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Politica Europa

I populisti all’improvviso

afd-alternativa-per-la-germania-1Persino Junker si era sbilanciato e pochi giorni fa aveva lanciato il cessato allarme: la stagione del populismo è finita. I successi ottenuti in Austria, Olanda e soprattutto in Francia avevano sgombrato il campo dal nemico che nell’ultimo anno aveva terrorizzato élite ed establishment: finalmente il populismo era finito, i suoi interpreti in rotta, i politicamente corretti di nuovi saldi in sella. Mancava un piccolo dettaglio – le elezioni tedesche – ma che volevate, che i tedeschi si affidassero alle sirene populiste fuori tempo massimo? In un paese che cresce del 2%, che ha la disoccupazione al 5%, che inizia ad esprimere ambizioni di guida mondiale al posto dei declinanti USA?

Sarà che Junker è un alcolizzato, sarà che porta sfiga, ma sì, l’inimmaginabile è successo: i populisti – tutti, di destra e sinistra – trionfano in Germania, AfD che qualche mese veniva data fuori sfonda le porte del Bundestag, la Linke ci rimane agevolmente, la Grosse Koalition perde 13 (tredici) punti percentuali, il governo sarà un’arlecchinata “giamaicana” fatta per necessità dopo che la SPD fugge all’opposizione per rifondarsi e ritrovare il senso della sua esistenza.

La marcia araba del 2015 lascia i suoi segni venefici nei paesi attraversati. Il vulnus esistenziale, prima ancora che giuridico e politico, rappresentato dalla visione di 1 milione e oltre di immigrati mussulmani che hanno attraversato i confini di 10 stati senza trovare opposizione, se non da parte di Orban, ha lasciato un’impronta profonda negli umori popolari. Tutti i paesi interessati presentano ormai una presenza nazionalista forte (Germania), prevalente (Austria, Slovenia, Cechia, Croazia) o maggioritaria (Polonia, Ungheria). Negli ultimi giorni la “disinformazia” politicamente corretta, per esorcizzare risultati ormai palesi a favore dei populisti, aveva ripreso ad esaltare i successi tedeschi nell’integrazione. Bei successi: decine di morti negli attentati terroristici islamici, le aggressioni alle donne teutoniche del capodanno 2015, una società che vive nella paura e nella militarizzazione della vita quotidiana, il peso di una convivenza forzata e non desiderata con razze aliene da sempre nemiche, costi economici enormi per integrazione e sussidi di gente che non può e non vuole lavorare. Avevo avuto buon sentore nell’ipotizzare che quella scelta sconsiderata avrebbe segnato il destino della Merkel che adesso si avvicina al congedo, foss’anche fra quattro anni ma più probabilmente a metà mandato, quando probabilmente si voterà di nuovo. I partiti xenofobi (definizione tecnicamente corretta che va ora ripulita da significati etico-propagandistici) sono ormai una presenza consolidata in Germania come altrove: chi sperava nella loro dissoluzione viene clamorosamente smentito e le questioni legate alla gestione di immigrazione e terrorismo rimarranno sul banco delle scelte politiche per lustri. La sensazione è che la scelta folle, sponsorizzata da un Papa che ormai viene chiamato palesemente eretico, di incentivare l’invasione dal terzo mondo non sia più un’opzione spendibile come tale nel mercato politico, cosa seguirà in concreto lo dobbiamo vedere. Ma tutta la politica “corretta” di Berlino deve adesso correre ai ripari.

La SPD segue il destino di PSF, Labour, PSOE e PD ma lo fa dimostrando – monito agli epigoni italiani – che la Grosse Koalition può essere non la soluzione ma il detonatore del declino elettorale. La sinistra perbene, mondialista, globalista, politicamente corretta, si dimostra ormai lontana anni luce dal sentire della popolazione normale – degli Averaje Joe – dei paesi occidentali che sono pur sempre quelli che votano e che determinano il suo successo. Se questo avviene anche in Germania, dove le cose vanno apparentemente bene, vuol dire che la scelta strategica è decisamente sbagliata: a loro spetta decidere se continuare e perire o se abbandonare i deliri obamiani e clintoniani e cominciare una camminata nel deserto che li riporti a contatto con quello che normalmente sarebbe il loro popolo.

Le elezioni spazzano via la visione ottimistica di una Germania dove le politiche economiche stile Hartz IV sono la base di un benessere diffuso, alla vigilia di scelta analoghe in Francia e della sempiterna richiesta di compiti a casa in Italia. Tutto l’impianto di compressione di diritti, salari e spesa pubblica perde di forza e credibilità. Questo risultato lascia ben sperare per i prossimo appuntamenti di Vienna e Roma ma  deve essere anche un monito chiaro alle tecno-burocrazie europee a ricercare di nuovo un legame politico ed emotivo con quelli che ormai sono considerati solo sudditi.

L’impoverimento del ceto medio e medio-basso determinano l’avanzata di Linke e, forse, Verdi, ma anche la AfD appare attrezzata sul punto, mentre il Bundestag è incredibilmente frammentato con sette partiti rappresentati. La mitica stabilità politica tedesca viene mandata in archivio e questo non potrà non avere influenza anche sulla stabilità UE. E mentre i media parlano di percentuali della CDU in modo unitario, sarà invece interessante vedere qual è il risultato della CSU che probabilmente in Baviera ha sofferto maggiormente l’avanzata della AfD e che, analogamente alla SPD, dovrà in qualche modo prendere contromisure che aumenteranno il tasso di instabilità e litigiosità.

Il successo dei verdi comporterà un rafforzamento delle deliranti politiche ecologiste europee, però non si può avere tutto e tutto insieme. Dopo il 23 giugno e l’8 novembre, un’altra splendida notte: il cielo è di nuovo azzurro sopra Berlino.

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