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Economia e società, Politica Italia

Unfit

images“Dico sul serio. Ero… rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!

Vincenzo Visco si è ispirato, ieri, al repertorio di John Belushi: “Alla base della crisi non c’è una vigilanza disattenta, ma la peggiore crisi economica nella storia del nostro Paese», e poi c’è stata “la mala gestio, comportamenti truffaldini, ma noi abbiamo sempre vigilato”. Si può sapere, di grazia, cosa il buon Vincenzo intende per “vigilare”? Perché visto che la Banca d’Italia è l’unico soggetto in grado di supervisionare l’operato delle banche, si può ridurre la vigilanza ad un’opera meramente statistica di raccolta dati, o notarile di repertoriazione di cose che non vanno, o al limite paragiudiziaria di irrogazione di sanzioni che, in una situazione “singolare” come quella che si trascina dal 2008, non ha alcuna efficacia concreta? Perché lo scopo della “Vigilanza” non è vigilare nel senso di “osservare” ma nel senso di “raccogliere informazioni per assumere decisioni per assicurare la stabilità del sistema bancario” cosa che, a tutta evidenza, non è accaduta nel corso degli ultimi 3 anni con sette crisi bancarie conclamate e risolte sempre in extremis e sempre in maniera apparentemente improvvisata, sempre differente da un caso all’altro, sempre dipendente dalle varie circostanze politiche. Un’opera che mette in discussione i tre pilastri su cui è nata e si è mantenuta l’alterità della Banca d’Italia, competenza,  indipendenza e potere. Intendiamoci, la crisi economica, peraltro generata da quell'”austerità espansiva” che è una delle più grosse cagate ideologiche della storia e che è stata sostenuta dal capo di Visco, c’è stata. E la risoluzione delle crisi bancarie è stata complicata da una legge – quella sul bail in – che rappresenta una cagata ancora più grossa perché mette in discussione ab origine il principio fiduciario su cui si basa l’attività bancaria ma che era stata approvata senza osservazioni da parte di ABI e BdI. Ma il Governatore è pagato anche per capire queste cose e gestirle ed è poco accettabile dire che “mi rammarico di non avere capito la gravità della crisi della Popolare Vicenza” perché equivale ad ammettere di essere unfit per quel ruolo, cioè incompetente, cosa che avevo scritto due anni fa e che non solo mi induce a dare ragione a Renzi quando ha posto il problema della successione di Visco con un altro (anche un orologio rotto due volte al giorno ha ragione lui) ma che oggi mi fa pensare che è l’intero impianto dell’Istituzione che deve essere rivisto. L’indipendenza della Banca d’Italia si è manifestata, parole di Visco, soprattutto come contrasto alle intenzioni, peraltro non sempre commendevoli, di Renzi e Boschi mentre si stenta a vedere un ruolo costruttivo di soluzione della crisi delle 4 banchette ma soprattutto di MPS e venete. Infine quello che è mancato è il potere perché negli anni ’90 banche sistemiche come Banco di Napoli, San Paolo e Banco di Roma furono sistemate con operazioni di mercato con la classica sospensione delle quotazioni il venerdì che preludeva al take over del fine settimana. Ma quelli erano altri tempi in cui la Banca d’Italia aveva reali poteri (oggi trasferiti a Francoforte), il sistema era nazionale e non diffuso come oggi e le banche non avevano tutti i problemi ed i vincoli che la vigilanza europea pone. Se si vuole cominciare a parlare di sovranità ed interessi nazionali, forse da qui bisognerebbe partire.

Una volta giustificatosi per gli errori commessi, Visco è passato da John Belushi al Marchese del Grillo del famoso “Io so’ io e voi nun siete un cazzo” e si è tolto i sassolini dalla scarpa dicendo che Renzi e Boschi in più riprese hanno provato a parlare di Banca Etruria ma che lui “non ha risposto” e in un’occasione “pensava che scherzassero”: lui è lui e loro.. con quel che segue. Renzi paga forse il fio della toscanità che, con quest’accento un po’ così che abbiamo noi che siamo nati intorno all’Arno, fa sempre pensare ad un battuta imminente e verace, cosa che spesso mi ha indotto in carriera ad iniziare un intervento premettendo che “adesso non scherzo”, cosa che forse dovrebbe fare anche lui. Ma fa specie rilevare, dal combinato disposto delle dichiarazioni di Visco e Padoan, che il Presidente del Consiglio è ritenuto unfit dal Governatore che parla solo col ministro delle finanze che poi farà un breve riassunto ad uso di quello che sarebbe in effetti il suo capo. È la dimostrazione più eclatante di come la politica sia stata estromessa dalla tecnica e di come il Capo del Governo che, per quanto indegnamente, rappresenta l’espressione ultima della sovranità popolare fatta di elezioni-parlamento-fiducia, sia considerato un intruso nelle stanze che contano dove gli “omm e panza” fanno e disfanno. Anche da qui, dalla ricongiunzione fra tecnica e politica, occorrerà ripartire, ma forse un leader meno estroverso, meno attento all’immagine e più alla sostanza, più tenace nelle relazioni con i poteri forti, che forti si sono dimostrati davvero, qualcosa in più avrebbe schiodato.

