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Immigrazione, Politica Italia

E la chiamano estate

Il G20 dell’8 luglio ha confermato la pietra tombale che i paesi più sviluppati hanno posto sul tema dell’immigrazione. L’ubriacatura buonista e politically correct che aveva preso campo con Francesco (che, beninteso, copriva ben più corposi e concreti interessi politici, finanziari e speculativi)  e che aveva trovato applicazione con la marcia islamica promossa dalla Merkel che nel 2015 aveva attraversato l’Europa balcanica, travolto confini, invalidato leggi e regolamenti, terrorizzato i nativi ed esaltato i prototerroristi che vedevano in essa, insieme all’avvento dell’ISIS, la realizzazione di una qualche profezia coranica, ebbene tutto questo è finito, sommerso dalla realpolitik costretta a prendere atto che non esiste l’Homo Universalis indistinto e solidale ma esistono le popolazioni e le differenze fra popolazioni e che quelle europee, per quanto liquide e tiepide verso tutto e tutti, non erano certo disposte a farsi immolare sull’altare di un umanitarismo d’accatto che negava culture, religioni, livelli di civiltà, differenze economiche, modelli di organizzazione sociale. Le conseguenze di tale ideologia sono state la Brexit e Trump mentre Austria, Olanda e Francia si sono salvate in extremis proprio grazie al blocco dei flussi immigratori e la Merkel ha rischiato di veder finire non solo la sua carriera politica ma anche la costruzione europea di cui la Germania beneficia a piene mani.

Se c’è una cosa che dobbiamo invidiare ai nord europei è il pragmatismo. Le loro decisioni non sono esenti da errori ma sono disposti a riconoscerli e a sanarli. Visto che l’immigrazione di popolazioni arretrate di secoli (dal punto di vista dell’economia) o millenni (per tutto il resto) si è rivelata essere, nel giudizio elettorale, l’equivalente della Corazzata Potemkin per Fantozzi, hanno fatto adeguati passi indietro e chiuso la questione. Il G8, il G20, la riunione europea di Tallin, le prese di posizione di Macron e dei governi tedesco e spagnolo sulla questione dei porti, le minacce austriache di blindati al Brennero, le dichiarazioni dei responsabili di Frontex, hanno confermato che la gestione dei flussi immigratori non è prerogativa dell’UE (che esce definitivamente ridimensionata come soggetto politico da questa storia e fungerà in futuro da mero contenitore di accordi flessibili  e variabili fra stati) ma degli stati e che questi si impegnano a difendere i confini ed esercitare i diritti sovrani con tutto quello che ne discende, compresa la sospensione di Schengen. E del resto è stata proprio la scommessa, persa, sull’inviolabilità di Schengen a perdere il PD e Renzi che puntavano su un fisiologico deflusso degli stranieri verso nord e che ora rosicano accusando gli altri stati di non voler sacrificarsi per risolvere un problema che solo l’Italia ha creato.

Il politicamente corretto propagandato a reti unificate, che induceva a considerare fisiologica l’invasione e criminale la resistenza, appare incrinato sin dalle radici. La distinzione fra asilanti e migranti economici, che qualche mese fa doveva essere risolta, secondo i buonisti, nel senso di equiparare le due categorie sta venendo invece sanata in modo opposto, limitando di molto il numero dei richiedenti asilo. Del resto il diritto d’asilo è stato regolato nel 1951 quando il riferimento era il blocco sovietico che avrà avuto molti difetti ma perlomeno teneva imprigionate le sue popolazioni. Si ipotizzava che potessero richiedere asilo solo pochi intellettuali e scienziati in fuga con il loro know how che, come ai tempi del nazismo, faceva gola all’occidente, non certo orde di donne gravide e maschi analfabeti. Diversamente, la materia sarebbe stata normata in un altro modo sin dall’origine. Pragmaticamente ed ipocritamente, il mondo sviluppato adesso va in quella direzione.

