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Immigrazione

Le tre debolezze

downloadL’estate 2017 sembra avere impresso una sterzata significativa al problema dell’immigrazione in Italia. I dati oggettivi sembrano andare nella direzione di una riduzione importante dei flussi. Il mese di luglio ha fatto registrare (dati UNHCR) circa la metà degli arrivi rispetto allo stesso mese del 2016 mentre gli afflussi sono letteralmente crollati in agosto (ad oggi sono 2.028  contro i 21.294 del 2016, con molti giorni in cui gli arrivi sono stati nulli). L’intera filiera trafficanti-scafisti-ONG-Marina Militare sembra essersi dissolta. Alcuni fatti sono da notare:

  1. Il primo è che le ONG hanno ormai perso la loro verginità: indagini, indiscrezioni, infiltrazioni hanno dimostrato che agivano contro la legge (contatti, ingressi in acque libiche fino alla spiaggia, infingimenti e sotterfugi, finanziamenti opachi) e anche contro ciò che esse dichiaravano e che, per motivi economici ed ideologici, erano solo un tassello della filiera logistica che trafficava in carne umana. Peggio, esse si consideravano equidistanti fra criminali e stati democratici europei, evidentemente equiparati all’Afghanistan o ad Haiti. Tutto ciò è inaccettabile. Come reazione ho personalmente sospeso i versamenti mensili ad un’organizzazione umanitaria, già sponsor della Viola, che si dichiarava intenta a salvare bambini. Le ONG si sono rivelate l’anello determinante della catena logistica: è ormai evidente che i gommoni dei trafficanti – sgonfi, stracarichi e senza carburante – non potevano certo percorrere 12 miglia marittime (22 km) ma al più qualche km, forse qualche centinaio di metri, dalla riva. La disponibilità delle ONG a violare le acque territoriali libiche ha incentivato modelli di business ad alto rischio con gommoni straripanti di disgraziati spennati fino all’ultima lira per staccarsi dalla battigia e poi essere trasbordati sulle navi ONG. Il fatto che solo il 34% degli arrivi derivasse dalle ONG, unito al fatto che nessun gommone potesse realisticamente approcciare le navi Frontex, fa ipotizzare ulteriori falsi: o le ONG raccattavano molto di più di quanto dichiarato mentre le navi militari facevano solo da backup (come dimostrato dal recente trasbordo da MSF a Guardia Costiera), oppure anche le navi Frontex entravano allegramente in acque libiche.
  2. Il secondo è che l’operatività delle ONG si è ridimensionata improvvisamente e che ciò è avvenuto sin dai primi di luglio (solo 11.461 sbarchi di cui 7.090 nel fine settimana 14-16) e quindi molto prima della presentazione del protocollo di comportamento con cui il Governo ha tentato di regimentarle e su cui si è arrivati alla rottura con quel mondo. Può darsi che ciò sia stato dovuto alla volontà di non esacerbare il clima in un momento in cui i cambiamenti di normativa venivano elaborati ma la repentinità con cui si è rinunciato, senza tanti fronzoli, alla mission umanitaria tanto invocata, oltre a non deporre positivamente verso i reali intenti di questi soggetti, lascia pensare ad un improvviso cambiamento di strategia da parte dei dominus che le finanziavano e dirigevano che a sua volta lascia ipotizzare che qualche gola profonda avesse fatto capire che ormai non c’era più trippa per gatti, almeno per il momento.
  3. Il terzo è che si è ridotta anche l’operatività delle forze armate inquadrate in Frontex tanto che ci sarebbe da dubitare che la missione europea che ha sostituito Mare Nostrum sia ancora in corso. Dopo il 16 luglio sono arrivati solo 4.307 migranti con una punta di 1.029 e ci sono stati molti giorni con arrivi zero: peanuts rispetto a quello a cui eravamo abituati.
  4. Il quarto è che questa complessiva riduzione della capacità di soccorso in mare è avvenuta a fronte della riduzione drastica delle partenze. Si sarebbe potuto pensare, al contrario, ad un tentativo dei trafficanti di forzare la mano, magari lanciando in mare qualche decina di migliaia di migranti, per testare la reale volontà del Governo italiano e forzarne le decisioni: del resto era bastata la morte di qualche centinaio di migranti per inventarsi Mare Nostrum. Invece niente di tutto questo è successo ed i trafficanti si sono dimostrati molto meno cinici e molto più pragmatici di quanto si pensasse e si sono solo un po’ riorganizzati aprendo la rotta ispanica che ha invece avuto un aumento degli afflussi sia via mare che per via di terra (Ceuta) anche se su numeri molto ridimensionati rispetto a quelli usuali.

