//
stai leggendo...
Economia e società, Politica Italia

Il cigno nero

download (1).jpg Con la manovra di bilancio delineata ieri sera,  che prevede un rapporto deficit/PIL del 2,4% non solo per il 2019 ma anche per i due anni seguenti, il governo smentisce la linea continuista e prudenziale che Tria tentava di imporre ed opera uno spregiudicato e pericoloso all in. In pratica, dopo avere azzerato l’immigrazione (ed è da notare che la vicenda della nave pirata Acquarius 2 si è conclusa per la prima volta nella storia con il mancato arrivo in Italia anche di uno soltanto dei negri raccolti dai trafficanti di uomini), il governo intende presentarsi alle prossime elezioni avendo anche realizzato o avviato a realizzazione l’altra gamba del programma, quella dell’economia. E se in campo migratorio era stato Salvini a menare le danze, in campo economico non si può negare che la primazia debba essere riconosciuta a Di Maio ed alla sua cocciuta difesa, giorno dopo giorno, da un lounge all’altro, anche in modo un po’ strampalato, della scelta di innalzare il deficit ben oltre i limiti che Tria voleva imporre e, soprattutto, di renderlo strutturale e permanente nel tempo. 8 punti di deficit in tre anni (ci saranno arrotondamenti e capitalizzazione) vogliono dire sicuramente 110 miliardi di debito in più alla fine del 2021: la scommessa è di aumentare più che proporzionalmente il denominatore ed abbattere l’indice debito/PIL. Ritorna prepotente il keynesianesimo che si era espunto con la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio e se è vero, come dice spesso il blogger di formazione marxista e cultura economica, che l’economia precede il diritto, sarà curioso vedere come la costituzione più bella del mondo, che tutto consente, potrà rimanere autorevole di fronte ad un così evidente affronto. Per inciso, i tempi di una profonda revisione costituzionale sono maturi e  sarà questo probabilmente l’esito della partita politica esiziale che ieri sera si è aperta.

La vicenda comporta l’ovvia disfatta di Tria ed il ritorno alla subordinazione della tecnica alla politica: del resto il primo tecnico fu Ciampi nel 1993, il secondo Monti nel 2011, il che significa che il governo di quelli “bravi” è un’eccezione e non una regola. Ma sarebbe ingeneroso vedere in lui l’unico sconfitto: in fondo si tratta di un poverino fuori dai grandi giri dell’economia internazionale, che prima di giugno era conosciuto solo per avere sbagliato a mettere su un sito di cui era responsabile l’indice inflattivo delle colombe e delle uova di Pasqua. Dopo il tentativo di golpe bianco del 27 maggio, l’emergere della sua figura aveva il significato che abbiamo scoperto ieri: mettere come ministro dell’economia un grigio studioso che alla bisogna avrebbe preso silenziosamente gli schiaffi. L’emergere nelle ultime ore della figura di Savona conferma che il 27 maggio Mattarella ha perso e che il gioco delle caselle ministeriali voleva solo evitare di certificare la sua umiliazione. Non sfuggirà ai lettori che negli ultimi mesi il PdR si è ritratto intervenendo sulla politica poco, dall’estero e solo su temi selezionati (migranti e magistratura) lasciando del tutto fuori la politica economica a differenza di quello che aveva fatto nel discorso Dogliani. In definitiva, la manovra conferma anche che l’anomalia tutta italiana di una politica arresa alle istituzioni è al momento finita e che il PdR, come la regina di Inghilterra, presiede ma non governa. Non più.

