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M5S

Che la noia sia con voi

downloadIl 22 settembre il M5S eleggerà il suo candidato premier, colui che prenderà lo scettro che era di Grillo, poi di Casaleggio senior, poi ancora di Grillo, poi di Casaleggio junior. Un evento unico, importante, emozionante, attesissimo. O forse no?  Tre settimane prima, ancora non si sa chi saranno i candidati, quali saranno le regole, neppure su quale piattaforma si voterà data l’inaffidabilità di Rousseau. Sappiamo solo che vincerà Di Maio che così concluderà la sua lunga marcetta di “accreditamento” ed incontrerà il suo destino di leader designato che data sin dal 15 marzo 2013 in cui fu eletto “Vicepresidente”, configurandosi come l’unico grillino che non urlava e pareva capace di mettere insieme soggetto-verbo-complemento.

Questo blog è stato forse il primo, nel 2015, ad ipotizzare che Giggino fosse “unfit”. In un clima mediatico che lo accreditava come ennesimo “unto dal Signore”, Averaje Joe non ha mancato di evidenziare i suoi  troppi  limiti caratteriali, relazionali, culturali, politici, comunicativi che solo in piccola parte ha superato negli ultimi mesi. Troppo spesso ha dato l’impressione di non avere una visione sua e di aspettare l’imbeccata dall’alto per decidere, sempre in ritardo, l’opinione da esprimere. Come responsabile enti locali di un movimento che a ad un certo punto aveva 5 (cinque, non cinquecento o cinquemila) sindaci, si è reso responsabile dei disastri di Parma (ma lì forse è stato voluto perché doveva fare fuori l’unico che forse poteva competere con lui), Quarto, Roma. Si è espresso a favore dell’Euro 12 ore prima della Brexit. Si è distinto per una elegante assenza nella campagna referendaria. Ha sostenuto impassibile il passaggio da partito euroscettico a supereuropeista fortunatamente sventato dagli europeisti veri. Ha confuso Venezuela e Cile, congiuntivo e presente. Si è “accreditato” nei salotti che contano parlando in vernacolo.

Non tutto è colpa sua, in parte dipende anche dalla linea ondivaga dei diarchi che hanno pendolato da destra a sinistra dicendo di tutto in maniera che chiunque avesse qualcosa da recriminare potesse trovare in loro qualcosa in cui riconoscersi. Solo negli ultimi mesi sembra che il pendolo si sia spostato stabilmente sulla destra: no migranti, no ius soli, no delinquenti romeni. Ed anche Luigi ha trovato il modo di essere più lineare e coerente e di imparare il capitolo due del libro dopo che il primo (“Onestà, onestà, onestà”) aveva fatto venire il latte ai coglioni. La sua candidatura è talmente forte che, per farlo vincere, Dibba si dovrà ritirare prima e gli altri non dovranno partecipare, tranne Fico che, laureato in comunicazione, ha un approccio talmente chiuso e tenebroso che difficilmente susciterà simpatie fuori dal salotto di casa. Del resto un bogey man ci vuole, non è carino vincere per mancanza di avversari.

Le poche simpatie della base fanno il paio con la disistima dei diarchi. La sua lunga marcetta si poteva concludere già ad Imola nel 2015 o a Palermo nel 2016 ma si vede che qualche dubbio anche G&C ce l’avevano. Morto Gianroberto, Beppe si è stufato e Davide non si è mai appassionato. C’è stato qualche approccio per trovare un candidato più valido all’esterno del movimento ma, senza una reale possibilità di premiership legata ad un sistema maggioritario, nessuno si mette in gioco col rischio di rimanere intrappolato 5 anni in un partito d’opposizione eterodosso, bandito dai salotti buoni, perdendo occasioni di carriera. Luigino, che s’accontenta di essere “accreditato”, sembra essere la soluzione a questa inconsueta noia esistenziale che si estende all’ambito politico. Non governare logora ma governare stanca e richiede studio, impegno, dedizione, organizzazione: ma chi glielo fa fare a due che stanno già bene così? Un movimento politico carismatico può sopravvivere alla morte del fondatore: potrà sopravvivere anche alla noia del fondatore? Lo vedremo nei prossimi mesi.