In definitiva sembra di essere ai saldi di fine stagione, quando il servizio va ad esaurimento e si servono svogliatamente gli ultimi clienti mentre si inizia a pensare ad altro. Tutto ciò dimostra come il fenomeno dell’immigrazione fosse molto lontano dalla descrizione mitologica che i buonisti ne facevano: i migranti non erano poveretti spinti dalla fame e dalle guerre perchè altrimenti si sarebbero buttati in mare anche a nuoto pur di sfuggire al presunto tremendo destino che li attendeva. No, erano solo dei cinici speculatori che si erano fatti ingolosire dalla prospettiva di una vita miserabile ma ricca, fatta di ozio, elemosine e regalie da parte degli occidentali, possibilmente ben lontana dalle ubbie del lavoro. E dimostra anche come il fenomeno fosse  del tutto “supply side driven”, trainato dal lato dell’offerta di accoglienza e servizi di trasporto, confermando quanto i critici del buonismo immigrazionista (fra cui questo blog) dicevano da due anni e cioè che se offri illimitatamente vitto, alloggio, trasporto e soldi a dei poveretti presto avrai la fila, ma che se elimini anche solo uno degli anelli la fila si dissolverà. Pur privo di ogni simpatia verso i migranti e quello che rappresentano, Averaje Joe è stato meno razzista dei buonisti che da sempre li hanno descritti come masse infoiate in preda agli istinti di sopravvivenza quando invece si trattava di scafati businesspeople ben in grado di fare ragionamenti e calcoli di costo-beneficio. Questo a futura memoria, quando dopo le elezioni si tornerà a parlare di movimenti biblici, obblighi di accoglienza, sensi di colpa, e quant’altro.

A questo risultato si è giunti con la forza della disperazione di tre organizzazioni scopertesi drammaticamente deboli ed in difficoltà. La prima è ovviamente il PD con il suo governo, entrambi spaccati fra un’ala idealista ed una realista. Le due componenti si sono sfidate con la “grande” manifestazione pro-imm di Milano di maggio che, promossa dal PD e dal sindaco piddino Sala, si è tradotta in un attacco ai ministri realisti Minniti e Orlando (realista lui?) culminato con il tweet di Gentiloni a favore delle tesi sostenute dagli organizzatori. Per inciso Gentiloni ha un passato politico-ideologico (maoista, verde, cattolico baciapile) che condensa curiosamente in una sola persona le tre ideologie universalistiche del XX secolo e che, data l’indifferenza, se non ostilità, che esse nutrono verso il concetto di “Stato”, fa di lui quanto di più lontano possibile dalla figura di un uomo di governo dedito alla tutela degli interessi nazionali. Non a caso Gentiloni ha spesso tenuto un atteggiamento favorevole all’immigrazione sia all’interno (incontro con Soros, tweet a sostegno delle ONG durante le indagini della magistratura siciliana dello scorso maggio, sostengo alla manifestazione del 20 maggio) che all’estero (sostegno solitario alle tesi pro-imm al G8, al G20, in sede europea, ecc.) tanto che, maturata la svolta realista, è stato Mattarella e non lui a tacitare Delrio, scopertosi nel frattempo campione governativo degli idealisti. Sempre per inciso, le posizioni di Gentiloni hanno ridicolizzato l’Italia a livello internazionale con i documenti dei suddetti G8 e G20 e con i plateali cazziatoni di Orban e Fico (quello ceco, non quello napoletano), con il blocco delle frontiere macroniane, pardon, francesi e con la minaccia di blindati austriaci al Brennero. Ancora per inciso, noto come negli ultimi mesi si erano manifestati sintomi di insofferenza dal mondo militare con esternazioni di 4 generali che probabilmente esprimevano il disagio di quel mondo ad essere accomunato ad attività ormai palesemente criminali. Come ultimo inciso, ricordo che avevo notato che, rispetto alla suddetta manifestazione, Renzi si era eclissato lasciandosi le mani libere e ricomparendo infatti a luglio con il suo libro (probabilmente, a questo punto, un instant book) con cui dimenticava il derby “umani-bestie” del 2015 e  diventava contrario all’immigrazione. Cosa era successo? Semplice, a giugno il PD ha preso una scoppola alle amministrative perdendo posizioni anche nelle regioni rosse devastate dall’immigrazione. Cito sempre Pistoia come esempio perché mai i simpatici “piri” avevano pensato, nell’arco di più di un secolo, di tradire il “Partito” (fosse esso PS, PCI o Pds-Ds-PD) salvo quando glielo aveva imposto Benito per 20 anni. Penso che l’ipotesi di perdere Pistoia non comparisse neanche negli incubi peggiori dei piddini ma ciò è avvenuto e questo, insieme ad altri casi, ha fatto suonare campanelli di allarme al Nazareno. Il PD segue una strana linea per cui cerca il consenso moderato ma vorrebbe essere di sinistra rimanendo oltretutto succube di correnti ideologiche e affaristiche che lo accusano di non essere tale se non apre all’immigrazione incontrollata. Al contempo è singolare che vada, con queste posizioni, a chiedere i voti di coloro che ne dovrebbero subire le conseguenze in termini di costi fiscali, peggioramento dei servizi, criminalità, degrado sociale e urbano, ecc. Essendo il post degli incisi, faccio presente che il PD si è trasformato negli anni in un partito di amministratori che paradossalmente non ha più contatto con la realtà: se il referente locale è il sindaco (o assessore, o consigliere regionale, o simili), chi gli si approccia lo farà per interesse, con deferenza e rispetto e quindi non gli dirà mai che la politica sull’immigrazione del Partito è una solenne cagata. Al contrario, se ci fossero ancora militanti disinteressati, girando per i mercatini ed ascoltando le urla di donne ed anziani verso le richieste di elemosine, capirebbero che l’immigrazione è ormai diventa il driver del voto (come del resto all’estero) e che l’opinione dei comuni mortali è un po’ diversa da quella della Boldrini e magari potrebbero portare questi argomenti nelle riunioni delle sezioni che invece sono sempre chiuse. Sono gli svantaggi di essere diventato un comitato elettorale a servizio dei poteri forti invece che un partito a tutela dei deboli.

