a riparare), ha temuto che la manifestazione pro-imm di inizio mese, come nella trita barzelletta su culi e culattoni, avrebbe reso l’hinterland il culo di Milano: Sala incensato e portato in palmo di mano dai politicamente corretti e gli immigrati scaricati sui comuni vicini. Da SestoGrad a SestoStan la strada è ancora lunga. In questo quadro appare incredibile come il PD abbia fatto campagna elettorale con lo ius soli: succube dell’estremismo, l’errore è quello di cercare accordi di vertice con l’estrema sinistra dando per scontati i pacchetti di voti che non possono che sommarsi. Ma di scontato non c’è più niente.

La politica occidentale si occupa dell’immigrazione solo in chiave elettorale come si è dimostrato in USA, UK, Francia, Germania, Austria, Olanda. L’Italia non aveva conosciuto questa tensione anche per l’indeterminatezza dei 5 Stelle ma adesso si sta omologando al resto dell’occidente. E’ positivo che le argomentazioni e le terminologie usate ieri sgombrino, si spera definitivamente, il campo dalla retorica buonista con cui si è offeso chiunque in questi mesi mettesse in discussione la sostenibilità di un’accoglienza indiscriminata e gli incentivi ad immigrare. Resta da vedere con quale determinazione il Governo ed il PD potranno affrontare un tema che per mesi è stato considerato ineluttabile se non positivo. Il PD è diviso fra una componente realista, che capisce che questa politica lo sta portando contro un muro (Minniti), ed una invasata di ideologia e di vicinanza ai poteri forti globalizzati che invece spinge per più negri per tutti. Verso quest’ultima sponda si dirigono Gentiloni (incontro con Soros) e forse Renzi. Lo scontro è talmente forte che la manifestazione del 3 giugno a Milano, organizzata anche dal PD, è diventata un attacco a Minniti ed Orlando con il beneplacito di Gentiloni. Fatto sta che 13-14.000 arrivi in un week end non sono un fatto nuovo essendosi già verificati negli anni passati e d’altro canto è evidente che, dato il modello logistico in corso basato sulle navi dei “salvatori”, gli arrivi sono per forza di cose concentrati in pochi giorni. La previsione di ulteriori 90.000 partenze per l’estate è del tutto coerente con le previsioni che parlano di 250.000 arrivi. Il tempo delle decisioni era l’inverno quando invece Minniti ha coperto per mesi la situazione e le spaccature del suo partito con cortine di fumo fatte di viaggi in Africa per incontrare la chiunque  e patetici vertici con Al Sarraj, con promesse e regalie accompagnate da iniziative improbabili e ridicole fra le quali spicca l’accordo con le 60 tribù beduine e tuareg della Libia, come questo blog non ha mancato per tempo di evidenziare. Era chiaro che l’arrivo dell’estate avrebbe scoperto le carte. La soluzione del problema viene rimandata a circostanze (lo sviluppo del terzo mondo, la stabilizzazione della Libia) che sono fuori dalla ragionevolezza oppure a pressioni redistributive dei profughi sui paesi europei che sono altrettanto improbabili: l’avanzata populista del 2016 in Austria, Olanda, Francia che ha messo in discussione l’esistenza della UE è stata fermata solo adottando misure di chiusura delle frontiere. L’immigrazione ha un effetto leva negativo enorme: pochi immigrati fanno perdere centinaia di migliaia di voti. Non esiste politicamente che l’Europa possa accettare redistribuzioni a gogo. Per di più gli ultimi mesi hanno dimostrato che il ruolo delle ONG è esiziale per costringere i governi ad accogliere ed andava chiarito e limitato quando i giudici hanno cominciato a indagare ma l’incontro Gentiloni-Soros di maggio dette lo stop alla vicenda.

Le uscite di ieri sembrano far nuovamente pendere gli equilibri politici PD verso i “realisti”, tuttavia prima di compiacersene occorre avere altre conferme visto che già in passato le attese sono state disattese.  Inoltre le minacce di chiusura dei porti hanno poco senso trattandosi di una misura di diritto sovrano che dovrebbe essere prima attuata e poi annunciata. Il fatto di usarla come minaccia sembra essere un’ennesima richiesta di condivisione del fardello lanciata alla UE che, per i motivi appena detti, non troverà risposta e servirà solo al governo per continuare le lamentazioni contro i cinici partner europei a cui però ci accodiamo pedissequamente. Del resto anche il blocco dei porti alle ONG non italiane avrebbe poco effetto pratico: in qualche giorno le navi inizierebbero a battere il tricolore e si ripartirebbe da capo. Le dichiarazioni di ieri hanno anche messo in evidenza che gli accordi europei ci limitano ulteriormente visto che per pochi milioni ci siamo legati di nuovo all’UE che ci impone di “salvare vite”: meglio sarebbe stato mantenere Mare Nostrum, almeno avremmo potuto interromperla a discrezione. E del resto nell’ultimo mese anche Minniti aveva gettato la spugna, lasciato perdere i rimpatri, cominciato a fare accordi Alfano-style con i comuni ed iniziato a parlare di (sic) fenomeno epocale che durerà 20 anni.

Come dichiara l’OCSE, il picco dell’immigrazione è alle spalle. Per gli altri. L’accordo con la Turchia ha bloccato la rotta balcanica mentre la chiusura dei confini di Francia, Austria e Slovenia ha ridotto ad italiano il problema della rotta mediterranea. Gli altri europei sembrano imputare all’Italia il fatto di avere cominciato ad accogliere da sola, fuori da un coordinamento europeo e sulla spinta bergogliana, e non sembrano disposti a perdonare. Senza considerare che l’80% degli arrivi sono di migranti economici che non servono a nessuno e che nessuno prenderà.

Di fronte a questa situazione, le misure dovrebbero essere ben più drastiche come blocchi navali, respingimenti in mare, misure limitative per coloro che comunque arrivano in Italia in attesa di un rimpatrio: occorre spezzare il circolo vizioso fra salvataggio in mare e conseguente mantenimento vita natural durante a spese degli italiani. Si tratterebbe di applicare le norme esistenti in materia di marineria e di immigrazione, niente di più. È comunque positivo che si cominci a smantellare l’enorme apparato ideologico e retorico che ha sostenuto l’immigrazione e si cominci a parlare di sostenibilità che è economica in primo luogo ma anche sociale e culturale: fuori dalle farneticazioni del Papa pazzo ed ammesso e non concesso che accoglienza ed integrazione imposte ai nativi siano idee “giuste” in astratto, resta il fatto che nessuna comunità può essere obbligata ad annichilirsi economicamente e culturalmente per provvedere ai bisogni di enormi popolazioni estranee ed adeguarsi ai loro modelli di vita e relazioni. Su questo campo occorrerebbero idee nuove: fermati i flussi irregolari, potremmo pensare ad un Erasmus africano che selezioni i migranti (a tempo) e li formi in vista di un ritorno in patria che favorisca lo sviluppo locale.

Per il momento siamo soli e male accompagnati: l’estate 2017 sarà probabilmente esiziale, dopo occorrerà prendere decisioni drastiche e ritornare, bene o male, ad una situazione ante viaggio papale a Lampedusa. C’è da ridere a pensare che qualcuno considera Letta, l’iniziatore di Mare Nostrum, il candidato ideale di una sinistra di governo unita. O da piangere. Una volta finito di fare l’uno e l’altro, ricordiamoci che tutto questo macello lo dobbiamo al PD e che la sua cacciata dal governo è il pre-requisito per una rinascita morale e politica del Paese.

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