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Economia e società, Immigrazione, M5S, Politica Italia, Terrorismo

Dove eravamo rimasti?

Una bella vacanza alla Capraia, la prima da diversi anni e da quando esiste Averaje Joe, ha allentato l’attenzione ai fatti ed agli eventi. Magari ha aumentato la capacità di riflessione. Vediamo un po’.

19 luglio ..

Riflettori accesi, sirene che suonano, agenti che corrono con il mitra in mano, elicotteri che atterrano, navi all’orizzonte. Nella notte fra il 19 e 20 luglio 1992,  appaltatore a Pianosa, assisto sgomento allo sbarco dei mafiosi tradotti lì a seguito dell’approvazione, di notte, urgente e segreta, del decreto con cui viene istituito il 41 bis, l’articolo che introduce il regime carcerario speciale (e durissimo) per i mafiosi. Quel giorno la mafia ha ucciso Borsellino, poche settimane dopo avere fatto lo stesso con Falcone. Il regime di 41 bis prevede una serie di limiti e privazioni: luci sempre accese, sorveglianza 24h/24h, pavimenti elettrificati, ispezioni senza preavviso, limiti ai contatti con i congiunti. Queste erano le misure ufficiali. Quelle ufficiose prevedevano pestaggi da parte di nuclei preposti della polizia penitenziaria. Per certi aspetti fu considerato un regime contrario ai diritti umani ma i tempi erano diversi: nessuno metteva in discussione l’esistenza degli stati e della loro sovranità, le proteste furono poche e fugaci.

Il 41 bis ha avuto un ruolo dirompente nel mondo mafioso tanto è vero che i famosi papielli con cui la mafia propose un accordo allo Stato cominciavano sempre con la richiesta di abrogazione di quella norma. La risposta mafiosa fu quella degli attentati, fra cui quello di via dei Georgofili a Firenze. Niente da fare: lo Stato, appena uscito dall’emergenza terrorismo, aveva ancora una dimensione morale, una compattezza organizzativa ed operativa, una coscienza di sé che impedì accordi sconci. 25 anni dopo viene da riflettere sul fatto che quella è stata l’ultima volta che lo Stato italiano ha fatto lo Stato: ha fissato norme, ha perseguito coloro che le violavano, si è ripulito al proprio interno, basti pensare alla fine della stagione del giudice Carnevale alla Suprema Corte, losco figuro preposto alla cassazione delle sentenze di condanna dei mafiosi in virtù di cavilli e pandette interpretate sempre pro domo loro. L’architrave della reazione all’attacco mafioso fu la compattezza fra i vari ordini e poteri, legame suggellato dal sangue di giudici, poliziotti e politici che dura ancora oggi, basti pensare alla reazione inusitatamente compatta alla richiesta di scarcerazione di Totò Riina. Fu l’ultima volta: Tangentopoli incombeva e con essa la rottura dell’ordine della Prima Repubblica con lo scompaginamento dei rapporti fra poteri e l’ascesa della casta giudiziaria avviata a prevalere sulla politica e, quindi, sulla democrazia, la sovranità, l’indipendenza.

Dormi piccino che mamma t’ammazza

Charlie Gard è morto e ci osserva dal Cielo. Non sembrava che dovesse finire così: la reazione emotiva del Mondo all’inusitata richiesta dei medici di sopprimerlo aveva posto in discussione la filiera giudiziaria che lo aveva portato ad un passo dall’esecuzione già a inizio mese. Trump, il Papa (poco), i vescovi (tanto), soprattutto i semplici cittadini, gli Average Joe sconcertati del cambiamento di ruolo del medico – da salvatore a carnefice – avevano gettato tanta sabbia nei meccanismi decisionali che sembravano ormai definiti. Probabilmente una corte inglese avrebbe fatto marcia indietro trovando un cavillo per rimettere in discussione i precedenti ordini che lo condannavano a morte. All’ultimo momento un fatto nuovo ed inusitato è accaduto: i genitori hanno cambiato idea e hanno aderito alla teoria eugenetica proposta dal GOSH. Il tempo era trascorso, la situazione si era aggravata, la qualità della vita di Charlie sarebbe stata inferiore anche al livello accettato da Mum & Dad: Charlie non si sarebbe mai nemmeno avvicinato agli standard prestazionali che ne avrebbero fatto la versione avanzata di Cicciobello® sognata da papino e mammina. Un bel messaggino su Facebook® e via, problema risolto salvo dover accettare il divieto di fargli l’ultimo bagnetto a casa, ultima patetica ridotta dell’amore materno verso questo piccino.

