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Immigrazione, Politica Europa

#Lieline

LIFELINELa Lifeline, la nave della vita, ha tirato fuori tanto di quegli scheletri nell’armadio che dovrà cambiare nome. Quello giusto è Lie Line, la linea delle bugie, delle menzogne e dell’ipocrisia.

Ha cominciato l’armatore, millantando un’iscrizione nel registro navale olandese smentito dalle autorità locali per poi farne di tutti i colori: navigazione clandestina senza transponder, violazione di acque libiche, rifiuto di obbedire agli ordini SAR di Roma ed alle intimazioni della marina libica, accuse deliranti al legittimo ministro degli interni di un paese straniero sovrano, imbarco di “naufraghi” in numero di 5 volte superiore al consentito – senza acqua, cibo, medicine, cessi – tanto che forse era meno rischioso per loro provare ad arrivare a Lampedusa con gli stessi gommoni bucati da cui erano stati tratti.

Si sono associati i leader dei paesi “amici” come Macron, Sanchez e Muscat che ci hanno infamato con ogni insulto possibile – “vomitevoli, lebbrosi, cinici, irresponsabili” –  per avere rifiutato di accogliere 240 migranti dopo che ne abbiamo accolti 700.000 mentre loro  non rispondevano alle chiamate di soccorso, mettevano i tank alle frontiere, entravano con le armi nel nostro territorio, lasciavano morire le ragazze colte sul treno senza documenti, chiudevano i porti a navi battenti la loro bandiera mentre ci vorrebbero imporre di aprire loro in nostri approdi. Ci hanno detto che siamo inumani, che violiamo i trattati, che non esiste un’emergenza immigrazione in Italia, cose da non credere, dette con sprezzo del ridicolo e senza rispetto alcuno della coerenza e dell’onestà intellettuale.

Quando ti dai da fare per gli altri senza chiedere un ritorno, ogni favore diventa un obbligo e non importa quanto ridicolo sia accusare di mancanza di umanità chi ha accolto tanti negri quanti sono gli abitanti di Genova mentre oltre il Brennero si fa fatica a tirar fuori da quella povera bagnarola gli equivalenti di un borghetto appenninico.  Che senso dare a frasi come “riconosciamo che abbiamo lasciato l’Italia da sola”, “appoggeremo gli sforzi italiani” e simili quando poi non rispondi al telefono quanto ti chiedono di accoglierne 40? Come fidarsi della parola data in onusti consessi per garantire aiuti e solidarietà se poi, due giorni dopo, di fronte ad un’inezia, questo è il risultato?

L’Unione Europea è al collasso finale provocato dalle sue contraddizioni. Un ente normativo enorme, che vuole regolare qualsiasi aspetto della vita continentale, che non riesce a reagire in modo sensato ad una minuzia che esce dagli schemi. Un sistema di governance pletorico e ridondante che produce centinaia di “vertici decisivi” per poi ridursi a decidere in “cene segrete”, manco si dovesse farsi belli con la ganza (o con la nonna). Retorica a fiumi alternata ad accuse isteriche di “capi” che evidentemente non hanno avuto la percezione di quanto pesante sia stato il fardello che ci hanno affibbiato negli ultimi 5 anni.

Sull’immigrazione cadrà finalmente l’UE e sarà solo un bene. Al problema, che smuove istinti troppo profondi che mai dovevano essere messi alla prova, non esiste una soluzione europea ma solo soluzioni nazionali all’insegna del beggar-thy-neighbour. Noi italiani dobbiamo scordarci la CEE anni ’70, modello di ragionevolezza, equilibrio, coerenza e razionalità, guida della globalizzazione europea: valeva la pena forse cedere sovranità a gente che era davvero avanti sotto il profilo culturale, intellettuale ed etico, che non ragionava con il foglio excel ma era in grado di apprezzare cultura e bellezza. Ma con l’UE il discorso si inverte: si tratta ormai di un organismo che combina le spinte autoritarie dei paesi “leader” con le pulsioni ideologiche mondialiste del suo apparato, in un delirio di incoerenza, inefficacia, ipocrisia, menzogna, stupidità, inconsapevolezza, ignoranza, complicazione, perdita di tempo e di senso del ridicolo. È evidente che nessuna soluzione positiva per noi potrà venire da un organismo così. Non dobbiamo avere paura di alzare la voce e di “essere isolati” mentre meglio sarebbe addirittura cominciare a pensare ad una Itexit e farla finita: non sarà il dazio del 10% sui nostri prodotti a pregiudicare i mercati di chi sa fare bene cose ed oggetti, come anche il Regno Unito comincia a capire dopo essere morto di paura per le conseguenze della Brexit.

A quelle 250 anime sulla nave, un pensiero affettuoso. Pur sapendo che si tratta di 250 delinquenti che violano il divieto, pur blandamente punito, di immigrazione clandestina, non si può non pregare per la loro salvezza e pensare alla triste ironia della storia che, dopo il passaggio libero o addirittura applaudito di oltre 3 milioni di invasori, fa di loro il punto di inversione del trend. Se ad agosto 2015 intonarono Beethoven per accoglierli a Vienna e Berlino, adesso sono scansati e schifati da tutti e neanche El Papa li accoglie nelle sue mura che pure, visti i numeri, sarebbero sufficientemente capienti: i ponti evidentemente li devono costruire gli altri, i suoi muri rimangono eretti, se questa non è ipocrisia ditemi come la possiamo chiamare. Malta, dal diritto anglosassone, li esaminerà in pochi minuti, lungi dai tempi biblici dell’accertamento del diritto d’asilo imposti dalla nostra bellissima Costituzione, per poi ridarli indietro ai paesi di provenienza, una enorme beffa per questi poveracci che all’improvviso, come nelle peggio barzellette in vernacolo, vengono chiamati per quello che sono: clandestini.

Capita spesso di rimanere nel mezzo di un cambio di normativa, regime o di mood: i 250 saranno forse ricordati per essere stati gli ultimi ad entrare in Europa senza documenti. O almeno lo spero.

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