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Economia e società, Politica Italia

75 minuti

download19 ottobre, ore 7.45. Fra meno di due ore si apriranno le borse e si scatenerà probabilmente la tempesta sullo spread. Ieri si sono viste le avvisaglie: dopo un lunedì in cui si era visto un calo sotto 300 dopo che inaspettatamente Draghi aveva aperto ad un compromesso, parola mai pronunciata dai vertici europei, la musica è cambiata e si è arrivati a valori alti, sempre più vicini ai 400 fissati da Savona come limite per cambiare la manovra.

Nel mentre ci sono stati i pellegrinaggi di Moscovici a Roma, in visita all’Omino Mannaro, mentre stranamente Conte, rappresentante politico italiano, era a Bruxelles. Ricordo poi la visita di Draghi, l’esternazione di Oettinger che sembra predire il futuro con precisione di secondi, la controvisita di Fico a Bruxelles. Tutto fa pensare che l’UE vada verso il disconoscimento politico del governo italiano uscito dalle elezioni del 4 marzo e si prepari a sferrare l’attacco dello spread per un sovvertimento che non potrà prescindere dalla spaccatura del M5S e dal cambio del suo capo politico. La UE è indebolita, si gioca tutte le sue carte, era chiaro che modificare un corso ormai decennale non sarebbe stato un pranzo di gala ma una battaglia feroce e senza esclusione di colpi. Mostra qualche divisione al suo interno ma Draghi, il cui ruolo andrà meglio capito negli anni, è ormai messo ai margini per la sua imminente scadenza e per la sua italianità sospetta.

Per essere chiari, negli ultimi giorni gli errori del governo sono stati tanti. Non mi è piaciuta la revisione del condono fiscale: se uno sgravio delle cartelle, promesso per mesi, era doveroso per i motivi altrove già espressi, premiare chi in tempi così difficili ha imboscato gli utili non è accettabile, per motivi etici e per motivi politici, anche perché così si è dato occasione alla componente di sinistra del M5S di muoversi contro il governo. Ma dall’altro lato la reazione di Di Maio lascia sconcertati: in una situazione come quella descritta, andare in confusione e cominciare a parlare di manine, denunce, casi politici, è da donnette, imbecilli o traditori. I panni sporchi si lavano in famiglia, poteva semplicemente dire che la manovra sarebbe stata corretta in Parlamento senza buttarla in crisi isterica. Di Maio sembra un eterno incompiuto che alterna passi avanti a cadute incomprensibili. Seguendone la carriera da anni, non riesco alla fine a staccarmi dalla duplice convinzione che la persona sia ad un tempo inadeguata e debolissima politicamente, insidiata da personaggi più carismatici come Dibba e lo stesso Fico, se non addirittura Grillo, da cui deve continuamente guardarsi.

Siamo al momento topico: farsi prendere dal panico aprirebbe la strada alla normalizzazione prevista giorni fa da Cazzullo sul Corriere con la UE che getterebbe la spada di Brenno sulla bilancia. Un argomento che non ha senso a livello di opinione politica per chiunque non si identifichi nel ruolo dello schiavo ma che può rappresentare il reale esito di una sconfitta che, se da un lato evidenzierebbe il vero volto oppressivo e colonizzatore dell’UE franco-tedesca, dall’altro azzererebbe la Costituzione, l’indipendenza italiana, la democrazia, il benessere, il carattere etnico del nostro Paese. Non so se queste cose sono comprese da “questo” governo o se si pensa che due applausi ad Italia 5 Stelle facciano la differenza. Del resto la nostra storia è piena di personaggi che hanno svenduto il bene comune per due lenticchie e di capponi che hanno continuato a beccarsi mentre li scannavano.

Di Maio dovrebbe andare al Circo Massimo e dire che la manovra cambierà nei dettagli ma che andrà avanti nella logica d’insieme. E poi, la settimana prossima, metterci su la fiducia e farla votare così com’è: fine dei salmi e chi vivrà vedrà. Anche perchè alla fine l’UE sembra essere abbastanza isolata con la GB che sta ricominciando, anche nei suoi componenti più moderati come la May, a riscoprire la propria natura bellicosa, il consenso politico in casa tedesca ormai in caduta libera, le Midterm in arrivo con la Fed che ha attenzionato l’Italia e Trump che non vorrà sconquassi. E ricordiamoci che le famose agenzie di rating sono americane e non europee, sono collegate al sistema finanziario più grande della storia e difficilmente tireranno petardi sulle cisterne benzina in stile Lehman solo per venire incontro ai desiderata di ominicchi che, comunque vada a maggio, hanno finito la carriera.

Sarebbe uno di quei momenti che probabilmente verranno ricordati nella storia della penisola, uno di quei tanti passaggi dopo il quale i percorsi prenderanno una strada od un’altra. Potrebbe essere un 8 settembre o un 25 aprile. Sarebbe il momento di dare il meglio di sé e prendersi i rischi del caso. Sarebbe il momento di mirare ad una targa su una piazza fra 50 anni e non ad una poltrona vuota di potere adesso. Sarebbe il momento del coraggio e dell’orgoglio. Fra 75 minuti.

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