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Economia e società

Scienza sì, ma…..

download  Avendo adempiuto agli obblighi vaccinali infantili, essendomi vaccinato volontariamente contro l’epatite e, non più tardi di un mese fa, contro la meningite, non sono annoverabile fra i No Vax. Ho sempre pensato, dimostrato fattivamente e, talvolta, scritto che i vaccini sono un trattamento medico come un altro, che hanno benefici e rischi e che quindi deve essere fatta una valutazione rischi/benefici individuale e personalizzata, da parte di personale competente che metta al centro della valutazione il problema della salute del paziente che ha di fronte e non obiettivi generali (tipo l’effetto gregge) che trascendono e sminuiscono la valenza del singolo. E che, infine, la decisione finale debba spettare sempre al singolo visto che altrimenti non ha senso chiedere il consenso informato anche per operazioni chirurgiche minime come un ago aspirato. Ciò in ossequio al principio, da me posto al centro della mia esistenza e “filosofia” di vita, che nessuno più di se stesso può essere il miglior giudice del proprio interesse.

L’intervento della legge in ambiti medici che hanno una fortissima valenza personale deve essere limitato agli eventi in cui si possono verificare rischi seri per la salute pubblica ma questo non è il caso delle vicende dell’ultimo anno. La questione dei vaccini si è concentrata soprattutto su quelli per la prevenzione delle malattie infantili (morbillo, varicella, scarlattina, rosolia) imposti ex lege a milioni di minorenni. Queste malattie si risolvono in genere con pochi giorni di febbre e fenomeni epidermici fastidiosi ma sopportabili, dando un’immunizzazione naturale perenne: il rapporto rischi/benefici in questo caso è sfavorevole o, comunque, opinabile e depone a favore di una decisione individuale, anche perché mancano (forse non a caso) studi seri sugli effetti di una vaccinazione ampia su masse enormi di persone. Del resto sono malattie che hanno una mortalità bassissima (1/10.000.000 nel caso del morbillo, in concreto 2-6 casi all’anno, prevalentemente persone immunodepresse) e che danno effetti seri solo in età matura ma, stranamente, nessun obbligo viene imposto ai giovani adulti che più ne patirebbero le conseguenze.

Si dice che la vaccinazione sia imposta dalla necessità di tutelare le persone immunodepresse che altrimenti, soprattutto nel caso di bambini a scuola, correrebbero rischi vitali. Questo argomento è degno di rilievo ma deve anche essere rapportato al contesto. Ammesso, come sembra dalle cronache, che i bambini immunodepressi che frequentano la scuola sono circa 10.000, la loro tutela deve prevalere sulla considerazione della salute degli altri circa 7,8 milioni che parimenti vanno a scuola e che malati non sono? Ogni trattamento medico ha un rischio e, per quanto basso, se applicato ad un universo ampio determina eventi avversi in numeri significativi, nell’ordine delle centinaia o migliaia: la salute dei “sani” non vale niente? Questo pregiudizio si scontra anche con il sospetto, pure questo mai chiarito da studi seri, che i casi di morbilità dei bambini immunodepressi siano stati provocati proprio dalle vaccinazioni che danno luogo ad una, sia pure modesta, infezione. E d’altro canto il terrorismo praticato contro i bambini non vaccinati ed i loro genitori stride rispetto alla constatazione che i portatori di una malattia ben più grave come l’AIDS godano invece di diritti di protezione e privacy ben maggiori.

Fuori dal politically correct, per cui non devono mai esistere differenze e, per evitare che la realtà si incarichi di dimostrare che esistono, occorre per tutti parametrarsi sempre al livello più basso, bisogna dire che questi bambini sono semplicemente inadatti alla vita e devono quindi adottare uno stile di vita che necessariamente tenga conto della loro condizione, anche se ciò comporta la necessità di accettare dei limiti. Del resto non più tardi di qualche decennio fa il loro destino sarebbe stato segnato e solo l’evoluzione – economica, tecnologica, culturale – della nostra società consente di sperare in lunghe sopravvivenze grazie all’impegno di coloro che non sono nelle loro condizioni ma che, come i soccorritori in un terremoto o i volontari in Africa, hanno il diritto di tutelare in primo luogo se stessi.