Da tutto questo il governo Gentiloni esce spiazzato e ridicolizzato. Sembra che quello italiano sia l’unico governo al mondo a vedere della positività nell’invasione di genti incivili per gli standard nostrani e a sostenere questo fenomeno a livello internazionale mentre a livello operativo non pone alcun vincolo all’arrivo di neri e asiatici. Si comprende come, con queste posizioni, la credibilità internazionale sia pari a zero. L’adesione ideologica al credo bergogliano, unita certo agli enormi interessi economici ed alla soggezione a potentati politici ed ideologici stranieri, impedisce di comprendere il cambio di paradigma politico emerso a livello internazionale e di accettare il fatto che l’UE è come la trippa, che si tira in ogni lato, e che quindi le norme europee non sono principi scolpiti nel marmo ma punti di caduta di compromessi fra i diversi stati cangianti nel tempo e nello spazio: inutile appellarsi agli accordi di redistribuzione che sono eredità di un tempo finito  e resteranno lettera morta. Né del resto possiamo fare la parte delle vergini illibate ben avendo usufruito della flessibilità europea in altri campi come quello del deficit e delle banche.

Il governo italiano è spaccato al suo interno fra un’ala dura (Minniti, forse Pinotti) che, seppur vincolata dagli accordi relativi alla mission Triton, si pone problemi di stabilità politica ed interesse nazionale, ed una morbida (Del Rio, lo stesso Gentiloni) che vorrebbe immigrati a gogo. Orlando, inopinatamente infamato insieme a Minniti nella manifestazione pro-imm del 3 giugno a Milano, si schiera con i mollaccioni insieme ad Emiliano e a Sala. È sconcertante che tutto il dibattito si esprima nei termini apodittici ma poverissimi del “è di sinistra – non è di sinistra: se Salvini (o Orban, Hoffer, Le Pen, Farage,) scoprisse il vaccino per il tumore, aiutasse una vecchietta ad attraversare la strada, salvasse un gattino su un albero, potremmo dirgli bravo o dovremmo insultarlo perché “è di destra”? Ma questo è il livello attuale del partito di governo che pare avere usato questa sconcia legislatura per dare libero sfogo a tutte le utopie e ubbie ideologiche che lo hanno nutrito mentre stava per decenni all’opposizione. È probabile che la spaccatura risponda anche a diversi riferimenti internazionali, diciamo che i “morbidi” rispondono ad Obama e Soros mentre i “duri” devono avere più contatti con l’attuale amministrazione USA: del resto quando Minniti ha drammatizzato la situazione tornando a Roma dallo stop del suo aereo in Islanda era ufficialmente diretto negli USA per cui qualcuno laggiù si deve essere prestato alla manfrina (ipotizzo che un ministro abbia incontri almeno al suo livello e che quindi sia difficile avere dato davvero buca al suo omologo americano).

