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Economia e società

L’ecologia che uccide

ecologiaPicchia e mena, alla fine la tassa ecologica sulle auto endotermiche verrà inserita in manovra. Su questa decisione possono essere formulate varie considerazioni:

  1. Costituzionali: la tassa è sic et simpliciter incostituzionale. L’art. 53 della costituzione più bella del mondo collega chiaramente la partecipazione alla spesa pubblica alla capacità contributiva, ovvero alla ricchezza. Inoltre prevede espressamente la progressività del sistema fiscale. In nessun modo la produzione di CO2 può essere considerata come un indicatore di ricchezza: l’errore consiste nel confondere le finalità della tassa con il suo presupposto il che crea un’enorme distorsione. Avviene infatti che auto medie o mezzi di lavoro vengano tassati e supercar over 100k siano addirittura premiate con un’evidente andamento regressivo che, se non fosse per l’ecologia, farebbe insistere tutti i difensori del popolo.
  2. Economiche: l’automotive continua ad essere la trave portante dei sistemi economici occidentali ed influisce in modo determinante su tutti i parametri (PIL, produzione industriale, esportazioni, occupazione) ed è evidente che toccare questa filiera determina un peggioramento di tutti i valori significativi dell’economia. In generale, visto che tutti i paesi europei e parte degli USA (California) sono accomunati da questo sentimento negativo verso l’auto privata, sembra che l’intero occidente sia stato colpito da una sindrome di irrazionalità: non si riesce a capire che, se si distrugge quello che bene o male funziona, non è detto che il nuovo che avanza sia altrettanto performante.
  3. Strategiche: l’Europa (meglio, la Germania) ha raggiunto un livello di preminenza nel settore automotive da cui dipendono variabili economiche esiziali. La sola ipotesi che gli USA pongano dazi sulle auto tedesche ha indotto la Germania ad ipotizzare l’uscita dalla NATO, la creazione di un esercito europeo, la costruzione di bombe nucleari proprie: non si capisce che senso abbia minacciare tali sfracelli e poi smettere di costruire le auto oggetto del contenzioso. Di più, non si capisce che senso abbia passare armi e bagagli ad una tecnologia in cui si è dei follower atteso che solo le Tesla americane possono in qualche modo competere con le berline tedesche e che la Cina è avanti di un decennio nella mobilità elettrica pubblica. Per contro suona strano che Trump, al netto dell’antipatia verso Elon Musk che si atteggia a fricchettone californiano, non spinga sull’acceleratore dell’unica tecnologia (eccetto il militare) in cui gli USA sono avanti all’Europa, oltretutto valorizzando anche i suoi amati giacimenti di carbone.
  4. Tecnologiche: le auto elettriche sono estremamente acerbe e non possono sostituire quelle endotermiche. Tolte le Tesla, nessuna auto elettrica in commercio può percorrere la tratta Firenze-Roma senza ricaricarsi e neanche le Tesla possono andare continuativamente da Milano a Roma. Un test svolto lo scorso anno ha visto alcuni giornalisti del Sole 24 Ore impiegare 14 ore per percorrere i 600 km Milano Sud a Roma Nord, tempi che ci riportano al periodo precedente la nascita dell’Autosole. Imporre l’uso di auto elettriche ha oggi lo stesso significato di imporre la navigazione su internet con PC con processore 8086 o con telefoni dotati di sistema GSM e di schermo di 1,5 pollici.
  5. Strutturali: le auto elettriche si portano dietro problemi strutturali enormi, l’ACEA ha recentemente stimato in 2 milioni le colonnine di ricarica necessarie nell’UE27 (oggi sono poco meno di 100.000). Oltre ai problemi strutturali, si pongono delicatissimi problemi di gestione e coordinamento visto che tutti attaccherebbero l’auto alla presa alle 19.00 con conseguente collasso del sistema elettrico, problemi per i quali ad oggi non esistono le soluzioni tecnologiche necessarie.
  6. Ecologiche: paradossalmente, se tutti passassero alle auto elettriche le emissioni aumenterebbero. Le energie verdi coprono solo una frazione minoritaria della produzione, comunque non sufficiente ad alimentare in ipotesi l’intero parco automobilistico europeo e americano. Il grosso della produzione elettrica proviene da idrocarburi e addirittura carbone  (non solo antracite ma addirittura lignite) il che determinerebbe il peggioramento della qualità dell’aria in caso di massiccio aumento di consumi dovuti al passaggio all’elettromobilità. I veicoli elettrici semplicemente spostano le emissioni dalle città alla campagna dove l’elettricità viene solitamente prodotta.
  7. Politiche: non si vede il senso di proporre una tassa sulle auto endotermiche che, in un paese confinante, ha dato luogo ad una rivolta che ha messo in discussione gli assetti politico-istituzionali del paese.

In generale, le soluzioni ecocompatibili, in tutti i settori (produzione elettrica, mobilità, gestione rifiuti) hanno livelli di efficacia ed efficienza inferiori alle soluzioni correnti ed impongono un regresso, se non tecnologico, sicuramente economico. Di più, le proposte ONU avanzate al COP24 per azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050, a tecnologia vigente, comporterebbero semplicemente il ritorno ad un livello di civiltà anteriore alla scoperta del fuoco: dato che la qualsiasi fiamma genera emissioni, se gli uomini primitivi fossero stati ecologisti, oggi vestiremmo ancora di pelli e mangeremmo brani di carne cruda. La nostra tecnologia produce, per definizione, emissioni, non si vede come si possa eliminarle senza rinunciare ad essa.

Questo blog ha spesso ipotizzato che l’ecologia sia stata il paravento ideologico della globalizzazione ma forse la verità, sconcertante, è un’altra: è la globalizzazione che è stata attuata per perseguire finalità ecologiste che prevedono un regresso della civiltà umana. Il trasferimento delle fabbriche in oriente ha distrutto il sistema produttivo e tecnologico occidentale e creato i problemi economico-sociali che stiamo vivendo ma, forse, non è stato la causa bensì l’effetto del morbo ecologista che adesso sta aggredendo anche la dimensione economica del consumo con implicazioni che non siamo ancora in grado di valutare. In effetti, sotto la patina dell’apparenza scientifica, lo sviluppo umano ha proceduto di pari passo con la crescita economica: è il valore aggiunto che permette la ricerca, che cura la malattie e che migliora l’alimentazione, il vestiario, le abitazioni e, infine, anche la cura ambientale. Pregiudicare lo sviluppo economico nella duplice dimensione della produzione e del consumo significa minare alla base anche lo sviluppo umano in un logica neo-maltusiana in cui le risorse vengono artatamente ridotte per ridurre la popolazione. Avremo alla fine un pianeta più vicino alla stato di natura ma abitato da un’umanità dolente e miserabile. L’ecologia, se anche fossero vere le mitologie indimostrate di cui si nutre, ha costi sproporzionati ed insostenibili, ovviamente buttati addosso al 99% sfortunato: è un buon segno se il problema viene finalmente percepito a livello di massa.

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