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Economia e società, Politica Europa

E mo basta!

download Anche S&P’s, l’ultima delle tre parche, si è espressa ed in un modo forse del tutto inaspettato: conferma della BBB e outlook da stabile a negativo: la stessa scelta compiuta da Fitch a settembre (però molto prima della partenza della manovra con deficit al 2,4%) e molto al di sotto di quella di Moody’s che, pur tagliando la testa al toro ed anticipando di due settimane la decisione, ha declassato il debito italiano a Baa3 (equivalente a BBB-). Se declassato di due notches, il problema del debito italiano sarebbe esploso sulla base dell’impossibilità per i fondi di continuare a detenere titoli denominati come speculativi. Un solo notch avrebbe limitato i danni ma il solo outlook negativo è veramente un fatto positivo perchè:

  • non impatta sul merito di credito
  • sposta il problema di 12-24 mesi
  • è reversibile.

In realtà l’Italia sconta una valutazione troppo bassa data in un’altra era politica per motivi parimenti politici connessi alla gestione obamiana. Il problema è  delle agenzie che, dopo averci tolto tre notches nel 2012 e uno subito dopo,  adesso sono costrette a giocare con i cavilli per non scatenare uno tsunami finanziario che colpirebbe i fondi loro clienti e padroni. Niente di strano se in futuro le regole venissero riviste prevedendo ulteriori livelli di “investment grade” solo per gli stati.

Ieri Federico Fubini che purtroppo, non solo lui, sta diventando una macchietta, profetava un sell off di 100 miliardi di BTP in caso di declassamento a “junk”, evento dato evidentemente per scontato. Oggi si spaccia per problema del governo un minimo cambiamento di outlook (che non verrà modificato per 24 mesi) che invece stabilizza definitivamente la situazione e dovrebbe chiudere, nel medio periodo, qualsiasi problema di valutazione di merito del debito sovrano italiano. Per inciso, la decisione salva anche le banche che, per definizione, sono meno sicure di uno stato e avrebbero rischiato il declassamento a junk anche in caso di calo del debito sovrano a BBB-. Si apre adesso un problema enorme di affidabilità dell’informazione ormai omologata in un enorme “giornalista unico” che fa da blocco non solo a qualsiasi opinione eterodossa ma anche a qualsiasi ragionamento sensato. La stampa sembra ormai avere lo scopo non di informare ma  di terrorizzare con previsioni terribili e, di fronte alla mancata realizzazione delle sue profezie farlocche, deve arrampicarsi sugli specchi alzando continuamente il livello della mistificazione e della disinformazione. C’è un problema di democrazia ormai evidente che dovrebbe imporre interventi legislativi in stile “par condicio”, imponendo ai giornali di dare spazio, in quantità significativa, anche ad opinioni difformi dalla loro linea editoriale.

Nella settimana ci sono state prese di posizione importanti a sostegno della manovra: Bloomberg, FT, WSJ, esponenti della sinistra estrema francese e tedesca che, se dissentono dal carattere politico del governo italiano, non sono tuttavia disponibili ad arrendersi alla messa in liquidazione del principio democratico applicato agli stati: Maurizio Blondet offre un’ampia rassegna delle posizioni pro Italia in questo post. Da loro ampi riconoscimenti della legittimità del governo italiano e dell’utilità della manovra. Anche in Italia il fronte “tecnico” non è più così monolitico e aperture di credito accademiche ormai sono frequenti.