La spaccatura del governo riflette quella esistente nel PD, talmente importante da avere giustificato la predetta manifestazione di Milano. Avevamo notato l’appoggio di Gentiloni ed il silenzio di Renzi che si scopre essere prodromico ad una apparentemente radicale inversione tramite libro in uscita. La nuova posizione del segretario PD afferma alcuni punti importanti: rifiuto dei sensi di colpa per le condizioni dei paesi di origine, distinzione fra salvataggio in mare (atto dovuto) e mantenimento a sbafo vita natural durante, aiuto “a casa loro”, numero chiuso. Posizioni ovviamente bollate subito come “non di sinistra” ma anche sostanzialmente vuote, ambigue e contraddittorie. Vuote perché ormai non è più tempo di analisi ma di decisioni e quindi occorre bloccare manu militari i flussi, poi la salmerie dei maitre a parler seguirà. Ambigue perché il concetto di numero chiuso va chiarito bene: a quanti migranti ammonta? Con quali strumenti si pensa di farlo rispettare, visto che è improbabile che i migranti si autolimitino per cui il tema dei respingimenti e/o rimpatri si ripropone appena un minuto dopo? Provenienti da dove? Con quali criteri di selezione? Con quali obiettivi? Per quanto tempo? Con quali modalità? Si continuerà con la pantomima dei salvataggi in mare?  “Aiutarli a casa loro” significa continuare con la greppia della cooperazione allo sviluppo che arricchisce i cleptocrati locali? E nel mentre che un continente di 1,1 miliardi di abitanti (2 nel 2050, 4 nel 2100), ricco di ogni cosa tranne che di intelligenza ed etica, che è sempre stato il buco nero dell’umanità “si sviluppa”, chi scappa continua ad essere accolto?  Tutti punti da chiarire bene per andare oltre la formula magica che ti fa andare in prima pagina e allenta per un attimo la pressione ma non dà risposte definite ad un problema ormai esiziale. Contraddittoria perché si accompagna a sostegno e rivendicazione dello ius soli rispetto alla quale è evidentemente strumentale. Il dibattito di questi giorni ha evidenziato molti limiti della norma, in parte già anticipatamente rilevati da questo blog, a partire dalla sua inopportunità in presenza di una condizione di illegalità immigratoria come quella attuale e dei cortocircuiti informativi che può provocare nei paesi di origine. In linea di principio lo ius soli, un po’ modificato, potrebbe anche essere valutato positivamente ma non in queste condizioni: prima riportare a regime il problema e ripristinare la legalità, poi intervenire sulle leggi esistenti.

L’uscita di Renzi risponde probabilmente alla necessità di evitare che il PD sparisca alle prossime elezioni, essendo l’immigrazione diventata in breve tempo il driver delle decisioni di voto, ma anche a quella di riprendersi la scena con proposte paragonabili, per impatto mediatico e politico, al tema primigenio della rottamazione e di sostenere proprio la legge sulla cittadinanza volta a creare, nelle aspettative, molti nuovi elettori piddini.  Con questa uscita si dà peraltro definitivamente ragione, salvo ulteriori u-turn, a chi, compreso Average Joe, ha sempre criticato l’approccio aperturista all’immigrazione. La bontà di questa posizione è stata confermata anche dall’improvviso ravvedimento nientepopodimeno che di Bill Gates che, dall’alto di una ricchezza straordinaria e di un think thank di livello planetario, ha scoperto quello che il modesto autore di questi scritti ha sempre sostenuto cioè che se ti impegni a dare gratis vitto, alloggio, soldi e servizi  a dei morti di fame presto avrai la fila degli avventori. Meglio tardi che mai ma adesso l’execution ha la priorità sulla pianificazione, occorre agire con decisione e presto per limitare i flussi di arrivi: da qui alle prossime elezioni il rischio è che ce ne siano altri 250.000

Ben venga se Renzi ha davvero cambiato idea, la bontà di un’idea non dipende da chi la esprime. La credibilità di questa posizione è tuttavia inficiata dai trascorsi di Renzi stesso che non solo parlava, nel 2015, di derby uomini-bestie e si vantava che il suo governo salvava vite umane ma addirittura,  si scopre adesso con le pillole avvelenate somministrate a tempo scaduto a tempo scaduto da Bonino e Mauro, chiedeva esplicitamente a Frontex che tutti i migranti arrivassero in Italia in cambio di flessibilità per i nostri e, probabilmente, i suoi conti, e di business per le coop, riducendo il Belpaese al rango della Turchia, con la differenza che gli Ottomani lucrano 6 miliardi all’anno mentre noi invece li pagheremo per mantenere gli immigrati. Queste rivelazioni spiegano l’altrimenti inspiegabile refrattarietà di navi militari e civili ad attraccare in qualsiasi altro porto a dispetto della stessa “legge del mare” che rende le navi isole in movimento che costituiscono territorio della nazione la cui bandiera battono e impongono comunque l’attracco nel porto sicuro più vicino. Il fatto che questo accordo sia stato tenuto segreto agli italiani dimostra la pessima levatura non solo di Renzi, che sempre più appare essere un parvenu nei palazzi del potere, ma anche della UE che, sponsorizzando e firmando accordi che non vengono divulgati, perde ogni pretesa di superiorità morale rispetto ai governi nazionali dimostrandosi per quello che è, un potere oscuro, assolutista e corrotto che ha in odio quelli che considera meri sudditi.

