//
stai leggendo...
Immigrazione, Politica Italia

Dieci cose

downloadDieci cose sparite dalla campagna elettorale.

  • Lo Ius Soli. Fino a Natale era rappresentato come un provvedimento non solo doveroso ma necessario per il nostro Paese, oltre che trave portante dell’identità della sinistra. Nella campagna elettorale nessuno l’ha manco citato: prova provata della malafede di chi lo sosteneva e delle buone ragioni di chi lo avversava. Il paradosso è che se fosse stato approvato, i fautori sarebbero stati spazzati via alle urne allineandosi alla strana cupio dissolvi delle sinistre europee che si immolano elettoralmente pur di sostenere l’immigrazione. Speriamo che questa campagna elettorale ci abbia messo una pietra sopra.
  • L’immigrazione. All’improvviso sono calati anche gli sbarchi: a febbraio solo 1.069 contro gli 8.972 dello stesso mese del 2017 (dati UNHCR). La fame, la guerra, le malattie sono diventate piaghe sopportabili di fronte alle priorità politiche italiane? No, semplicemente si dimostra che le migrazioni non sono un fenomeno spontaneo ma autoindotto dagli immigrazionisti europei. Dei tre argomenti fondamentali a sostegno dell’immigrazione (è utile, è ineluttabile, è doverosa), il primo è stato vbaporizzato dall’esperienza tedesca (dopo tre anni, nessuno degli 1,5 milioni dei mitici “ingegneri siriani” lavora, la maggior parte è analfabeta secondo gli standard tedeschi e ha necessità di almeno tre anni di formazione) nonché dall’attitudine criminale dimostrata dalle risorse nigeriane trapiantate nelle Marche. Il secondo scompare di fronte alla dimostrazione che queste popolazioni primitive non sono neanche in grado, nel XXI secolo, di organizzarsi da sole per attraversare il Mediterraneo e necessitano di un imponente sistema logistico, posto in piedi da altri, fatto di scafisti, ONG e navi militari: basterebbe sospenderlo (o, meglio ancora, riconsegnare i negretti alla marina libica) ed il problema si risolverebbe da solo. Il terzo è un fatto politico che Innocent, vivisezionando una biondina, ha messo fortemente in discussione anche di fronte a chi non segue queste vicende con l’attenzione prestata da Averaje Joe. In generale, gli ultimi mesi hanno visto un calo degli sbarchi con andamenti alterni nei mesi ed una recrudescenza a gennaio, prodromica al blocco di febbraio, che conferma l’assoluta mancanza di spontaneità del fenomeno. Al di là dei numeri, la lunga campagna elettorale che è andata dalle amministrative di giugno ad oggi ha dissipato l’egemonia culturale e mediatica di cui viveva l’immigrazionismo: qualcuno ha più visto sulle reti unificate i commoventi servizi su africani a bagnomaria salvati dalle eroiche ONG? Qualcuno ha sentito più le Boldrine argomentare sulla positività dell’immigrazione? La sensazione è che neanche la sinistra normale possa più pensare di usare questo argomento come pilastro della propria politica e propaganda. Restano molti problemi: il Papa pazzo, le coop ansiose di carne umana da accudire, l’estrema sinistra che ha sostituito la figura dell’operaio con quella del migrante ed esercita un’influenza incomprensibile ma pesante sul PD, i legami fra membri del PD e del governo e Soros. Ma è probabile che in futuro l’approccio sarà per forza più realistico.
  • L’antifascismo. Questa è una vera novità: l’antifascismo a prescindere non tira più. Ammesso e non concesso che la sparatoria di Macerata fosse un attentato nazi-fascista e non un gesto folle, la chiamata alle armi degli antifa è caduta ampiamente nel vuoto. PD, CGIL, sinistra moderata hanno snobbato la Strafexpedition di Macerata ed aderito obtorto collo ad una manifestazione a Roma, 15 giorni dopo, con molti distinguo, mentre le manifestazioni antifa di Macerata ma anche di Piacenza, Bologna, Torino si sono svolte in un clima di isolamento politico e di gelo sociale e sono annegate squallidamente in scontri fra prodi democratici e carabinieri. È probabile che queste elezioni chiudano il lunghissimo dopoguerra di cui l’Italia si è nutrita. Gli anni sono passati (73, come se nel 1945 si fosse ancora a rievocare le gesta dei garibaldini), le cose sono cambiate (basti solo pensare che non sono più gli italiani ad invadere l’Africa ma gli africani ad invadere l’Italia), non ci sono più i fascisti di una volta (oggi accettano la Costituzione