La seconda debolezza è quella della Chiesa bergogliana. Il medesimo disamore che il popolino prova verso il PD si sta estendendo anche alla Chiesa la quale, tuttavia, ha antenne sul territorio ancora attive e sensibili. Le posizioni bergogliane su una serie di temi come, oltre all’immigrazione, la famiglia, la sessualità, l’Islam, le relazioni internazionali, le questioni etiche, sono lontanissime dal sentito tradizionale italiano ed europeo. Il Papa disprezza ormai apertamente l’Occidente ed i suoi abitanti (ha fatto solo un viaggio nell’Albania mussulmana e nella Svezia luterana ed in Grecia si è recato per omaggiare i migranti e non i poveri nativi). La sua comunicazione “populista”, ripetitiva, semplicistica, apparentemente ingenua ma in realtà priva di spessore, non è adeguata ad un pubblico che ha livelli di istruzione e tradizioni culturali e civili incomparabilmente superiori a quelle degli abitanti delle favelas della Buenos Aires da cui proviene. Ha atteggiamenti e parole che dimostrano qualcosa di sconcertante compreso fra l’ignoranza dei fondamentali cattolici e la voglia di trasformare il cattolicesimo in una religione new age fatta di immigrazionismo, islamismo, ambientalismo, genderismo, pauperismo in cui il credente non è il centro della rivelazione in vista della sua salvezza ma solo uno strumento per raggiungere i fini neototalitari che Bergoglio esprime.  L’esperimento di portare al Soglio Pontificio un analfabeta teologico (Jorge ha fatto solo il seminario) con la speranza che risollevasse la spiritualità in decrescita è evidentemente fallito. E forse il segnale che è meglio smettere è stato il caso di Charlie Gard in cui la voce di Francesco non si è sentita mentre si è alzata forte e chiara, oltre a quella di migliaia di credenti, quella del Cardinal Bassetti che doveva esserne il braccio armato nella CEI e che non a caso ha guidato anche il riposizionamento sull’immigrazione. E’ probabile che El Papa sia ormai isolato nelle segrete stanze, come anche alcune voci dall’interno sembrano testimoniare, e che si attenda la morte di Benedetto XVI per promuoverne le dimissioni. Ma in ogni caso la Chiesa doveva smarcarsi da posizioni insostenibili che, probabilmente, cominciavano anche ad incidere su donazioni e 8 per mille.