Il rapporto madre-figlio è insondabile e misterioso. Ma non ho chiesto io alla mamma di Charlie di fare pubblici appelli e quindi, avendoli fatti, ho anche il diritto di dire come la penso. I genitori di Charlie non erano portatori di una cultura diversa da quella di giudici e medici, soltanto dissentivano sulla valutazione del livello di disabilità che avrebbe giustificato l’omicidio. Non era questione di an ma di quantum. Lo stress, la solitudine, la disperazione di una coppia normale diventata di colpo il difensore di principi universali avranno avuto certo un ruolo sul loro cambiamento di opinione ma fatto sta che questo cambiamento si è verificato ed è stato decisivo per l’esito finale. Con il che si è ricomposta l’unità fra tecnici e parenti che solitamente copre gli atti eutanasici in ospedale: il “non c’è più niente da fare” dichiarato dai medici è il segnale, socialmente accettato per convenzione, che prelude al distacco della spina. È ipocrita nasconderlo ma è stolto non evidenziare come in questo caso la dinamica sia stata diversa con i medici che non si sono limitati a dare suggerimenti per il bene del paziente ma hanno preteso di imporre la loro visione su di un corpicino che, per quanto martoriato, non era in fin di vita. Il giuramento di Ippocrate è stato stracciato, il medico ha ripreso il suo potere assoluto sulla vita del paziente, sottomessa non solo al suo giudizio tecnico ma alle sue credenze filosofiche, ideologiche o politiche.

Come in tanti campi della vita pubblica (scuole, case di riposo, luoghi di prestazione di servizi in genere), d’ora innanzi ci sarà una differenza fra ospedale ed ospedale. Prima di essere ricoverati occorrerà valutare non solo la capacità dei medici ma anche il loro orientamento intellettuale per evitare di finire in una clinica che, invece di curarti, preferisca adire le vie legali per sopprimerti “nel tuo interesse”. La situazione è di rilevanza critica: tolti coloro che con il testamento biologico rifiutano in primis cure eccessive, quanti possono essere coloro che possono essere soppressi “nel loro interesse”? Sicuramente tutti coloro che non possono esprimersi direttamente (bambini, comatosi, anziani specie se soli), nel qual caso l’iniziativa può essere facilmente assunta da parenti ma anche, come dimostrato, dalle strutture sanitarie. Ma siamo sicuri che poi, analogamente a quanto avviene con i figli sottratti ai genitori dai servizi sociali, non si possa eccepire il “miglior interesse ad essere soppressi” anche per persone, non necessariamente disabili,  consapevoli ma con basso QI, con poca istruzione o magari credenti in una religione “divisiva” che non ammette il suicidio come quella cattolica? È fuori dal mondo pensare che fra qualche anno un GOSH qualsiasi ricorra al giudice per sopprimere un paziente che non vuole accettare che la miglior decisione per lui è passare all’altro mondo?

Scenari da incubo determinati dal fallimento della scienza medica. La medicina si è smarcata solo a partire dall’800 da un mondo confuso in cui si associava a pratiche tradizionali, magiche e sciamaniche. La scoperta di batteri e virus e dei relativi rimedi (vaccini e antibiotici) ha dato alla medicina un prestigio che altrimenti non avrebbe avuto. Ma le malattie “scoperte” con l’aumento della speranza di vita (tumori, malattie neurologiche ed autoimmuni) ne rimettono in discussione ruolo e capacità: non si è realizzato il vaticinio secondo cui nel corso della mia vita il cancro sarebbe diventato guaribile, anzi la probabilità di contrarlo è aumentata quasi al 50%. La medicina moderna si è evoluta nel campo della diagnosi e della chirurgia ma non riesce più a “guarire” ed allora pretende di “curare” creando torme di invalidi che necessitano del sostegno pubblico per la sopravvivenza per periodi di anni o decenni. Non sono persone autonome e dipendono da orientamenti scientifici ma anche economici e politici che stanno forgiando una nuova etica. Di fronte al proprio fallimento ed alla crescente scarsità di risorse economiche dovute al tradimento delle popolazioni europee da parte delle loro élite, sta passando il concetto di occultare le prove: perché impegnarsi a studiare, scoprire, sperimentare nuove cure e medicine per salvare popolazioni e persone che oltretutto, nella concezione elitaria che Macron interpreta al meglio, non se lo meritano? Meglio occultare la prova della incapacità e della mancanza di volontà uccidendo i pazienti. Ovviamente per il loro bene.