post-fascista) e manco ci sono più gli antifascisti di un tempo, oggi surrogati dai picchiatori di carabinieri a terra: nessuno può pretendere che il primo pensiero degli italiani (e quindi dei partiti) sia il timore di un ritorno all’orbace ed all’olio di ricino. Probabilmente il dibattito fascismo/antifascismo si sarebbe potuto concludere anche negli anni ’90 non fosse stato per la discesa in campo di Berlusconi e per le puerili teorie politiche di Bobbio che avevano rilanciato per l’ennesima volta l’anatema verso la destra parlando di fascismo ma intendendo berlusconismo. Fatto sta che il fascismo non può prescindere dal momento storico in cui si svolse, dalla personalità di chi lo incarnò e dal sistema istituzionale in cui si concretizzò. Mancando quelli, si è costretti a parlare di fascismo anche quando si postula di controllare i documenti alla frontiera ed allora il troppo stroppia: se tutto è fascismo, chiamatemi pure fascista. Per molti il fascismo è ormai un fenomeno storico e questo concetto era stato dimostrato anche dall’accoglienza alla ridicola legge Fiano. Sarebbe anche il caso di sgombrare il campo dagli equivoci e di aprire un dibattito sulla 12^ disposizione transitoria della Costituzione che vieta di ricostituire il partito fascista anche nell’ipotesi che questo si impegni a muoversi nei limiti della Costituzione il che integra gli estremi di una discriminazione politica incostituzionale: non lo faremo perché l’antifascismo fa sempre comodo quando mancano altre idee.
  • Le fake news: dovevano essere il cavallo di troia con cui Putin e compari avrebbero influenzato il voto italiano ma nessuno le ha più sentite né ne ha sentito più parlare. Se proprio si vuole, una minima intromissione l’ha posta in essere Junker ma questa ovviamente è ammissibile e benedetta. Ultima dimostrazione che questa cagata l’hanno inventata gli americani per giustificare la scelta sconsiderata di Hillary come candidata e per delegittimare l’ottimo Trump. Se si pensa che questa puerile teoria viene usata come premessa di legislazioni liberticide, si capisce che il fascismo, oggi, alberga altrove e si chiama con un altro nome: politicamente corretto.
  • Il terremoto. Si va a votare sommersi di neve, le casette fatte dal consorzio dell’Impruneta chissà in che condizioni saranno. Ma il problema sono le scuole chiuse a Roma (ottima idea, Roma si blocca per un tubo rotto figuriamoci per una cosa che capita ogni morte di Papa), non la vita in puro stile Inuit a cui i nostri concittadini sono stati multiculturalisticamente avviati. “Non vi lasceremo mai soli” è solo l’inno del Liverpool.
  • La televisione. Ancora nel 2013 la TV manteneva il ruolo di strumento principe della campagna elettorale. Le avvisaglie web di Grillo trovavano nelle trasmissioni tradizionali una cassa di risonanza enorme: nel 2018 il passaggio ai new media si è completato. La crisi della TV, che si accompagna a quella ormai definitiva dei giornali, si dimostra nella scarsità di offerta originale: nessun dibattito, nessuna “tribuna”, poche interviste. Segno dell’evoluzione tecnologica ma anche dell’autoselezione degli elettori: la politica non suscita più un interesse generale ma è materia per aficionados che possono costruirsi il proprio percorso personalizzato via web. Lo strumento generalista per eccellenza si dimostra inefficace poiché il target non è più la “sora Maria” ma un soggetto dotato di competenze specialistiche che la TV proprio non la guarda perché troppo al di sotto del suo livello. Il voto è tornato ad essere di appartenenza se non di interesse, l’elettorato d’opinione appare ridotto e difficilmente raggiungibile. I leader hanno come scopo principale quello di tenere compatte le proprie truppe, acquisire quelle degli avversari appare al momento illusorio.
  • La piazza. Solo Salvini si è avventurato all’aperto, con discreti successi. Gli altri tutti chiusi in palazzetti e teatrini: segno di scarsa fiducia in se stessi e di scarso appeal verso l’elettorato che, anche se li sostiene, non si scomoda più per loro. Le piazze sono state riempite dai delinquenti dei centri sociali ma questa è cronaca nera. Peccato perché la politica senza piazza è dimezzata, depotenziata, amorfa ed il birignao di cazzate social non ha certo la potenza di espressione e coinvolgimento di un sostanzioso corteo. Al di là delle posizioni, è proprio la politica che chiudendosi nel computer rinuncia al suo ruolo, ma i tempi sono questi.