Ma gli sforzi di riposizionamento di PD ed ecclesiastici sarebbero stati vani in mancanza di una terza debolezza, quella di Al Sarraj. Non so se la mossa francese, pardon, macroniana di invitare in un castello lupo e agnello, diavolo ed acqua santa perché, a favore di telecamere, si giurassero pace eterna con lui nel mezzo sia stata un’idea sua o sia stata concordata a livello internazionale. Ma in ogni caso è stata una cagata, almeno dal suo punto di vista. Elevare a livello di interlocutore istituzionale quello che per il governo, debole ma legittimo, di Tripoli è semplicemente il capo di un’insurrezione armata ha spaventato a morte Al Sarraj ed i suoi inducendoli a concedere al governo italiano quello che Minniti chiedeva senza esito da gennaio: navi militari (prontamente armate e recapitate), probabilmente corpi speciali di terra, blocco degli ingressi, blocco delle partenze, azione della guardia costiera libica contro i gommoni e le ONG. Senza la sponda del governo della ex Quarta Sponda sarebbe stato fiato sprecato, come lo era stato fino a giugno. Efficacia ed efficienza dei libici sono encomiabili ma non si spiega come mai non abbiano spiegato questi mezzi a primavera se non con la paura di un’aggressione della Cirenaica e con la necessità di un protettore internazionale.

Quindi tutto bene? No, è un risultato importante perché chi ama il proprio Paese non può non riconoscere a Minniti (dire Governo mi sembra troppo) i meriti della situazione contingente ma rimangono importanti punti aperti.

Il primo è rappresentato dal fatto che, ideologicamente, il punto di caduta dei contrasti interni a PD e mondo cattolico è consistito nel definire “criminale” la condotta degli scafisti ma non quella dei migranti e, conseguentemente, nel decidere di contrastare l’immigrazione non in quanto tale ma solo in quanto realizzata tramite canali irregolari. Ricordo che non esiste, a livello italiano ed internazionale, alcuna norma che preveda un generale diritto ad immigrare. Ciò è talmente vero che l’immigrazione clandestina è un reato per l’ordinamento italiano, anche se blandamente sanzionato, e che a livello internazionale è regolata dalle norme sul diritto di asilo. In altri termini non si è stabilito che non è nel miglior interesse dell’Italia e degli Italiani non essere invasi dai migranti. Questo è importante perché in futuro, fra qualche mese, ritornerà in auge la caterva di cazzate buoniste sull’immigrazione obbligata/inarrestabile/giusta/doverosa/utile e si chiederanno corridoi legali per gli accessi. È importante chiarire subito che non esiste un obbligo di chicchessia, men che meno della sola Italia, di sopperire ai mali del mondo e che il fatto che gli immigrati siano “più” poveri (visto che in Africa il PIL cresce al livello del 3% all’anno e le occasioni, per chi ha voglia, ci sono) non giustifica che possano entrare ad libitum persone di cui non si conoscono origine, nome, motivazioni.

Il secondo, e consequenziale, è che non si è predisposto un sistema nazionale di contrasto all’immigrazione, anche con mezzi militari, ma si è agito indirettamente facendo leva sui tripolini e sul contrasto alle ONG. Anche in questo caso occorrerà capire cosa fare qualora i rapporti politici mutassero e Al Sarraj fosse destituito oppure si ritenesse più conveniente riattivare la filiera trafficanti-scafisti-ONG adesso posta in stand by. Ancora peggio, il Governo non ha emanato un atto normativo, come giustamente Di Maio chiedeva, che regolasse nei dettagli ciò che ONG possono e non possono fare ma un semplice protocollo su cui è stato chiesto il consenso delle stesse. Molte non lo hanno concesso per tenersi le mani libere qualora, in futuro, il clima politico dovesse nuovamente cambiare a loro favore. Più che un successo del Governo, si tratta di una resa (o ritirata tattica?) delle ONG con molte questioni che rimangono sul tavolo. Del resto non è pensabile che il PD possa essere decisamente contro l’immigrazione e quindi il mutato orientamento politico pro-tempore si traduce non in norme ma in attivismo della fedele magistratura ormai sguinzagliata contro gli scafisti buoni.

Il terzo è che gli “idealisti” ancora albergano in PD e Chiesa e non mancheranno di farsi risentire nel prossimo futuro con vecchi e nuovi argomenti. La prossima occasione sarà settembre, quando lo ius soli tornerà al Senato, a questo punto con buone chance di approvazione dovute all’accordo elettorale PD-AP che smarca i senatori, pardon, rinnegati dal centro destra, al compromesso interno a PD e sinistra in genere ed alla spinta renziana giustificata dal fatto che “il problema immigrati è ormai sotto controllo”. All’occhio. Buon Ferragosto (ricordando a Bergoglio, non si sa mai, che è la Festa dell’Assunzione di Maria, madre di Gesù).

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