L’obbligo di mantenere in vita pazienti gravi è l’assicurazione sulla vita per coloro che non hanno necessità così estreme. Il vincolo di Ippocrate garantisce assistenza ai malati “normali” al di fuori di qualsiasi valutazione di costo-beneficio o di opportunità. Il venir meno di esso ci espone a decisioni che non hanno ad oggetto la nostra salute ma le politiche socio-sanitarie e le ideologie. Anche se il caso Gard apre un vulnus enorme su questa tradizione, occorre mantenere ben fermo il principio per cui le istituzioni sanitarie sono obbligate a curare mentre pertiene ai singoli la scelta opzione di non avvalersi delle cure. Questo è probabilmente il punto di caduta delle questioni etiche che questa nuova situazione sta creando.

Acqua bollente

Un lago vale più di 3-4 milioni di persone? È la domanda che scaturisce spontanea dall’osservazione del surreale teatrino che si è scatenato attorno al lago di Bracciano ed al divieto di prelevare acqua per il servizio pubblico di Roma Capitale. Giorni passati a drammatizzare un calo di qualche decina di cm del livello delle acque del lago, i cui meriti sono stati finora ignoti alle masse, immagini di confronti fra il livello dell’estate 2014 (la più piovosa che ricordi) e quello attuale, ma nessuno che evidenziasse neanche per un attimo il disastro che sarebbe derivato dal blocco dell’erogazione per i cittadini e turisti di Roma, ad agosto, con 40 gradi. Si vede che non è ritenuto miglior interesse degli abitanti, neanche se bambini, anziani, disabili o malati, bere e lavarsi. Il tutto condito da terrificanti vaticini sul cambio del clima, sul riscaldamento globale (tirato in ballo anche per giustificare i roghi di foreste per i quali neanche uno, diconsi uno, responsabile materiale è stato individuato), su un futuro fatto di arsura e rinuncia all’acqua da parte degli abitanti di una penisola con migliaia di km di coste e che ha le due più grandi isole del Mediterraneo.

Nessuno (compreso il Sindaco di Roma e quindi Nessuno in persona) che evidenziasse il peggioramento dell’immagine internazionale di un Paese che pretende di partecipare ai vari G7-8-20 ecc. ma che, unico al tavolo delle chiacchiere, non ha acqua nella sua capitale. Nessuno (compreso il Sindaco di Roma e quindi Nessuno in persona) che ipotizzasse danni economici esiziali per una città con un numero spropositato di miliardi di debito e che vive di turismo. Passi per Zingaretti, che fa il suo sporco mestiere di politicante sabotando la Raggi che non è del suo milieu e magari spingendo per la privatizzazione delle acque (chissà come mai la Fonte San Benedetto®, per dirne una, non risente del riscaldamento globale). Ma che la Raggi, un minuto dopo l’improvvida uscita del suo avversario, non abbia convocato una conferenza stampa dicendo le tre cose che ho appena detto ed invocando, contro la decisione del Governatore, l’intervento del Governo, dell’UE, dell’ONU, dell’Unicef per sopperire a quella che è una chiara catastrofe umanitaria che coinvolge miilioni fra residenti, turisti e migranti, ebbene questo per un politico che voleva governare nell’interesse dei cittadini non è ammissibile. E se non lo ha fatto dipende certo dal fatto che non è all’altezza del compito ma anche dal fatto che tutto sommato lei ed il M5S condividono la folle ideologia ambientalista che, dopo avere distrutto l’industria e ridotto i consumi, sta sopprimendo anche la possibilità di soddisfare i bisogni primari.

