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Politica Italia

Tutto qui?

Agosto, nelle aspettative di quelli bravi, doveva segnare il tracollo del governo populista per vari motivi tutti vanificati:

  • Il tempo bello avrebbe consentito l’alluvione migratoria, invece la battaglia di giugno-luglio di Salvini ha disperso le ONG, costretto i paesi UE a minime accoglienze con effetto leva negativo enorme in termini elettorali, impaurito le navi di Sophia, rivitalizzato la guardia marina libica ed infine neutralizzato la nave nemica più temibile, la Diciotti ammutinata che non mi sembra sia stata più inviata in missione;
  • La sottigliezza dei mercati avrebbe favorito l’attacco dello spread che in effetti è un po’ salito ma non in termini significativi e che oggi sta calando sotto ai livelli del 27 maggio, data del tentato golpe di Mattarella;
  • A fine mese si sarebbe avuto il downgrade di Moody’s (rinviato invece a metà ottobre) e quello di Fitch (tradottosi invece in un insignificante cambiamento di outlook);
  • il generale Haftar avrebbe spazzato via come carta velina la resistenza di Al Sarraj occupando Tripoli e dando il via ad un nuovo flusso migratorio non respingibile perché fatto di “profughi” da un paese in guerra: la vulgata voleva il Presidente legittimo solo e debole, invece i “nostri uomini” di Misurata sono arrivati con 400 SUV e cannoni e hanno respinto le soldataglie nemiche;
  • Haftar è tanto sicuro di sé da lanciare minacce vuote (“Tripoli cadrà in poche ore”) che coprono la realtà che le sue armate a Tripoli sono sì giunte ma anche che lì si sono fermate e, impotente, incontra Moavero (il primo ministro degli esteri dopo 10 anni di Mogherini, Gentiloni e Alfano, quindi di nulla) con cui concorda gli assetti futuri della Libia con l’Italia nel ruolo di Lord Protettore che tutela espressamente i suoi interessi economici e migratori;
  • Macron avrebbe spazzato via i populisti con una cureggia: invece il vizio del “clarinetto” lo ha demolito, perde ministri tutti i giorni, ha perso la testa, perderà le elezioni di maggio, forse non finirà il mandato;
  • La magistratura avrebbe spazzato via Salvini, invece si vede la procura di Palermo che, riducendo da 12 (dodici!) a 1 (UNO!) i capi di imputazione, implicitamente sputtana i colleghi di Agrigento e apre la strada all’assoluzione;
  • Ancora la magistratura avrebbe tarpato le ali alla Lega con il sequestro inconsulto dei 49 milioni: è invece il procuratore di Genova a indicare la via d’uscita, secondo cui un cambio di nome risolverebbe il problema, e a concordare, come lo “Studio Chiamenti” della mia infanzia, un “sequestro in comode rate” che lo fa sprofondare nel ridicolo

A ciò si aggiunga che Mattarella, svergognato, continua a tacere ed il Papa, inciampato pure lui sull’uccello, pure.

Il ferale agosto populista riposa evidentemente su terrorismo mediatico e disinformazione (magari, Fake News?) della stampa politicamente corretta e patriotticamente corrotta che scambia i suoi sogni (o deliri) con la realtà. A 8 mesi dalle europee, con i populisti ormai presenti ovunque ed i popolari convertiti al verbo del soranismo, nessuno si può permettere un’esplosione economica dell’Italia dagli esiti imprevedibili, soprattutto con uno come Trump di là dall’oceano. L’immigrazione non la vuole più nessuno nel mondo sviluppato e, venuta meno l’accondiscendenza italiana, la Libia verrà pacificata in un modo o nell’altro. La magistratura si vede in difficoltà di fronte a gente che non ha (molti) scheletrini nell’armadio e che ha consensi che non si vedevano da anni e deve abbozzare e rientrare nel suo alveo. Se a ciò si aggiunge il vuoto in cui sono cadute le idiozie su migliaia di negri morti, su atti di razzismo in realtà compiuti da bulli piddini, su pretese responsabilità grilline nella vicenda del ponte Morandi, non sembra che il governo cadrà presto.

Mentre la stampa “di qualità” (perchè libera non ha più il coraggio di chiamarsi) sbraita cose che hanno la stessa credibilità dei reportage della Pravda negli anni ’80, Salvini e Di Maio si tengono per mano, fanno ognuno il suo pezzo di programma, sembrano molto meno inesperti (e forse molto più ben consigliati) di quanto si pensasse, segno che forse una parte dell’élite italiana tifa per loro e sotto sotto li appoggia. Il ferale agosto diventa il ferale inverno, con la speranza che la caduta avvenga per la manovra finanziaria e le manovrine di corridoio dei grullini alla Fico e Di Battista mentre il PD si è liquefatto e si occupa di argomenti (il blocco dei migranti, lo sgombero degli zingari, i figli degli omosessuali) popolari come la diarrea, NosfeRenzi minaccia di riapparire come un mai domo sTerminator (di voti) e Berlusconi è catatonico. Non saranno loro a provocarla: se queste erano le carte che avevano in mano, erano davvero poca roba, tale da confermare come oramai ci sia una frattura anche fra i poteri sovranazionali (che casomai ora puntano sul M5S e le sue divisioni) ed il sistema imperniato attorno al PD. L’unico timore è quello di un cigno nero di dimensioni colossali, tipo un attacco terroristico, ma la sensazione è che su terrorismo (e mafia) l’unità nazionale fra politica, magistratura, servizi, militari, polizie sia solida.

I maggiori problemi sono all’interno del governo. Il M5S si sta accorgendo non solo che governare è diverso da protestare ma anche che molte delle cagate che hanno detto (reddito di cittadinanza, no TAV, no TAP, no ILVA) non sono molto popolari fuori dalla cerchia degli attivisti che tuttavia contano. Del resto, se è vero che Di Maio raggiunge l’apoteosi nel reggere bordone a Salvini, è altrettanto vero che la sua figura si sta consolidando e ciò spazzerebbe via le velleità dell’altro dioscuro che, codardo, si estranea sempre dalla lotta per fare spazio ad un altro, la Raggi nel 2016 e Di Maio l’anno dopo. Sarebbe in effetti

Sarebbe in effetti il momento di passare alle riforme (del fisco, della sicurezza, della difesa personale, dell’immigrazione, della scuola, della RAI) ma alla fine le grandi differenze fra leghisti e pentastellati impediranno di farle. Per questo ognuno parla tanto e legifera poco, attacca i tecnici ma li lascia lavorare: per arrivare al momento giusto in cui staccheranno la spina. Loro, non gli altri.

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