Maria Elena fa la figura di una petulante che si muove come una scheggia impazzita: in una logica che individua una “cabina di regia” anche per organizzare una partita di calcio, lei ritiene di fare da sola senza chiedere, parlare o riferire a Padoan oltretutto soltanto per ottenere probabilmente bocche chiuse, sguardi commiseranti, risolini ironici se non qualche profferta non riferibile. Fa quasi pena ma bisogna sempre ricordarsi che questo quadro la rappresenta sempre più consapevole organica al sistemino di potere generato dal padre con lei che cerca di evitare non solo soluzioni che ne facciano emergere le responsabilità ma che addirittura, come nel caso della fusione Vicenza-Arezzo, ne riducano il potere futuro. Non è il nuovo che avanza su tacco 12 ma il vecchio che si preserva e che cerca di espandersi oltre i confini del contato toscano. Nel complesso lei e Renzi sembrano essere stati ossessionati da Etruria il che potrebbe essere una foglia di fico plausibile per una che è deputata locale ma non è spiegabile per uno che, essendo dominus italiano, dovrebbe riservare interesse anche agli altri sfigati delle banche di Ferrara, Ancona (che oltre tutto era il doppio dell’Etruria) e Chieti che sono figli di un padre minore. Non sembra possibile non ricondurre il tutto ad interesse privato in atti politici il che rende politicamente incomprensibili le decisioni prese a novembre 2015 se non come mossa obbligata nel quadro di un golpe bianco operato dalla tecnocrazia verso un leader che cominciava a non essere più gradito lassù dove si puote (ricordiamoci che il Renzi populista nasce proprio in quei giorni con lo scontro politico con la Merkel).

La catena di errori di Renzi è tale da farlo sembrare unfit per la politica. La riforma costituzionale inficiata dalla rottura con Berlusconi che gli avrebbe assicurato i 2/3 senza referendum, dalla chiamata in proprio alla consultazione popolare che altrimenti non si sarebbe tenuta causa carenza delle 500.000 firme, dalla campagna condotta in modo da perdere e dal successivo disconoscimento della promessa di ritirarsi in caso di sconfitta che ieri Richetti ha cominciato a ricordargli partendo da lontano. Sulle banche: una soluzione di quasi bail in su una banca in cui il suo braccio destro è coinvolta fino al collo e di cui evidentemente conosce tutto, il ritardo nelle misure di salvataggio di MPS e venete che erano scontate dopo aver capito che il bail in, in tutta Europa e non solo in Italia, si è dimostrato politicamente insostenibile, poi addirittura la commissione d’inchiesta in cui voleva parlare di MPS e si è finiti a parlare di Etruria che, con tutto il rispetto, ha ragione Visco a definire un problema minore. Un comportamento folle che può avere unica giustificazione nella volontà di chiudere queste vicende azzerando la Boschi (che effettivamente pare stare sulle balle a tutti) e gettando fumo sul suo ruolo. Ne sarà ripagato a marzo visto che l’unico scopo delle elezioni sembra quello di fare secco Matteo con il PD disponibile a scendere al 20% pur di ottenerlo.

Vediamo tutti come il problema della sicurezza del risparmio sia in mano a gente che delle persone normali, degli Average Joe, non gliene può fregare di meno: manager corrotti e incapaci, vigilanti che fanno il gioco delle tre scimmiette, politici ignoranti e inconcludenti, magistratura cialtrona e schierata che “annuisce” ad Arezzo e chiude gli occhi su un omicidio a Siena. Da qui, e non solo da qui, occorre ripartire per una rifondazione del Paese che cambi persone, obiettivi, metodi. Buon Natale a tutti.

Aggiornamento delle ore 15.00 – La testimonianza di Ghizzoni mette una croce sulla vicenda Boschi: se un ministro, di fatto numero due del Governo, chiede ad un banchiere di comprare un’altra banca, si suppone lo faccia e lo possa fare dall’alto della sua carica e non come mero correntista della banca stessa. Da un punto di vista giudiziario staremo a vedere, ma politicamente si conferma che Maria Elena ha fatto il giro delle sette chiese, per suo conto, senza coordinarsi con nessuno, per risolvere un problema specifico. Pensare che possa avere una luminosa carriera è fuori discussione, che possa vivacchiare lo vedremo.

Ghizzoni chiama in causa anche Renzi tramite Carrai che a lui riferiva. Per Matteo vale la scelta tipica dei capi: complice o imbecille? Era lui il mandante di Carrai? Era la Boschi con il suo placet? Era la Boschi che l’ha fottuto? In ogni caso non ne esce bene.

Renzi e Boschi, rimanendo in ambito cinematografico, sono andati in giro come Totò e Peppino chiedendo e millantando e portando a casa niente. Ne escono completamente squalificati e al contempo si pone il drammatico problema della prossima legislatura: la politica deve tornare a guidare, le tecnoburocrazie a obbedire.

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