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Ten Midterm

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Senato ai Rep, Camera ai DEM, Trump “Tremendous and Magic”, USA spaccati in due, Nancy pelosi che riemerge dall’oblio: nessuna onda blu o rossa, solo un gorgo che si attorciglia, isole di blu profondo su un campo rosso. In realtà stanno tutti “impicciàti”. Dieci cose (più una):

  1. I sondaggi hanno indovinato i risultati quasi al millesimo, sapevamo da giorni che sarebbe andata a finire fifty-fifty: quindi quando nel 2016 ci dicevano che Hillary aveva 14 punti di vantaggio il 7 novembre ci prendevano per il culo sapendo di farlo. È chiaro che in quella fase (Presidenziali, Brexit) i sondaggi erano parte di un sistema di propaganda che comprendeva anche la “stampa di qualità” (perché libera non ha più il coraggio di chiamarsi, neanche lei) e la televisione. Poi si sono accorti che dire cavolate galvanizzava “Deplorables e Brexiters” e demotivava quelli buoni e bravi e, a partire dalle elezioni francesi, non hanno sbagliato più nulla, neanche la percentuale della FDP in Assia. Prego ricordarselo per il futuro.
  2. Hanno “vinto” i democratici e quindi le fake news e gli hacker russi questa volta non c’erano. Prego ricordarselo per il futuro, nel mentre il Russiagate è scomparso dai binocoli e va verso l’oblio: tanto tempo, soldi, energie sprecati per nulla, un tentativo di golpe gravissimo basato sul nulla, pensate agli esiti se avesse avuto successo.
  3. Trump si rafforza al Senato e questo è importante perché è successo poche volte nella storia e quindi “vince”, perchè si para il culo da qualsiasi ipotesi di impeachment, perché il Senato, per quanto se ne sa, vale un po’ di più della Camera e perché gli USA sono una potenza imperiale e quindi il sistema prevede forme di contemperamento fra le diverse fazioni in litigio mentre dominano il resto del mondo. Detto in altri termini, Senato e Camera hanno meccanismi istituzionalizzati di composizione delle differenze  politiche fra i due bracci e d’altro canto gli USA sono abituati alla coabitazione (anche a San Obama è successo) e quindi sono abituati a gestirla (un po’ come l’Italia con ingovernabilità e debito pubblico che invece terrorizzano i crucchi), salvo quanto scritto nell’ultimo paragrafo.
  4. Dato il punto 3), non si può dire che Trump è un’anatra zoppa: lo sarebbe stato se anche il Senato fosse stato blu ma così non è. Però un po’ di sciatica ce l’ha e sarà costretto a rientrare nei ranghi della politica politicante che aveva rifiutato a partire dall’estate 2017, imponendo la sua impronta personale: piuttosto che niente, meglio piuttosto ma comunque dovrà fare fatica per mantenere vivo il suo personaggio, improbabile ma efficace, che nei mesi l’ha premiato in termini di consenso, salvo che non preferisca buttarla in caciara ed aprire la campagna elettorale sin da ora con una messe di proposte estreme fatte apposta per non essere approvate, però sarebbe un peccato visto il lavoro egregio che svolto finora.
  5. In ogni caso due anni non sono passati invano ed il meglio l’ha dato nella nomina dei due giudici della Corte Suprema: potrebbe anche pensare di governare a furia di decreti presidenziali impugnati dal primo giudice di periferia ma convalidati dalla Corte Suprema, però è rischioso. La maggioranza conservatrice alla Corte Suprema significa anche un’altra cosa: per 20/25 anni le battaglie per “nuovi diritti” a favore del variopinto caranvaserraglio democratico dovrebbero segnare il passo e questo dovrebbe togliere un po’ di acqua al mulino Dem.
  6. “Vincendo” oggi si dimostra che Trump nel 2016 ha vinto (davvero) perché davvero la gente lo voleva, non perché ha votato per caso, per sbaglio, per picca o perché ingannata dagli hacker russi. Due anni non sono passati invano, Trump oscilla fra il 44 ed il 51% di gradimento nei vari sondaggi (esclusa la CNN), più di Obama allo stesso punto della Presidenza, e con questa seconda “vittoria” legittima la prima e dimostra che nel 2016 non c’è stata la vittoria del populismo sulla democrazia ma lo scontro fra due estremismi di cui uno ha, ovviamente e semplicemente, perso. E meno male.
  7. Il Partito Repubblicano è Trump: hanno limitato le perdite perché ha girato l’America facendosi piacere tutti, anche quel pazzo di Cruz che arrostiva la pancetta sulla canna della mitragliatrice. È molto, ma non è detto che basti nel 2020. Forse i Rep hanno bisogno di un progetto di società più strutturato e inclusivo e Trump ha bisogno di far evolvere il suo personaggio verso un ruolo di “nonno della patria”, burbero ma generoso, che non appaia più così divisivo. Dall’altro lato il trumpismo si istituzionalizza ed il populismo diventa un tratto organico dello scenario politico contemporaneo, come confermato dallo spostamento a destra di tutti i partiti popolari europei: chi pensava ad un errore della storia, deve cominciare a ricredersi, la dinamica “popolo-élite” rimarrà per un po’.