  • I sondaggi. L’AGCOM ha vietato anche le corse dei cavalli e le elezioni papali. Visto il ruolo strategico dei sondaggi nella Brexit e nelle elezioni americane, questa improvvisa sparizione appare un po’ sospetta: vuoi vedere che i sondaggi non rispecchiano la giusta soluzione politica? Del resto quando Macron era in testa, i sondaggi furono diffusi anche ad urne francesi aperte tramite l’escamotage della libera stampa belga. Comunque in una società perfusa di informazioni, il divieto di fare sondaggi pubblici nelle ultime due settimane appare insostenibile. Una riflessione in merito non farebbe male. Nel merito i sondaggi hanno descritto invariabilmente una situazione ingessata con variazione di pochi punti o addirittura di decimi, vedremo se indovinano. Nel 2013 l’errore venne spiegato con la liquidità dell’elettorato ma allora c’era un fenomeno del tutto nuovo nuovo (Grillo) e comunque questa storia dell’elettore che decide chi votare dentro il seggio sembra più una leggenda metropolitana per spiegare, ex post, dei fallimenti previsionali che, ex ante, coprono semplicemente un uso strumentale e propagandistico dei sondaggi stessi
  • Le donne. Boschi (occultata), Bonino (succhiaruote), Boldrini (silenziata), Meloni (mascotte), Lorenzin (figurina) hanno giocato comunque ad un livello inferiore al loro preteso ruolo politico, sulle altre caliamo un velo pietoso. Le donne sono facili ad essere cooptate ma non è ancora arrivato il momento di una donna leader in Italia: la lotta è fra quattro maschi alfa che si dividono la scena. Dopo 70 anni di femminismo, 50 dal ’68, considerando anche le scoppole di Hillary e Marine e le difficoltà di Angela e Teresa, forse bisognerebbe cominciare a riflettere sul rapporto fra donne e potere e, forse, sull’inconsistenza e l’inefficacia di questa relazione.
  • Il grillismo. I pentastellati non sono più “Grillini”, il Movimento 5 Stelle ha compiuto la conversione che era in pectore da 3 anni passando da forza di contestazione del sistema ad aspirante pilastro del sistema stesso. Tutte le posizioni scomode (Europa, Euro, migranti, tasse) sono state abbandonate per prefigurare un soggetto politicamente corretto che basa la propria forza solo su novità e onestà delle persone, senza chiari riferimenti programmatici e politici ed un’attitudine a giocare senza regole pur di andare al governo non essendo chiarissimo cosa intende fare una volta pervenutovi. Di Maio è leader nonostante i limiti che ha dimostrato in 5 anni e si bea della sola cosa che sa fare, presentarsi in TV ben vestito: un po’ è migliorato nel piglio e nell’eloquio ma certo beneficia di un atteggiamento positivo dei media che Beppe non si è mai nemmeno sognato mentre pesa su di lui l’ignominia della fuga dal confronto con Renzi e Salvini. A pensar male … con quel che segue: la politica è come l’acqua che, prima o poi, trova la strada. Sfumato per motivi aritmetici il sogno della GrosseKoalition, è possibile che il piano B preveda l’alleanza fra M5S, PD derenzizzato ed estrema sinistra a sostegno di un governo di “supercompetenti” (ergo “tecnici”) che prosegua il lavoro iniziato da un PD che ormai gestisce un potere enormemente superiore al suo consenso. Va in questa direzione anche la storia dei “magnifici ragazzi”, quasi tutti con trascorsi nei centri sociali, che meglio si trovano con i compagni piuttosto che con i camerati. Nel mezzo stanno tutti quegli illusi che non hanno capito il cambiamento di DNA del Movimento e pensano di votare Beppe e Dibba ed invece avranno Boldrini e D’Alema. Speriamo di no.

In generale una campagna elettorale svagata e priva di grandi personaggi, grandi idee, grandi scontri. Non ha cambiato molto di un panorama elettorale che si è formato su pochi temi (economia, immigrazione, UE, riforme) nel corso di tutta la legislatura e che non poteva essere cambiato con poche battute su misure non realistiche. La speranza è il PD paghi i misfatti che ha compiuto ed il tradimento degli italiani anche se, come detto, sembra che il M5S farà da utile stampella. Certo se il 4 marzo gli italiani e la SPD……. Speriamo di poter continuare a sognare.

Discussione

I commenti sono chiusi.