Solo per fare un esempio semplice, un bambino immunodepresso in una scuola entra in contatto con i compagni di classe (20-30), con i docenti (3-10) ma anche con gli altri studenti, docenti, ATA della scuola, con i genitori degli altri alunni, con gli autisti degli autobus, con gli addetti alla mensa. Si parla facilmente di vaccinare centinaia o migliaia di persone per tutelarne una: è giusto? Questa vaccinazione avrà effetto solo nell’ambito scolastico: e quando il piccolo malato ne sarà fuori? Questo bambino, fuori dalla scuola, non prenderà mai alcuna precauzione per evitare ricadute imponendo invece agli altri di prenderle in suo luogo? Ed in questo caso cosa si dovrà fare, vaccinare tutti per il rischio che 60 milioni di persone ne incontrino 10.000, rimanendo aperto il problema degli stranieri che non sono soggetti a questi obblighi? Si capisce che questi 10.000 bambini ci stanno portando ad una deriva totalitaria in cui le persone vengono trattate come bestiame? E, per tornare ad un tema che mi è familiare, come la mettiamo con le porte aperte ai negri malati di scabbia e tubercolosi che arrivano senza controlli? Loro non infettano? Si vede come le contraddizioni sono molte e le argomentazioni poche e come solo chiamando in causa bambini sfortunati, come del resto sempre accade (vedasi Aylan), si riesca a superarle.

Ciò detto, l’appello del virologo Burioni sottoscritto da Grillo qualche considerazione la merita.

Premesso che nel messaggio la “Scienza” viene scritta proprio così, con l’iniziale maiuscola, si vede per imporre timore al volgo lettore, i cinque punti sono solo falsamente neutri a partire da un presupposto: la scienza moderna non ha forse un colore politico tradizionale (banalmente, non è fascista o comunista) ma rientra appieno nel mezzo dello scontro politico moderno, quello fra i sistemi globalizzati, finanziarizzati, tecnocratici ed i popoli. Il primo punto dell’appello (“Tutte le forze politiche italiane s’impegnano a sostenere la Scienza come valore universale di progresso dell’umanità, che non ha alcun colore politico, e che ha lo scopo di aumentare la conoscenza umana e migliorare la qualità di vita dei nostri simili”) è tendenzioso perché sente il bisogno di ribadire un fatto che, secondo la deontologia scientifica, non dovrebbe neanche esistere e che invece, nei termini suddetti, è oggi del tutto falso. Non siamo più al tempo del dottor Sabin che non brevettò le sue scoperte: le industrie farmaceutiche sono imprese a pieno titolo, sono quotate in borsa, hanno interrelazioni forti con le università ed i governi, condizionano la comunicazione con il meccanismo delle sponsorizzazioni, condizionano la vita di popoli con la gestione dei loro brevetti. Il loro potere è aumentato, anziché diminuire, in epoca di stato sociale visto che è lo stato stesso, in regime di monopsonio, attraverso la politica sanitaria, il servizio sanitario nazionale, gli accordi economici, le norme di legge, a imporre le loro cure agli assistiti. Se in passato le imprese farmaceutiche dovevano in parte soggiacere alle leggi di mercato, guadagnarsi clienti con accorte politiche di prezzo e prodotto, adesso basta uno stretto legame con il governo per trovare clienti in numero illimitato a prezzi da loro imposti. Con tutto il rispetto per gli scienziati e ricercatori, non si può in alcun modo giurare sul fatto che le società farmaceutiche abbiano come mission il benessere dei malati anziché il profitto, altrimenti non si spiega come mai ricerchino soluzioni per la disfunzione erettile ad abbandonino invece la ricerca sull’Alzheimer. Il fatto stesso che la sottoscrizione di questo appello sia intesa come politicamente dirimente dimostra che la scienza un po’ di rilevanza politica ce l’ha.