Il governo si arrischia in una manovra delicatissima intuendo che esiste una finestra di opportunità che difficilmente si ripresenterà: il consenso è altissimo dopo sei mesi, l’opposizione politica si è liquefatta, l’egemonia culturale sui temi topici (immigrazione, Euro, politica economica, sicurezza) è nella sue mani. Soprattutto l’UE sta iniziando la sua crisi finale con il sovrapporsi di debolezze e problemi di tutti i generi: un Brexit che si concluderà, con sempre maggiore probabilità, in modo very hard con i britannici che, dopo 80 anni, riscopriranno tutto insieme il senso di una diversità ed orgoglio che li ha caratterizzati da sempre; una Merkel che passa di sconfitta in sconfitta e che non è in grado di governare la Germania, figuriamoci l’Europa; un Macron che, dietro la rabbia schiumata quotidianamente verso Orban e Salvini, nasconde un fallimento politico sconcertante per dimensione e velocità, rispetto al quale la veloce parabola di Renzi equivale ad un’era; una BCE che, se non è in grado più di seguire una politica monetaria espansiva, non di meno ha fortissimi dubbi sulla strada da prendere; un presidente americano dichiaratamente antieuropeo e che probabilmente rimarrà in carica per altri sei anni. L’elemento che ha indotto il governo ad osare è la scelta di Francia e Spagna di portare i loro deficit al 2,8%  senza consultare la Commissione Europea: al netto delle cazzate di Sky TG24 su una Francia che starebbe molto meglio di noi (debito/Pil sopra 100%, mai meno del 3% in 10 anni, disoccupazione a livelli nostrali), sempre più è evidente che le elezioni europee di maggio saranno un appuntamento topico e che la rabbia degli elettori, nata nell’economia ed esplosa con l’immigrazione, non consente di continuare con la tiritera degli ultimi 10 anni e con esperimenti Grecia style. Ed il fatto, di per sè paradossale, che Tria, dichiaratamente europeista, abbia chiamato in causa l’interesse della nazione, come un Salvini qualsiasi, sdogana un argomento che, se ha una valenza politica soggettiva, certifica il venire meno dello spirito europeo ed il liberi tutti per gli stati nazionali, compresa l’Italia che, con tutti i rischi del caso, prova a riprendere un percorso di autonomia e tutela delle proprie istanze.

Si è realizzato un vero e proprio cigno nero ma all’incontrario, una opportunità da non sprecare. In queste condizioni pensare che “i mercati” si oppongano furiosamente alla manovra rischiando l’implosione dell’area Euro, ormai evidentemente messa nei conti dal nostro Governo, rappresenta un rischio calcolato: sicuramente fra un’ora ci saranno delle turbolenze, occorrerà avere nervi saldi e darsi il tempo necessario, cosa comunque non facile perché i tempi moderni si misurano in secondi e passare una giornata di spread in salita è molto dura.

Di Maio e Salvini si legano per la vita: il loro destino politico è ormai indissolubile. Il governo appare molto coeso e anche l’ala sinistra pentastellata ed il suo “Che” Fico dovrebbe essere ormai ridotta al silenzio. Appare anche molto ben consigliato e sostenuto (soprattutto in Libia mi sembra che il cambio di passo sia evidentissimo) tanto da far pensare che qualche dubbio sul destino austeritario europeista ormai attraversi anche le élite italiane e che una parte di queste, in silenzio, di nascosto, siano divenute organiche al governo anti-elitario.

In questo giorno di inizio autunno si delinea anche il vero fronte di opposizione con il CSM che si affida all’ex responsabile della giustizia del PD: nessuno parli più di indipendenza di una magistratura che, anche se screditata, possiede ancora molti poteri. Lo sbando della casta giudiziale è dimostrato dalla figura stercoraria del PM di Agrigento e dall’accordo di rateizzazione firmato da quello di Genova. Anche in questo caso, timing is all: dopo avere preso la RAI, il prossimo fronte deve essere quello della riforma della magistratura. Del resto, anche Bonafede, membro di un partito che è nato giustizialista ma che teme di essere giustiziato, ieri si è scandalizzato. Un governo con pochi o punti scheletri nell’armadio, con il 60% di gradimento, ha la forza per fare quello che non si è fatto nell’ultimo quarto di secolo: se non ora, quando?

Discussione

Trackback/Pingback

  1. Pingback: Bugia, bugia, bugia | Average Joe - 23 novembre 2018

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: