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Standby

downloadUn blog è solo apparentemente un prodotto editoriale: piattaforma informatica, grafica, indice, fotografie, impaginazione, link ricordano un po’ il mondo della stampa online ma coprono la realtà più intima e vera. Un blog, l’ho scoperto in questi 29 mesi, è soprattutto un’estensione di se stessi, uno strumento che estrae e focalizza idee ed attenzione, emozioni e scrittura, che ti impone di studiare e di studiarti, di analizzare e di analizzarti, di pensare e di pensarti.

Come ho scritto in un altro post, Average Joe è nato in un momento in cui non capivo più: non capivo gli eventi, non capivo le idee, non capivo le persone. Era un momento in cui mi sentivo solo, isolato, straniato, estraneo. Averaje Joe è stato il modo di metabolizzare una difficoltà che era soprattutto esistenziale: grido di un’anima persa, psicanalisi di un individuo straniato, sfida a capire ed interpretare i fatti, riflessione, proposta, memoria. Ha appagato una serie di bisogni che sentivo, è stato un modo nel mettersi alla prova per capire ed interpretare quello che stava succedendo e proporre soluzioni che, specie in quel 2015 che verrà in futuro riconosciuto come anno di svolta, erano del tutto eterodosse.

Un blog che non nasce da un pregresso giornalistico, accademico o politico diventa necessariamente  e prima di tutto un dialogo con se stessi. Averaje Joe è partito così ma nel tempo si è trasformato in qualcosa di diverso e più complesso: uno strumento di autoanalisi, una sfida intellettuale, una risposta anche ad un bisogno estetico, emerso improvvisamente, di scrittura ed espressione. E, piano piano, nei suoi limiti, uno strumento di dialogo e comunicazione con la platea, invero non enorme ma in gran parte anche inaspettata, dei lettori.

Il blog si è cimentato con molti temi del quotidiano: soprattutto con quelli di immigrazione e terrorismo su cui le idee, che ad agosto 2015 erano talmente scorrette da non poter essere neanche espresse, hanno trovato nel tempo terreno fertile e sono diventate senso comune. Ha seguito l’implosione dell’UE che ormai è finita come soggetto politico e si appresta ad essere sostituita dalla Frangiania con il suo codazzo di stati vassalli. Ha visto prima di altri la cavalcata trumpiana che sta prendendo forza e che si tradurrà, spero, nella salvezza della nostra civiltà. Ha seguito temi di economia e società, è stato un osservatore penso attento ed acuto della politica italiana. Ha seguito con delusione l’evoluzione pentastellata verso un punto di arrivo che rende il Movimento un qualcosa di molto simile a Scelta Civica e lo lancia verso una successione al PD come architrave di una politica moderata, corretta, europeista in cui i “supercompetenti” di Di Maio saranno probabilmente i prossimi ministri tecnici.

In questa esperienza mi sono stati di grande stimolo quei 30-40 lettori (ma qualche volta anche più di 300) che tutti i giorni mi facevano visita: è anche per loro che mi sono impegnato a mantenere una certa regolarità di pubblicazione, con sforzo personale non indifferente. Adesso tuttavia quei bisogni sono venuti meno: ho messo a fuoco quello che mi serviva, ho soddisfatto psiche e razionalità. Adesso lo stimolo è minore, lo sforzo eccessivo, la soddisfazione decrescente. È il momento di prendersi un break.

Non mi sono mai piaciuti i blog che si fermano senza preavviso, che rimangono sospesi in un limbo in cui appaiono ancora ma sono inerti e bloccati. Meglio dire chiaramente la verità: Average Joe si ferma qui, non muore ma non prosegue, almeno per adesso, fino a quando i bisogni che sentivo non diventeranno di nuovo impellenti. Un saluto ed un ringraziamento a chi mi ha letto. Buona vita a tutti.

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