Il secondo punto (“Nessuna forza politica italiana si presta a sostenere o tollerare in alcun modo forme di pseudoscienza e/o di pseudomedicina che mettono a repentaglio la salute pubblica come il negazionismo dell’AIDS, l’anti-vaccinismo, le terapie non basate sulle prove scientifiche, ecc…“) mette insieme parole in libertà (ma putacaso riappare il “negazionismo” che ha un significato politico molto preciso) che ne tradiscono ad un tempo lo scopo ideologico ed il rischio che possa essere esteso a qualsiasi opinione difforme, politica ma anche scientifica. L’affermazione è talmente generica, compresi i puntini di sospensione, da svelare appieno la sua natura dirimente di scelta di campo. Davvero si possono porre sullo stesso piano le critiche alla politica vaccinale e la negazione dell’AIDS? E poi chi definisce cosa è la pseudo-scienza o la pseudo-medicina? La stessa classe scientifica e medica? Per converso, la politica ha il diritto di porre dubbi e promuovere verifiche scientifiche o deve acconciarsi al ruolo di spettatore passivo che si deve accontentare della produzione, ovviamente orientata pro domo loro, da parte di poteri opachi come società per azioni e università affamate di fondi? E se questi poteri si rifiutano di produrre prove scientifiche su alternative non convenienti, ci se ne deve fare una ragione?

La storia è piena di situazioni in cui le scoperte scientifiche sono state tacciate di pseudoscienza da parte degli stessi scienziati dell’epoca, a partire da Galileo. Ai tempi delle mie scuole medie (ma forse anche dopo), gli astronomi ritenevano che non esistessero pianeti fuori dal sistema solare: erano anche loro pseudoscienziati? Arrigo Sacchi che negli anni ’80 si vantava di avere il colesterolo sotto 200 (cosa che oggi ne farebbe un malato a rischio) era curato da pseudomedici? Gli scienziati del congresso sull’AIDS in cui il Professor Aiuti diventò famoso per un bacio, erano pseudoscienziati convinti che l’AIDS venisse trasmessa anche dalla saliva? Pensare che esiste una Scienza che non sbaglia mai ed indovina alla prima è una bestemmia scientifica. In realtà anche la scienza non può sottrarsi ad un sistema competitivo fatto di critica, verifica e discussione: del resto è proprio per questo che è progredita, sopravanzando la medicina tradizionale, e devo notare che alcuni aspetti della medicina vanno più avanti in paesi fortemente competitivi in cui non vige un sistema sanitario nazionale, come gli USA, in quanto perlomeno si realizza un conflitto di interessi, tutto interno al sistema, fra industria medica, che ha interesse a curare ma non a guarire, ed assicurazioni, che hanno invece interesse a trovare soluzioni innovative e definitive, non per amore degli assicurati ma per ridurre i costi delle prestazioni.

Il rischio che la politica sia ancella è confermato dal terzo punto (“Tutte le forze politiche italiane s’impegnano a governare e legiferare in modo tale da fermare l’operato di quegli pseudoscienziati, che, con affermazioni non-dimostrate e allarmiste, creano paure ingiustificate tra la popolazione nei confronti di presidi terapeutici validati dall’evidenza scientifica e medica”) in cui tutti sono chiamati alle armi per una battaglia totalitaria contro la libertà di cura ed a favore dell’establishment che si erge a giudice di se stesso e delle proprie realizzazioni e, siccome il totalitarismo non è tale se non coarta la mente e volontà delle persone il quarto punto impone che “tutte le forze politiche italiane s’impegnano a implementare programmi capillari d’informazione sulla Scienza per la popolazione, a partire dalla scuola dell’obbligo, e coinvolgendo media, divulgatori, comunicatori, e ogni categoria di professionisti della ricerca e della sanità” per cui sappiamo che la nuova frontiera dei giornali padroni del discorso, già ampiamente venduti, sarà la scienzofobia: Fubini dovrà trovarsi una nuova specializzazione. In cambio di tutto ciò, la politica deve anche raddoppiare i fondi (punto 5) per la Scienza.

Che dire? Ormai le carte sono scoperte e non si riesce più a nascondere l’odio antropologico ed il disprezzo che le élite hanno per la gente normale, il suo pensiero, la sua cultura. Il M5S si dimostra ancor più servo sciocco del sistema che voleva travolgere. Sono anni difficili, i pericoli vengono da tutte le parti. Non molliamo.

Discussione

Un pensiero su “Scienza sì, ma…..

  1. Superlativo. Complimenti!

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    Pubblicato da Pausilypon | 11 gennaio 2019, 17:15

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