Ciò detto, appaiono ormai chiare alcune cose:

  1. il problema della manovra finanziaria italiana è solo politico (indipendenza italiana rispetto alla UE) e non economico: non si può pensare che, con 1.700.000.000.000.000 di PIL, uno sgarro di 10/12 miliardi possa aprire la strada ai peggiori scenari. E’ invece chiaro che se il governo perde, diventeremo una colonia con tutto quello che significa in termini democratici e di benessere;
  2. l’UE non ha più argomenti ma solo minacce;
  3. i rendimenti del BTP decennale in settimana sono calati di 0,11% riducendo la crescita dei costi di servizio del debito;
  4. l’instabilità di rendimenti e spread dipende ormai solo dalle esternazioni di esponenti UE come Moscovici, Dieselblum e Dombroskis (a proposito, il suo partito in Lettonia ha preso 57.000 voti, cioè tanti quelli presi insieme dai Presidenti dei quartieri 4 e 5 di Firenze che però non esternano sulle cose del mondo e del governo della Lettonia);
  5. il mondo UE si sta spaccando con Draghi che ormai parla seriamente ed inopinatamente di “compromesso”, cioè di una cosa che l’UE non ha mai detto in 10 anni, e manovra dietro le quinte per evitare che lo spread, accelerando, crei soverchi problemi al governo;
  6. la manina americana si è vista e dispiace che certe cose le dica e le preveda un anonimo blogger di periferia e non la “stampa di qualità”: era chiarissimo che Trump, in presenza di una situazione politica in USA che sfiora la guerra civile e di una situazione borsistica in picchiata, non avrebbe dato la stura ad una crisi internazionale devastante a 10 giorni dal midterm. E se queste cose relative al connubio governo USA/Business le ha imparate un miccio nella sua carriera a contatto con le corporation americane, è chiaramente malafede che le stesse cose non vengano dette ed diffuse da giornalisti colti e informati che hanno avuto molto più tempo e modo di studiarle ed impararle;
  7. il governo italiano sta politicamente staccandosi dalla UE e avvicinandosi a Russia e USA, in piena conformità con l’augusta tradizione per cui l’Italia inizia la guerra da una parte e la termina dall’altra;
  8. il consenso al governo è altissimo come dimostrato dai sondaggi al 59% (+3-4% di FdI che non può far cascare un governo che ha azzerato l’immigrazione) e dalle elezioni in TAA (ricordo che Bolzano a marzo ha eletto la Boschi, ergo era considerata una regione “rossa”);
  9. non è chiaro se le élite italiane siano davvero schierate all’unisono contro il governo o se in realtà Salvini e Di Maio stiano facendo il lavoro sporco che molti ormai ritenevano necessario;
  10. Mattarella esterna, riceve, pontifica, ma poi firma tutto segno che il jolly se lo è inopinatamente giocato a maggio (o forse, mi viene il dubbio, che anche lui fa ormai parte della sceneggiata).

In queste condizioni una mossa stile Monti è fuori discussione, non ci sono condizioni politiche, numeri parlamentari e leadership disponibili. Tutte le carte che avrebbero dovuto far cascare il governo da settembre in poi (immigrazione e relativi problemi umanitari, manovra, UE, spread, rating) sono venute meno. La realtà è che, anche di fronte a limiti ed errori di Lega e M5S, pesa il fallimento storico della sinistra che impedisce, anche ai possibili dissenzienti, di tornare a sperare in un ritorno di Renzi e Boldrini appoggiati da Berlusconi. Il futuro ribaltone è ora rimesso ad una spaccatura del M5S che premi Fico e la sinistra del Movimento antisecuritaria e pro-imm: auguri di buona riuscita, per la persona e per le tematiche in un paese in cui quotidianamente ragazzette vengono uccise da pusher colored. Mi sembra che siamo di fronte ad un cambio di epoca e non di governo, che le ideologie politically correct sono state sconfitte ma che il ceto politico che su di esse è nato e cresciuto non se ne è accorto. Accadrà in ogni caso con le elezioni di maggio, sperabilmente anticipate dalle Midterm di novembre, e per questo occorre resistere ancora un po’.

In queste condizioni sarebbe meglio aggiustare un po’ la manovra, dando un minimo di contentino alla UE per accompagnare i poveretti che la guidano alla fine della loro esperienza politica  in attesa delle elezioni e per predisporsi a chiudere anche la partita interna, magari con un voto di fiducia stile “Renzi 2016”. Sempre meglio vincere che stravincere. Poi tutto si sposta al 2019: fine del QE, elezioni, effetti della manovra.

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