L’impressione è che il suo momento sia arrivato quando il momento del movimento sta passando: da mesi non cresce più e del resto la crescita non ha senso perché la legge elettorale sarà proporzionale, il M5S non avrà il 51% e non si alleerà mai con Salvini e se anche lo facesse non si farà fatica a trovare 20-30-50 “responsabili” che usciranno e voteranno per il governo tecnico della situazione. Il M5S non governerà mai e se lo facesse, con questo leader e questa gente, non lo saprebbe fare. Perché il prezzo per mantenere in auge Di Maio è stato cristallizzare la situazione al 2013: tutti, anche la Raggi, sono i beneficati da una situazione che si presenta una volta nella vita ma della quale non hanno alcun merito. Il M5S è una forza imponente ma inerte, i suoi capi si sono fermati sulla soglia del potere diventando una “castina” che applica a se stessa il principio di una decrescita felice accontentandosi di godere, per ora, in misura minore dei relativi privilegi. Una forza politica che aveva suscitato un interesse enorme ha chiuso via via i canali di accesso ai livelli che contano per salvaguardare quei “ragazzi fantastici” che sparirebbero al confronto di molti militanti (e forse anche di qualche blogger). L’opposizione è il luogo ideale per svernare ed invecchiare mentre vincere le elezioni è una iattura o, peggio, un pacco tirato dagli altri.

Gigi farà il candidato premier a vita. Se caso mai dovesse diventare premier effettivo, ed anche lasciando perdere immigrazione, immigrati e terrorismo, tre problemi li dovrà affrontare:

  1. l’economia: il M5S non si è staccato dal mito della decrescita felice ma prende i voti di chi la decrescita, vera e perciò infelice, la subisce: disoccupazione alta, stipendi irrisori, emigrazione. Bisognerà sanare la contraddizione  dicendo agli elettori o che questa teoria è l’equivalente fantozziano della Corazzata Potemkin o che devono cominciare a felicitarsi per l’avverarsi della teoria stessa senza pretendere di tornare alla deprecata crescita. Ed il reddito di cittadinanza non è solo insostenibile ma non corrisponde al desiderio profondo dei “decresciuti” che vorrebbero solo tornare al tempo del “lavoro-guadagno-pago-pretendo”;
  2. l’ecologia: più si tutela l’ambiente, più si rende invivibile la vita delle persone. Se tuteli il lago muori di sete, se non bruci i rifiuti ti fanno compagnia i ratti, se non consumi un po’ di fossile l’energia è pulita ma non te la puoi permettere. Roma Capitale, città torpida e ministeriale, dimostra da sola tutte queste contraddizioni, figuriamoci un paese intero che raggruppa pur sempre l’1% della popolazione mondiale ed una buona quota dell’industria planetaria;
  3. la casta: se nel 2013 bastavano gli sprechi, oggi dobbiamo parlare di tradimenti. Questi anni hanno dimostrato che spread, UE, globalizzazione e migrazioni erano tutte fole che coprivano il tradimento della patria. Ci hanno cambiato la vita, spesso rovinandola, facendosi pagare bene con incarichi, cattedre e consulenze. Se il M5S fosse ancora il movimento qualunquista degli esordi, occorrerebbe cominciare a parlare di altro tradimento ed attentato alla costituzione. Se.

Tranquillo Gigi, non dovrai fare niente di tutto questo. Nessuno ripone più speranze nel movimento e tantomeno in te. Non dovrai fare molto, il futuro ti riserva un percorso quieto e tranquillo a capo dell’opposizione di sua maestà. Un percorso prevedibile e remunerativo anche se forse un po’ noioso. Come te, del resto.

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