L’uomo è in lotta con la natura da sempre. Finchè ha potuto ha soddisfatto individualmente i propri bisogni perché nessuno ti ha mai impedito di andare al fiume e prendere l’acqua. Poi, con la crescita della tecnologia e della organizzazione sociale, sembrava che le cose fossero migliorate. Adesso, nel III millennio, mentre scopriamo stelle, esopianeti ed esosatelliti, ci sentiamo dire che quello che facevano gli antichi romani, cioè portare acqua  in città, non è più possibile. Che la natura ha vinto e dobbiamo accettare un regresso economico, sociale e civile. Questo è folle. Non è umano chiedere agli umani di non vivere la propria vita per salvare il pianeta da loro stessi. Il pianeta è al nostro servizio e non viceversa e del resto la conservazione della natura è molto migliorata proprio con la crescita economica indotta dallo sfruttamento delle risorse. Nello specifico, il fatto che il lago di Bracciano sia soggetto a vincoli ambientali dimostra che ci siamo spinti troppo avanti e che il livello di protezione delle risorse, testimoniato dal continuo proliferare di parchi naturali, è eccessivo. Viviamo qui ed ora e non possiamo rinunciare ad usare le risorse che abbiamo, almeno in emergenza. Che poi non si possano applicare su larga scala tecniche di dissalazione dell’acqua di mare che hanno permesso a Israele di colonizzare il deserto ed a Capraia, a differenza di Pianosa, di avere acqua buona ed abbondante, rappresenta un’ulteriore conferma della rinuncia dello Stato a fare quello che deve fare, governare per il bene dei cittadini anche senza che “ce lo chieda l’Europa”. Ed era talmente evidente qual’era la cosa giusta da fare, che l’ha fatta Gentiloni autorizzando per decreto il prelievo da Bracciano e sputtanando Virginia.

A Roma il susseguirsi di emergenze (rifiuti, acqua, trasporti) dimostra il livello catatonico della gestione dei servizi pubblici. E’ necessario innovare profondamente modelli tecnici, organizzativi e gestionali e politici nuovi dovevano servire a questo ma il M5S sembra succube ad un tempo dell’ideologia ambientalista, che impedisce un approccio pragmatico ai problemi di una metropoli in via di sottosviluppo che non possono essere risolti con la retorica della differenziazione e del risparmio, e di interessi molto più concreti dei dipendenti (e addirittura manager) delle società municipalizzate. Non ha tenuto conto della lezione di Livorno in cui Nogarin è rimasto incastrato per avere mandato avanti per un anno una situazione che doveva essere risolta subito con un fallimento. Anche a Roma qualche giudice imputerà a Raggi e compagnia di avere firmato un bilancio o un atto di troppo che li inchioderà alle responsabilità. Il M5S ha abbandonato troppo presto la strada del “qualunquismo”, del rivolgersi al cittadino medio e generico che voleva servizi efficienti ed economici, per rincorrere categorie specifiche (tassisti, netturbini, autisti, ecc.) che adesso lo ricattano. L’immagine governativa del movimento ne esce molto ammaccata. Un ricambio del personale politico, che risale ai tempi eroici degli “Amici di Beppe Grillo”, appare vieppiù necessario.

Cavilleria pesante

E adesso arriviamo all’immigrazione. Questo blog è stato sempre prudente e scettico nel valutare le dichiarazioni e decisioni del Governo in chiave di contrasto all’immigrazione. Ma in questi 20 giorni qualcosa sembra essere cambiato, in primo luogo nel PD. Lo scontro fra le due anime – realista e ideologica – sembra essersi piegato a favore della prima. Le posizioni di Renzi hanno dato la copertura ideologica-ideale alla necessità, economica, sociale ed elettorale, di interrompere o ridurre i flussi. Ancora sulla banchina del traghetto per Livorno, si ascoltavano lunghe discussioni sul disegno massonico di stravolgere l’Italia con l’immigrazione: segno che oramai la discussione coinvolge le masse, che pochi aderiscono alle tesi buoniste e che, alla fine, qualche conseguenza elettorale ci sarà. Bisognino fece trottar la vecchia ed il PD sta correndo ai ripari. Ma altrettanto ovviamente il PD non può fare queste cose alla luce del sole e quindi deve sempre seguire vie lunghe e capziose come quelle del regolamento delle ONG. Ora, è vero che non è stato accettato da molte di esse ma è anche vero che il segnale, politico e giudiziario, è stato mandato forte e chiaro. La mancata sottoscrizione del protocollo debitamente “chiesto dall’UE”, che probabilmente sottintendeva un sistema di quote, ha messo il governo in condizione di scatenare la magistratura, il miglior alleato da sempre del PD, già messa in campo a maggio quando tuttavia i tempi non erano politicamente maturi: sentire il procuratore di Trapani Cartosio illustrare, con cadenza meridionale e abbondanza di dettagli cavillosi, i motivi del sequestro della nave tedesca renitente all’accordo, rimanda a tempi passati di politica che decideva.

