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Politica Italia

Un’altra estate

Ve la ricordate l’estate dello scorso anno? Quella degli arrivi di massa degli immigrati benedetti dalla sinistra? Quella di Roma senza acqua perché Zingaretti, bel coglione futuro capo del PD, tremava perchè il livello del lago di Bracciano era qualche decina di centimetri sotto la soglia della piovosissima estate 2014? Quella degli incendi dilaganti che non si potevano arrestare se non (parola di responsabile intervistato alla radio, non è uno scherzo) “mantenendo l’impegno al rispetto degli accordi COP 21” che avrebbero prevenuto l’inaridimento del suolo? L’estate che sembrava aprire la strada ad un altro 8 settembre, ad una nuova liquefazione dello Stato, all’ennesima resa? Beh, questa è stata un’altra estate, non solo nel senso che è una in più che si aggiunge alla collana di 54 dello scrivente e di 3 del blog, ma nel senso che è segnata da un approccio profondamente diverso nella gestione della cosa pubblica.

Alla fin fine la siccità c’è stata anche quest’anno ma a nessuno è venuto in mente di costringere i romani alla sete. Il clima caldo imperversa al sud ma nessuno delle fantasiose figure di piromani inventate dalla stampa (a seconda dei casi identificati in pazzi affascinati dal fuoco, pastori ignoranti, mafiosi, palazzinari avidi), mai trovati né tantomeno puniti, ha ritenuto di manifestarsi. È il segno che il mood è cambiato, che “daddy is back”, che lo Stato è tornato, che il Governo c’è e si fa sentire: è bastato questo per fugare il delirio ideologico che ci ha tormentato per un lustro e dare la sensazione che l’impunità garantita ai delinquenti non era più tale.