  8. In compenso il Partito Democratico esiste ma non ha un leader spendibile per il 2020 e due anni, in queste condizioni, non sono tanti. Forse Obama ha messo una pezza ma i suoi comizi hanno ormai il sapore di un “come eravamo” (oltretutto, come tutti i neri, è invecchiato molto e rapidamente), sono autocelebrativi e soprattutto attirano solo neri e donne velate: vedi punto 9). Due anni non sono passati invano, molti concetti sono stati sdoganati e molti contrasti sociali sono emersi dal mare infido del politicamente corretto, l’obiettivo M.A.G.A. in qualche modo ha trovato adepti, anche inconsapevoli, Trump ha abituato l’elettorato a modalità operative e comunicative più vicine al mondo del business e meno a quelle classiche del mondo politico, burocratico, diplomatico: non si può fare come nel 1815 e rimettersi le parrucche incipriate, bisogna guardare avanti. Invece Nancy Pelosi promette prima di tutto di aumentare le indagini sull’Amministrazione, cercando hacker, brogli, zoccole, mazzette, cose sconce, tutta roba del passato di cui a nessuno oggi frega più nulla: ottimo, pensavano di aver votato un partito e invece era il commissario Basettoni, si pensava che i Dem avrebbero trasferito l’opposizione dalle piazze e dalle aule alla Camera, invece no, tutti fustigatori. Come in Italia, se i Dem faranno prediche ed indagini e non politica, non andranno lontano.
  9. Se i Rep devono capire che occorre una proposta politica che comprenda anche le minoranze, i Dem devono capire che occorre una proposta politica che comprenda anche le maggioranze. La strategia di “Tutti contro il maschio bianco-cristiano-eterosessuale” ha fatto il suo tempo e si scontra con il fatto che, putacaso, i bianchi in USA sono il 67,4% che salgono al 71% con i Latinos: va bene essere liberal, aperti, tolleranti, umani, politicamente corretti, ma votare gente che ti dice da subito che userà il tuo voto a favore di altri ricorda la barzelletta di quello che si tagliò gli attributi per far dispetto alla moglie, fa ridere per un po’ e poi viene a noia. Obama ha impaurito questa componente etnica (eh sì) e sarà l’ultimo presidente nero per altre 3-4 elezioni almeno, anche perchè i neri e le nere scelti dai Dem sono sempre più afro e aggressivi, lontani dall’idea rassicurante di “new american boy” che il primo Barak trasmetteva, e l’idea di provare continuamente ad “épater le bourgeois” organizzando carovane di honduregni che vogliono entrare negli USA perché a casa loro stanno male o ipotizzando di candidare alla presidenza una nera lesbica o una drag queen non aiuta a riconquistare elettori che prima sparano e poi chiedono chi è.
  10. I Dem americani seguono i loro simili italiani con la strategia del “presepe”: la prima deputata mussulmana, la prima nativa americana (cioè “indiana”), la più giovane parlamentare della storia, 110 donne, x neri, y LGBTQ. Non si accorgono che, se si è arrivati a questo punto, vuol dire che la società non deve cambiare ma è già cambiata, che non ci sono problemi a votare un finocchio intelligente ma ci sono problemi a votare una donna stronza (qualcuno ha detto Hillary Clinton?). Se i Rep devono uscire dalla loro misoginia (elette solo 16 donne), i Dem devono uscire dalla loro retorica politically correct per cui se non voti uno strano allora sei un fascista, tanto più che la storia recente dimostra che l’onda femminile si sta ritraendo lasciando praticamente nessun esito nella politica e nella società. Si potrebbe dire che ormai non conta cosa sei, conta chi sei, a destra e a sinistra, e la voglia di rassicurazione (in tutti i sensi) è tanta. Se vogliono vincere, i Dem  devono trovare un maschio, bianco, di mezza età, conosciuto a tutti, solido ed affidabile: qualcuno ha detto Joe Biden?

In tutto questo (vedi punto 3) gli USA seguono (o precedono?) la civiltà bianca cristiana nel suo declino. Nei prossimi anni gli americani (e quindi noi) straziati dalle divisioni etniche, politiche, sociali dovranno confrontarsi con la Cina, la Russia, gli Arabi che non hanno problemi di dibattito interno o che, caso mai, li risolvono smembrando gli oppositori. Anche a Roma litigavano tutti (plebei e patrizi, consoli fra di loro, imperatore e senato), però non mettevano in discussione il fatto di dominare, schiavizzare e depredare il resto del mondo e crocifiggere i poveri Cristi. Quando, stufi di guerra, cominciarono ad accogliere e a dubitare di se stessi, arrivarono i barbari e tutto finì. Maestra di vita, la storia offre tanti insegnamenti, magari anche quello che una società aperta e tollerante all’interno ha bisogno di essere imperialista all’esterno, un po’ come l’Ispettore Callaghan (“Qualche volta per difendere la tolleranza bisogna impugnare una 44 Magnum”).

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