La priorità è fermare l’insostenibile invasione. Non penso che il PD sia l’attore politico giusto per farlo ma occorre tenere conto che adesso è al potere e quindi le decisioni dipendono da lui: quando la casa brucia, l’alluvione è benvenuta. Qualcosa sembra accadere in termini numerici visto che a luglio gli arrivi si sono dimezzati rispetto all’anno precedente ed anche i salvataggi non raggiungono più le migliaia o decine di migliaia della scorsa estate. Ci vorrà tempo per vedere quello che succede senza scordarsi che a settembre torna lo ius soli per cui pochi arrivi possono essere strumentali all’approvazione. Aspettiamo e vediamo. In ogni caso l’evoluzione delle posizioni piddine di questo mese fa piazza pulita della retorica buonista su sensi di colpa, responsabilità ataviche, inevitabilità dell’immigrazione, utilità economica dei migranti: su tutto avevamo ragione noi.

La France imbécile

Cosa direbbe Gentiloni se Macron, appreso che in Italia esiste un problema di mafia, convocasse lui e Riina per un accordo? Probabilmente in questa situazione si è sentito Al Sarraj, premier debole ma legittimo della Libia, quando è stato convocato con il Generale Haftar che, dal suo punto di vista, è un eversore. Non so perché Sarraj è andato a Parigi, forse per l’atavico istinto al doppio, triplo e quadruplo gioco, ma a scanso di equivoci, due giorni prima, ha recapitato a Roma una richiesta di intervento militare ovviamente a scopo umanitario. Macron procede con modalità mediatiche e con la sensazione che. siccome lui è l'”eletto” cooptato da chi può, allora tutti devono inchinarsi. Non è così, specie nella politica estera. L’improvvida decisione di Macron chiarisce il quadro libico evidenziando uno scontro Italo-francese che ha riflessi anche territoriali con una spaccatura ormai definitiva tra Tripolitania e Cirenaica. Per Sarraj l’alleanza con Haftar era priva di senso: un architetto contro un generale, un premier chiuso in casa contro un combattente sul campo, avrebbe fatto la fine dell’agnello col lupo. Macron appare incapace di andare oltre il suo cliché di leader algido, mediatico, sussiegoso ed arrogante. Ma l’intervento del francese psicotico ha dato una mano enorme a Minniti che ha capitalizzato il lavoro infruttuoso finora svolto con capitribù e sindaci: ci voleva il catalizzatore della paura per spingerli ad accettare e fare quello che avevano finora rifiutato. Si comincia con una o due navi ma difficilmente Haftar con il suo seguito di turchi, russi, qatarini e anglo-francesi potrà ignorare la presenza di navi armate di un paese NATO nel campo avverso. L’assicurazione sulla vita di Sarraj corrisponde ad una grande occasione italica di salvare il petrolio e limitare i migranti. Speriamo che non venga sprecata.

Ja, Allah Akbar

Visto? Il terrorismo è tornato ad Amburgo e Costanza. Pochi giorni prima avevo detto a mia moglie che il nuovo fronte sarebbe stato, dopo la Francia, la Germania dove si voterà a settembre: i terroristi, o chi per loro, hanno acume politico. I tedeschi ad Amburgo hanno ammesso il carattere terroristico dell’atto, a Costanza, come d’uso, no. Ma ormai le chiacchiere stanno a zero, nessuno crede più ai protocolli ed alle veline del politically correct. Tralasciando attentati nei paesi arabi ed in Egitto, la lista aggiornata è la seguente: Parigi, Parigi, Saint Quentin, Parigi, San Bernardino, Bruxelles, Orlando, Magnaville, Dacca, Nizza, Heidingsfeld, Monaco, Ansbach, Saint Etienne du Rouvray, Charleroi, Toronto, Strasburgo, Home Hill Virginia, St. Claude – Minnesota, New York, Seattle, Pasadena, Baltimora, Berlino, Istanbul, Grasse, Parigi Orly, Parigi Louvre, Parigi, Heidelberg, Dusseldorf 1, Dusseldorf 2,  Londra, Anversa, Stoccolma, San Pietroburgo, Parigi (poliziotto), Alessandria, Il Cairo, Manchester, Londra, Melbourne, Parigi Notre Dame, Parigi Champs Elisées, Bruxelles Stazione, Michigan, Amburgo, Costanza (to be continued).

L’estate è lunga: dopo il mare, la campagna. Buon agosto!

 

 

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