  1. Ministro, non  Basettoni – Questa estate ha dimostrato che non esiste alcun consenso politico di massa verso l’immigrazione. Non esiste per nessun partito, in nessuna forma, per alcun soggetto, per alcuna motivazione. Non hanno fatto breccia le fake news di migliaia di morti nelle acque libiche, le regate umanitarie nel Mediterraneo con equipaggio di deputati e giornalisti che hanno prodotto il salvataggio della negra con le unghie smaltate, l’allarme antirazzista per le uova tirate alla “campionessa” “italiana” di uno sport minore, neanche l’allarmismo sui migranti della Diciotti che, poverini, torturati e malnutriti, mica potevano sopportare una permanenza in mare della durata di una crociera breve con 4 pasti al giorno. Salvini ha agito con una determinazione impensabile toccando tutti gli anelli della catena logistica: ha rafforzato l’accordo con Al Sarraj per il controllo delle partenze, ha annichilito le ONG, intimorito i mercantili e le navi militari straniere. Dei poco più di 3.000 migranti arrivati sotto la sua gestione, quasi la metà li ha portati la nave militare “Diciotti”: era evidente che lo scontro con la Guardia Costiera ammutinata e piddina (l’Ammiraglio Pettorino nominato da Gentiloni il 20 febbraio dice qualcosa?) era l’ultima frontiera, a legislazione invariata, per l’inaridimento del fenomeno. La recente vicenda di Catania si è tradotta in uno scontro politico che prodotto risultati impensabili: Matterella silenziato (ricordarsi che a luglio fu lui, telefonando a Conte, a risolvere con lo sbarco immediato un caso analogo), l’UE ridicolizzata, addirittura la magistratura, prima volta da Mani Pulite, stoppata e messa in discussione, la passerella di fighe e prefiche rosse a visitare gli “scheletrini” scaduta nel patetico, nel gelo, nel silenzio. È da supporre che la vicenda abbia portato anche ad un chiarimento con la Difesa sul ruolo della Diciotti che, a differenza dell’unità gemella “Dattilo”, si è trasformata in scafista fuori tempo massimo. In queste condizioni occorre avere solo paura del successo e pensare che tutto questo significhi “governare” il fenomeno. In realtà Salvini deve abbandonare il ruolo di commissario Basettoni che agisce in prima persona e passare alla fase due che significa: cambiare le normative, che adesso interpreta sempre sul filo del rasoio confondendo il duplice ruolo di ministro dell’interno e leader politico di maggioranza; stipulare accordi con la Libia per il respingimento assistito (bastano due/tre navi e finisce questa storia); rimuovere i primi e secondi riporti infedeli, dando un messaggio chiarissimo a chi, in carriera, pensa di ottenere benemerenze politiche. Ne riparleremo, per adesso siamo contenti così.
  2. United Dolors of Benetton – Il Ponte Morandi riporta alla luce varie questioni fra le quali quella della sovranità dello Stato e quella delle radici della nostra crisi epocale attuale. L’accordo Stato-Atlantia, nei termini in cui è stato ricostruito, integra gli estremi di un ritorno al feudalesimo. Lo Stato con un contratto cessa di avere potestà su un fenomeno che interessa decine di milioni di persone ed è strategico per l’economia nazionale. Di fronte ad un disastro con decine di morti e miliardi di danni diretti ed indiretti, ivi compresi quelli al prestigio nazionale ed all’attrattività per gli investitori stranieri chiamata invece in causa appena si parla di dare due garanzie in più ai moderni servi della gleba, perfino gli interventi financo del PdC, alla luce dell’accordo, possono essere considerati come forieri di responsabilità extracontrattuale: questo non è accettabile. La gestione di un monopolio naturale, pagato con le tasse di generazioni di italiani, non può essere esclusa dal novero delle competenze politico-amministrative del Governo, né essere subordinata ad esiti della magistratura. Sono due cose diverse: chi ha sbagliato pagherà nei tempi e modi dovuti ma una scelta politica di 30 anni fa, evidentemente sbagliata, non può non essere messa legittimamente in discussione. E se Atlantia perde valore, amen, ce ne faremo una ragione, anche perché il valore era basato su un patto iniquo e manco rispettato. Uno stato che non può fare questo, non è uno stato sovrano per i limiti che si autoimpone nel suo territorio verso entità subordinate, prima ancora che verso entità straniere. E si capisce bene, adesso, che il nostro declino comincia negli anni ’90 con le privatizzazioni e Mani Pulite e con l’illusione che imprenditori, magistrati ed Europa avrebbero governato meglio dei nostri politici.
  3. Cencio rosso trionferà! – In questa estate questi tre miti sono stati sfatati. I Benetton sono solo la versione “rossa” di Berlusconi, una famiglia imprenditoriale gretta ed egoista, che ha completamente travisato le responsabilità che si assumeva passando dalla cenceria alle opere pubbliche. Non esiste un’organizzazione la cui cultura, nel lungo periodo, non si conformi a quella del vertice. Cenciaioli prima che finanzieri, imprenditori fai-da-te cresciuti grazie alle svalutazioni competitive degli anni ’90 che ora hanno rinnegato per abbracciare il totem eurista, la cultura dei trevigiani era semplicemente quella familistica dell’accumulazione personale e familiare e della trasmissione ereditaria: niente di diverso da Berlusconi ma anche niente di più lontano del ruolo che si richiede ad una società sistemica. Nel corso dei decenni della concessione, anche la cultura di Autostrade, in origine fatta di tecnica e responsabilità, è deperita avvicinandosi a quella disimpegnata ed affaristica dei padroni. Per fare un paragone, si crede davvero che negli USA la Esso che produce il jet fuel, la Boeing delle astronavi da combattimento, il sistema finanziario, financo le dot.com californiane, siano realmente delle realtà private, autonome e staccate dallo Stato? No, sono agenzie specializzate in settori di rilevanza sistemica e strategica che con il potere politico hanno intrecci profondi e bidirezionali ed in cui lo scopo finale del profitto deve essere conciliato con gli interessi nazionali. In Italia, date anche le diverse dimensioni, la strada è quella delle partecipazioni statali, di minoranza ma decisionali (ENI, Enel, Finmeccanica) e questa dovrà essere anche la soluzione per le autostrade che concilia interesse pubblico ed efficienza gestionale. La questione delle nazionalizzazioni è complessa, la vedremo più avanti.
