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M5S

E ora, Capo?

images (1)Non è che Di Maio abbia torto: una legge elettorale fatta 3 mesi prima dello scioglimento delle camere, peraltro elette con legge incostituzionale, con un accordo trasversale e con la fiducia, ancora una volta ai limiti della costituzionalità, con la riproposizione delle liste bloccate e l’esclusione delle preferenze, non è una bella pagina di politica. Ma dobbiamo essere anche franchi: questa è l’Italia del 2017 dove tante regole, basate su presupposti e norme di quasi un secolo fa, non sono più applicabili. La Costituzione, interpretata in senso stretto, non è più applicabile al contesto odierno ed il fatto che il 4 dicembre il SI abbia perso non significa che il Paese non necessiti di una modernizzazione al riguardo. Meglio sarebbe porre le questioni per evitare che la riforma avvenga con i classici meccanismi della “Costituzione materiale” pro domo dei soliti noti.

La questione legge elettorale è sul tavolo da 5 anni ed è argomento quotidiano da dicembre 2016. Il M5S si è baloccato con il tema sin dalla comparsa in Parlamento avviando, ai tempi, un esperimento di legge elettorale prodotta tramite sito che venne subito abbandonata a vantaggio di un primissimo tentativo di accreditamento di Di Maio. Poi si è opposto all’Italicum contribuendo ad affossarlo con il SI al referendum preferendo l’uovo oggi (la testa di Renzi) alla gallina domani, salvo invocare la permanenza di una legge che, favorendolo e sfavorendo il partito al governo, non aveva alcuna ragionevole probabilità politica di rimanere in piedi. Si è giocato l’asso di briscola rimanendo invischiato nei cavilli del Tedeschellum che sarebbe stata la migliore soluzione: se vinco scelgo il partner di governo, se perdo mi rimangono circa 300 parlamentari. Una grande opportunità che si faceva forza della debolezza e confusione degli altri in un momento in cui le grandi intese non avrebbero avuto la maggioranza e l’obiettivo era limitare i danni con tanto, tanto proporzionale.

Adesso per contrappasso è costretto a subire il Rosatellum che costituiva il primo banco di prova del nuovo Capo Politico che non aveva stranamente messo nei conti che due partiti che vorrebbero convolare a nozze dopo le elezioni infinocchiando i rispettivi elettorati un accordo probabilmente lo avrebbero trovato. Rimasto col cerino in mano, si rifugia in una piazzata indegna di un “accreditato”: se questo è il livello politico del Capo Politico, il problema è grosso.

Però non è detto che alla fine il Rosatellum debba dispiacere il Movimento: la componente maggioritaria, per quanto piccola, favorisce i partiti fortemente concentrati sul territorio ed il M5S è oggi, diciamocelo, una sorta di Lega Sud in cui l’ampolla del sangue di San Gennaro ha preso il posto di quella dell’acqua del dio Po. Tutto dipenderà dal risultato: sopra il 30% l’esito non sarà necessariamente negativo e d’altronde quella soglia costituiva lo spartiacque con tutti i sistemi elettorali. Poi, dopo, caso mai, occorrerà cominciare a fare politica. Capo o non capo.

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