Insieme a Letta, che per aver voluto compiacere “El Papa” si porta addosso il peccato capitale di avere dato il via alla missione Mare Nostrum al di fuori di ogni coordinamento europeo creando questo problema quasi insolubile, Renzi si addossa responsabilità politiche e, forse, giudiziarie enormi che dovrebbero fare tabula rasa della sua credibilità. Del resto si trova in buona compagnia di Gentiloni che non può essere ovviamente ignaro di questi accordi ma che continua ad occultarli con un attivismo sterile che si traduce in una processione di incontri in cui prende solo schiaffi e da cui esce colmo di complimenti ma privo di risultati concreti, sempre fiducioso di trovare nel prossimo appuntamento una soluzione che sa essere impossibile in termini non solo politici ma anche finanziari visto che pacta sunt servanda ed i 30 denari del tradimento degli italiani sono già stati pagati con la concessione di maggior deficit e di maggior debito per il salvataggio di MPS e banche venete. Denari che sono al tempo stesso l’albero a cui impiccare gli italiani, traditi da una classe dirigente venduta a poteri stranieri, nel momento in cui i mercati, privi di Draghi, torneranno a valutare i conti nazionali per quello che sono realmente, cioè prefallimentari.

Del resto Renzi, nel suo libro, scrive anche molte altre cose molte delle quali di buon senso e quindi teoricamente condivisibili, non foss’altro per il semplice fatto che le ricette contrarie (austerity, fiscal compact, compiti a casa) hanno solo incancrenito i problemi senza risolverli. Il problema è sempre quello, la credibilità dell’autore che, nei 1000 giorni di potere, ha fatto cose contrarie o le ha fatte male, senza dimenticare mai che “Avanti”, dopo quanto avvenuto il 04/12/2016, avrebbe dovuto essere il libro di memorie di uno che ci aveva provato ma non ci era riuscito e quindi era tornato al suo ruolo di privato cittadino e non quello di uno che ci sta riprovando.

Per l’Italia si avvicina settembre quando si dovranno affrontare due streghe: immigrazione e legge finanziaria con conseguenti scelte strategiche su fiscalità e politica di bilancio. La terza strega, le banche, è stata affrontata all’italienne, quindi in modo cialtrone e truffaldino, ma con il beneplacito dell’UE che si è dimostrata pragmatica. Pragmatismo estremo servirà anche per le altre due questioni, non disgiunto da una forte volontà politica che ci faccia fuggire dal mortifero “lo chiede l’Europa”. L’UE è ormai una cariatide che sopravvive a se stessa, avendo assolto sempre con più fatica un ruolo (quello di celare il predominio tedesco) che adesso non serve più visto le elezioni tedesche apriranno l’era dell’Europa a palese trazione tedesca con le varie velocità ed i vari gruppi. L’Italia appare ormai sganciata dal nucleo centrale per l’inaffidabilità di una miserrima classe politica priva di strategia, che firma qualsiasi cosa con il recondito proposito di non rispettare mai gli impegni e che persegue obiettivi inaccettabili per gli altri partner. Il pragmatismo servirà solo a prendere tempo per evitare l’annichilimento e cominciare a riflettere su un riposizionamento strategico. Non è detto che questo sia un male: lo sforzo fatto nel corso di una generazione per adattarci ad una realtà – politica, organizzativa, tecnologica, economica – nord europea ci ha dissanguato. Ogni popolo ha il suo DNA, il nostro è mediterraneo ed al sud dovremmo, con pragmatismo, guardare.

Godiamoci l’estate che l’autunno sarà duro. Buone vacanze.

 

 

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