  4. Radde rationem – Nel mio milione e mezzo di km fatti alla guida, sono passato decine di volte dal Ponte Morandi con la sinistra sensazione che qualcosa non andava: alto, stretto, tortuoso, trafficatissimo, dava in ogni momento l’impressione che un cozzo ti potesse far volare di sotto. Centinaia di volte ho percorso la FI-BO incrociando le dita di non rimanere spiaccicato fra due TIR. Quest’anno le mie paure si sono tradotte in realtà. Il crollo del ponte Morandi, con le tragedie di Bologna e Foggia, evidenzia l’estrema necessità di un programma di ammodernamento infrastrutturale. Le illusioni decrescistiche di una società guidata dalle leggere strutture della rete si scontrano con la necessità di assicurare concreti e pesanti spostamenti di merci e persone, oltretutto enfatizzati dalla scelta scellerata di posizionare le fabbriche a migliaia di km dai mercati aumentando le percorrenze. Rifiutare a priori le grandi opere non è la soluzione giusta, occorre cominciare a ragionare pragmaticamente abbandonando quelle illusioni ecologiste che vedono in un olivo un’opera d’arte intangibile e riconoscere le vie di comunicazione per quel che sono, non cattedrali ma strumenti che hanno un ciclo di vita che porta alla loro dismissione e rifacimento. Occorre ricominciare a usare suolo e risorse perché spesso è meglio costruire una nuova autostrada che ammodernare quella che c’è ed adottare modelli economici che permettano di valutare il rendimento di un’opera che, in ogni caso, non può prescindere da un orizzonte secolare. Bella sfida per ecologisti e M5S.
  5. Magistratura antidemocratica – Salvini e Ponte Morandi metteranno anche alla prova la Magistratura che deve uscire dall’illusione di onnipotenza di un’era ormai passata. Dovranno essere toccati sodali politici e imprenditoriali e principi prioritari come quelli della sicurezza nazionale. La politica torna in primo piano mentre la giustizia si rinserra. Dimostrare che i magistrati non sono solo una parte della casta globalizzante che ha distrutto l’Occidente, che sono un ordine che non è politicizzato e schiarato con il PD, sarà un’impresa non facile, nella crescente consapevolezza che ormai essi non possono più vivere di rendita, al di sopra di ogni illazione.
  6. L’Europa psichiatrica … – Se qualcuno vuole ancora più Europa, se qualcuno pensa realmente che l’UE possa risolvere e non complicare un qualsiasi problema, sia esso economico, demografico o di salute, allora si faccia vedere da uno bravo. La riunione di chissà chi per chissà cosa del 24 agosto, in cui il continente che ha dato al mondo la moderna civiltà si blocca immobile davanti a 170 negri magrolini, dimostra che ormai l’UE è un cadavere che non si è neanche accorto di essere morto. Il fallimento diplomatico non è quello del governo italiano ma quello di chi ha convocato una riunione a cui si sono presentati in 12 su 28. Come detto dal 2015, l’immigrazione subita e invocata ha distrutto qualsiasi credibilità dell’UE verso i cittadini europei per cui chi si avvicina a Junker e compagnia muore politicamente. L’incapacità di prendere qualsiasi decisione è ormai sconcertante: sull’immigrazione ormai ognuno è autorizzato a fare quel che vuole e se non ci fosse l’Euro ormai sarebbe tutto nei libri di storia insieme all’epopea dei Faraoni e della dinastia Ming. Aspettiamo anche la tempesta finanziaria di settembre/ottobre, ma se la scansiamo possiamo anche cominciare ad archiviare l’argomento.
  7. .. ed il PD autistico – Il PD è perso nel delirio dell’irrazionalità, non riesce a fare un’analisi chiara dei suoi errori. Ad agosto ha protestato per gli sgomberi dei campi rom, per il respingimento dei migranti, per il rifiuto alla registrazione dei figli dei gay, per il crollo delle azioni di Atlantia: come si fa a essere così stupidi? Come si fa a rifiutare totalmente di leggere le opinioni degli elettori? Non capisce, chiuso in un autismo incomprensibile per una comunità politica, che sta legando il suo destino a istanze ideologiche minoritarie? E non c’è nessuno che ne esca per portare idee, relazioni e competenze ad un governo di salvezza nazionale (Minniti, ci senti?).
  8. Il Presidente intero .. – In aggiunta, l’appuntamento clou dell’autunno sono le Mid Term americane: se Trump vince, si apre la strada ad una conferma nel 2020. Otto anni sono un’epoca, avere altri quattro anni davanti senza essere un’anatra zoppa renderà molto difficile la vita a Merkel e C.
  9. .. e quello dimezzato – Se Mattarella voleva essere una mummia, fra poco lo sarà. Quest’estate segna la perdita di autorevolezza della Presidenza della Repubblica più drammatica dai tempi di Leone. Il declino di consenso iniziato con il tentato golpe di fine maggio e continuato con le esternazioni a capocchia sui rom impallinati e non sulle romane squartate, con la vicenda della procura di Catania che pretende di processare autori di post insolenti dandogli 15 anni ma non si accorge di avviare processi politici che dimostrano che il PdR è inviso a larga parte dell’opinione pubblica e  costringe gli spin doctors ad inventarsi un complotto di troll russi, con la marginalizzazione sulla vicenda Diciotti, mettono in serio dubbio la capacità del personaggio di interpretare e gestire le situazioni ed al contempo ne limitano enormemente le capacità di pressione sul ceto politico: una circostanza che non si presentava da un quarto di secolo e che deve essere sfruttata.
  10. Non dura, non può durare. Ma forse sì – Alla fin fine il governo regge, è coeso, dimostra di essere meno impreparato e forse più consigliato di quanto molti si aspettassero. Deve migliorare in efficacia amministrativa e normativa ma non sarà facile date le grandi divergenze fra i due partiti. Tolti Salvini, Di Maio e Toninelli, degli altri non si ha traccia alcuna, speriamo che a settembre inizino a battere qualche colpo. La tempesta finanziaria probabilmente non ci sarà perché le condizioni politiche non sono più a favore delle Trojke: le loro ricette economiche non solo si sono dimostrate fallimentari ma si intrecciano con le politiche favorevoli all’immigrazione che nel 2011 non c’era; a differenza del 2011, non esiste una maggioranza alternativa senza la spaccatura o conversione del M5S ma un accordo con PD e FI in queste condizioni è poco realistico e nuove elezioni renderebbero ancora più forte Salvini; alla Germania non conviene una spaccatura UE che la esporrebbe ad attacchi mirati di Trump. Alla fin fine, un quieto vivere, almeno fino alle elezioni del 2019, potrebbe essere nell’interesse di tutti.

 

 

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